sabato 2 settembre 2023

Figliuolo!

 

Siamo uomini o generali?
di Marco Travaglio
Non è bello giudicare le persone dalla faccia, però qualche volta aiuta. Anche perché “dopo una certa età ognuno è responsabile della sua faccia” (Camus). Noi, lo confessiamo, la prima volta che incrociammo lo sguardo del generale Francesco Paolo Figliuolo, un po’ meno espressivo di un boiler spento, fummo colti da parecchi dubbi sulla nomina a supercommissario al Covid. Ma esitammo a esternarli perché era stato SuperMario Draghi in persona a posare lo sguardo su di lui, trasfondendogli la sua infallibilità con la sola imposizione delle mani. Infatti tutti ne parlavano come di un genio (veniva dal Genio degli Alpini). Il suo piano vaccinale era copiato da quello del famigerato Arcuri, i vaccini li avevano acquistati i putribondi Conte e Speranza, ma si gridò al miracolo. Parlava come il colonnello Buttiglione, poi promosso a generale Damigiani: frasi secche, ficcanti, perentorie, rese più solenni dai 27 nastrini che gli piastrellano il lato sinistro dell’uniforme: “Il Piano Vaccini si articolerà in due fasi: 1) procurarceli, 2) inocularli” (e rigorosamente in quest’ordine), “Vacciniamo anche chi passa”, “Sono abituato a vincere, “Svoltiamo”, “Acceleriamo”, “Cambiamo passo”, “Chiudiamo la partita”, “Fuoco a tutte le polveri”, “Diamo la spallata”, “Stringiamci a coorte” (con rima beneaugurante), “Fiato alle trombe” (posseduto da Mike). Ma ogni volta, quando finivamo di scompisciarci, ci scoprivamo circondati da bocche a culo di gallina e gridolini estatici. Così finimmo per rassegnarci all’idea che il problema fosse soltanto nostro.
Spezzate le reni al virus, Penna Bianca fu promosso da Draghi a Comandante Operativo di Vertice Interforze (dal Covid al Covi) e paracaduto dal fronte ungherese (a fare bau ai russi) a quello del Niger (con i brillanti risultati a tutti noti). Poi la Meloni lo rimpatriò e, siccome è multiuso, ne fece il supercommissario all’alluvione in Emilia-Romagna. Anche lì gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: cantieri fermi, fondi col contagocce, zero ristori alla gente disperata. L’altroieri, l’apoteosi: il generalissimo, pancia indentro e petto infuori, marcia sulle zone alluvionate mostrando i soldi del Monopoli. Poi, alla prima domanda dei cronisti, gli parte l’embolo e dice cose che, al confronto, Bertolaso era Churchill: “È inutile che adesso venga a dare delle date. Non abbiamo date, perché dobbiamo mettere a punto le procedure e le piattaforme”. E mentre lui mette a punto, quelli si incazzano. Protesta persino il Pd, che fino a ieri lo portava in processione. Lui è sempre lui, ma non s’è accorto che è cambiato il mandante. Se ti manda Draghi, sei coperto dal mantello di supereroe. Se ti manda la Meloni, sei un povero Figliuolo qualunque, la gente ti sgama e può finalmente sbudellarsi dal ridere.

L'Amaca

 

Il trionfo della parodia
DI MICHELE SERRA
È frequente il caso di persone che confondono la satira e la parodia con la realtà.
Negli Stati Uniti qualcuno ha cercato di reclutare veramente un sicario attraverso un sito che fa la parodia della malavita (come se, in Italia, ci si rivolgesse ai produttori diGomorraper chiedere se, per cortesia, possono mettere a disposizione un killer).
Anche a me è capitato spesso, scrivendo satira, di ricevere mail che contestavano seriamente questa o quella battuta (per esempio: “Serra, lei mente! Non è affatto vero che Bush voglia invadere Giove!”).
Oppure mi chiedevano chiarimenti su dettagli inverosimili (“ma davvero il boss Scannabove si nutre solo di banconote da cento euro?”).
Ora però qualcosa dev’essere cambiato, perché sempre più spesso mi capita il contrario: leggo notizie vere, o comunque confezionate come tali, e mi sembrano satira, o parodia. Ho faticato a credere che esista veramente, in Veneto, un neofascista di nome Joe Formaggio che si batte contro l’estinzione della gloriosa stirpe dei veneti bianchi. E tutt’ora esito a collocare nell’ambito della realtà storielle come questa, che cerco di riassumere: la Gatta Nera di Pino Insegno, che si chiama Candelaria Solorzano, forse non potrà più fare la Gatta Nera perché circola una fotografia di lei in barca mentre si arrotola una sigaretta che potrebbe essere uno spinello e alla Rai non l’hanno presa bene.
Ma veramente? Cioè, sul serio c’è chi si occupa di valutare che cosa si fuma Candelaria, nella principale azienda culturale italiana? Non ci credo. Non in un Paese di adulti.

Starnazzi

 


venerdì 1 settembre 2023

Le pagelle


Maignan 6 anche Beethoven a volte steccava. 

Calabria 7 On Fire gli ha trovato una posizione niente male. Impeccabile.

Thiaw 7 Muraglia, graniticamente superbo

Tomori 5 Lo avrebbe capito pure Merdinho che prima o poi sarebbe arrivato il secondo giallo. Ha giocato con la stessa intensità. Babbeo.

Hernandez 7 Ha corso tantissimo, a volte sfanculando la gravità. Geniale.

Loftus Check 7 Un Kessie furbo, indomabile, cuneo sconquassante. 

Krunic 7,5 Regolatore magistrale, sembra non esserci. Ma c’è!

Reijnders 6,5 Buon metronomo, liofilizzante i pur sterili attacchi romani. Meglio nelle due precedenti. Ma sempre valido.

Pulisic 7,5 Capitan America ci guida e guiderà nelle scorribande in area avversaria. Spettacolare!

Leao 9 Gioca di stecca e segna un formidabile gol che solo i campioni come lui possono pensare. Quando parte in progressione sembra un mago di Hogwarts. Dispenser di profumo di Scudo.

Giroud 8 Si gira sempre, lotta a centrocampo come un esordiente. Encomiabile campione!

Pioli 6 Sarebbe stato 8, ma Tomori lo doveva togliere molto prima del rosso! Sempre on fire!

Riserve 6 a tutti. Hanno svolto il compitino

Come se…



Come uno che va in discoteca per rimorchiare delle gnocche, senza riuscirvici, e alle due di notte sbronzo esce e va a peripatetiche!🤬🤬🤬

Già!




Vergognosamente



Da quando l’evoluzione ci ha permesso di pensare e di credere, palesemente ad minchiam, che possiamo permetterci di fare il bello e cattivo tempo sulla natura essendo, e ce lo diciamo tra di noi, la specie sapiente, e guardando gli eclatanti danni ecologici sembrerebbe proprio di no, ci siamo auto convinti di poter vietare agli animali di vivere secondo la loro essenza, perché ciò comporterebbe fastidì alla specie eletta, che siamo noi e che ce lo diciamo tra di noi. E quindi il gran coglione che ha ucciso l’orsa Amarena, ha deciso a nome di tutti che l’orsa dove essere assassinata perché…viveva da orsa! Non lo avvertiamo, chiaramente, ma è molto probabile che il regno animale, assieme a quello vegetale, all’unisono ci stiano invitando ad andare a cagare, noi e tutti i nostri comportamenti da regnanti di ‘sta minkia, che in verità ci riducono ad un’accozzaglia di beoti dediti alla prevaricazione sull’altro, natura compresa.