lunedì 11 novembre 2024

Svendita

 

Quel miracolo alla rovescia per il “San Giovanni di Dio”
FIRENZE SVENDE L’ANTICO OSPEDALE - E sono “di sinistra” Una giunta comunale a guida Pd d’accordo con una regionale dello stesso colore regalano al privato una fetta pregiata di città pubblica
DI TOMASO MONTANARI
I più affezionati lettori di questa rubrica ricorderanno forse il caso dell’antico ospedale fiorentino di San Giovanni di Dio, di cui parlai nello scorso gennaio. Sono 10.000 metri quadri monumentali in pieno centro, arrivati in proprietà pubblica per volontà di un fondatore trecentesco e legati in perpetuo a una funzione di cura. Un luogo da cui la cura, tuttavia, è stata espulsa in seguito allo spopolamento del centro di Firenze: che continua a spopolarsi ancora perché non ha più servizi e (anche) luoghi di cura, in un circolo vizioso distruttivo che nessuno pare voler vedere, e fermare. Ebbene, allora uscì la notizia della messa in vendita a privati di questo “ben di Dio”, ma essendo in piena campagna elettorale la giunta scadente di Dario Nardella giurò e spergiurò che la destinazione imposta agli acquirenti privati sarebbe stata quella del social housing, cioè di una residenza non di lusso, ma a prezzi accessibili. Non le case popolari di cui ci sarebbe bisogno come il pane, ma nemmeno un resort a dodici stelle, come sempre più spesso a Firenze (come a Venezia, e altrove).
Ora, ecco la decisione della subentrata giunta (nuova ma scadentissima) di Sara Funaro: senza i voti dei fidi alleati di Avs (però si guardano bene dall’uscire dalla maggioranza), viene bocciato un ordine del giorno di Firenze Democratica (la lista di centrosinistra guidata dall’ex assessora Cecilia Del Re, passata all’opposizione) che avrebbe impegnato il Comune a chiedere alla Regione Toscana di non privatizzare l’ospedale, e di destinarlo integralmente a una funzione pubblica. E, beffa nella beffa, il social housing ci sarà solo per il 20% dell’immobile, e solo per 20 anni. Riassumiamo: una giunta comunale “di sinistra” d’accordo con una giunta regionale “di sinistra” regalano al mercato, al privato, alla rendita una fetta pregiatissima di città pubblica, sostanzialmente senza alcun vincolo rilevante. Facendo un doppio, gravissimo, danno: espellere dalla proprietà pubblica un bene che per storia e vocazione ne era parte integrante, e perdere un’occasione storica per fare qualcosa di concreto contro il declino di Firenze come città.
Questa non è politica: non c’è una visione, non c’è un’etica, non c’è un progetto. Non c’è nulla di nulla: se non l’idea che “privato è bello” e che “pubblico è finito”. Le grandi domande sulla vittoria di Trump, su quella delle destre estreme in Europa, sulla strategia dell’opposizione in Italia, sui campi di varia metratura e sulle alleanze e le solitudini: tutto alla fine si riduce a questo. Da quanto non abbiamo più, sulle due sponde dell’Oceano, una sinistra di governo capace di fare cose davvero di sinistra? Che poi in Italia sarebbero le cose della Costituzione: mettere l’interesse pubblico prima di quello privato; governare le città in base al lavoro e non alla rendita; non permettere che i beni comuni (come la cura, la salute, il patrimonio culturale, l’arte e la bellezza) vengano privatizzati e sottratti ai più poveri. Sicuramente c’è un tema di comunicazione, social media, personale politico: ma come possiamo non parlare mai delle politiche, delle scelte, delle strategie, delle gerarchie di valori? Una sinistra che riesce a perdere le elezioni in una Liguria dove hanno arrestato il presidente della destra, come fa a interrogarsi sulle alleanze che avrebbero apportato lo zero virgola, invece di chiedersi perché metà dei liguri non pensi più che la politica li riguardi? A Firenze l’età media elevata, un residuo benessere e una cultura ancora un po’ diffusa hanno per ora impedito il passaggio alla destra: ma quanto ci vorrà, a forza di decisioni come questa scellerata sul San Giovanni di Dio, perché ci si convinca che in fondo non c’è differenza di politica, almeno sul tema cruciale della distribuzione della ricchezza? E non solo su quello. L’attuale assessore “alla sicurezza” della giunta Funaro ha incontrato, a favore di taccuini, un suo storico predecessore, detto simpaticamente “lo sceriffo” per aver innescato le politiche repressive e securitarie a Firenze. È esattamente da qui che nasce l’egemonia culturale della destra: quando la sinistra smette di dire e di pensare che la sicurezza (di tutti, e non solo dei “salvati”) si costruisce con la giustizia sociale, non con la repressione.
Oggi una destra orgogliosamente fascista ha costruito una straordinaria fortuna politica su una imprenditoria della paura che ha radici profonde nel tradimento di quella che continua a chiamare se stessa sinistra, e che continua a fare le stesse politiche. Personalmente, rivendico di aver annullato la scheda del ballottaggio tra Sara Funaro e Eike Schmidt, l’ex pessimo direttore degli Uffizi candidato dagli eredi dei fascisti. Almeno, oggi posso dire che questa ennesima, colossale porcata contro il patrimonio bene comune dei fiorentini viene fatta non in mio nome. Ma che futuro può avere una democrazia in cui l’astensione dal voto appare l’unica possibilità moralmente accettabile?

