Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 14 agosto 2023
Ziliani mancino
Mancini s’è dimesso. Doveva farlo prima, insieme a Gravina, che invece resta alla Figc
di Paolo Ziliani
Se per Figc s’intende Federazione Italiana Gioco Calcio, qualcosa non torna; se invece s’intende Federazione Italiana Grandi Cialtroni allora ci siamo, basta dirlo, tanto ormai l’hanno capito tutti. Nell’anno V della sempre più funesta, per non dire catastrofica, “era Gravina” – il presidente di Castellaneta che il 16 ottobre 2018 prese il posto di Carlo Tavecchio, colato a picco dopo lo smacco della mancata qualificazione ai mondiali 2018 in Russia – si è consumato ieri l’ultimo rovinoso accadimento: nientemeno che le dimissioni rassegnate via mail, all’antivigilia di Ferragosto, dal commissario tecnico Roberto Mancini, in carica dal maggio 2018, che non più tardi di pochi giorni fa era stato nominato supervisore di tutte le nazionali e in particolare dell’Under 21 e dell’Under 20.
Queste dimissioni, giunte non proprio a ciel sereno, gettano l’Italia del calcio nello sbando più totale come non bastassero il caos e il panico provocati dalla mancata qualificazione, targata Gravina-Mancini, anche ai mondiali in Qatar del 2022 con gli azzurri sbattuti fuori dalla Svizzera prima e dalla Macedonia poi. Gravina e Mancini, che avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni già la notte del 25 marzo 2022, al termine di Italia-Macedonia 0-1, gol di Trajkovski, fecero finta di nulla, spalleggiandosi e confermandosi a vicenda. Mancini annunciò che l’obiettivo dell’Italia era – udite udite – vincere il mondiale 2026; in quanto a Gravina, spiegò che non c’erano motivi per farsi da parte, anzi, che il suo addio avrebbe precipitato il calcio italiano nel dramma. Peccato che il dramma fosse (sia, sarà) lui, ma nessuno abbia mai avuto il coraggio di dirglielo.
Perchè Mancini ha piantato in asso baracca e burattini? I bene informati dicono che non abbia gradito il rimescolamento dei quadri tecnici operato da Gravina: a cominciare dall’ingaggio degli ex juventini Buffon e Barzagli, proseguendo con quello di Bollini e Gagliardi, il tutto a discapito dei suoi collaboratori storici, e cioè gli ex sampdoriani Evani, Lombardo (passato all’Under 20) e Nuciari.
Questo sconvolgimento, per non dire sovvertimento, unito alle voci sempre più insistenti di un gentleman agreement in corso fra Figc e Juventus – fra Gravina e Elkann – in vista di un futuro passaggio di Max Allegri dalla panchina bianconera a quella azzurra, avrebbe indispettito Mancini al punto da indurlo alle dimissioni inoltrate ieri. Ma l’unica cosa certa, sia che a sostituirlo nel ruolo di c.t. arrivi Allegri sia che arrivino Spalletti o Conte (l’annuncio del successore dovrebbe avvenire a breve), è che l’Italia, già partita male nel girone di qualificazione all’Europeo 2024 e attesa a settembre dalla doppia sfida con Macedonia e Ucraina – con l’Inghilterra già in vetta al girone e all’apparenza imprendibile -, rischia seriamente di compromettere fin da ora il suo cammino non solo in vista dell’Europeo 2024 ma anche in vista del mondiale 2026, quello che Mancini prometteva di farci vincere.
In attesa di vedere come si riorganizzerà lo staff tecnico azzurro, e non potendo contare sul solo evento in grado di spazzare i nuvoloni che si addensano nel cielo del calcio italiano, cioè le dimissioni di Gravina, agli sportivi non resta che accendere un cero alla Madonna e pregare. Del bene della nazionale non interessa niente a nessuno: non al presidente degli inciuci e dei patteggiamenti Gravina, non a Mancini che a settembre sarà probabilmente seduto su qualche panchina dorata.
Avanti così. La situazione è Gravina, ma non è seria.
domenica 13 agosto 2023
Cognati travagliati
Cognati d’Italia
di Marco Travaglio
Che il camerata Marcello De Angelis tenesse famiglia, si era intuito dalla rapida successione fra il virile “sono pronto a pagare come Giordano Bruno” (per aver assolto i Nar sulla strage di Bologna) e le flaccide “scuse” che tramutavano quell’“assoluta certezza” in un’“unica certezza: il dubbio” per tenersi la poltrona in Regione. Ora scopriamo che ha pure assunto il cognato Edoardo Di Rocco, fratello della compagna, ingegnere esperto in vendite di servizi finanziari, per seguire imprecisate “questioni istituzionali”. Del resto, a segnalare De Angelisa a Rocca, sarebbe stato un altro cognato: il ministro Lollobrigida e la moglie Arianna Meloni, sorella di Giorgia. Giorgia peraltro rischiò di avere De Angelis come cognato, quand’era fidanzata col fratello Renato. I due De Angelis hanno anche una sorella, Germana, che ha sposato Luigi Ciavardini, condannato per la strage di Bologna e difeso dal cognato Marcello. In pratica l’ex quasi cognato della Meloni, amico del vero cognato della Meloni, ha difeso il cognato stragista prima di assumere il cognato ingegnere. Bizzarro che il partito della dinastia cognatesca si chiami Fratelli d’Italia.
Diceva Flaiano: “Questo popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti e di cognati”. E Sciascia: “Tre c sono pericolose: cugini, cognati e compari”. Infatti non c’è scandalo senza cognati. Quello di Craxi, Pillitteri, era sindaco di Milano e prendeva tangenti, come da tradizione famigliare. Quello di Fini, Giancarlo Tulliani, gli rovinò la carriera con la casetta di Montecarlo. Quello di Fontana, Andrea Dini, vinse l’appalto per fornire camici anti-Covid alla Regione guidata dal marito della sorella, ovviamente a sua insaputa. Quello di Renzi, Andrea Conticini, è imputato coi due fratelli per una brutta storia di milioni destinati ai bambini africani e distratti all’Unicef. Quello di Galliani, magazziniere al Milan, fu arrestato per aver rubato magliette e poi assolto. Quello di Lotito, Marco Mezzaroma, è il nuovo presidente di Sport e Salute con cui il presidente della Lazio è indebitato. L’inchiesta sulla Protezione civile di Bertolaso svelò che suo cognato Francesco Piermarini faceva incetta di appalti; immortalò l’imprenditore Gagliardi e il cognato De Vito Piscicelli a ridere sul terremoto dell’Aquila; beccò il dg Rai Mauro Masi mentre chiedeva al provveditore Angelo Balducci un lavoro per Antony Smit, fratello della sua compagna e sommozzatore ad Anacapri, prontamente sistemato al Salaria Sport Village; e intercettò l’imprenditore Anemone mentre parlava con Balducci dei cognati di Bertolaso (Piermarini) e di Rutelli (Paolo Palombelli) e domandava: “Oddio, quanti ce ne sono di cognati?”. Dilettante. Poi dice che uno abolisce l’abuso d’ufficio.
sabato 12 agosto 2023
Bravi!
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

