lunedì 12 agosto 2024

Solo per esternare



Giuro che non volevo occuparmi di lei, sopravalutata manager dell’aria fritta, che recentemente ha chiuso il suo negozione per riccastri a Milano - godo! - 
Non ne avrei voluto più parlare, mi ansia solo guardarla, detesto la sua voce, il suo sorriso, i pensieri camuffati; riconosco che seppe sfruttare l’allocco coabitante in ognuno di noi con abilità indiscutibile, riuscendo a vendere pure l’acqua griffata dal suo marchio a nove euro al litro - e qui apro una piccola parentesi: tutti gli acquirenti dell’acqua Ferragni, uno stato serio, li avrebbe sottoposti ad un Tso per manifesta incapacità mentale. - 
E quindi? Perché ne parlo? 
Leggendo giornaletti pare che la Pandoratrice abbia recentemente fatto amicizia con Giulia Luchi, madre di due bimbi e sposata con Silvio Campara e pare che, mentre chattava con la moglie, che dal canto suo cercava di rincuorarla per le note vicende giudiziarie, dall’altro polpastrello avviava una liason col marito, il quale avrebbe perso la testa per l’influencer. 
Capite la bassezza del personaggio? Capite la pochezza, l’impalpabilità di questa biondina pure sgraziata? 
E il mondo di merda che ne celebra le gesta? 
E chi la incensa ancora? 
Sono basito! Personaggetti come questa venditrice di vuoto pneumatico dovrebbero evaporare, liofilizzarsi, scomparire dal proscenio. Tranquilli! Non ne sentiremmo la mancanza. Tutt’altro!

Gran finale olimpico




Grandissimo Flagello




Sempre lui!

Palio

 

