giovedì 27 febbraio 2025

Attorno alla macchiette

 

La gabbia dei matti
di Marco Travaglio
Geniale l’idea europea di offrire truppe di pace per l’Ucraina mentre non c’è neppure una tregua e contemporaneamente continuare a spedirvi armi che le milizie più ostili alla pace useranno per attaccare le truppe di peacekeeping e continuare la guerra. Strepitosa l’idea di seguitare a dissanguare e indebitare l’Europa con un Pnrr militare e una “Banca del Riarmo” (l’ultima trovata di Ursula) per gettare il 3% del Pil senza vincoli di bilancio, perseverare con le auto-sanzioni e preparare la guerra contro una Russia che spende molto meno di noi e non ha motivi di invaderci, specie nel nuovo ordine mondiale “Trumputin”. Il tutto senza che l’Ue abbia ancora detto una parola chiara su cosa vuole: “Piena vittoria militare ucraina” e “cambiamento democratico in Russia e altri paesi autoritari come la Bielorussia”, come recita la risoluzione votata un mese fa a Bruxelles? L’“integrità territoriale ucraina” invocata dalla risoluzione Onu, appena votata dagli europei e bocciata in Consiglio di Sicurezza dai no di Usa, Russia e Cina e dall’astensione di Londra e Parigi? O il sostegno agli inevitabili negoziati avviati da Trump e ormai digeriti da Zelensky, che ha persino accettato l’accordo-capestro sulle terre rare?
La posizione europea è così manicomiale che potremmo presto assistere alla firma di un’intesa Usa-Russia-Ucraina fra le proteste di Von der Leyen, Kallas e altri squilibrati. Dei quali non pare far parte Macron: non quello finto che fa la voce grossa e la faccia feroce contro la Pax Trumpiana; ma quello vero che va a Washington a leccare il ciuffo a Donald lodandolo per le sue “buone ragioni” di trattare direttamente con Putin scavalcando Kiev e Bruxelles e perfino perché si fa ridare i soldi da Zelensky rapinandogli le terre rare. E se ne frega allegramente dell’ingresso di Kiev nella Nato, che l’Ue definiva “percorso irreversibile” ancora il 17 luglio scorso con i voti di Ppe, Pse, Liberali, Verdi e parte dei Conservatori, inclusi FdI, Pd e FI (contrari solo M5S, Lega e Avs). Continuare a illuderli che otterranno la vittoria completa, l’integrità territoriale (con le quattro regioni annesse dai russi nel 2022 più la Crimea perduta nel 2014) e pure la Nato, quando tutti sanno che sono fiabe della buona notte, non significa aiutare Zelensky e gli ucraini. Significa preparare la rivolta degli ucraini contro Zelensky, che esploderà quando sarà chiaro a tutti che gran parte dei territori occupati resteranno russi, la Nato è fuori discussione e pure la Ue è un miraggio (visti i costi dell’operazione, insostenibili sia per Kiev sia per l’Ue). Trump, che almeno in questo disastro non ha alcuna colpa, non sa più come dirci che la guerra è persa. Poi, con calma, lo scopriranno e lo diranno anche quelli che l’hanno persa.

L'Amaca

 

O la borsetta o la vita
DI MICHELE SERRA
La borsetta di Santanchè — vera o falsa ha poca importanza se non per l’ufficio legale di Hermès — mette una certa malinconia. Nelle intenzioni della sua detentrice vorrebbe essere un’icona dell’eterno femminino vittorioso, come la giarrettiera che Giovanna di Kent, secondo la leggenda, perse durante un ballo di corte, e il re Edoardo III riallacciò in pubblico alla coscia della dama, ammonendo i presenti: guai a chi pensa male.
Ma nel nostro caso la seduzione, l’eros, la reputazione delle dame c’entrano nulla, è appena un caso di contributi forse non dovuti e di controversie contabili, cose da ragionieri e non da contesse, e scomodare i sentimenti forti, l’invidia e l’onore, è parecchio sovradimensionato, rispetto ai fatti. L’ostensione della borsetta in Parlamento ricorda piuttosto il catenone d’oro sventolato dai trapper , qualcosa da mettere bene in vista per far capire “ce l’ho fatta”, e sai che notizia, che ce l’hai fatta.
Un sacco di persone che ce l’hanno fatta ritengono educato non dirlo troppo ad alta voce, si chiama understatement , consiste, fondamentalmente, nel sentirsi contenti di se stessi senza farlo pesare troppo agli altri.
Al Twiga e al Billionaire, per intenderci, se ne trova in dosi talmente trascurabili che in molti, anche potendolo fare, si rallegrano di non averci mai messo piede.
Questa idea che tutte e tutti ambiscano alle stesse cose, a quelle borsette, quei tacchi, quella maniera di portarsi nella vita, è il limite tragico dei nuovi ricchi (e anche di parecchi dei ricchi vecchi). Significa che conoscono poco il mondo. All’Ordine della Giarrettiera non si affiancherà l’Ordine della Borsetta. Se ne facciano una ragione.

