venerdì 11 agosto 2023

Prime pagine

 


Mai di fioretto!

 

Quanto è brava Meloni, se obbedisce ai padroni
DI DANIELA RANIERI
“Fuoriclasse”, “brava”, “avercene”. Alla vittoria di Giorgia Meloni tutto l’establishment cosiddetto liberale si spese in salamelecchi, trovando nella figlioccia del fascista e razzista Almirante ed ex ministra di Berlusconi un’alleata nella guerra contro il “populismo” dei 5 Stelle. Le Monde, il giornale parigino della borghesia illuminata, scriveva già nel 2020 che “la popolare Giorgia” era “dotata di un tasso di simpatia record”, e dopo le elezioni la definì la “più coerente”, la sola che “ancora non ha potuto deludere” (grazie, era l’unica a non aver fatto parte del governo Draghi, magnificato dagli stessi giornali ogni dì prima dei pasti).
Dopo i 100 giorni di governo, Enrico Letta ci ha tenuto a dire al New York Times: “Meloni è migliore di quanto ci aspettassimo” sulle cose economiche e finanziarie, nel senso che ha capito di dover “seguire le regole” della Ue. Poche ore dopo, Bonaccini faceva il lavoro che quelli di destra non vogliono più fare: “Meloni non è una fascista, è una persona certamente capace”. L’abbrivio partì dal meeting di Cl dell’anno scorso, quando – officiando la messa del potere prima delle elezioni che sarebbero state certamente vinte da FdI – Draghi appose la corona su Giorgia tipo Leone III sulla testa di Carlo Magno: “Sono convinto che il prossimo governo, di qualunque colore sarà, riuscirà a superare le difficoltà”. Gattopardismo sopraffino, una legittimazione degli “sciacalli”, ormai normalizzati, da parte dei “leoni”, a dispetto dell’aporia per la quale Giorgia era l’unica a non aver avuto le visioni di una fantomatica “agenda Draghi”. Non importa il “colore”, se un governo è di destra o di sinistra, quelli sono svaghi per il popolino; importa a chi vanno i soldi. L’altro giorno, a un incontro dal nome alquanto sciocco (“L’Europa s’è destra?”) Mario Monti ha incastonato il diamante nella corona: “Meloni è visibilmente brava, inattesamente brava”, perché ha “perfettamente capito che per chiunque governi l’Italia, se si va troppo fuori dalle linee tracciate dall’Europa sul bilancio il governo cade in due settimane” e “su certi temi non si può scherzare”.
Giorgia dunque è promossa dalla gente che diceva di esecrare – i manovratori della finanza sovranazionale – quale precisa esecutrice delle politiche di cui l’ambiente da cui vengono Monti e Draghi è il mandante: conti pubblici sotto briglia, neoliberismo hardcore e mercatismo dogmatico, ciò che implica disuguaglianze di reddito e crescente ingiustizia sociale. Del resto Confindustria le prescrisse di darci dentro contro i poveri, i parassiti del “Sussidistan”, e di far sì che i soldi del Pnrr che non si riusciva a spendere andassero alle imprese. Meloni ha fatto tutto come ordinato, con in più un regalone a evasori, spalloni e manigoldi del contante. Monti ha fatto pura accademia dicendo che è “inesattamente brava”; sì, ci sarebbe quel problemino che è un po’ fascista, lei e il carrozzone di clown, ciarlatani e freaks fascistoni che si porta dietro, con la fissa dei “patrioti” e della “Nazione” da onorare (giammai pagando le tasse, che per lei sono “pizzo di Stato”, cioè lo Stato è un’organizzazione criminale che perpetra il racket contro i cittadini). Ma Giorgia è bravissima per un altro motivo caro alle élite: è diligentemente atlantista, una vestale Nato, bellicista a oltranza in Ucraina e fautrice del riarmo contundente col suo ministrone ex lobbista di armi (togliendo frattanto il Rdc ai morti di fame). L’amen l’ha pronunciato il Financial Times: “Per il rischio fascismo bisogna guardare a Mosca, non a Roma”. Da noi è al governo gente che onora il criminale Graziani di un mausoleo, sostiene che sia in corso una sostituzione etnica con contaminazione del sangue italico e venera busti di Mussolini, ma è innocuo folclore. Il fascista è Putin, lo stesso a cui i nostri governi, il Renzi in testa, vendevano armi aggirando l’embargo. L’importante era che i soldi del Pnrr non finissero in mano a Conte, che li avrebbe spesi per cose turpi – Sanità, lavoro, transizione ecologica e persino salario minimo, che lui inserì nel Pnrr e Draghi rimosse – e non per le armi. Infatti, con una mossa da magliari, la Ue è riuscita a dirottare i miliardi del Pnrr sull’acquisto e la produzione di armi anche da mandare all’Ucraina attingendo al tesoretto sotto la voce “resilienza”, la fuffa del secolo. Il tutto per il giubilo dei giornali padronali, alcuni dei quali incidentalmente coinvolti nell’industria delle armi, e dei cani sciolti liberali di giornaletti sovvenzionati dallo Stato, ai quali se non va un posticino come uscieri alla Nato ci chiediamo allora uno cosa deve fare. Tutti tifano per la guerra fino all’ultimo ucraino contro il fascista Putin, non importa se a portarla avanti è una che ha assunto il fascismo col latte di crescita. Avrebbero applaudito pure Eva Braun, se avesse fatto la “brava” sui conti e avesse obbedito al grido di guerra degli Stati Uniti, i pacieri del mondo che portano ovunque guerra e distruzione.

