venerdì 31 maggio 2024

Slurp Slurp!

 


Gioggia!

 

Meloni una del popolo? Per ora sta con le élite
DI DANIELA RANIERI
Non c’è dubbio che Giorgia Meloni sia una “del popolo”: come da autobiografia-best seller, per natali e formazione non la si può certo annoverare tra le figlie della borghesia progressista e cosmopolita. Certo, essere diventata ministra di Berlusconi a 31 anni, sebbene in un ministero di pura propaganda (“della Gioventù”, chissà perché non “della Giovinezza”, primavera di bellezza), fa scricchiolare il racconto della underdog che, salita sulla metro a Garbatella, arriva a Palazzo Chigi per prendere la campanella dalle mani di Mario Draghi.
Sul vanto di essere della parte del popolo contro i salotti radical chic Meloni ha impostato la campagna elettorale per essere eletta al Parlamento europeo dove non andrà: chiede agli elettori di scrivere “Giorgia” sulla scheda (come se il popolo non avesse cognome, come se i popolani non si firmassero anzi prima col cognome: “Meloni Giorgia”), si fa beffe di chi la accusa di aver occupato la Tv fingendo che l’egemonia dei suoi ministri-intellettuali (Sangiuliano, Lollobrigida, Pino Insegno) goda davvero di consenso popolare; poi, per stare vicina al popolo e non alle élite manettare, manda a prendere un ergastolano a Miami con un Falcon 2000 e lo riceve in aeroporto con tutti gli onori come un eroe, un patriota (ha solo ammazzato un cristiano: basterà per farlo almeno sottosegretario?). Forse spera che pochi, tra chi la ama (“fuoriclasse”) e chi la odia (“fuoriclasse fascista”), si prendano la briga di elencare le sue contraddizioni.
Provvediamo. Bloccando il decreto sul Redditometro, ha detto che l’obiettivo del governo è “contrastare la grande evasione, non vessare le persone comuni”, come se le persone comuni non usassero beni e servizi destinati alla collettività e come se pagare le tasse volesse dire essere vessati. Del resto un anno fa definì le tasse “pizzo di Stato”: “L’evasione devi combatterla dove sta, big company, banche, non sul piccolo commerciante a cui chiedi il pizzo di Stato perché devi fare caccia al reddito”. Cioè, lo Stato perpetra il racket sui cittadini esattamente come i mafiosi sui commercianti. Ma ammettiamo che Meloni voglia chiudere un occhio sui piccoli evasori perché intende colpire le banche, come si concilia tale proposito con la retromarcia del governo sulle tasse sugli extraprofitti delle banche, annunciata ad agosto come “misura di equità sociale” e serenamente rimangiata a settembre, con sollievo di Mediolanum della proletaria famiglia Berlusconi? Puntare ai voti degli evasori (medici, tassisti, commercianti No Pos), che evadono un totale di 100 miliardi di euro, è pur sempre una strategia, ma sulle spalle del popolo che paga le tasse.
In merito al referendum sul premierato, Meloni ha detto che “sarà il popolo a parlare” (come no: dai carburatoristi della Magliana alle parrucchiere del Tufello, il popolo non chiede che di poter eleggere direttamente il premier, come hanno fatto in Israele prima di accorgersi che era una barzelletta) e che “il mondo della conservazione, i salotti radical chic, si muoverà contro” (Renzi li chiamava “professoroni”, “archeologi travestiti da costituzionalisti”, etc.). Ma non si era autonominata, Meloni, leader dei conservatori? Nel 2021, quando voleva eleggere Berlusconi presidente della Repubblica, lanciò il Manifesto dei conservatori ad Atreju (festa patriottica basata su un romanzo fantasy tedesco, vabbè), a “difesa dei valori fondamentali per la società, come la famiglia” (e chi meglio di Berlusconi a difesa della famiglia tradizionale) e per “difendere le nostre nazioni dai tentativi di privarle dei loro poteri”.
Missione fallita: il ministro dell’Economia Giorgetti ha firmato a dicembre il Patto di Stabilità (deciso in un vertice privato tra Germania e Francia) che rischia di spingerci alla recessione incaprettandoci con tagli per 12,5 milioni l’anno fino al 2031, soldi che non verranno sottratti agli armamenti (ci siamo impegnati con la Nato per l’aumento al 2% del Pil per le armi, 13 miliardi l’anno), ma alla Sanità pubblica e al welfare. Meloni voleva scardinare le élite, scavare come la talpa di Marx sotto l’orto dei padroni del neoliberismo, e poi, diventata capa del governo, ha fatto tutto quello che volevano le élite europee, dal firmare diligentemente gli invii di armi all’Ucraina al prendere il tè con la Von der Leyen al dolce suono dei missili Samp-T.
Infine, l’aporia fondamentale: come può una del popolo affamare i poveri, togliendogli il Reddito di cittadinanza, come volevano Renzi e Confindustria? Parliamo di un milione di famiglie (Istat) che hanno visto annullarsi o ridursi il sussidio (i poveri, 5,6 milioni di persone, non votano e comunque sono meno degli evasori). Con quale popolo parla Giorgia? Farebbe bene a tornare nei mercati rionali, invece di vantarsi nelle sue scenette comiche di aver tenuto a bada i mercati finanziari con lo spread, il feticcio delle élite contro cui diceva di battersi.

