sabato 17 maggio 2025

Garlasco

 

Garlasco: gemelle K colpevoli perfette
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Credevo che con il caso Erba si fosse toccato il fondo, poi è arrivato Garlasco e il circo mediatico intorno a Rosa e Olindo Romano è diventato un esercizio di sobrietà. Improvvisamente, per buona parte della stampa e dell’opinione pubblica, Alberto Stasi è un povero Cristo mandato in carcere per sbaglio perché i possibili colpevoli sono Andrea Sempio – in prima battuta – e poi le famose sorelle Stefania e Paola Cappa, ribattezzate già ai tempi “gemelle K”. Un nomignolo perfetto per due potenziali assassine, un po’ a metà tra il nome in codice di due spie del KGB e un duo di lapdancer. Le donne non sono mai state indagate e al momento non si capisce quali nuovi elementi le collegherebbero all’omicidio, oltre a quel soprannome che è palesemente già un indizio. Anzi, sì. Un supertestimone, dopo 18 anni, ha riferito in un bar alle Iene (!) un fatto grave e attendibilissimo: ai tempi, una persona ora morta che era in compagnia di un amico anche lui morto, gli aveva raccontato di aver visto Stefania Cappa arrivare a Tromello con un fagotto molto pesante che avrebbe gettato nel canale provocando un grosso tonfo. La testimonianza coincide con quella di un altro testimone che all’epoca affermò di aver visto una ragazza bionda in bici con un attizzatoio da camino la mattina del delitto. Poi però confessò di esserselo inventato. E quindi, di fronte a testimonianze così precise e attendibili, si è dragato il canale, trovando in effetti qualcosa. Qualcosa che non è un attizzatoio da camino ma un martello, quindi boh. Nel frattempo c’è anche un altro grosso mistero su cui si indaga e che – come evidente – incastra le sorelle K: una collega di Chiara Poggi, Francesca, 18 anni fa disse ai carabinieri: “Chiara mi aveva parlato di una festa a cui si sarebbe dovuta recare in una villa con piscina”. Insomma, una festa in piscina di cui non si sa nulla (neppure se le cugine e Chiara Poggi ci siano mai andate) che evoca perdizione e misteri, manco si parlasse di Puff Daddy. Il risultato di questi indizi lucidi e inequivocabili è che per una buona fetta di opinione pubblica ora le gemelle Cappa sono le gemelline di Shining, Stasi un povero malcapitato, Sempio chissà e i genitori di Chiara Poggi, i quali sostengono che l’assassino sia Stasi come da sentenza definitiva, due mostri. Mostri con un unico interesse: ottenere tutto il risarcimento dal povero Stasi. Insomma, forse abbiamo davvero trovato l’arma del delitto: la tastiera di troppi computer.

zzzzzzz

 

Il pacco Gentiloni
DI MARCO TRAVAGLIO
Quando, nel 2016, Gentiloni detto Er Moviola subentrò a Renzi come premier dopo la disfatta referendaria, una nota conduttrice televisiva mi confidò divertita: “Per il nostro talk show è una perdita inestimabile. Non come prima scelta: come panchinaro. Quando un ospite ci dava buca all’ultimo, telefonavamo a Gentiloni e lui rispondeva all’istante a qualunque ora e si presentava in studio nel giro di cinque minuti. Come se fosse già nei paraggi in attesa di una chiamata”. Il tempo di svegliarsi momentaneamente dal letargo esistenziale ed era subito lì. Paolo Gentiloni Silveri, conte di Filottrano, Cingoli, Macerata e Tolentino è stato maoista, verde, portavoce di Rutelli, democristiano margheritico, ministro delle Comunicazioni di Prodi perché piaceva a Confalonieri, infine pidino. Nel 2013 provò a fare il sindaco di Roma, ma alle primarie arrivò terzo su tre col 15% (dietro a Marino e a Sassoli). Tutti pensarono che la sua carriera politica fosse finita senza essere iniziata. Ma mai disperare: divenne renziano, dunque ministro degli Esteri al posto dell’altro ectoplasma Mogherini. Infine premier al posto di Renzi e da quel momento, con gran sorpresa sua e di chi lo conosceva, non si fermò più: presidente del Pd e commissario europeo agli Affari Economici grazie a Conte, che infatti detesta e contribuì a rovesciare nel 2021 per regalarci Draghi.
Cinque mesi fa finì il lungo pisolino europeo e rientrò in Italia fra i rulli di tamburi e le trombette dei giornaloni, che rischiarono di svegliarlo proponendolo come “federatore del Campo Largo”, qualunque cosa significhi. Poi si scoprì che il Campo Largo era come l’Agenda Draghi – una creazione fantasy – e che nessuno ambiva a farsi federare da lui. I giornaloni, ansiosi di trovargli una collocazione (ha appena 70 anni e non sia mai che vada in pensione), lo proposero come candidato premier, per la gioia dei bradipi e dei ghiri, un po’ meno degli elettori. Infatti non se ne parlò più, anche se Rep e Corriere ci sperano ancora: essendo un ottimo anestetico locale, potrebbe rappresentare la via ipnotica al progressismo. Lui, nell’attesa, iniziò a scrivere per Rep, ma ovviamente nessuno se ne accorse. E ora si dà al lobbismo, come speaker della società di consulenze aziendali European House Ambrosetti. Le regole europee vietano per due anni agli ex commissari di fare lobbying nel proprio settore. Ma il cosiddetto Comitato etico della Commissione gli ha dato il via libera dopo soli cinque mesi. E dal Pd e dai media non s’è levato neppure un pigolio per commentare l’ennesimo caso di commistione incestuosa fra politica e affari. C’è chi può e chi non può. E Gentiloni può. Oppure, essendo in letargo prima, si presume che ci resti anche dopo.

