giovedì 14 settembre 2023

Riconoscenti

 



E'giusto ed ineccepibile che un Sistema riconosca e ricompensi i propri figli che lo abbiano negli anni reso granitico, inattaccabile, inaffondabile. 
L'ancella di Biden che in queste lande chiamiamo Presidente della Commissione Europea, al secolo Ursula von Der Leyen, ha deciso d'appuntare l'ennesima medaglia sul petto maestoso del nostro simbolo migliore, Mario Draghi, affidandogli uno studio sul futuro posizionamento politico ed economico dell'Europa per così dire unita. 
E' il sistema bellezza! Come Draghi ha premiato il bamboccio traditore bibitaro per il tentativo di affossare Giuseppe Conte, mandandolo nel Regno del Petrolio a fare non si sa bene cosa, ma con un regale stipendio, così Ursula ancella dell'Appisolato ha pensato bene di onorare uno dei migliori araldi del Sistema. Di che sistema parliamo? Di quello attualmente al potere, un mix definibile in tecno-rapto-pluto-finanziario così saldo ed immarcescibile da non essere scalfito da nulla e chicchessia. 
Chi prova a contestarlo, proponendo orride -per loro- riforme ne paga amaramente le conseguenze.
Tutto ruota attorno alla finanza, alla dittatura delle banche, alla maniacale avidità dei fondi d'investimento, alla ricerca spasmodica di risorse da ingurgitare per scopi sconosciuti a noi comuni mortali. 
Nel cosiddetto mondo occidentale può accadere, ed accade, che le multinazionali farmaceutiche stabiliscano chi si possa curare e chi no, e nel caso che una malattia non abbia un degno seguito di aficionados, il farmaco non verrà messo in produzione in quanto non lucroso. 
Può accadere, ed accade, che il presidente della Banca Europea ammonisca l'Italia per le tasse comminate ai mostruosi extra profitti delle banche. E' il Sistema che lo pretende, perché le tasse, altra ferrea regola, le devono pagare solo ed unicamente i coglioni. 
Può accadere, ed accade, che le epuloniche multinazionali belliche decidano di prolungare un conflitto oltre buonsenso e ragione, sollazzando il Sistema che alacremente oscura, ridicolizzandoli, tutti coloro che, in virtù di cuore e mente liberi, obbiettano al proposito, convinti che unicamente il dialogo sia la miglior via per ritrovare la pace tra i belligeranti. Viene in mente al proposito Papa Francesco sempre meno citato nei vari TG della squallida Tv di Stato attualmente di nero dipinta e in quelle di proprietà della devota famiglia del mausoleante, ed in certi casi addirittura censurato allorché un giorno definì la corsa alle armi "una pazzia!" 
Può accadere questo e molto altro in un collaudassimo Sistema qual è quello occidentale. Fermo restando la riconoscenza tra adepti, alla Mario Draghi per intenderci.      

L'Amaca

 

L’amaca
Il vero vecchio e il finto nuovo

DI MICHELE SERRA

Sento alla radio il ministro Nordio parlare di “buon costume”, termine che non udivo da qualche lustro. E sento in un programma mattutino di Raidue definire le donne “il gentil sesso”,altra espressione databile, direi, ai cinegiornali degli anni Cinquanta. La mia idea della destra di governo è che lentamente, inesorabilmente riaffiorerà (sta già riaffiorando) tutto il già visto, il già detto e il già sentito di un’Italia molto tradizionale, molto perbenista, mi permetto di dire molto vecchia. Non necessariamente negativa o esecrabile: solo vecchia. E conformista.
La confezione fintamente gaglioffa che gli intellettuali di potere fanno di questo materiale è una vera e propria truffa. Il cartello “siamo contro corrente” che affiggono sopra le loro botteghe è una frode in commercio. Sono (tal quale il generale Vannacci, che difatti è generale, mica ai margini della società) italiani di maggioranza (ahimé), che per rendere più accattivanti le cose che dicono le travestono da “coraggiose” o “trasgressive”. Hanno carriere importanti e molto premiate, anche con incarichi pubblici (il finto frondista Foa è stato presidente della Rai), ma adorano passare per rivoluzionari. Hanno l’auto blu – alcuni non da ora - ma si presentano al pubblico come se scendessero da una motoretta scassata. Prima o poi la destra frescona (che è il corpo grosso; la fanteria) prenderà il sopravvento, e chiederà a questi signori di non allargarsi troppo. Saranno i Bruno Vespa a trionfare, come sempre. I testimonial impeccabili del conformismo, della medietà, della cravatta. Fare il descamisado, magari in compagnia di qualche grillino che in Rai si sente ancora a casa sua, tra poco non sarà più funzionale.
Le vere restaurazioni amano ristabilire in fretta le convenzioni comode, e le abitudini tranquille.

mercoledì 13 settembre 2023

Incontro tra servei

 


Testo che?