Attorno al finzione

 

Amedeo Nazzari è vivo
di Marco Travaglio
Il 28 luglio anche il Venezuela andrà alle urne per le elezioni presidenziali e sulla scheda svetta per 13 volte il faccione del presidente Nicolas Maduro, candidato da altrettanti partiti al terzo mandato. I suoi rivali sono dieci, alcuni dei quali compaiono due o tre volte perché rappresentano diverse liste (perlopiù civetta). La scheda fa ridere il mondo della sedicente democrazia venezuelana. Ma è meglio conservare qualche ironia per quella italiana, che alle Europee la insidia da vicino. Noi dovremo scegliere fra una decina di liste, di cui quattro guidate da leader che si candidano per finta, avendo già detto che rinunceranno al seggio europeo per non mollare quello italiano: FdI con la Meloni (premier e deputata, ergo doppiamente incompatibile), il Pd con la Schlein, FI con Tajani, Azione con Calenda. Poi c’è Stati Uniti d’Europa, guidata da Bonino (che nel 2019 si candidò in Ue e non ci mise piede) e Renzi (che ha promesso di rinunciare al seggio senatoriale per quello europeo, ma è un habitué degli impegni traditi).
Si dirà: c’è una bella differenza con Maduro. Sì, ma a suo vantaggio. Maduro si ricandida sul serio. I nostri quattro leader lo fanno per truffare gli elettori: chi li vota non elegge loro, ma qualcuno che neppure conosce e non può sapere chi sia (i seggi saranno ripartiti con complicati calcoli di preferenze e resti). A Otto e mezzo, l’irresistibile Calenda ha confermato che chi si candida a un incarico per poi non ricoprirlo “prende in giro gli elettori”. Infatti lui si candida a un incarico per poi non ricoprirlo. Ma lo fa perché lo fanno anche altri: non potendo tollerare la concorrenza sleale dei truffatori, truffa anche lui. Però è pronto a votare una legge che lo vieti a tutti: cioè vorrebbe vietare domani ciò che lui sta facendo oggi perché non è ancora vietato. In questa gara a chi truffa di più, svetta ovviamente Forza Italia, in omaggio al fondatore-frodatore. Nel manuale d’istruzioni per elettori e portatori di voti si raccomanda di scrivere sulla scheda “Silvio Berlusconi” e poi, volendo, una donna e un uomo. Essendo morto, sepolto e cremato da un anno, è piuttosto improbabile che B. possa onorare il mandato: quindi la preferenza è nulla. Ma non la scheda, visto che il famigerato cognome fa parte del simbolo Forza Italia-Berlusconi Presidente (di cosa, non è dato sapere: forse dell’Ade). Il che garantisce a FI i voti di chi non crede alla morte di B. o non ne ha avuto notizia. Nel celebre sketch di Veltroni e Livia Turco, Corrado Guzzanti avvisava i compagni della mozione “A. Nazzari”: “Amedeo Nazzari è morto! E porca miseria: era perfetto, ma è morto. Ho pensato di candidarlo anche da morto, ma non è possibile: bisognava fare una riforma”. Ecco, ora mi sa che hanno fatto anche quella.

giovedì 30 maggio 2024

Sognando

 


Basilando

 

