Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 7 febbraio 2024
Robecchi!
Destra asociale. La dichiarazione di guerra è stata consegnata: ai poveri
di Alessandro Robecchi
La dichiarazione di guerra è stata consegnata nelle mani di alcuni milioni di italiani, quelli poveri, che si ostinano a esserlo e a rimanerlo, nonostante i proclami del clan famigliare al governo e le magnifiche sorti del Paese illustrate ogni sera dai cinegiornali Luce, un tempo detti Tg. Una sistematica opera di bonifica ai danni di una parte non esigua della popolazione, quella che fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, quella che – anche lavorando – si ritrova ai confini della soglia di povertà, o addirittura sotto. Tolto il reddito di cittadinanza a un milione di famiglie (a 400.000 via sms), dopo una campagna stampa trasversale durata anni tesa a descrivere ogni meno abbiente del Paese come un bieco truffatore, le famiglie con un sussidio sono oggi 288 mila, ma il sussidio sono due carote e un pomodoro, e per averlo bisogna avere un Isee di tipo sahariano: 6.000 euro all’anno, che in una città come Milano, per dire, non ti bastano nemmeno per andare alla Caritas in tram.
Alcuni – fortunelli – hanno ricevuto da Yo soy Giorgia una carta alimentare, una moderna carta annonaria, da 382,5 euro all’anno (1,04 euro al giorno, non scialate). Insomma, chi non ce la faceva, o ce la faceva a malapena con grande fatica, è stato prima preso a ceffoni dai giornali (i famosi fannulloni sul divano) e poi direttamente affamato dal governo. Chi ha fatto i conti stima più o meno un risparmio di 4 miliardi per i tagli al reddito e un esborso di mezzo miliardo per il caritatevole obolo di un euro al giorno, che fa un risparmio secco di 3 miliardi e mezzo: non volendo prenderli dagli extraprofitti delle banche – sacrilegio! – li si prende dagli extrasfigati, componente sociale in continuo aumento.
Naturalmente finché c’è la salute c’è tutto, e se la salute non c’è, cazzi vostri. Se ti serve un esame urgente o una cura veloce e non puoi aspettare un anno, e non puoi pagarti una sanità privata (tipo quella che possiedono i giornali che sostengono vibratamente Yo soy Giorgia) che ti devo dire, pazienza, verremo al funerale. Alla sanità sono finiti 3 miliardi, che andranno quasi tutti in contratti del personale, e undici italiani su cento rinunciano a curarsi per mancanza di soldi.
Il grande vanto e ostentazione della famiglia (sur)reale di Chigi Palace per la valanga di soldi destinati agli anziani è tragicomico. Un po’ perché si sventolano soldi che già arrivavano, e un po’ perché la platea è composta da ultraottantenni non autosufficienti, gravissimi, con un Isee inferiore a 6.000 euro: meno di trentamila persone nel 2025 e meno di ventimila nel 2026 (la strategia è puntare sulle esequie, insomma).
Però, per fortuna, si aiutano le donne. Oddio, non esageriamo. Forse era una buona idea quella della decontribuzione (fino a 3.000 euro lordi) per le donne che lavorano, poi però ecco la sorpresa: vale solo per le donne che hanno tre figli (tre!) e che siano lavoratrici assunte regolarmente a tempo indeterminato, nell’ecosistema italiano animali piuttosto rari. Se vuoi lo sconto sui contributi – ma solo per un anno – devi avere almeno due figli, se no zero. È una variante dei fannulloni sul divano: solo che qui si consiglia di stare sul divano a figliare. Tra l’altro, se hai un bambino solo, ti paghi l’asilo, perché per avere un contributo di figli devi averne almeno due, se no zero pure qui.
Questo è il contenuto della dichiarazione di guerra. Come andava di moda dire, c’è un aggressore e un aggredito, che nei cinegiornali della sera non si vede mai.
Stupidità
Una stupidità che fa il paio con la scelta del sindaco-fantasma di Roma, Roberto Gualtieri, e di alcuni dem di bloccare la cittadinanza onoraria per Julian Assange decisa da tutti i partiti con una mozione proposta da Virginia Raggi e dalla vera sinistra e votata (a fatica) persino dal Pd. Assange è perseguitato dagli Stati Uniti e dai loro servi per aver fatto il giornalista e svelato i loro crimini di guerra: recluso per sette anni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra e da cinque in un carcere britannico, fra privazioni e torture psicologiche indicibili. Ora rischia di essere estradato negli Usa e condannato a 175 anni di galera per aver pubblicato documenti veri. Il 20 febbraio l’Alta Corte del Regno Unito esaminerà il suo ultimo ricorso, l’ultima sua speranza di tornare libero. Un endorsement dalla capitale d’Italia (come quello del 2022 per Patrick Zaki) sarebbe un segnale importante, visti i silenzi dei governi turboatlantisti Draghi e Meloni. Ma ora il sindaco si proclama “neutrale” (tra un giornalista e chi l’ha ingabbiato per le sue notizie) e il Pd romano invoca “altre priorità” ben più urgenti di Julian: massì, lasciamolo estradare e seppellire in un carcere americano, poi magari ne riparliamo con calma. Sennò l’ambasciata Usa chi la sente. La prossima volta Assange si scelga meglio i nemici: si faccia arrestare in Ungheria.
L'Amaca