 


Daniela e i miseri



Quei “riformisti” falliti che assediano Schlein

DI DANIELA RANIERI

Siamo consapevoli che appena il lettore si imbatte in espressioni come “Strappo nel Pd”, “Pd, è crisi” etc. rischia la narcolessia istantanea, e anche per l’editorialista alle prese col Pd il più delle volte vale la frase di Karl Kraus su Hitler: “Non mi viene in mente niente”.
Ma apprendiamo che Elly Schlein incontra Calenda per avanzare una proposta di legge per salvare la Sanità pubblica. Vedi tante volte la vita: avevamo lasciato Calenda che ridisegnava il mondo con Renzi sulla base della sua (di Renzi) Weltanschauung darwinista prestazionale, e lo troviamo a combattere per offrire cure agli indigenti.
Ora, siccome la Sanità è talmente allo sfascio che non esiste cittadino che non ne abbia fatto esperienza, giocoforza è entrata nell’agenda di questi miracolati parlamentari, che se vogliono prendere ancora qualche voto devono pur sposare qualche tema popolare, fino a ieri “populista” perché a promuoverlo era il M5S. È la stessa sorte toccata al Reddito di cittadinanza, abolito da Meloni e dal suo governo ferocemente neoliberista: quando fu varato, il Pd votò addirittura contro; al salario minimo, su cui i privilegiati di sinistra sono sempre stati contrari o tiepidini, non essendo tema da Zona a traffico limitato; al cambiamento climatico, improvvisamente tema caldo nel partito ferocemente sviluppista dello Sblocca Italia.

Colpisce oggi lo zelo con cui una schiera di dirigenti del Pd, quelli che durante la stagione renziana deglutivano tutto, danno consigli a Schlein, eletta segretaria proprio perché la maggioranza dei votanti alle primarie non ne voleva più sapere della vecchia classe dirigente inetta, screditata e compromessa con una stagione nefasta. Non passa giorno senza che questi sfollagente le spieghino cosa fare per battere Meloni; loro, che non riescono a vincere un’elezione da anni (a parte il 40,8% alle Europee comprato da Renzi con gli 80 euro) eppure sono stati in tutti i governi fino a ieri.

Questi “riformisti” del Pd (in realtà renziani dormienti pronti ad accoltellare alle spalle, come da specialità del fondatore) invitano Schlein a non essere “troppo radicale”, considerato anche che 30 dem liguri se ne sono andati con Calenda. Graziano Delrio, che nel 2018 ancora elogiava il lanciafiamme minacciato da Renzi contro la minoranza (“Non mi piace l’immagine, ma è vero che il Pd deve cercare il rinnovamento della propria classe dirigente”), dice a Rep che sente un “disagio” crescente verso Schlein, la quale “si deve fare aiutare” per “costruire una proposta vincente che allarga, non minoritaria”. Adesso la minoranza “riformista” va ascoltata, non bruciata viva; vessare i lavoratori e ignorare i poveracci è una “diversa sensibilità”. “Non è che i precedenti dirigenti del Pd agivano per rendere precari i diritti o il lavoro”, dice. Eppure il Jobs Act, l’obbrobrio di Renzi su cui Schlein vorrebbe fare un referendum su proposta di Landini, era programmaticamente una mascalzonata contro i lavoratori (e ci è costato 20 miliardi).

Ma per i “riformisti” il massimalismo della segretaria è visibile anche sulle armi all’Ucraina. Per quanto lei sia timida sul tema, non le perdonano di non essere una fanatica atlantista, una degli assatanati di guerra che furoreggiano sui social con la claque dei giornalisti d’élite.
E sulla Sanità, che improvvisamente gli sta a cuore (senza penalizzare i privati, ci mancherebbe): li avete mai sentiti denunciare il disastro degli ospedali? No, perché godono di assistenza sanitaria integrativa estesa anche ai famigliari. Li avete mai visti piangere sui giornali per il fatto che tra il 2010 e il 2019 tra tagli e definanziamenti sono stati sottratti 37 miliardi al Sistema sanitario nazionale? No, perché il governo che, d’accordo con le Regioni, ha danneggiato di più il Ssn sotto il nome truffaldino di “Patto per la Salute”, tagliando 16,6 miliardi promessi e mai erogati, è stato il governo Renzi, e non uno dei suoi lacchè si dissociò dalla criminale operazione.

Li avete sentiti insorgere per il fatto che l’“Autonomia differenziata” tratta la Sanità come una materia ordinaria, insieme al commercio e alla gestione del territorio, tra le materie di esclusiva competenza delle Regioni, contro il dettato della Costituzione per cui la salute è fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività? O per il fatto che i Lea, i livelli essenziali di assistenza, in 22 anni dalla riforma del Titolo V (fatta dal centrosinistra) non sono stati stabiliti e non esiste uno strumento per verificare la loro effettiva applicazione? No, perché Bonaccini è uno dei “governatori” più a favore della secessione.
Ora questi falliti della politica friggono sulle sedie perché Schlein dice cose di minimo buon senso in linea con la Costituzione, ergo è una massimalista radicale e dovrebbe spingersi un po’ più verso destra, come hanno fatto loro, beninteso restando nel Pd: mica sono matti a entrare in un partito che ha il 2%.

