giovedì 2 gennaio 2025

Ad ogni concerto

 

Se siete stressati dal lavoro quale migliore augurio per un buon 2025 con il concerto di Vienna e due maestri che chissà quali traversie di prove e stress supereranno per raggiungere la perfezione. A voi scovarli…




Che dire....

 



Centrino

 

Miss Grande Centro
di Marco Travaglio
Più i giornali perdono lettori, più parlano di politici senza elettori. Senza mai domandarsi se non ci sia per caso un nesso causa-effetto. È come se un irrefrenabile impulso suicida o un mortifero algoritmo imponesse uno spazio fisso per personaggi e argomenti che stanno sulle palle a tutti o non fregano niente a nessuno. Una tassa da pagare, anzi da far pagare agli sventurati che ancora si trascinano in edicola sperando di avere in cambio qualche notizia. La prelibatezza più in voga è l’intervista giornaliera a tal Renzi, il cui successo sui media è inversamente proporzionale a quello nelle urne. Da un mese, quotidianamente intervistato da maggiordomi e cameriere, ripete che il divieto di prendere soldi da governi extraeuropei è “ad personam” contro di lui, infatti “Berlusconi non l’avrebbe mai votato” (fece solo 80 leggi ad personam: esempio azzeccatissimo), insomma una “norma sovietica” e “sudamericana” (notoriamente l’Unione Sovietica era in Sudamerica). E nel personale di servizio nessuno interrompe mai il pianto greco per obiettare che: 1) il divieto per i senatori vale già per i deputati italiani ed europei; 2) se colpisce solo lui è perché c’è un solo parlamentare in tutt’Europa che si fa pagare dal regime criminale saudita di bin Salman: lui.
Un altro imprescindibile desertificatore di urne e di edicole è Paolo Gentiloni (parlandone da sveglio). L’altroieri campeggiava sul Corriere con foto “mentre lascia l’ufficio di Bruxelles” e titolo: “Il centrosinistra e lo scettro del ‘Federatore’. Le carte in mano a Gentiloni”, che “tornerà a parlare”, è “una riserva della Repubblica”, ha un “curriculum poderoso” e si porta su tutto: “federatore” del centrosinistra o del centro, sempreché qualcuno voglia farsi federare da lui, “premier” e persino “punta di diamante” di qualcosa. Casomai qualche lettore fosse sopravvissuto, ecco il sommario da ko: “Delrio lancia Comunità democratica con Prodi e Ruffini”, ma pure “padri nobili come Castagnetti” (mai più senza), insomma “Delrio chiede una maggiore accoglienza e spazio, nel Pd o anche fuori dal Pd” (una sciarada: non si vede perché un deputato del Pd come Delrio dovrebbe chiedere accoglienza nel Pd né a chi si dovrebbe rivolgere per avere accoglienza fuori dal Pd). Onde evitare che altri ectoplasmi si adontino, Rep svela “Chi conta a Bruxelles: Euronews promuove Draghi e Letta” (ormai sono citati in coppia, come Ric e Gian). È il vantaggio della post-democrazia: i voti sono un handicap. Anche Macron sceglie i suoi premier trimestrali esclusivamente fra i senza voti: meno ne hai, più sei bravo. E pure bello. Rep segnala “la somiglianza di Bayrou con Richard Gere”. Un fico spaziale. Ma mai come Renzi, Gentiloni, Delrio e Castagnetti, che sono sputati Brad Pitt.

L'Amaca

 

La parola che dicono tutti
DI MICHELE SERRA
Il conduttore del veglione di San Silvestro su Raiuno si è scusato per un vigoroso “teste di cazzo” pronunciato da un cantante ed entrato nell’audio della diretta (per la cronaca: il cantante non era un trapper tatuato dal repertorio gaglioffo, ma un anziano melodista, molto “per famiglie”).
Quella che è forse la parola più pronunciata nel linguaggio corrente degli italiani, soprattutto i più giovani, è dunque ancora un tabù per la televisione pubblica, esattamente come quando Cesare Zavattini, in una trasmissione radiofonica del 1976, la scandì solennemente con il proposito dichiarato di creare un piccolo scandalo verbale, in funzione anti-ipocrita.
È passato mezzo secolo e tutto è cambiato: la parolaccia che faceva arrossire le signore, e procurava a chi la pronunciava in pubblico lo stigma della maleducazione, è ormai un intercalare fisso, quasi un’interpunzione. Ha perso ogni aura maledetta, nessun rischio è a carico del suo utilizzatore. È una parola gratis.
Mi è capitato, in un aeroporto lontano, di individuare l’imbarco per l’Italia per via auditiva: gli italiani erano laddove il “cazzo” suona. È stato bello, una specie di richiamo della Patria, come il profumo della pizza, come l’onnipresente “vinceroooooooo”.
Ora, ognuno è libero di giudicare sorpassata e assurda la castigatezza della Rai. Io devo dire di averla apprezzata in chiave anticonformista: una specie di argine disperato contro la norma, la moda, l’abitudine. Oggi Zavattini, alla radio, per scandalizzare direbbe: non la dico, perché la dicono tutti.