mercoledì 26 febbraio 2025

Prima Pagina

 



Natangelo

 



Selvaggia vs Pitonata

 

Le supercazzole sulle borse false e il maxi-autogol sulla “plastica”
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Ieri, nel suo intervento alla Camera, Daniela Santanchè ha finalmente detto qualcosa di più articolato che “Querelerò!” sulla vicenda della borsa Hermès tarocca regalata a Francesca Pascale.
E cioè: “Nelle mie borse non c’è paura. Lo denuncio qua: ho una collezione di borse. Ma mio padre che era ottavo figlio di contadini mi ha insegnato che si ruba solo quello che si nasconde. E io non ho niente da nascondere”. E ancora: “Io sono l’emblema di tutto quello che detestate, lo rappresento plasticamente. Sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestirmi bene (…). Voi non volete combattere la povertà, volete combattere la ricchezza!”.
Intanto è un peccato non poter allegare le espressioni di Anna Maria Bernini, seduta alla sua sinistra, mentre Santanchè parlava. Ho chiesto al massimo esperto mondiale di comunicazione non verbale cosa significassero e, con un linguaggio tecnico-specialistico, mi ha risposto: “Ah bugiardaaa!”. Invece va detto che l’espressione degli altri deputati al suo “Sono l’emblema di ciò che detestate, lo rappresento PLASTICAMENTE” era di totale approvazione per l’ammirevole slancio di onestà sulla plasticità delle sue fattezze. La difesa sulla questione delle Hermès è invece un po’ fiacca. Che nelle sue borse non ci sia la paura ci fa piacere: ciò che è da stabilire è però se in quelle regalate a Pascale, assieme al coraggio, ci sia anche il codice identificativo inserito dalla maison nei prodotti originali. E aggiungo che dire “ho una collezione di borse, ma mio padre mi ha insegnato che si ruba solo quello che si nasconde” non è molto pertinente rispetto all’accusa mossa nei suoi confronti. Nessuno l’ha accusata di aver rubato borse false ai venditori ambulanti in spiaggia mentre andavano a comprarsi un ghiacciolo. Siamo certi che le abbia pagate. Il problema è, in caso, aver alimentato il mercato della contraffazione. Infine, piccola annotazione: sarebbe bastato dire, più sinteticamente: “Non ho mai acquistato borse false in vita mia”. Santanchè si sarebbe risparmiata qualche supercazzola e quel “si ruba solo quello che si nasconde” piuttosto scivoloso, perché tutti – a quel punto – abbiamo pensato immediatamente ai vecchi tfr dei suoi dipendenti.

Robecchi

 

Sacrifici umani. La miliardariocrazia fa il suo lavoro: licenzio dunque sono
di Alessandro Robecchi
Èuna specie di dipendenza, un vortice, una cosa di cui non si può fare a meno, una voluttà, una passione e un vizio. Licenziare la gente (con una mail, con un tweet, con un video, con un annuncio in tivù) è il nuovo sport individuale americano, così individuale che è praticato da una persona sola, Elon Musk, ai danni di moltitudini di impiegati, funzionari, lavoratori, che ricevono una letterina, sgombrano la scrivania e addio. Addio lavoro, addio stipendio, addio assistenza sanitaria, addio rate della macchina, addio mutuo della casa, addio agli studi dei figli: Make America Senza Stipendio Again.
Un vero bollettino di guerra, non passa giorno che qualche agenzia federale non venga colpita da un editto di sfoltimento massiccio. 9.500 dipendenti federali (sarebbero i nostri “statali”) cacciati a metà febbraio nei dipartimenti di energia, agricoltura, risorse umane e altri. Pochi, rispetto ai 75.000 che hanno accettato (prendere o lasciare) l’incentivo di otto stipendi proposto dell’amministrazione Trump per abbandonare il posto di lavoro. Più 2.000 funzionari della cooperazione internazionale (UsAid), più la letterina ricevuta da tutti quanti negli uffici: spiega cosa hai fatto nell’ultima settimana o sei fuori (Afuera, come dice quell’altro matto con la motosega, l’argentino). Divertenti alcuni contraccolpi e retroscena: l’Fbi, per esempio, ha fatto marameo, ordinando ai propri dipendenti di non rispondere alla letterina minatoria. Ancor più divertente il caso della National Nuclear Security Administration (Nnsa) che si occupa di sicurezza nucleare, di monitorare l’efficienza degli impianti, delle scorie, delle armi atomiche. Cacciati su due piedi, sono stati richiamati in fretta e furia, perché con le radiazioni non si scherza.
Del resto, che Elon Musk avesse questa passione per le lettere di licenziamento era cosa nota. Quando prese Twitter, due anni fa, la piattaforma aveva più o meno 8.000 dipendenti, e in pochi giorni ne restarono 1.500, gli altri a casa con una mail di benservito. Poi è toccato a Tesla, con circa 14.000 licenziamenti. Al di là della fregola padronale e della sindrome da onnipotenza, non è difficile individuare una tendenza molto contagiosa, che già conosciamo bene: lo Stato è un peso che intralcia, il bene pubblico fa male agli affari, è seccante, costa. I lavoratori frenano il profitto, maledetti. E qui da noi già si vedono (non da oggi) turbo-liberisti eccitati che sognano tagli, riduzioni, meno soldi alla scuola pubblica, meno soldi alla sanità pubblica, la cultura non ne parliamo, gli enti dedicati ai controlli men che meno. La sagoma nel mirino non è nemmeno più lo “Stato sociale”, ma lo Stato e basta, un intralcio costoso e burocratico per le oligarchie mondiali, per la miliardariocrazia montante, che non esita un secondo davanti a sacrifici umani di massa. Insomma, il vento che viene da Ovest fa sempre parecchi danni, da queste parti. Del resto, quando si trattava di abolire l’articolo 18, la narrazione era che gli operai, quei privilegiati, non esistevano quasi più (ridicolo, detto nella seconda manifattura europea), mentre la vulgata sugli statali ripete da decenni che “non fanno niente” e “rubano lo stipendio”, nonostante l’Italia abbia meno impiegati pubblici di tutti in Europa. Ma sapete, al cuor non si comanda, il capitalismo ama molto i sacrifici, soprattutto quelli degli altri, ingrassa se voi dimagrite, si aggrappa a tutto, gioca con la retorica del “tornare grandi”. A spese dei sudditi-lavoratori, ovvio.

