Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 31 ottobre 2024
Zinzinino di parte... (chiedo venia!)
Morte presunta
di Marco Travaglio
Molti mi scrivono a proposito del mio articolo sul voto in Liguria. Rispondo a chi l’ha equivocato: se un giornalista viene frainteso è colpa sua, non del lettore. Le obiezioni principali sono due.
1) “Ma allora ha ragione Grillo a opporsi all’alleanza organica di Conte col Pd”. Purtroppo Grillo non ha più idee (o, se le ha, le nasconde bene), ma solo rancori e interessi. E la sua recente avversione alle alleanze non è credibile: fu proprio lui a conficcare il M5S nell’alleanza più innaturale ed eterogenea mai vista (il governo Draghi, addirittura con B.). Conte non ha stretto alleanze organiche col Pd: diversamente da qualche smemorato dei suoi, non ha neppure applicato ai 5Stelle l’etichetta di centrosinistra. Nello Statuto approvato dagli iscritti, li ha definiti “progressisti”: l’opposto dell’attuale Pd, refrattario a ogni cambiamento e nostalgico di Renzi. Ha fatto bene ad allearsi col Pd in Sardegna per sostenere la Todde e ora fa bene a riprovarci in Umbria con una civica pacifista e green come la Proietti. Ha fatto bene a non appoggiare il Pd degli affari in Piemonte. Ha sbagliato a donare il sangue a candidati invotabili in Liguria, Abruzzo e Basilicata. Le alleanze è insensato sia darle per scontate sia rifiutarle “a prescindere”: dipende dalle persone e dai compagni di strada. Nessun atto dovuto: si decide caso per caso. Idem per il governo: se il Pd sarà aperto alle idee 5Stelle come Salvini all’inizio e poi Zingaretti, si firma un contratto e lo si realizza. Sennò, opposizione.
2) “I 5Stelle sono finiti, Conte si faccia da parte e si torni alle origini con Grillo, Raggi e Di Battista”. I 5Stelle, malgrado sconfitte, scissioni, espulsioni, calunnie e risse, restano la terza forza d’Italia, stimata nell’ora più buia fra il 14 e il 12%. Cosa debba fare Conte lo decideranno gli iscritti che l’hanno votato due volte. Grillo, dopo i capolavori di Draghi e del vitalizio da 300 mila euro, le origini non sa più cosa siano. Anche la Raggi si schierò pro Draghi fin dal primo giorno. E Di Battista strappò la tessera proprio quel giorno. I 5Stelle sono in crisi perché sono gli unici ad aver realizzato il loro programma (Draghi e Meloni non han fatto altro che distruggerlo). Ora devono darsene uno nuovo: a questo serve l’Assemblea di novembre. Se ce la faranno o falliranno, si vedrà alle elezioni politiche, dove han sempre dato il meglio. Li davano già per morti nella culla e da allora il loro funerale viene annunciato un paio di volte all’anno. Poi, quando meno te lo aspetti, tornano su, come i fenomeni carsici. In questo Conte, il politico più sottovalutato del secolo, è il più grillino di tutti. Il loro motto è quello di Mark Twain quando lesse il suo necrologio sui giornali: “Spiacente di deludervi, ma la notizia della mia morte è fortemente esagerata”.
L'Amaca
Aspettare e sorridere
DI MICHELE SERRA
Avendo la convinzione (antica) che esista una spiegazione razionale per tutte le cose, ogni tanto leggo ancora qualche articolo sul dissidio Conte/Grillo e sulla situazione interna dei Cinquestelle. Ma ci capisco poco, forse perché mi manca la chiave politica per decifrare una vicenda che, almeno in teoria, dovrebbe riguardare la politica. Là dentro tutto è diverso e tutto misterioso: non valgono destra e sinistra, movimentismo e governismo, lite sulle alleanze, non vale alcuna delle categorie che fin qui, grosso modo, ci hanno aiutato a capire perché i partiti si scontrano tra loro e perché dentro i partiti si litiga e ci si divide.
In questo senso la storia del Movimento è coerente con i suoi presupposti. C’è, fino dai primi passi, qualcosa di extra-razionale, di emotivo e quasi di esoterico (i vaniloqui galattici del co-fondatore Casaleggio, la mitizzazione del web come “nuovo mondo”) che impedisce ai comuni mortali di orientarsi. Tappa dopo tappa, si capisce solo che l’idea sostitutiva enunciata dal tonante Grillo delle origini (ci sostituiremo a tutti i partiti, di destra e di sinistra) sta funzionando, ma all’inverso, nel senso che destra e sinistra stanno riassorbendo inesorabilmente ilbig bang del 2013, e dunque prima o poi sostituiranno il Movimento.
Nel frattempo è quasi ammirevole la fatica di Schlein, che giustamente si sente in dovere di fare i conti con quella strana creatura pur sempre nata dall’ambientalismo e dalla buona volontà civica (mettersi in gioco in prima persona nella gestione della cosa pubblica non è mai una scelta biasimevole), ma non sa, e nessuno può saperlo, per quanti anni o mesi sopravviverà, cosa diventerà, come vorrà spendere i voti, non pochissimi, dei quali ancora dispone in Parlamento e nel Paese. Credo di capire che la strategia di Schlein sia una sola: aspettare e all’occorrenza sorridere. Anche perché non può fare altro.
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