domenica 10 novembre 2024

Dubbio




In altro luogo



Signora Presidente del Consiglio!
Invece di blaterare a capocchia di caxxo, perdoni il francesismo, sull’ipotetico foraggio da parte della sinistra (quale sinistra?) sui cosiddetti facinorosi, le domando se può dire ai “suoi” di evitare di manifestare a Bologna, città martire, colpita al cuore con la strage fascista alla stazione il 2 agosto 1980! 
Gli dica di evitare di insultare ragione e sentimenti. Bologna è un simbolo dell’antifascismo. Li mandi a sollazzare le braccia tese in qualche altro posto, accompagnati da quel “Presente!” che ancor’oggi raggela cervici e cuori sani. Grazie!

Come mai come mai?



Mi ha fatto sbellicare oltremodo la recita -ops!- il discorso del Rampollo in Cina in occasione dell’inaugurazione della Cattedra Agnelli di Cultura Italiana all’Università di Pechino. L’ho letto d’un fiato, basito per cotanto coraggio. 

Mi spiego con le sue dorate parole: 

“Questo fatto mi rende orgoglioso sia come italiano che come membro di una famiglia che ha fatto dell’istruzione il centro del proprio impegno filantropo.” 

Dai Jaki non scherzare! Come italiano? Che italiano? Quello che decentra le proprie aziende, quello che paga le tasse in Olanda, quello che da lustri pretende aiuti dallo Stato, circa una ventina di miliardi in trent’anni? Che usa la forza lavorativa per spremere prebende? E vogliamo parlare del vostro rischio d’impresa che ad ogni impercettibile segno di discesa del lucro mandate migliaia di lavoratori in cassa integrazione? Dai Jaki non scherzare! 
Ma c’è un passo nel finale che mi sconquassa il core! 

“Vorrei concludere con un detto latino: Docendo discimus (insegnando, impariamo)

Okkio Jaki che se istruisci bene le menti s’accendono e poi si domanderebbero: ma che società è questa che spreme vite umane per il sollazzo di pochi? 

Personalmente avrei chiosato col classico canto d’un tempo:”come mai, come mai sempre in culo agli operai?”

Prima Pagina

 



Natangelo story

 



Visione d'insieme

 

