Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 20 settembre 2023
Sempre colpa loro!
Trova il colpevole. Caro benzina, bassi salari, affitti e mutui: paghino i migranti!
di Alessandro Robecchi
I sogni son desideri, cantava la Cenerentola di Walt Disney, ed è probabile che lo canti anche Giorgia Meloni, e poi ognuno ha i sogni che si merita e che si coltiva, ovvio. Così si suppone che nelle fantasie della presidentessa del Consiglio ci siano desideri intensi e frementi. Tipo questo: vai a fare benzina, la paghi sopra i 2 euro al litro, e mentre il contatore del distributore gira più veloce del tassametro di un taxi tu pensi: ah, maledetta Ue che non sgancia i soldi a un dittatore africano per fermare l’invasione di immigrati! Complotto!
Sogno un po’ improbabile, ma si sa, l’attività onirica non si controlla benissimo, è un po’ come Salvini, fa il cazzo che le pare. Un altro sogno è che uno va al supermercato e trova che tutto costa il dieci-quindici per cento in più dell’anno scorso. Quando trova qualcosa che costa uguale, sciambola!, si accorge che la confezione non è più da mezzo chilo, ma da trecentocinquanta grammi. Insomma, avrebbe tutti i motivi del mondo per sentirsi derubato, truffato, vilipeso, e allora pensa: ah, dannazione, la sostituzione etnica! Oppure: basta! Torniamo al sei in condotta!
Il trucchetto di Meloni con l’uso politico dei migranti è un po’ come la teoria del dolore prevalente: ti do un calcio nelle palle, così smetti di lamentarti per il mal di denti. Funziona per un quarto d’ora, e poi non funziona più, ti restano due dolori, anzi tre, se aggiungi la voce “mutuo/affitto”, anzi quattro, se aggiungi la voce “salario di merda”. Tutte cose di cui è piuttosto difficile accusare un disperato in ciabatte che sbarca a Lampedusa dopo tre anni di botte, fughe e torture.
In più, c’è l’ardita arrampicata sui vetri insaponati e l’ipercollaudata teoria fascio-vittimista del complotto. È la Ue che ci manda le barche di neri! No, peggio, è la Ue di concerto con il Pd! Dove quel che sorprende è la schizofrenia della narrazione, per cui il famoso Pd sarebbe ora un totale incapace imbelle in stato confusionale, e un attimo dopo, oplà, un diabolico tessitore di complotti pluto-demo-comunitari per mandarci qui il disperato di cui sopra. Disperato, tra l’altro, a cui non insegneremo l’italiano, né un mestiere, né i rudimenti della nostra gloriosa cultura nazionale, no. Lo metteremo per diciotto mesi in strutture realizzate dall’esercito “in località a bassissima densità abitativa facilmente perimetrabili e sorvegliabili” (in italiano: campi di concentramento), consegnandolo quindi alla marginalità perenne.
Il tutto mentre la legge-cardine su cui ancora oggi (2023) si basano le politiche italiane dell’immigrazione si chiama Bossi-Fini (2002), è cioè intitolata a due antichi leader in disuso, scritta più di vent’anni fa. È come tentare la conquista dello spazio con le macchine a vapore, o dire che l’intelligenza artificiale è regolata dalla legge Cavour-Giolitti. Ma nessuno ha mai voluto metterci mano seriamente perché, alla fine, tirare fuori dal cappello un’emergenza periodica e improvvisa serve a tutti. Il Minniti degli accordi con le tribù libiche (ahah, ndr) non è diverso in nulla dalla Meloni che sbandiera “lo storico accordo” (ahah, ndr) con la Tunisia, promettendo a un dittatore fondi che non dipendono da lei, insomma, esercitando la nobile arte del venditore di tappeti che i tappeti da vendere, però, non ce li ha. In tutto questo, a pagare di più sarà il disperato sbarcato dopo la sua odissea mediterranea, ieri carne per trafficanti, oggi buono per i giochetti politici di un governo che non ne azzecca una nemmeno per sbaglio.
Piantedosi travagliato
Il Governo del Lunedì
di Marco Travaglio
È inutile girarci attorno: noi nutriamo una segreta passionaccia per il ministro Piantedosi. Non solo per il cognome, che aveva suscitato speranze in tanti sia per le piante sia per le dosi, purtroppo stroncate dal decreto anti-rave. Ma soprattutto perché, appena apre bocca, tutti trattengono il fiato perché può uscirne qualsiasi cosa (caratteristica che divide con gli altri due capi dell’opposizione clandestina al governo: Lollobrigida e Giambruno). Il suo eloquio, per forma e contenuti, ricorda quello di un mattinale di questura compilato da un ubriaco: i migranti scampati ai naufragi sono “carichi residuali”, quelli che han perso un bambino in mare sono “genitori irresponsabili che fanno partire i figli in condizioni di viaggio pericolose” (rifiutando ostinatamente di imbarcarsi su yacht o navi da crociera), i cinque operai falciati dal treno notturno a Brandizzo hanno pagato “la suggestione dei social e la distrazione da video” e così via. Ma, essendo tutto affidato al caso come la lotteria di Capodanno, può pure capitare che da quella bocca esca qualcosa di sensato. È accaduto ieri, quando ha smentito complotti e regìe occulte (la Wagner, la Schlein, Soros, la Francia, la Germania, l’Ue, i rettiliani) dietro il boom di migranti sbarcati, con buona pace di Meloni e Salvini, e ha messo in dubbio che la Tunisia intenda rispettare il memorabile memorandum siglato da Saied con Giorgia e Ursula. Testuale sul complotto: “Salvini può dirlo da leader politico facendo anche delle supposizioni, io da ministro dell’Interno devo avere delle prove”. Ora – a parte il fatto che Salvini non è solo un leader: è anche un ministro e un vicepremier – l’idea che Piantedosi ha dei leader è rivelatrice: li considera dei cazzari che possono sparare qualunque panzana passi loro per la testa. E, visti i leader che frequenta, si può capirlo. Non resta che avvisare gli elettori che, casomai non l’avessero ancora capito, ne saranno entusiasti.
