martedì 27 maggio 2025

Vademecum

 

Manuale per trattare
DI MARCO TRAVAGLIO
In mancanza dell’Europa, che inventò la diplomazia moderna e ora la schifa, è rimasta solo la Chiesa a spiegare come si fa un negoziato. Magari non lo ospiterà, essendo il Vaticano sprovvisto di un aeroporto per far atterrare Putin senza manette (mica è Netanyahu). Ma è l’unica a possedere il manuale d’istruzioni sulla postura necessaria per trattare. Il Papa invoca “coraggio e perseveranza nel dialogo e nella ricerca sincera della pace”: dopo 11 anni di guerra in Ucraina, servono tempo e determinazione senza arrendersi al primo ostacolo. Il cardinale Zuppi va oltre: “Servono atteggiamenti interiori nuovi verso gli altri. Ognuno deve raccogliersi in se stesso e distruggere in se stesso quello che desidera distruggere negli altri”. Se tutti i protagonisti lo facessero, la guerra sarebbe un lontano ricordo. Ma non lo fa nessuno.
Putin non vuole (ancora) fermare le sue truppe in lenta ma costante avanzata fino al collasso totale di quelle ucraine, ma sfrutta ogni pretesto per dimostrare che è Kiev a non voler trattare. Zelensky, drogato e fomentato dai velleitari volenterosi, fa la stessa cosa gabellando per intransigenza russa la tragica normalità bellica: chi vince non concede tregue gratis al nemico, aiutandolo a riarmarsi e riorganizzarsi, a meno che non gli vengano forniti seri motivi e garanzie per farlo; e, finché non si decide di cessare il fuoco, gli attacchi russi, come quelli ucraini, non sono prove della contrarietà a trattare (semmai della volontà di farlo da posizioni di forza, comune a entrambe le parti). L’Ue, nei suoi variopinti formati, esulta a ogni chiusura di Mosca, ignorando quelle di Kiev, perché non vede l’ora di chiudere la parentesi negoziale che la costringerebbe prima o poi ad ammettere di avere sbagliato e perso tutto: la guerra e la pace. Eppure i suoi governanti sono pressoché gli stessi del 2022 e conoscono benissimo le cause dell’invasione: l’allargamento Nato, l’ansia di stravincere la guerra fredda accerchiando, provocando e sconfiggendo la Russia, il suprematismo dei neocon americani e dei loro camerieri europei, l’uso dell’Ucraina come testa d’ariete anti-Mosca e il tradimento dei patti di Minsk sull’autonomia per i russofoni del Donbass. “Perseveranza” e “nuovo atteggiamento interiore verso l’altro” è l’opposto della postura tutta riarmo, sanzioni e tribunali di Norimberga. È guardare il mondo anche con gli occhi dei russi per immaginarne uno nuovo di cooperazione senza doppie morali né latrati reciproci. Zuppi ricorda “quanto ha contribuito alla lunga pace in Europa l’accordo sul carbone e l’acciaio che sminò le tensioni fra Germania e Francia”. Affari e commerci intrecciati come antidoti alle guerre. Su questo fronte, ed è tutto dire, persino Trump è più avanti dell’Europa.

L'Amaca

 

Quanto ci manca la piazza
di MICHELE SERRA
Forse una grande manifestazione nazionale per Gaza alla fine si farà. Ma secondo tempi e modi ancora da stabilire. Si spera che, nel frattempo, Gaza non venga totalmente rasa al suolo e data in concessione balneare agli amici di Trump e Netanyahu, che avranno modo di rimuovere cadaveri e macerie come i bagnini rimuovono le alghe.
Nell’epoca della velocità, dove tutto accelera e basta un attimo per bruciare miliardi, o crearli, sembra proprio che le manifestazioni di piazza sfuggano alla regola. Vengono convocate molto raramente: e alle calende greche. Con tutta calma. Come se avessero un tempo lentissimo, solenne, anacronistico. Può darsi che questo dipenda dal peso della realtà, della gente in carne e ossa: spostare persone non è come radunare follower, si maneggia l’immateriale molto più agevolmente, e con minore spesa, di come si maneggia la vita materiale.
Ma può darsi, anche, che alle nuove leve della politica, tutte social e slogan, delle piazze importi un fico secco, le considerino un residuo novecentesco, un pachiderma in un mondo volatile, tutto fulmini e saette, tutto clic e istantanee. Ma sbagliano. Diano retta a un vecchio arnese come me: sbagliano.
Se la gente non va più a votare, è anche perché la politica sembra incorporea. E l’incorporeo ha meno appeal, è meno sexy.
Non ce ne frega niente — con tutto il rispetto — dei tweet e delle dichiarazioni lampo (una frasetta e via) ai telegiornali. Vogliamo che la massa dei vivi e dei pensanti si senta convocata, e rappresentata. La politica, senza le piazze, muore di inedia e di inespressività, alla fin fine muore di noia.

