giovedì 2 ottobre 2025

Che tristezza

 


Cosa ci si può aspettare da uno come lui che per lustri fece il Cameriere al Soglio al suo vate durante l’Era del Puttanesimo? Nulla se non questo: balbettii, eclatante ignoranza, lo sfancularnento del Codice internazionale della Navigazione e i consigli velati agli assassini genocidi su come trattare gli stronzi, per loro, della Flotilla senza dar idea di agressione piratesca. E questo nel paese dei balocchi sarebbe il ministro degli esteri, che dovrebbe difendere gli italiani fuori dai confini! Nulla di cui stupirsi visto che abbiamo la rancorosa premier che ha appena dichiarato che lo Stato non spenderà un euro per il rimpatrio degli espulsi da Israele. D’altronde questa è gente per bene, che ha tentato di far qualcosa contro l’eccidio per mano sionista. Mica sono aguzzini e scannatori di bimbi alla Almasri per intenderci! Vergognatevi!




Ribrezzo

 


Quando hai preso la tua dignità e l’hai scaraventata nel cesso, quando hai tolto tutti gli specchi di casa perché, oltre a far schifo a milioni di persone, non riesci più a specchiarti perché fai schifo anche a te stesso, quando sei certo di essere entrato nella hit parade dei nauseabondi, degli ignavi, dei melliflui servi fascisti, allora e solo allora riesci a ruttare sconcezze come queste. Sechi, vaffanculo!

Ma si può?

 



Rimpianti

 





Natangelo

 



Chiarimenti di campo

 

Il Campo loffio
DI MARCO TRAVAGLIO
Lo so, ci sono cose più importanti, ma ne riparliamo domani a bocce ferme. Intanto le dotte analisi sulle Regionali nelle Marche fanno prudere le mani. Si dice che la Meloni tiene il voto “moderato”, mentre Schlein, Conte, Bonelli-Fratoianni&C. sono troppo “estremisti”. Ma sono trent’anni che gli elettori – e non solo in Italia – se ne infischiano di destra-sinistra, riformisti-massimalisti e altre categorie del ’900. I social hanno accorciato la vita ai leader: prodotti usa e getta come le siringhe monouso. Come prima scelta si vota il candidato più nuovo e, in mancanza di novità, il più comodo e rassicurante (anche dal punto di vista clientelare). Nelle Marche con Matteo Ricci, come in Liguria con Andrea Orlando, il Pd ha imposto agli alleati un candidato così politicamente vecchio da far sembrare più nuovo persino un Acquaroli. In Sardegna la Todde portò una ventata di novità, come ora Tridico in Calabria e Fico in Campania. Non che il M5S sia depositario del nuovo. Ha più volti freschi perché è relativamente giovane e ha regole che facilitano il ricambio. Ma pure la Salis a Genova e la Proietti in Umbria – tutt’altro che “grilline” od omogenee: una borghese e ipermoderata, l’altra movimentista per l’ambiente e la pace – hanno occupato quello spazio e vinto. Ovviamente la novità aiuta, ma non garantisce la vittoria: per Tridico è dura scalfire il sistema Occhiuto, dopo la mossa paragolpista del presidente inquisito di dimettersi per anticipare il voto e impedire ai due poli di costruire candidature alternative col tempo necessario. Ma, senza Tridico, sarebbe perfino inutile votare.
Per giocarsi la partita le formule non contano: ammuffiscono appena coniate (sì o no al Campo largo? E quanto largo?). Conta la capacità delle opposizioni di far emergere volti nuovi. Il M5S di Conte ancora ci riesce, anche se non abbastanza. Avs è il partito delle vecchie glorie: alle Europee ha riesumato figure più o meno nobili, ma giurassiche, come Leoluca Orlando, Lucano e Marino, e ora ricicla pure Vendola. Il Pd, dopo l’elezione della Schlein a furor di elettori (contro gli iscritti), ha perso la grande occasione di darsi una classe dirigente nuova come lei. E alle Europee, per restare a galla con le preferenze, ha riempito le liste di veterani al sesto o settimo mandato. E quando deve proporre sindaci o presidenti di regione, va a pescarli quasi sempre all’ospizio. Anche quando, come Ricci, sono indagati per vicende imbarazzanti, a prescindere dall’esito penale. Così gli elettori di opinione se ne stanno a casa e quelli dei partiti alleati (soprattutto quelli esigentissimi del M5S) s’incazzano pure. Se poi il candidato, alla disperata, pretende “un voto per le Marche e per Gaza”, s’incazzano due volte: una per le Marche e l’altra per Gaza.

L'Amaca

 

Dai buonasera ai vaffanculo
di Michele Serra
Al termine di una impeccabile carriera democristiana, priva di spigoli, rotonda come il potere, neutrale come la Rai (quella che fu), trascorsa invitando tutti e presentando i libri di tutti, così poi tutti presentavano i suoi libri, Bruno Vespa rischia di macchiare il suo impareggiabile curriculum consociativo, di stretta osservanza romana, proprio quando è in dirittura d’arrivo (ha passato gli ottanta).
Negli ultimi tempi gli capita di sbottare. Gli stanno sull’anima quelli di sinistra, e si sapeva. Ma era capace di essere cerimonioso anche con loro, magistralmente ipocrita, e pareva, quella sua maschera bronzea, una garanzia di quieto vivere. In un certo senso ammirevole: uno che trasforma i vaffanculo in buonasera, di questi tempi, può essere quasi considerato un bene pubblico.
Ora non più: Vespa parla con l’attivista della Flotilla e pare, per qualche istante, che riesca a mantenere anche con lui il tradizionale aplomb. Ma inopinatamente sbraca, comincia a inveire come un influencer Maga, sibila al malcapitato che «di aiutare i palestinesi non ve ne fotte niente»; e l’altro, che è scamiciato e barbuto, prova a fronteggiare l’incravattato e ceronato, ma non c’è varco. L’incravattato lo stronca, in sintonia con la grande revanche mondiale degli incravattati sugli scamiciati (si chiama: Restaurazione).
Beh, un poco ci dispiace. Preferivamo il Vespa mellifluo, pretesco, ora ci sembra di vedere il parroco che, senza preavviso, prende a sberle i fedeli che non gli garbano mentre somministra l’eucaristia. Non ci sono più i democristiani, e forse nemmeno più i cristiani di una volta.