Finisci il tuo intervento, dici quello che vogliono sentirti dire, e poi ti accorgi di essere solo un semplice attore!
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 28 settembre 2024
Come stanno le cose
Asilo Aventino
di Marco Travaglio
L’altro giorno, siccome la Schlein aveva detto No, il Pd è riuscito a votare Sì alla risoluzione del Parlamento sui missili contro la Russia in 8 modi diversi. E si pensava che fosse un record ineguagliabile. Ma mai sottovalutare quella parodia di partito che pensa di essere democratico solo perché ognuno fa come gli gira. Infatti l’altroieri i dem si sono di nuovo superati. Siccome il Cda Rai è scaduto a maggio e va rinnovato secondo la legge voluta da Renzi e votata dal Pd nel 2015, il Pd e Renzi non hanno votato quello nuovo. Erano sull’Aventino col fu Calenda a ululare alla luna e ad accusare di “tradimento”, con tutti i media al seguito, chi rispetta la loro schiforma senz’averla votata, mentre loro che l’hanno votata e governato per 6 dei 9 anni seguenti senza cambiarla, fingono che non esista e non sia roba loro, ma della destra. Purtroppo la destra ha applicato la loro legge: Cda di 7 membri, di cui 4 eletti dal Parlamento (2 alla maggioranza e 2 all’opposizione, se si mettono d’accordo, sennò la prima ha i voti per prenderseli tutti e 4), 1 dai dipendenti e 2 dal Mef (cioè dal governo) come Ad e come presidente (quest’ultimo eletto dai due terzi della Vigilanza). Quindi 4 alla maggioranza, 1 ai dipendenti e 2 all’opposizione (se partecipa). Oltretutto il Cda scaduto era quello di Draghi. Solo che poi l’Ad pidino Fuortes se n’è andato un anno prima in cambio del San Carlo di Napoli (che però era occupato, allora gli han dato il Maggio Fiorentino), e il Mef l’ha sostituito con Sergio; e la presidente renziana Soldi è fuggita a luglio. Peraltro TeleRenzi e TeleDraghi avevano occupato tutte e tre le reti e i tg, mentre TeleMeloni ha lasciato al Pd il Tg3, i Palinsesti e decine di poltronissime e vicepoltronissime.
Per essere ancor più credibili nell’epica pugna contro TeleMeloni, Elly e i suoi astuti suggeritori hanno avuto questa ideona: l’intera opposizione doveva disertare il voto sul nuovo Cda, così le destre lasciate sole avrebbero fatto strike (7 su 7). E, ogni volta che l’opposizione avesse tuonato contro l’occupazione della Rai, le avrebbero risposto: “Ma siete stati voi a imporci di occuparla, prima con la schiforma e poi col rifiuto di eleggere i vostri consiglieri”. Per fortuna non tutta l’opposizione fa politica come all’asilo d’infanzia, a base di capriccetti e gné-gné: 5Stelle e Avs, da sempre contrari alla schiforma Pd-Renzi, hanno presentato le loro riforme, ne hanno fissato con la presidente Floridia la discussione in Vigilanza e, nell’attesa, hanno rispettato la legge vigente. Così nel nuovo Cda Rai siedono anche due sentinelle della minoranza: una indicata dal M5S, l’avvocato Di Majo; e una da Avs, Roberto Natale, ex portavoce della Boldrini e vicinissimo al Pd. Che riesce ad agguantare poltrone anche quando non c’è.
L'Amaca
Un Aventino che vede lontano
DI MICHELE SERRA
Schlein (e con lei Renzi e Calenda) ha fatto benissimo a non partecipare alla scelta dei nuovi quattro consiglieri della Rai eletti dalle due Camere. È da molti anni che il mortificante controllo dei partiti sulla televisione pubblica viene considerato (da tutti, ma solo a parole) controproducente per la Rai e imbarazzante per la penosa ricaduta in termini di favori agli amici degli amici. E sono anni che si sente dire: bisognerebbe che qualcuno facesse un passo indietro. Ma alla fine, per la serie “comincia tu”, nessuno lo fa.
Adesso qualcuno lo ha fatto, e i calcoli sul grado di convenienza politica di questa scelta, che di fatto consegna questo Cda al governo senza colpo ferire, suonano piuttosto cinici e parecchio miopi. Cinici perché dovrà pure esistere una qualche questione di principio in base alla quale mettere da parte, almeno una volta ogni tanto, gli interessi di bottega. Miopi perché l’entrata in vigore delle nuove normative europee sulla libertà dei media e sul loro assetto (Media Freedom Act) potrebbe rendere illegittimo, di qui a breve, non solo questo Cda, ma l’intera procedura di nomine che ha fino a qui mantenuto la Rai sotto lo stretto controllo dei partiti politici.
Ovviamente, questa Rai a trazione sovranista sarà invogliata a considerare una inutile interferenza le normative europee: a casa propria ognuno fa come gli pare. La questione è legalmente molto intricata, ma se avesse ragione Schlein (“questo Cda è già fuori legge”), avrebbe avuto ragione due volte. La prima uscendo da quel decrepito mercato, la seconda vedendo che quel mercato viene finalmente chiuso perché disonora i principi di autonomia e libertà dell’Unione Europea.
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