domenica 28 luglio 2024

L'Amaca

 

Un reality al quale non siamo iscritti
DI MICHELE SERRA
Ma come è possibile che il colloquio di un carcerato con i genitori, privo di qualunque rilevanza giudiziaria, finisca sui giornali? Sono io che non capisco più come funziona il mondo dei media (ipotesi da non escludere) o è il mondo dei media ad avere perduto ogni scrupolo, e un clic in più vale qualunque intrusione?
Filippo Turetta ha commesso un delitto atroce del quale si conosce ogni dettaglio, ogni risvolto psicologico, ogni colpo inferto a Giulia Cecchettin. Se ne è parlato per mesi, e soprattutto grazie alla sorella e al padre della vittima se ne è parlato con limpidezza e lucidità: come di un delitto a suo modo “politico”, non un fattaccio da sbattere in prima pagina per pura morbosità. Ne è seguita una grande e speriamo utile ricaduta nel dibattito intorno ai generi, i maschi fragili e violenti, le femmine stanche di pagarne il prezzo.
Non esiste ulteriore necessità di prova, non esiste dubbio, tutto è tragicamente chiaro, il movente, l’esecuzione, il furibondo accanimento. Perché rendere pubblico, mesi dopo il delitto, quello che dicono all’assassino il padre e la madre visitandolo in carcere, una prevedibile, pietosa, ordinaria, inevitabilmente ipocrita forma di soccorso che i genitori cercano di offrire al figlio assassino? Non ho idea di cosa direi a un figlio in galera, probabilmente le solite strazianti balle che gli servirebbero a conservare un lumicino di fiducia nel futuro; certo considererei una odiosa violenza che qualcuno (esclusi gli inquirenti) leggesse nero su bianco le mie parole. C’è ancora qualcosa che, per rispetto umano, può rimanere privata, o siamo destinati a vivere come i concorrenti di un gigantesco reality al quale non ci siamo mai iscritti?

sabato 27 luglio 2024

Per fortuna che leggo!




Crosettiano




Neo martire




Cattiveria




Democrazia stellata

 

Troppo democratici
di Marco Travaglio
Per capire cosa intendano per “democrazia” gli Stati Uniti, basta il costo della campagna elettorale: 14 miliardi di dollari, il Pil del Nicaragua, o del Mozambico, o della Namibia, o della Palestina. Ma pure il discorso d’addio di Joe Biden, che rivendica “la promessa di essere sempre onesto e di dirvi la verità”. Poi però non spiega mai perché rinuncia a una candidatura decisa non da lui, ma dall’87% gli elettori alle primarie tra gennaio e giugno. Tant’è che il 23 aprile annunciò la ricandidatura, malgrado tutti sapessero (il WP l’aveva scritto già il 12 settembre) che non era in condizione neppure di ultimare il mandato, figurarsi di governare altri quattro anni. Tre settimane fa ribadiva: “Gli elettori dem hanno votato e mi hanno scelto come candidato”. Una malattia improvvisa? Non risulta. Una settimana fa diceva: “Mi ritiro solo se me lo chiede il medico”, che però non gliel’ha chiesto. Infatti, nel discorso del ritiro, s’è detto certo che “i miei risultati, la mia leadership nel mondo, la mia visione del futuro meritassero un secondo mandato”. Poi, con un salto logico incompatibile col presidente onesto e sincero, ha aggiunto che “niente, neppure l’ambizione personale, può ostacolare la salvezza della democrazia”. Ergo – chissà perché – “passo la torcia a una nuova generazione”: cioè alla “nostra grande vicepresidente Kamala Harris”, mai votata alle primarie né ancora investita dalla Convention, ma indispensabile per non perdere le milionate già sganciate dai finanziatori al ticket Biden-Harris, che deve restare in corsa almeno al 50% per mantenerle.
Che un rimbambito non sappia di esserlo (specialmente se gli alleati gli obbediscono come se fosse lucido), ci sta: altrimenti non sarebbe rimbambito. Infatti non ci pensa neppure a sloggiare subito, come dovrebbe fare chi confonde Zelensky con Putin e se stesso con la Harris(“Sono il primo vicepresidente donna”). E sostiene restando serio che “per la prima volta in questo secolo gli Usa non sono in guerra in nessuna parte del mondo”. Ma c’è un limite anche alle bugie: tutti sanno che, oltre all’ambizione e alla sete di potere sua, della moglie e dello staff che comanda al posto suo, e alla paura per il figlio-mariuolo Hunter senza più il padre-padrino alla Casa Bianca, il primo motivo della sua cocciuta resistenza era la scarsa stima per la Harris. Biden l’ha nascosta per quattro anni come un impiastro e ora dice: “Il bello dell’America è che non governano re o dittatori, ma il popolo” con la sua “libertà di voto e di scelta”. Ma il popolo aveva scelto lui e ora si ritrova la sua vice scelta da lui, dall’intrallazzona Nancy Pelosi e dalle Dynasty Clinton e Obama. Se questi sono i difensori della democrazia minacciata da Trump, povera democrazia.

L'Amaca

 

Il fascismo è roba per vecchi
DI MICHELE SERRA
Il post dell’anziano colonnello dell’Aeronautica, magrolino e livido, in uniforme nazista, con la minacciosa didascalia “sinistrorsi vi aspetto”, mette una irrimediabile malinconia. Non viene neanche voglia di pigliarlo per i fondelli, anche se Mel Brooks lo avrebbe sicuramente scritturato come comparsa del suo irresistibile Springtime for Hitler .
Si allargano le braccia, si riflette sulla prolungata sofferenza che questo signore, dipendente pubblico, deve avere provato spendendo una vita intera al servizio di una Repubblica che disprezza e di una Costituzione che spergiura, e ci si affaccia, avendone voglia, sul pozzo di frustrazione che può averlo spinto a travestirsi da cattivo — a quell’età, poi — per ingannare il tempo.
Sono gli effetti collaterali dell’ascesa al governo dell’estrema destra. Non direttamente imputabili a Meloni, per carità, ma insomma, da quando a Palazzo Chigi ci sono quelli di Colle Oppio è tutto un fiorire di saluti romani, un batter di tacchi di aspiranti gerarchi, nei social il nero spicca e per le strade di Roma i plotoni di ultras fascisti ambocurve (Roma e Lazio) che cantano Faccetta Nera sono ormai paesaggio capitolino, come le fontane e le carrozzelle.
Perché questo corteo in maschera si levi di torno, basta aspettare: i ventenni, nell’intero Occidente, sono in larga maggioranza di sinistra, mentre i capi ultras, così come i luogotenenti di Meloni, sono millennials ormai stempiati e con pancetta incipiente.
Il fascismo è roba per vecchi. Nell’attesa, sarebbe confortante sapere che anche i pensionati nazi hanno una moglie, o un amico, o una figlia, che li soccorra nella maniera più semplice e pietosa: «Papà, ma perché, alla tua età, ti rendi ridicolo in pubblico?».