giovedì 30 ottobre 2025

Ah la democrazia!

 

Le interferenze buone
DI MARCO TRAVAGLIO
La democrazia 2.0 avanza così spedita che non si riesce a starle dietro. Sugli house organ dei famosi “valori occidentali” sono in corso i baccanali per il trionfo di quella motosega di Javier Milei in Argentina. E a sinistra ci si interroga pensosi su come sia possibile che un Paese fallito e rifallito preferisca uno che fa danni da 2 anni ai peronisti che ne fanno da 80. Manca solo il frescone di turno a spiegarci che “si vince al centro”, ma prima o poi arriva. Mentre sono tutti impegnati in polemicuzze da ballatoio sul tasso di liberismo, riformismo e sovranismo di un presidente salvato da uno Stato estero con fondi pubblici, nessuno si occupa della probabile concausa del successo di Milei: il fattore Usa. Un mese fa Milei perde le Amministrative e pare spacciato. Ma Trump gli allunga un assegno di 20 miliardi, lo riceve alla Casa Bianca e ne promette altri 40, ma a una condizione: che le Legislative di medio termine le vinca largamente Milei. Gli argentini imparano la lezione e votano bene.
Provate a immaginare se a comprare i loro voti con una rata prima delle urne e una dopo (come le due scarpe di Achille Lauro) non fosse stato Trump, ma Putin. I nostri atlantisti strillerebbero al voto truccato, agli hacker russi, al complotto putiniano, alla guerra ibrida. Avvisterebbero droni prêt-à-porter dalle parti di Buenos Aires. E chiederebbero ai governi occidentali di non riconoscere le elezioni per farle annullare. Cosa che alle Von der Leyen e alle Kallas non c’è bisogno di chiederla: procedono di default ogni volta che vince il candidato sbagliato. Come in Ucraina nel 2004 e nel 2014, poi in Georgia, Romania (lì, non contenti di annullare le elezioni vinte da Georgescu, hanno pure arrestato il vincitore), in Cechia e Slovacchia. Voi direte: ma da noi non si usa promettere soldi a un Paese in difficoltà se vince Tizio o Caio. Magari: è appena accaduto in Moldova. Un mese fa l’Ue teme che la coalizione della presidente filo-Ue Maia Sandu perda le elezioni per le solite interferenze di Putin. Per non interferire, Macron, Merz, Tusk e Zelensky si uniscono alla Sandu per ammonire i moldavi a votare come dice lei perché “un governo amico di Mosca sarebbe un trampolino di lancio per attacchi ibridi contro l’Ue”. E, sempre per non interferire, la commissaria Ue Marta Kos intima ai moldavi di “scegliere fra democrazia e regime”: se voteranno male, perderanno gli “investimenti dell’Ue” che “sta dando un sostegno senza precedenti alla democrazia”. Intanto la “democrazia” moldava mette fuorilegge due partiti di opposizione perché “filorussi” (cosa piuttosto strana in un Paese pieno di russi della Transnistria). Alla fine, sorpresona: rivincono gli europeisti, i fondi Ue continuano ad arrivare, la democrazia è salva.

L'Amaca

 

Amare Putin gratuitamente
di Michele Serra
Chi ha memoria della grottesca vicenda Mitrokhin, con tanto di commissione parlamentare incaricata di incastrare fantomatiche spie russe infastidendo un sacco di persone rispettabili, è portato a giudicare con una certa prudenza la chiacchierata con il ministro Crosetto che Bruno Vespa ha inserito nella sua consueta strenna natalizia, trasformando in “rivelazioni” un paio di frasi.
Che ci sia qualche italiano nel libro paga di Putin è probabile, la politica mondiale si fa anche con i quattrini e la corruzione. Vedi l’opera complessiva di quasi tutte le amministrazioni americane in Sud America e le iniezioni di rubli con le quali la Russia ha cercato di influenzare le elezioni nei Paesi suoi confinanti a Ovest. Ma la lettura complottista della politica è sempre, nel fondo, meschina e per giunta fuorviante.
Il putinismo di molti italiani, che siano esponenti politici o semplici trafficanti di opinioni sul web, è sicuramente onesto, nonché gratuito. Non ha nulla di losco o di opaco. È schietto disprezzo per la democrazia e per i diritti delle persone. È sincera devozione all’autoritarismo e al nazionalismo come soluzione dei mali del mondo.
I nove decimi degli articoli di giornale o degli interventi nei talk show favorevoli alla Russia di Putin, quelli che “l’Ucraina se l’è cercata”, sono l’espressione di una battaglia ideologica alla luce del sole. Che poi ci sia qualche prezzolato è probabile, ma è un problema collaterale: il problema vero è che la libertà, per molti, è un valore da strapazzo, da sacrificare senz’altro all’ordine dei despoti.

Ero presente!

 


Confermo, passavo di lì per caso: stavano discutendo dei decibel dello starnazzo delle oche!

mercoledì 29 ottobre 2025

Venite!

 


Quella…Quella… incommensurabile testa di kaxxo di Vance le ha definite “Scaramucce”…. Speriamo che 3I/Atlas non sia una cometa, e che ci invadano! E sopratutto che indossino scarponi immensi per dare galattici calci per il culo! Il primo a Vance!