I patetici Macron-Scholz e l’italietta a rimorchio
DI ELENA BASILE
“…arti che penzolano senza vita mentre i genitori li tengono davanti alle telecamere, urlando, piangendo, supplicando disperati… prima non lo sapevo. Ora lo so… questo è ciò che la nostra classe dirigente ha deciso che è normale…”, Tim Foley scrittore britannico. Un testo di una bellezza struggente che non posso riportare integralmente.
Siamo sgomenti di fronte all’ennesimo eccidio di innocenti a Rafah. Siamo sgomenti di fronte al terrorismo di Stato che imperversa in Medioriente utilizzando l’alibi del terrorismo di Hamas. Siamo sgomenti di fronte al terrorismo di matrice israeliana e atlantica che ha colpito Fico, premier slovacco, Mosca 200 morti, Teheran altre centinaia di vittime civili. Siamo sgomenti che la nostra civiltà liberale, la nostra difesa dei diritti umani e delle politiche umanitarie stia lasciando il posto a qualcosa d’altro, di ibrido e violento, difeso dalle classi dirigenti moderate, democratiche a cui abbiamo dato fiducia. Col metodo della rana bollita, ci addormentano, ci distraggono e pochi di noi sono consapevoli del cammino intrapreso. Negli anni Trenta pochi si rendevano conto di cosa stava accadendo alla Germania. Ingoiamo tutto. I bambini agonizzanti e le menzogne di Biden che se volesse potrebbe far cessare la guerra in questo istante. Certo, dovrebbe rinunciare alla sua carriera politica, prendendo le distanze da Netanyahu. Ingoiamo questa stucchevole commedia: l’Occidente che piange per Rafah e resta complice di Israele. Ingoiamo il massacro di ucraini svenduti dalle classi dirigenti ucraine agli interessi angloamericani. Ingoiamo l’escalation che ci incammina verso un conflitto aperto con una potenza nucleare.
Se le nostre armi colpiranno il territorio russo e una coalizione di Stati europei come Svezia, Polonia e Francia invierà truppe regolari per combattere contro la Russia, Mosca non avrà remore ad allargare il conflitto. In Europa liberali, democratici e falsi socialisti, moderati di destra e destra estrema hanno abbracciato la più nauseabonda retorica militarista e hanno difeso la politica destabilizzatrice della Nato alla frontiera orientale dell’Europa, accerchiando la Russia, tentando un cambiamento di regime, erodendo il potere di Mosca a suon di sanzioni, una guerra economica illegale e il sequestro contro il diritto internazionale di fondi russi. L’esasperato soggettivismo ci ha portato a Nietzsche, al nichilismo e alla ideologia nazista. La verità invece esiste. La Russia ha finora reagito alle azioni occidentali: colpo di Stato a Maidan, guerra economica, spedizioni punitive nel Donbass, rifiuto occidentale delle proposte di mediazione del dicembre 2021, cancellazione occidentale della mediazione raggiunta dalle delegazioni russa e ucraina nel marzo del 2022 in Turchia. La Russia risponde con annessione della Crimea, invasione dell’Ucraina ed escalation militare. Mosca reagisce alla destabilizzazione e all’attacco strategico della Nato.
Se ci saranno libri di storia in futuro, queste verità e le nostre responsabilità saranno accertate. A Gaza è evidente che le mani dell’Occidente siano sporche di sangue. Eppure le politiche del blob statunitense in Medio Oriente come in Russia obbediscono a logiche affini. I mostri a Gaza sventolano le loro macabre bandiere. In Ucraina si camuffano. Di fronte al crollo dei valori umanitari e democratici, mentre l’involuzione autoritaria ha ormai colpito l’Occidente libero l’estrema destra avanza, sdoganata dalle stesse classi dirigenti che fingono di combatterla.
L’asse franco-tedesco è in fin di vita nell’Europa polacca anche se qualche ex ambasciatore ci intrattiene con un vecchio catechismo: le opportunità della diplomazia italiana a divenire l’ago della bilancia tra gli interessi divergenti franco-tedeschi. La recessione tedesca e la genuflessione di Berlino e Parigi agli Stati Uniti è palese. De Gaulle, ma anche Mitterrand si rivoltano nella tomba. La Merkel, un cancelliere pragmatico, dalle visioni casalinghe, ci appare al paragone con Scholz una grande statista. La Polonia conta più della Germania per gli angloamericani che decidono le sorti dell’Occidente. Difficile immaginare un ruolo per l’Italietta atlantica, incapace di una politica autonoma nel Mediterraneo. Conoscendo l’indole italiana, poco incline dopo il fascismo a nuove avventure guerresche, Crosetto e Tajani fanno di tutto per rassicurare l’opinione pubblica. Eppure in un conflitto diretto noi saremo i primi coinvolti.
La visita di Macron a Berlino è patetica. Il carnefice del liberalismo tuona contro l’autoritarismo di destra. A noi resta una luce tenue nel buio: che le vere forze di opposizione alle guerre e alla degenerazione del mondo libero raccolgano i consensi di quel 60% che non va più a votare. Ai rassegnati va gridato “Indignatevi”, Hessel lo sapeva bene.

