Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 9 novembre 2024
Capita raramente
Capita raramente, come in questo articolo: non sono d'accordo, soprattutto per la parte finale: Angela Merkel è stata un disastro per l'Europa, per la Grecia da lei quasi schiavizzata, per la politica sull'Ucraina, il voltafaccia che ha permesso all'uso di papparsi la Crimea, innescando pure la guerra civile in Donbas; per il gasdotto North Stream, leggasi totale dipendenza energetica dai russi e privazione di gas agli stati baltici: ,per non aver modificato il trattato di Dublino per puro egoismo teutonico; per essersi voltata dall'altra parte allo scoccare della guerra civile siriana e per aver elargito al boss Erdogan ben 5 miliardi di dollari per accudire la gran parte dei profughi, circa un milione, fuggiti dalle zone bagnate dal sangue dell'assassino Assad. Caro Marco, la Merkel è stata un disastro di cui ancor oggi ne paghiamo le conseguenze.
Cogliere Trump al balzo
di Marco Travaglio
Siccome ormai Trump è di nuovo lì e ci resterà per quattro anni, salvo che il Deep State lo faccia secco prima, è forse il caso di domandarsi come reagire ai danni che potrebbe fare all’Europa (in aggiunta a quelli già fatti dai predecessori) e come assecondare i vantaggi che le potrebbe portare. Il primo danno sono i dazi, peraltro già iniziati con Biden. Non ci voleva il Banal Grande Draghi per scoprire l’ovvio: se l’Europa tratta Stato per Stato, facendo la gara a chi è più trumpiano (già iniziata anche fra gli antitrumpiani), conta come 27 pesi piuma; se lo fa tutta insieme, pesa molto di più. Il secondo danno è il pressing sugli alleati Nato, quasi tutti sotto il 2% di Pil in spese militari, perché lo raggiungano e lo superino. Visto che non abbiamo soldi per welfare, sanità, scuola, ricerca, investimenti e green, sarebbe folle inseguire l’agenda Draghi (i soldi per le armi si trovano sempre). Servirebbe una Commissione Ue degna di questo nome, con una politica estera e una difesa unica, più efficiente e meno costosa dei 27 eserciti disomogenei che manteniamo oggi.
Il primo vantaggio è il disimpegno di Trump dall’Ucraina. Che costringe l’Europa a un’operazione verità su ciò che già si sa da un pezzo. 1) La guerra non è fra Kiev e Mosca, ma fra Usa e Russia, concepita a Washington fin dagli anni 90 per stravincere la guerra fredda, spazzare via lo Stato più grande e atomico del mondo e affermare l’egemonia totale e definitiva sul mondo; solo che nel frattempo, in 30 anni di follie “neocon”, l’Impero Americano è al tramonto, dopo aver perso pezzi e guerre (l’ultima proprio in Ucraina). 2) Siccome la guerra era persa in partenza, bisognava impedire che scoppiasse o fermarla appena esplosa, dando autonomia al Donbass, lasciando la Crimea a chi la deteneva da due secoli e rinunciando a inglobare Kiev nella Nato. 3) Chi ora piagnucola per i nuovi dazi trumpiani dov’era nel 2022, quando la presunta Europa rinunciò al mercato russo con auto-sanzioni che favoriscono gli interessi Usa e danneggiano i nostri? Non ci voleva Trump per smascherare l’impostura ”euroatlantica”: bastava Biden per capire che gl’interessi europei e americani sono antitetici e concorrenziali. Trump, come Biden, fa quelli degli Usa: noi quando ci decideremo a fare i nostri? Seguiteremo ad alimentare la guerra Usa-Russia fino all’ultimo ucraino anche ora che la paghiamo solo noi, o faciliteremo quel compromesso che era già a portata nell’aprile 2022? Per rispondere a Trump, il Parlamento europeo dovrebbe bocciare in blocco la nascente e già morente Commissione Von der Leyen. E richiamare in servizio l’unica testa pensante in circolazione nel nostro Vecchio Continente: una ragazzina di 70 anni chiamata Angela Merkel.
L'Amaca
Pericoloso e ridicolo
DI MICHELE SERRA
Non per vantarmi (anzi, proprio per vantarmi) ma io lo scrivo da anni, che Musk è pericoloso e ridicolo. Ridicolo, perché tutto ciò che è iperbolico, smisurato, gonfio, prepotente, si presta alla satira quasi naturalmente:basta dire “l’uomo più ricco del mondo” perché scatti (tranne che nei repressi e negli invidiosi) il meccanismo comico. Pericoloso perché tutto ciò che è iperbolico, smisurato, gonfio, prepotente mette a repentaglio la libertà di tutti: basta dire “l’uomo più ricco del mondo” perché scatti l’allarme politico. Se il denaro è potere, come possiamo accettare che una sola persona possieda quanto uno Stato?
Dunque la notizia che Musk, non avendone alcun titolo, abbia partecipato a un colloquio tra Trump e Zelensky, non solo non stupisce, ma rientra nel quadro appena tracciato: uno così la politica la compera e la possiede. Uno così sembra fatto apposta per farci considerare, anzi ri-considerare, il capitalismo come una degenerazione di se stesso, incapace di calmierare e indirizzare il suo percorso, darsi dei limiti, porsi la questione della democrazia come questione, se non dell’uguaglianza, per lo meno dell’equilibrio tra i poteri e – ancora più importante – dell’equilibrio tra gli esseri umani.