venerdì 16 maggio 2025

La risposta di Trump



La risposta di Trump all’attacco del Boss alla sua amministrazione. (Nessun commento. Solo le sue parole. Sono sufficienti.)

“Vedo che il sopravvalutatissimo Bruce Springsteen va in un Paese straniero a parlare male del presidente degli Stati Uniti – scrive il capo della Casa bianca sul suo social Truth - non mi è mai piaciuto, non mi è mai piaciuta la sua musica, né la sua politica di sinistra radicale e, soprattutto, non è un uomo di talento, è solo uno str**zo invadente e odioso, che ha sostenuto con fervore il truffaldino Joe Biden, un idiota mentalmente incompetente e il nostro peggior presidente di sempre, che ha quasi distrutto il nostro Paese. Springsteen stia zitto".

"Se non fossi stato eletto – continua - sarebbe già sparito. 'Sleepy Joe' non aveva la minima idea di quello che stava facendo, ma Springsteen è muto come una roccia, stupido come un sasso e non poteva vedere cosa stava succedendo, o forse sì (il che è ancora peggio)?! Questa 'prugna rinsecchita' di un rocker (la sua pelle è tutta atrofizzata) dovrebbe tenere la bocca chiusa fino a quando non tornerà in America. Anzi, il becco chiuso fino a quando non torna nel suo paese, che è solo 'il minimo sindacale'. Poi vedremo tutti come gli andrà!", l'ammonimento finale.

Cribbio!

 



Frainteso

 


Illo

 

“Lui” è tornato: ecco l’ennesima spinta profetica di “super Mario”
DI DANIELA RANIERI
Rieccola, la “scossa” di Draghi, che a volte assume più le forme di una “sferzata” (La Stampa, febbraio 2024), persino “drastica” (Corriere), a volte di una più clemente “lezione” (La Stampa, 18 febbraio 2025), altre volte proprio di una sonora “scudisciata” (Rep, 28 febbraio 2024). Da quando è stato assunto quale Super-consulente dall’Europa (che non a caso ultimamente non ne sbaglia una), infatti, l’ex presidente della Bce ed ex presidente del Consiglio si aggira per il continente impugnando un taser, lo storditore elettrico che induce immobilità neuromuscolare nelle vittime (per lo più editorialisti italiani). Ebbene, l’altro giorno era in Portogallo, ospite, insieme a Mattarella, di Cotec, fondazione che “promuove l’innovazione” valorizzando il “capitale umano” (che è tutto dire) e ha folgorato i presenti con severità. Scrive il Corriere: “Draghi torna ad alzare la voce in direzione di Bruxelles e delle cancellerie europee, nel tentativo di assestare una (nuova) scossa che contribuisca a risvegliare l’Europa”. Dopo il fulminante “fate qualcosa” di febbraio, Draghi si è superato: “Lo choc politico proveniente dagli Stati Uniti è enorme”, ha detto, e “nulla sarà più come prima”. E questo è niente: coi dazi americani siamo arrivati “al punto di rottura” e le “minacce russe” sono “crescenti”. Mancava solo “il nuoto è lo sport più completo”, che dopo “volete la pace o i condizionatori” non avrebbe stonato nel suo palmarès (ma la medaglia d’oro va alla sferzata di giugno ’23: “Non c’è alternativa alla vittoria dell’Ucraina sulla Russia”, che invece, come s’è visto, c’era).
A parte tutto, fa una certa impressione sentirlo dire oggi: “I prezzi elevati dell’energia e le carenze della rete sono una minaccia per la sopravvivenza della nostra industria e un onere insostenibile per le nostre famiglie”. Ma come? Le sanzioni alla Russia, con lo stop alle importazioni di gas e petrolio russi, che ci costavano meno, non erano “un successo completo che non penalizza l’Italia” (Draghi, giugno ’22)? Non dovevano avere “il massimo impatto” nell’estate del 2022 (Draghi, maggio ’22) e avere “un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia” (Draghi, settembre ’22)?
Se è vero che siamo messi così male, mentre il Pil della Russia vola, o l’Europa ha sbagliato strategia, o gli italiani hanno i condizionatori accesi a palla da tre anni, ciò che ha determinato ipso facto la sconfitta della Nato per interposta Ucraina.

Natangelo