Nel 1999 l’Associazione Arbitri querelò Aldo Biscardi per il mitico moviolone del suo Processo del Lunedì. Il giudice gli diede ragione e archiviò il caso con la seguente, decisiva motivazione: “La credibilità oggettiva delle notizie riportate e fatte oggetto di dibattito è riconosciuta assai bassa, secondo l’opinione comune, trattandosi di notizie artatamente create o ‘gonfiate’ per suscitare la discussione e la polemica… Ne deriva che la credibilità dell’informazione offerta e la conseguente attitudine di questa ad essere, in ipotesi, idonea a ledere l’altrui reputazione sono oltremodo inconsistenti”. Ora il Processo del Lunedì è stato rimpiazzato dal Governo del Lunedì, la cui cialtroneria è così elevata da risultare penalmente irrilevante. Fuorché, forse, per un reato minore: l’abuso della credulità popolare.
L'Amaca
La vera destra di potere
DI MICHELE SERRA
Ho visto un paio di tigiuno e tigidue di grandiosa spensieratezza: una volta sbrigato lo stretto necessario di giornata (un poco di guerra, un poco di migranti, molto “governoal lavoro”) parte un florilegio da cinegiornale degli anni Cinquanta, sagre gastronomiche, sfilate di moda, località turistiche in grande spolvero, un’Italia cartolinesca e lieta, festosa e innocua, tutta passeggiate a mare e vista sui monti. L’Italia è il Bel Paese, gli italiani brava gente.
Tutti parlano, e si capisce, del sito complottista misteriosamente in onda su Radiouno ogni mattina, o del libretto del vero maschio Vannacci, o della fu-Pontida retrocessa dal Salvini a raduno lepenista: ma a vincere – come negli anni Ottanta – sarà la destra frescona, quella che “basta tristezze, basta discorsi difficili”, la destra che non vuole grane e non vuole scocciature.
I fanatici si fanno notare troppo, sono faticosi e ingombranti. Sarà dunque la destra frescona, lei per prima, a suggerire ai baschi neri e ai novax di non esagerare, di non dare troppo nell’occhio, di non dare scandalo. Il medicone farneticante o il generale che batte i tacchi sono, dal punto di vista del risultato, molto meno utili e performanti del patriottismo caramelloso e amichevole da tigì. Non saremo governati dai colonnelli: più probabile un colpo di Stato invisibile delle Pro Loco e degli Uffici del Turismo. La sagra del gladiolo a Rocca di Sotto (con intervista inclusiva anche alla coppia di coltivatori gay) varrà, in termini elettorali, molto più di Vannacci.
martedì 19 settembre 2023
Il futuro è qui!
Finalmente ci sbarazziamo di queste insulse casette sul mare, la cosiddetta Marina del Canaletto, con quelle odiose consuetudini, quei riti insulsi che raccoglievano giovani ed anziani che beatamente pescavano e si ritrovavano come isolàni dal cuore marino! Basta! È arrivata finalmente l’ora di costruire un piazzale enorme per ospitare innumerevoli container che tanto rallegrano gli occhi e i cuori di chi spera finalmente in un radioso futuro! Sarà meraviglioso veder arrivare le mega container ansiose di battere record europei e mondiali, perché un porto forte equivale ad una città potente, industriale, al passo coi tempi. E tutti quegli imbecilli come me che hanno il coraggio di lamentarsi per le navi da crociera sbuffanti, per i container, per il turismo solo in apparenza selvaggio e controproducente la smettano di lagnarsi! Questo è il futuro di una città di mare, con container, cantieristica e turismo che vanno a braccetto per il nostro bene. La politica nostrana è vulcanica, l’ospedale? Arriverà diamine! Che vi lamentate? Intanto ora stanno rifacendo nel vecchio S.Andrea neurologia che l’han spostata in medicina la quale si è dimezzata in posti letto. Ma a breve l’ospedale con il denaro privato sorgerà! Questione di tempo. E a chi vive in affitto dico: scansatevi! Andate a dormire in stazione per lasciare le case ai foresti! Insomma: cerchiamo di adeguarci a questo grande futuro che c’aspetta. Senza tossire e lamentazioni varie.
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