Plusvalore

 



ElleKappa

 



Ma non ci credo!

 

Bombe in Palestina dagli F-15 con pezzi forniti da Leonardo
DI STEFANIA MAURIZI
“Noi non vendiamo un bullone a Israele”, ha dichiarato al Corriere della Sera l’Ad di Leonardo, Roberto Cingolani. Ma documenti a cui ha avuto accesso Il Fatto dimostrano che nel 2024 e nel 2025, quando ormai lo sterminio della popolazione civile di Gaza da parte di Israele era innegabile, la divisione elettronica di Leonardo, esattamente lo stabilimento di Montevarchi in provincia di Arezzo, ha fornito componenti del caccia F-15 a Israele. Si tratta di un velivolo datato, ma l’uso degli F-15 contro la popolazione di Gaza, prima e dopo il 7 ottobre 2023, è stato documentato da autorevoli media israeliani. L’esperto internazionale di armi, Andrew Feinstein, spiega al Fatto che l’F-15 è “uno dei caccia più usati nel bombardamento di Gaza, insieme con gli F-16 e gli F-35. È in grado di trasportare bombe da 2000 libbre, che sono state largamente usate”.
Leonardo è stata citata nel rapporto della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, intitolato Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio. I documenti in possesso del Fatto sono stati condivisi con il nostro giornale e con un gruppo di giornalisti internazionali dal media online irlandese The Ditch. Sono importanti perché contengono dati come la descrizione dei materiali e, soprattutto, permettono di capire se la fornitura è precedente o successiva all’inizio dello sterminio di Gaza. Informazioni spesso inaccessibili nei portali come quello Istat sulle esportazioni (o sono segretati o i dati sono aggregati e non permettono di avere informazioni puntuali su cosa e quando è stato spedito). Per esempio, nel caso di 4 cannoni Super Rapid 76 mm della Leonardo, l’istituto di ricerca italiano Archivio Disarmo ha concluso che sono stati consegnati per la prima volta nel 2022 e poi nel 2023. Tuttavia, come spiega al Fatto Matteo Taucci, ricercatore di Archivio Disarmo, “per il 2023, non c’è modo di sapere se la consegna è avvenuta dopo il 7 ottobre, in quanto il dato Istat è soggetto a procedura riservata (ossia secretata)”.
I documenti condivisi col Fatto permettono di rivelare che quelle fornite da Leonardo a Israele sono componenti del cosiddetto Head Up Display (Hud) dell’F-15. Il caccia, prodotto dalla Boeing, ha circa 250 pulsanti nella cabina di comando, ma tutto ciò di cui i piloti hanno bisogno si trova su uno schermo posizionato di fronte a loro: l’Head Up Display. La documentazione permette di stabilire che questa fornitura è stata caricata dallo stabilimento di Montevarchi e spedita in Israele almeno in due occasioni, nel dicembre del 2024 e nel marzo del 2025. Spedita attraverso un volo civile LY386 della compagnia israeliana El Al in partenza da Fiumicino. Al Fatto, Leonardo ha prima risposto di non voler commentare, poi ha confermato che lo stabilimento di Montevarchi aveva ricevuto “dalla società israeliana Elop, del gruppo Elbit ordini per lo sviluppo e la fornitura di n. 144 frontalini di controllo di un apparato denominato Head Up Display”. Elbit è la più grande azienda di armamenti di Israele. È una delle 15 aziende che Amnesty International ha identificato per il suo ruolo nell’occupazione illegale e nel genocidio.
Leonardo replica al Fatto che la Elop integra il frontalino di controllo nel sistema Head Up Display e lo fornisce a Elbit Usa, che a sua volta “realizza gli assiemi completi e li fornisce al costruttore di velivoli Boeing”. Aggiunge che i 144 frontalini commissionati a Leonardo sono stati richiesti dall’azienda israeliana tra agosto 2018 e novembre 2022 e “sono consegnati nel periodo febbraio 2019-aprile 2024 a fronte di regolari Autorizzazioni all’Esportazione”. Dal 2019 al 2024, però, la posizione di Israele è radicalmente cambiata e nell’aprile 2024 il massacro di Gaza era in corso da mesi. L’azienda sottolinea al Fatto “il totale rispetto da parte della Leonardo Spa delle leggi nazionali e internazionali relativamente alla vendita di armi a Israele”. Con una nota esplicativa precisa che le due spedizioni di dicembre 2024 e marzo 2025, documentate nei file in possesso del nostro giornale, riguardavano due frontalini di cui Elbit Israele aveva chiesto la riparazione in garanzia nell’ottobre e nel novembre 2024 e “il cliente ha provveduto a spedirli con mezzi propri”. Infine aggiunge: “Auspicando di aver contribuito a ristabilire la verità dei fatti, che in alcun modo legano Leonardo agli accadimenti Israelo-Palestinesi, sottolineiamo ancora una volta la nostra totale estraneità, per cui ogni eventuale ulteriore accostamento alle accuse di genocidio e di non rispetto delle leggi in vigore verrà considerato lesivo degli interessi e della reputazione del gruppo, che intenderà valere le sue ragioni tutelando i propri diritti nelle sedi competenti”.