Nei meandri

 

Reddito di belligeranza
di Marco Travaglio
Ieri qualche lettore sarà sobbalzato sulla sedia: ma come, il Fatto apre con una ricerca di Carlo Cottarelli? Quello del governo tecnico di Mattarella dopo la cacciata di Conte per il presunto caso Savona? Il manidiforbice dell’austerità? Sì, quello. Abbiamo idee diverse, talora opposte, ma i dati che ha pubblicato sui bilanci militari di Europa e Russia non sono opinioni: sono numeri a prova di bomba (è il caso di dirlo). Che sbugiardano platealmente il pensiero unico europeo: quello di chi, dopo aver condannato a morte il popolo ucraino sabotando ogni negoziato e le nostre economie con le auto-sanzioni, vuole completare l’opera alzando la spesa militare dall’1,9% ad almeno il 3% del Pil. E, per fregare ancora i popoli evitando i forconi, spaccia dati falsi sul riarmo russo. Glieli ha serviti su un piatto d’argento il britannico International Institute of Strategic Studies, finanziato dalle industrie della difesa, subito rilanciati senza verifiche dal Financial Times, daPolitico e dai giornaloni italiani.
Poi l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, diretto da Cottarelli, li ha controllati. E ha scoperto che il sorpasso di Mosca sull’Europa è una fake news: la spesa militare europea nel 2024 a parità di potere d’acquisto ha toccato i 730 miliardi di dollari, il 58% in più dei 462 spesi da Mosca. Escludendo i Paesi europei extra-Ue e limitandosi ai 27, questi restano in netto vantaggio con 574,5 miliardi, il 18,6% più della Russia. Che pure rimane un Paese in guerra, lo Stato più vasto, il primo esercito e il maggior arsenale nucleare del pianeta. “Andare al 3% come vuole fare la Nato – osserva Cottarelli – equivale a un aumento del 50%” rispetto alla spesa russa. Eppure, quando ha chiesto ai giornali che hanno diffuso i dati falsi di rettificarli, gli hanno risposto picche o non gli hanno risposto. E han continuato a mentire, come ieri Nathalie Tocci sulla Stampa: “Oggi Mosca spende sulla difesa più di tutto il continente messo insieme”. Poi tutti a frignare ai funerali del “fact checking” e della “scienza”, a strillare contro i complottisti e i terrapiattisti. Ma oggi i veri complottisti sono i guerrapiattisti che inventano invasioni russe in Europa per giustificare un mostruoso riarmo che non trova giustificazioni nei dati veri. È il nuovo euro-dogma, dai rapporti Draghi&Letta ai deliri di Ursula, Macron, Merz e Gentiloni per indebitare vieppiù i cittadini e ingrassare i fabbricanti d’armi Usa. Se l’è bevuta pure la spensierata Schlein, che ormai parla come una Guerini in gonnella: “Serve un Next Generation EU da 800 miliardi l’anno anche per la difesa”. Nossignora: serve spendere meglio, ma soprattutto meno. A furia di discutere su chi debba entrare nel centrosinistra e chi no, il Pd è entrato nel centrodestra.