Parentela travagliata

 

L’ha rovinata ‘a guera
di Marco Travaglio
Quando un politico sistema parenti e amici nei posti pubblici, i casi sono tre. O cambia faccia, o va a nascondersi ed evita di parlarne, o dice la cosa più stupida del mondo: che il parente è un genio e, se non fosse parente, avrebbe fatto un carrierone, invece purtroppo il cognome che porta gli ha tarpato le ali del successo e bisogna risarcirlo. Ci è cascata anche la Meloni, che è tutto fuorché stupida, ma fra sorella, fidanzato, cognato, cognato del cognato, cognato del cognato del cognato ha fatto il pieno fino a esaurire l’albero genealogico, tant’è che ora pesca da quelli altrui (il cugino di Fazzolari all’Iss). Testuale: “Si sono attaccati agli organigrammi con racconti surreali di un partito chiuso e familistico e gettato fango gratuito sui familiari. Si è parlato di Arianna, militante da quando aveva 17 anni, sempre penalizzata dall’essere mia sorella”. Che la sorella e il futuro marito Lollobrigida militino fin da giovanissimi, non è una colpa, anzi. Càpita che i nuovi partiti sorgano su cerchie familiari e amicali: quando c’è da faticare per pochi voti e posti, alla porta bussano in pochi. Nulla di strano se chi ha costruito il partito dal nulla viene poi eletto e premiato. Ma c’è un limite a tutto e sta alla leader fissarlo, con senso della misura e dell’opportunità politica.
Se il fidanzato è giornalista, deve spiegargli – se non lo capisce da solo – che non può occuparsi di politica finché lei è premier, perché qualunque cosa dica si ritorcerà contro di lui e contro di lei. Se la sorella e il cognato sono consigliera e deputato, deve spiegare loro – se non lo capiscono da soli – che il potere della premier è così smisurato da rendere inopportuno cumularlo con incarichi di gran peso anche per loro. Invece la Meloni fa l’opposto, poi ci racconta che le critiche e le vignette sono “fango” e chissà dove sarebbe Arianna se di cognome non facesse Meloni. Frase non nuova per un politico familista, ma molto sciocca e controproducente. Sciocca perché ricorda la mitomania di quei tipi da bar che ti raccontano quando stavano per diventare centravanti della Juve se non li avesse bloccati il menisco (ora manca solo di sentire che Arianna, se non c’aveva ‘a malattia, se non c’era ‘a guera e nasceva nel Kansas City, a quest’ora stava a Broadway). Controproducente perché in Italia l’ascensore sociale è il santo in paradiso. Un ragazzo scippato del Reddito che cerca lavoro sulla piattaforma del governo, magari in Campania dove per le 37 mila famiglie senza Rdc le offerte sono 340, o peggio in Sicilia (38 mila e 150), scopre che Arianna vorrebbe tanto non chiamarsi Meloni e s’incazza di brutto. Se poi sente parlare Lollobrigida – doppiamente svantaggiato, in quanto marito di Arianna – e scopre che è deputato e pure ministro, mette mano alla fondina.

Wow!


Che c'è scritto? - che dirà? - dove trova il tempo per far tutto? - è proprio una grande donna - ma quello non è il giornalista che un tempo era cameriere, musico, intrattenitore, servo del suo padrone attualmente in mausoleo?

Ebbene è uscito, Vannacci trema! Giorgia e Alessandro ci spiegano l'essenza della vita su questo pianeta, Giorgia ci educa, saggia com'è! 

Questo è un piccolo assaggio: 

Meloni preferisce pizzicare i progressisti. Li chiama globalisti. «Mettono la persona contro la sua identità, apparentemente per renderlapiù libera, nella pratica per renderla più inconsapevole, e dunque in balia di chi comanda». La sinistra è per ilmelting pot. «Preferisce un migrante africano a uno moldavo, anche se la Moldavia ha un reddito pro capite inferiore a quello di gran parte dei Paesi del Nord Africa».

E ti sei chiesto perché?, chiede Giorgia ad Alessandro.

«Perché il moldavo, in quanto europeo, è troppo affine alla nostra cultura. E dunque non è funzionale al disegno di mescolare il più possibile per diluire. È molto più funzionale a questo disegno il migrante africano. E poco importa se il migrante africano o mediorientale o dell’Asia centrale e meridionale rischia di integrarsi più difficilmente». Qual è il presunto disegno che porterebbe a spalancare le porte almigrante africano?
«Sono due obiettivi occulti. Snaturare l’identità delle nazioni e rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori ».
Quindi la destra difende l’identità, la sinistra la diluisce.

Vannacci non li aveva. Spero che il libro di Giorgia ne sia composto. Dei quattro veli.