Il Palio è patrimonio di tutti, anche di chi non lo capisce
SIENA E IL SUO SIMBOLO VIVO - Non solo cavalli. Per i “nemici” è uno show crudele. Le contrade invece sono disposte “alla guerra” per difenderne il valore. Che ora lo Stato riconosce per la prima volta
DI TOMASO MONTANARI
Perché esista un “patrimonio culturale” deve esistere una “comunità patrimoniale” che, lungo i secoli, dia senso a quel patrimonio, e da quel patrimonio a sua volta attinga senso: un circolo virtuoso che, nei casi migliori, si apre a comunità più vaste, e infine all’intera comunità umana. È il caso del Palio, che venerdì prossimo conoscerà uno dei suoi due culmini annuali: la carriera in onore della Madonna Assunta, unica regina di Siena. In tempi in cui l’ignoranza e la stupidità trovano nella rete un potentissimo catalizzatore, anche il Palio ha i suoi irriducibili nemici: la stragrande maggioranza dei quali non sa di cosa sta parlando. Il Palio non è una corsa di cavalli: è un sistema culturale complesso e secolare che ha condensato su un piano simbolico la vita culturale, sociale e politica di una orgogliosa capitale che si vedeva privata del suo Stato. Siena ha saputo riprodurre il cosmo intero nel suo microcosmo urbano, e le sue diciassette contrade sono divenute altrettanti popoli sovrani, pronti – e qui è il prodigio, e anche la straordinaria attualità – a farsi ogni anno una guerra rituale nelle due corse in Piazza del Campo, e subito a stringersi in una pace, superiore e comune, che è quella della città – la Siena il cui “Palio dura tutto l’anno”, come recita una massima chiave per capire la festa senese e il suo valore.
Il mondo semantico e rituale del Palio tiene insieme spazio e tempo, segnando il calendario senese e consacrando il tessuto della città: pietre e popoli vi si saldano, in una densità di testi, letterali e metaforici, che è difficile sospettare finché non la si conosca. Un autentico e complesso patrimonio culturale, materiale e immateriale, che ora la Repubblica italiana ha, per la prima volta, riconosciuto come tale, tutelandolo in attuazione del mandato costituzionale (articolo 9: “La Repubblica … tutela il patrimonio storico e artistico della nazione”). Dopo un lungo lavoro di un comitato scientifico, l’Istituto centrale per il patrimonio immateriale ha notificato al Comune e al Magistrato delle Contrade la pubblicazione dei diciassette decreti di dichiarazione di interesse culturale particolarmente importante delle testimonianze materiali dell’espressione dell’identità culturale collettiva “Palio di Siena”. Con una procedura inclusiva, e innovativa, le comunità contradaiole hanno partecipato alla stesura del “vincolo”, scegliendo ciascuna un oggetto (bandiere o tamburi) da tutelare materialmente, in una rete che rendesse concretamente e simbolicamente tangibile la tutela del patrimonio-Palio, fatto di strade, chiese, musei, fontane, canti, riti, storie, cene, amori, odi, ricordi… Appare a tratti vertiginoso riuscire a tenere insieme, e a definire come patrimonio culturale, un simile, inafferrabile, palinsesto plurisecolare di “cose” e pensieri: ma è proprio questa la realizzazione della più alta idea di patrimonio, quella del “contesto”. Alla fine del Settecento, il francese Antoine Quatremère de Quincy spiegava ai suoi connazionali, e a tutta Europa, che “il vero museo di Roma si compone, è vero, di statue, di colossi, di templi, di obelischi, di colonne trionfali, di terme, di circhi, di anfiteatri, di archi di trionfo, di tombe, di stucchi, di affreschi, di bassorilievi, d’iscrizioni …: ma nondimeno è composto dai luoghi, dai siti, dalle montagne, dalle strade, dalle vie antiche, dalle rispettive posizioni delle città in rovina, dai rapporti geografici, dalle relazioni tra tutti gli oggetti, dai ricordi, dalle tradizioni locali, dagli usi ancora esistenti, dai paragoni e dai confronti che non si possono fare se non nel paese stesso”.
Ecco, è esattamente questo intreccio che si tutela, ora, a Siena: un contesto coeso, ancora vivo e visibilissimo. Il Comune ha giustamente sottolineato che “la ricerca ha fatto emergere, entro una comune cornice di senso e di pratiche, la pluralità dei punti di vista e la specificità di ciascuna realtà. I vincoli emessi non sono volti a una sorta di “congelamento” degli oggetti stessi, ma intendono preservarne e garantirne usi e significati correnti, valorizzando il loro legame con il patrimonio culturale immateriale del Palio di Siena, con la storia delle Contrade e con la vita delle persone che li hanno costruiti, cuciti, utilizzati, suonati, vissuti e, in qualche modo, messi in valore nel tempo, e continuano a farlo tuttora”. Se aveva ragione Carlo Levi, se “il primo dei caratteri che distinguono l’Italia è quello di essere il Paese dove si realizza, in modo più tipico e diffuso e permanente che altrove, la contemporaneità dei tempi”, allora in pochi luoghi come a Siena ciò è evidente. La circolarità della corsa del Palio suggerisce proprio questo: la saldatura tra il passato e il presente. È un volo, un giro di trottola nel quale ogni cosa è chiamata a convenire, e a dissolversi. Un sortilegio di fronte al quale Eugenio Montale esclamava: “E tu dimentica! Dimentica la morte”.

Post olimpico

 