Una meravigliosa Rula Jebreal!

 





Ai posteri

 

Questo video andrebbe conservato a futura memoria, custodito in un caveau ultra protetto, affinché, tra qualche migliaio di anni, qualche altra intelligenza possa comprendere con che eclatanti merde sì doveva convivere in questi tempi ormai prossimi all’Armageddon!






lunedì 26 maggio 2025

Genova è rinsavita!




Filosofia belligerante

 

Più armi, riserva militare e Nato: vademecum bellicista di Crosetto
DI GIACOMO SALVINI
Armiamoci e partite. Il ministro vuol “ripensare l’esercito con chi non ha esperienza pregressa” Spese al 2% coi fondi Ue
Istituire una “cultura della Difesa” al servizio del Paese. Divulgare l’importanza degli investimenti militari e dei sistemi d’arma perché “siamo dalla parte del giusto”. Avere un ruolo maggiore nella Nato sia a livello di spese che di partecipazione alle missioni internazionali. Oltre che ripensare l’esercito con una riserva che coinvolga anche chi non ha alcuna “esperienza militare pregressa”. È questo il contenuto del “Programma di comunicazione del ministero della Difesa del 2025”: un documento di 33 pagine, che Il Fatto ha letto, firmato dall’ufficio di comunicazione del ministero di Guido Crosetto che risale all’8 maggio scorso. Una sorta di vademecum per promuovere le iniziative e le politiche della Difesa e che traccia le linee guida per comunicare le scelte del ministero, come sulle spese militari. Un testo che si divide in diverse sezioni tra policy comunicative, allegati e schede di iniziative ma che ha un obiettivo: garantire che i cittadini “siano adeguatamente informati” alla luce di un contesto geopolitico “in continua evoluzione”, dalla guerra in Ucraina all’instabilità in Medio Oriente passando per le sfide sulla cybersicurezza, il dominio spaziale, il fronte Mediterraneo e l’Indo-Pacifico. In particolare, si legge, lo scopo principale è quello di presentare la Difesa e le Forze Armate “come elementi essenziali del sistema nazionale e internazionale di sicurezza, al servizio della protezione delle nostre libertà”. Per le campagne di comunicazione potranno essere ingaggiati privati, come associazioni e influencer.
Sei sono gli obiettivi individuati dal ministero e tra questi c’è lo sviluppo del termine “Difesa” che passa da eventi, iniziative editoriali, collaborazioni, patrocini e campagne di comunicazione. Per far questo, però, è necessario rendere “credibile” lo strumento della Difesa e il ministero vuole “perseguire lo sviluppo e la diffusione della cultura della Difesa” per aggiornare e modernizzare lo strumento militare. E qui il ministero dà un’indicazione su come divulgare gli investimenti in “ricerca e sviluppo”: spiega che non sono importanti solo per la Difesa ma anche “per tutto il sistema Paese” per l’occupazione, il sistema industriale, la leadership tecnologica e la crescita economica. A questo proposito il ministero indica anche come rispondere al disagio dei cittadini contrari a finanziare i sistemi d’arma. In primis ricordare che è “un dovere verso i nostri militari” anche all’estero, in secondo luogo “noi siamo, quando ci muoviamo, dalla parte del giusto”. Ovvero? “Non perché siamo i più bravi – si legge – ma perché la Costituzione è chiara, il Parlamento si esprime e vigila” e “l’impiego dei nostri militari è sempre stato e sempre sarà legittimo e rispettosi dei principi” del diritto internazionale. I pacifisti che hanno dei dubbi? “Siamo aperti al dibattito – spiega il ministero – ma su questo non si riesce a vedere un terreno fertile su cui intavolare una discussione produttiva”.
Così il ministero in un allegato indica tutte le iniziative di comunicazione per promuovere la cultura della Difesa. Tra gli obiettivi del ministero ci sono anche delle novità del 2025 che delineano il programma di Crosetto da qui a fine legislatura. La possibilità di estendere una riserva militare per rispondere alle carenze delle forze armate per contrastare gli “effetti dell’invecchiamento del personale militare”. Nel documento si parla esplicitamente di “revisione dello strumento della riserva” che coinvolga anche personale “privo di pregresse esperienze militari”. Infine, a proposito del rapporto con la Nato il ministero della Difesa spiega che l’Italia dovrà assumere un maggiore ruolo nelle decisioni sulle missioni all’estero smettendo di essere solo una troops contributing nation (nazione contributrice di truppe) rispettando gli impegni in termini di investimenti: per Crosetto è necessario arrivare al 2% (10 miliardi) nonostante sia un obiettivo “impegnativo” e solo attraverso lo “scorporo dai vincoli di bilancio europei”.

L'anno che verrà