Che cosa (non) cambierà trump, a parte l’ipocrisia
DI ELENA BASILE
Una possibile novità delle elezioni Usa sarebbe costituita da una stampa mainstream contraria al potere presidenziale statunitense. Almeno in un primo periodo, avremo editorialisti e accademici pronti a criticare il cattivo per antonomasia, nella narrativa surrealistica dei doppi pesi che ci accompagna, simile a Putin, Xi, Erdogan, Orban, ma non a Biden, all’Arabia Saudita, agli Emirati, ai cosiddetti amici. Trump non sembrerebbe condizionare i grandi mezzi di informazione, a eccezione della Fox o di X dell’amico Elon Musk.
Lo spazio politico, come si è visto dalle dichiarazioni dei leader europei, appare pronto a cambiare padrone. È stupefacente che i sostenitori del centrosinistra europeo, i liberal, i progressisti non si rendano conto di come la politica del “ma anche” veltroniano sia stata perdente. Il “trash bianco” si estende, la gente senza istruzione ha l’intelligenza per comprendere la doppiezza della politica, le menzogne sulla difesa della libertà e dei diritti umani, la ipocrita sottocultura che impera. Trump, il clown, il gigione spontaneo che parla in modo semplice e diretto, rappresenta una boccata di ossigeno per la massa emarginata e disprezzata dalla élite progressista. Trump vince perché fa capo ad articolazioni differenti della finanza: Musk, Thiel, i venture capitalist della Silcon Valley. Essi hanno bisogno di liquidità e mal sopportano lo spreco di miliardi in Ucraina e nell’apparato militare-industriale. I petroliferi, l’Aipac, una delle principali organizzazioni della lobby di Israele, i sionisti cristiani sono i finanziatori del leader che è riuscito, come Meloni in Italia, a captare il dissenso e a rendere governabile lo status quo.
Non cambierebbe molto con il nuovo presidente. Egli considera papabile a segretario della Difesa Mike Pompeo, così da sottolineare la continuità dell’apparato neoconservatore. La politica estera potrebbe concludere il lavoro dei democratici. Si realizzerebbero le stesse strategie dei Dem, ma in bella copia. Verrebbero assecondati, senza falsi piagnistei, i piani di Netanyahu, la pulizia etnica e la realizzazione della Grande Israele. Questo obiettivo sarà raggiunto anche con l’allargamento del conflitto al Libano e all’Iran. Verrà impartita una lezione a Teheran con attacchi a basi militari (spero non nucleari), negoziando con la Russia e la Cina fin dove spingersi. Naturalmente la situazione in Medio Oriente diverrà ancora più insicura. L’aspirazione iraniana a ottenere la bomba atomica potrebbe essere realizzata grazie all’aiuto di Mosca e Pechino. Israele continuerà a governare col terrore e con l’apartheid la Palestina, senza peraltro riuscire a distruggere completamente la resistenza.
Data l’incontestabile vittoria della Russia sul campo, si sceglierebbe una via di uscita dal conflitto ucraino accollando all’Europa i costi del sostegno a un Paese fallito. Credo che infine si riuscirà a pervenire a una mediazione. L’Ucraina neutrale ne sarà la base. I filoucraini hanno preferito distruggere il Paese e una generazione di giovani per poi accettare la realtà e le legittime, ragionevoli preoccupazioni di sicurezza di Mosca.
Anche la politica interna non cambierà poi molto. Si continuerà a detassare i ricchi, a rinunciare alla globalizzazione preferendo politiche protezionistiche per mascherare la mancanza di competitività dell’industria americana. La bella copia avrà colori più netti della precedente brutta copia difesa da Biden e dai progressisti. Le libertà civili, come l’aborto delle donne in alcuni Stati, saranno limitate, ma i costumi della società civile resteranno gli stessi. Le pillole per abortire facilmente saranno alla portata della maggioranza. Si resterà riluttanti all’utilizzo dei preservativi. Lo scarso congedo parentale in caso di maternità continuerà a rendere difficile la coniugazione di vita privata e pubblica.
Il falso femminismo ci consolerà. In fondo la libertà sessuale è l’unica protetta nella sostanza nelle oligarchie liberali. Al netto della retorica, la mercificazione del corpo della donna continuerà. Democratiche o Repubblicane, certe donne non smetteranno di vendersi per fare un passetto avanti nella carriera. Purtroppo, a New York come a Stoccolma e a Milano, siamo lontani dall’utopia gramsciana: che infine uomini e donne si incontrino come esseri umani.
L’Europa come risponderà? Come nel 2016. Gli Stati membri dell’Ue faranno a gara per ingraziarsi il nuovo presidente e chiedere clemenza. La burocrazia europea dominata dalla Von der Leyen, dalla Polonia, dai Nordici e dai Baltici potrebbe investire maggiori fondi nelle armi, nell’Europa della difesa senza alcuna autonomia strategica. L’Europa sarà il braccio armato della Nato. Questo è l’essere. La prossima volta scriverò del dover essere e potrò essere ottimista.