La Penisola del tesoro
A Parigi 40 podi ma più ori di Tokyo Tre titoli nel comune di Roncadelle Al Quirinale anche i quarti classificati
DI MAURIZIO CROSETTI
Fratelli di Roncadelle, l’Italia s’è desta. Comune di Roncadelle, provincia di Brescia, tre ori olimpici (Alice Bellandi, judo, Giovanni De Gennaro, canoa, Anna Danesi, pallavolo) e 9.248 abitanti. L’India, un miliardo e 400 milioni di persone e zero ori. Roncadelle ne ha vinti tre come Romania e Brasile, due più dell’Argentina. Siamo l’Italia di Roncadelle, e quante Roncadelle ci sono in Italia? Il municipio, l’ufficio postale, qualche rotonda, l’ipermercato, la biblioteca. Stringiamci a coorte proprio lì, di fronte al bar del centro.
Quante geografie anche umane racconta l’Italia dei Giochi. Mica siamo venuti a giocare. Fellini diceva che bisogna avere la serietà dei bambini quando giocano. Quaranta medaglie (in 20 discipline), come i ladroni di Alì Babà: apriti Sesamo, che la grotta è piena d’oro. Stessa cifra di Tokyo, quando sembrava fantascienza, ma due ori e tre argenti in più, con cinque bronzi in meno. Il metallo si è impreziosito grazie ai Cagliostri in tuta.
Siamo una superpotenza sportiva, sempre più. Strano, perché guardando le palestre delle nostre scuole non si direbbe. Ma finalmente la parola “sport” è entrata nella Costituzione, non tutto è perduto, e comunque la salute sportiva di una nazione non si pesa soltanto su un podioogni quattro anni, in realtà tre dopo il Giappone che slittò in avanti dal 2020 al 2021 per Covid. La mappa dei vincitori ci spiega una cosa molto importante: tra tutti gli ori di Tokyo, soltanto i velisti Tita e Banti si sono confermati. Certo, sarebbe bellissimo poter dire la stessa cosa per Jacobs o Tamberi, ma avere vinto 22 medaglie d’oro in tre anni con 21 protagonisti diversi racconta un paese che si muove, cresce e non vive di rendita. Non abbiamo più polizze di sicuro incasso come Vezzali o Campriani, ma un ricambio continuo che significa presente e futuro: i semi di Los Angeles 2028 sono già ben piantati in terra, stanno spuntando foglioline più verdi della speranza.
Mai così tanti atleti, 402 in quell’elegantissimo blu notte, lo sfondo migliore per osservare le stelle e noi ne siamo pieni. Le donne hanno vinto il doppio degli uomini, e tutti sono statiformidabili nel raggiungere le finali: è accaduto ottanta volte, contro la cinquantina di Tokyo.
Le terre delle medaglie hanno una distribuzione che continua a riflettere l’evidente disparità di condizioni, ricchezza, possibilità di accesso e strutture tra nord, centro e sud. La Lombardia (di Roncadelle...) è le regione più medagliata (14), davanti a Toscana (11), Veneto (😎 e Piemonte (7). La prima regione del sud è la Sicilia (4). Strade e mappe virtuose si snodano soprattutto in provincia, e questo vale per l’intero paese: sono tutto sommato pochi i campioni metropolitani. In sei sono nati all’estero, e molti sono italiani di seconda o terza generazione: questo sì racconta l’Italia in movimento verso il domani, la forza di una nazione piena di risorse, energia e bellezza a dispetto di quelli che non capiscono, sempre meno per fortuna, nonostante certa politica (tra l’altro, la politica allunga sempre più le mani sul Coni).
Infine, siamo primi anche nei quarti posti (20): contando le finaline nel judo e nel taekwondo, dove per regolamento se vinci sei terzo e se perdi quinto, diventano 25 i bronzi sfumati per poco o nulla, e tutti saranno ricevuti al Quirinale. Ma smettiamo di sminuirle come medaglie di legno. Il legno ci dà boschi, oggetti, calore, libri. Il legno ci dà gli alberi e i fiori.

È solo Bruno



Dovete capirlo, è solo Bruno! 
Può sembrare un post alla Vannacci, ma non è così. Bruno è solo slurp slurp. Tutto qui. Ci fosse stata al potere Elly ad esempio, Bruno avrebbe scritto altre cose, all’opposto di queste cazzate, che non sono sue. 
Evidenziare il colore della pelle, portare ad esempio d’integrazione due ragazze nate in Italia, italiane, perfettamente italiane. 
No, sono concetti che non appartengono a Bruno. È, al solito, lo slurp slurp che lo danneggia. Che volete farci: è Bruno!