Musk non si fermerà. Non è nelle condizioni di farlo. Esploderà, come la rana che volle farsi bue? Si schianterà su Marte, come un Icaro al cubo? Quanti ne trascinerà, nella sua scia nefasta? E nel frattempo, per quanto governerà il mondo, come già sta facendo? E se il capitalismo è questo, quanto ci vorrà ancora (quante guerre, quante catastrofi) per rivalutare la modernità del vecchio slogan “socialismo o barbarie”?
A proposito di....
Dal cashmere ai rolex i luoghi comuni sui radical chic che i progressisti alimentano
DI FILIPPO CECCARELLI
Ecco, ci risiamo, la sinistra al caviale, i radical chic, i salotti buoni, la puzza sotto il naso, il cashmere, Capalbio, la Ztl, i comunisti col Rolex — e su quest’ultimo improperio, ma più ancora sullo status symbol ostentato al polso, conoscendo un po’ i polli ruspanti della destra di governo s’affaccia il dubbio che nel dileggio giochi anche un po’ d’invidia.
Ma solo un po’. Per il resto la sinistra al caviale è automatismo, ritornello, luogo comune che il lungo corso delle polemicuzze ha irrancidito senza fargli perdere quel retrogusto che l’odierna temperie populista ha rilanciato senza freni. Gauche caviar, alla francese, prodotto d’importazione per eccellenza, “io invece mangio pane e Nutella” s’inorgoglì un giorno l’insaziabile Salvini all’insegna del gastro-sovranismo instagrammabile.
Meloni arriva tardi. Gli archivi dilatano le frasi fatte spintonandole verso ciò che apparentemente non merita. Già nella seconda metà degli anni 80 il craxiano Ugo Intini attaccava la sinistra snob, nel decennio seguente Cossiga se la prese con “gli champagnoni” del Pds, poi Vittorio Feltri con “i girotondini da superattico”, quindi il ministro Rotondi arrivò a scagliare un anatema rafforzato contro il “salottone della nouvelle cousine”. Nel vuoto di ideali e progetti, oggi riempito da un moralismo battagliero ed estetizzante, tornano in uso antichi misfatti e attrezzi retorici in forma caricaturale, vedi l’indebito caviale e il redivivo olio di ricino.
Ma attenzione: quando le cose si ripetono fino a farle entrare in circolo e poi nel canone delle ripicche, di solito qualche ragione c’è. Anche Emanuele Macaluso riconobbe che esisteva “il richiamo del caviale”. Oggi la nostalgia cinematografica di Berlinguer, leader dal tratto decisamente monacale, e le disavventure di un dirigente di antica scuola beccato con una boccetta di Chanel in saccoccia sembrano due segni di un cedimento inoppugnabile. A maggior ragione se si pensa che anche Berlusconi, uno degli uomini più ricchi d’Italia, a suo tempo accusò la sinistra di “pasteggiare a caviale”; per poi aggiungere — e non si poteva dire meglio — che i suoi capi “avevano perso il contatto con i più poveri”.
Esito, quest’ultimo, che certo non assolve la destra dalla sua grossolana voracità, pure di stomaco, culminata nel cosiddetto “patto della pajata” (2010): polenta purulenta e maccheroni sbrodolosi distribuiti al popolo sotto Montecitorio con coro terminale de “la società dei magnaccioni”.
Ora, nella mutazione elitaria della sinistra è possibile abbia pesato parecchio l’esempio di D’Alema: non solo le scarpe da un milione, le camicie con le cifre e il cane che faceva agility, ma anche e soprattutto il flirt con Vissani e gli incredibili menu di Palazzo Chigi, “trancio di ragno con ravioli al finocchietto...”. Crudele adesso metterli in rapporto con un documentario del Pci, “Il prezzo del miracolo”, girato nel 1963 sulla dura vita degli operai immigrati nelle periferie di Milano in cui si segnalavano al ludibrio le vetrine di un negozio ricolme appunto di caviale. Il mistero, se mmai, è che come sempre tutto quasi è già successo, per cui negli stessi anni, sempre a Milano, accadde che un giornalista di destra, il mitico Nino Nutrizio, sorprese al ristorante un esponente socialista, Italo Viglianesi, davanti a una scodella ricolma di caviale e crema di latte. “Alla mensa della Pirelli non lo fanno così buono!” gli intimò beffardo Nutrizio; e il futuro ministro, senza alzare gli occhi dal piatto: “Ma tu sei pazzo ad andare a mangiare alla mensa della Pirelli!”.
Dove c’è cinismo, dopo tutto, qualche volta c’è pure vita, con le sue indispensabili ambiguità. Nel 2000 tartine al caviale furono avvistate attorno a un tavolo dell’Ulivo; e qualche anno dopo un senatore della Margherita col caviale condiva gli spaghetti facendoselo pesare con un bilancino, 180 bombi a porzione.
Vero infine che l’ultima segnalazione non riguarda affatto la sinistra, ma il recentissimo scandalo genovese: prima di incontrarsi in barca, i corrotti si raccomandavano al corruttore: “Porta il caviale!”. Se lo mangiavano, pare, con le patate; e poi nemmeno hanno perso le elezioni.
venerdì 8 novembre 2024
Iscriviti a:
Post (Atom)