Redarguiti

 

Stronzeria differenziata
di Marco Travaglio
Che bel Paese sarebbe l’Italia se tutti i leader dell’opposizione, quando Vincenzo De Luca diede della “stronza” a Giorgia Meloni, avessero solidarizzato con lei e isolato lui finché non si fosse scusato. Invece tacquero al gran completo, a cominciare da chi più di tutti avrebbe dovuto censurare l’insulto del presidente campano alla presidente del Consiglio: Elly Schlein, segretaria del partito di De Luca. La quale, interpellata dai giornalisti sull’epiteto, non solo non insorse con i soliti argomenti usati quando viene offesa una donna (sessismo!), ma liquidò la faccenda fingendo di non capire la domanda: “Grazie, ho già risposto sull’autonomia differenziata” (“Che ore sono?”, “Non compro niente”). Ora ha ritrovato la favella, ma per stigmatizzare lo sketch inscenato dalla Meloni a Caivano (“Presidente De Luca, sono quella stronza della Meloni, come sta?”). Ed è riuscita a dire che “La Meloni si descrive da sola”. Quindi ha ragione De Luca: la è una stronza.
A quella caduta di stile, che raddoppia quella di De Luca e vi trascina l’intero Pd, avrebbe potuto rimediare Conte, restituendo un po’ di eleganza e di cavalleria a una battaglia politica degradata a lotta nel fango. Avrebbe potuto dire che De Luca è lo Sgarbi del Pd e ha avuto ciò che meritava: un guappo di cartone che non deve permettersi di insultare o di minacciare di morte chi lo critica o non gli va a genio, come fa da trent’anni indisturbato e impunito (“La Bindi ha fatto una cosa infame, da ucciderla”, “Di Maio, Fico e Di Battista, che vi possano ammazzare tutti”, “Salvini ha la faccia come il fondoschiena, peraltro usurato”, col contorno di “chiattona” e dito medio alla 5S Ciarambino, “cafona, fiore di bellezza e di freschezza” alla Camusso”, “Pippo Baudo con la frangetta” a don Patriciello). Invece Conte ha detto che la premier è “vendicativa e rosicona”, stigmatizzando anche lui la reazione, ma non l’azione che l’ha scatenata. E ha perso l’occasione di dare una lezione di stile a De Luca, alla Schlein e soprattutto alla Meloni, che in piena pandemia l’aveva chiamato “criminale”. Intanto, nei talk show, è tutta una lezione di bon ton con gli urletti di vergini violate che mai dissero “stronzo/a” e deplorano il degrado della politica e la perdita del decoro istituzionale: signora mia, dove andremo a finire con tutte queste parolacce. Pareva quasi che fosse stata la Meloni a dare dello stronzo a De Luca, e non viceversa. Forse qualcuno pensa che dare ragione alla Meloni le rare volte in cui ce l’ha indebolisca l’opposizione al suo terrificante sgoverno. Errore: sono proprio il settarismo, la faziosità, il tartufismo e il doppiopesismo della peggior sinistra che hanno issato Giorgia detta Giorgia a Palazzo Chigi. E la manterranno lì per un bel pezzo.

L'Amaca

 

Il pennarello della signora Haley
DI MICHELE SERRA
Che una donna americana di 52 anni, persona pubblica e con cariche politiche rilevanti, abbia potuto scrivere “finiteli!” su un missile israeliano, così come si firmano i palloni da calcio o le magliette, è così triste, così desolante, che si fatica a trovare le parole per dirlo. Non perché il missile sia israeliano, ma perché è un missile. Non perché Nikki Haley sia un esponente di punta della destra americana, ma perché è una donna, madre di due figli.
Di soldatacci che scrivono ogni possibile sconcezza, per farsi coraggio, sulle loro ogive scintillanti, è pieno il mondo. La sola maniera di combattere la paura della morte è urlare viva la morte. La guerra è una saga fallica, ed è solo quando ingoi il tuo sangue con la faccia nel fango che abbassi la cresta e invochi la madre: vorresti non avere mai lasciato le sue braccia. Dunque la foto di una madre, in jeans e maglietta, con l’aria della turista disinvolta, che si avvicina a una batteria di missili, vettori di morte anche per molti innocenti e per molti bambini, e esorta quella ferraglia all’annientamento del bersaglio (esseri umani), fa un effetto catastrofico. Nel senso letterale: è un annuncio di catastrofe.
Uomini e donne, da che mondo e mondo, hanno fatto anche molto di peggio, come tutti ben sappiamo. Eppure avevamo coltivato la piccola illusione, nell’ultimo paio di generazioni, che molto dipendesse dal testosterone, dal predominio millenario del maschio. E avevamo riposto qualche millesimo di grammo di speranza nelle donne, in quanto portatrici di vita. Poi arrivano le signore Haley con il pennarello carico, e il soffio di speranza si assottiglia ulteriormente.