Nordiatamente

 

Il suo nome è Nessuno
di Marco Travaglio
Il segreto di questo cabaret che chiamiamo governo è non avere una faccia: così, avendola persa da un pezzo, o non avendone mai avuta una, non possono riperderla ogni giorno. Noi rammentiamo loro quel che dicevano prima di fare l’opposto e quelli rispondono: “Embè?”. La tassa sugli extraprofitti bancari, proposta da Conte mesi fa, l’avevano respinta otto volte come una rapina a mano armata. Ora la fanno loro, sia pure poco e male. Embè? E gli house organ che, quando la invocavano 5S e sinistre la dipingevano come una roba sovietica e un esproprio proletario, applaudono entusiasti il “Governo Robin Hood” che “fa piangere le banche” (Giornale) e “sbanca la sinistra” (Libero). Se avessero una faccia, arrossirebbero. Non avendola, si divertono, pronti a rigridare al comunismo se la Meloni, a furia di ridurla, si rimangiasse la tassa.
Carlo Nordio, oltre alla faccia, si sta cancellando anche il resto del corpo. Lui che attacca i magistrati da 30 anni, dice alla Stampa: “Mai attaccato i magistrati”. E aggiunge: “Io non sono garantista e nemmeno giustizialista”. In pratica, non esiste: il suo nome è Nessuno. Cosa che, fra l’altro, avvocati e colleghi sospettavano già quand’era pm a Venezia e lo cercavano in ufficio dopo le 14. E così, con due battute fra un cocktail e una gita a Cortina, si risparmia il fastidio di spiegare il decreto che aumenta le pene per l’incendio doloso: magari giusto, se non l’avesse firmato il noto fustigatore dei “panpenalisti” e “giustizialisti” che “pensano di garantire la sicurezza aggravando le pene, creando nuovi reati e chiedendo più carcere”. Quello che da ministro s’è inventato nuovi mirabolanti reati: rave party, omicidio nautico, lesioni personali nautiche, morte o lesioni conseguenti a traffico di migranti, violenze a personale scolastico e imbrattamento di monumenti. Tutte condotte già punite dal Codice penale. Come l’ideona renziana dell’omicidio stradale. E diversamente da robette come l’abuso d’ufficio e il traffico d’influenze, che infatti Nordio depenalizza e depotenzia in barba alle convenzioni internazionali. Non solo. Se c’era una cosa che gli stava sul gozzo erano le intercettazioni: “troppe”, “inutili”, “costose”, “incostituzionali”, “porcheria”, “barbarie”, tantopià che “i veri mafiosi non parlano”. E ora che ti fa il fu Carletto? Un decreto per moltiplicarle oltre i limiti fissati da una sentenza (sbagliata e pericolosa) della Cassazione: non solo per i reati associativi, ma anche per quelli con metodo mafioso; non solo se “indispensabili”, ma anche se “necessarie”; non solo per indizi “gravi”, ma anche “sufficienti”. L’avesse fatto Bonafede, Nordio l’avrebbe azzannato alla giugulare. Ma l’ha fatto il buco col ministro intorno, quindi non protesta nessuno. Tantomeno Nessuno.

giovedì 10 agosto 2023

Resisti Mike!



Caro Mike, questa notizia mi inquieta più che passare una giornata in biblioteca con Donzelli e Gasparri! Spero che il Real vada altrove a cercare il sostituto di Courtois.. anzi farò delle novene scaccia Pérez… perché essendo tu il numero uno al mondo e conoscendo l’acquolina in bocca di Gerry… resisti Mike che la gloria ci attende!

Un po' d'Onfray!

 

Noi siamo prigionieri del nostro tempo e dello spazio in cui ci muoviamo. La nostra intelligenza, però, pur non essendo in grado di percepire il dettaglio dell’infinito del tempo o dello spazio, può provarne il vortice, può barcollare di fronte all’abisso, può tremare davanti al baratro senza fondo. Le verità dell’astrofisica possono dare le vertigini a un pensiero che, solo avviando questo viaggio verso l’ineffabile, riuscirà a conoscere l’ebbrezza di fronte a tale spettacolo: la voracità dei buchi neri e il campo infinito dei multiversi, l’enigma della materia oscura che dà nome alla quasi totalità di ciò che è e l’eco del Big Bang ancora percepibile in questo momento, la contrazione di una stella che si è trasformata in nana bianca e i misteriosi punti di fuga dei cunicoli spazio-temporali, l’esplosione delle supernove e le radiazioni elettromagnetiche delle pulsar, la vibrazione concettuale delle stringhe e il quasar che è quasi star, la dilatazione esponenziale dell’universo e la possibilità di vita su altre galassie. Al di fuori delle nostre piccole categorie mentali devastate dalle lezioni dell’astrofisica, che cosa possiamo sapere e che cosa ci è permesso di sperare? Solo un’immagine ci permette di concepire almeno in parte ciò che è stato prima che arrivassimo noi e quale posto occupiamo noi nell’universo. È un’allegoria conosciuta: ricorrendo alla metafora di un anno di trecentosessantacinque giorni con l’inizio che coincide con la nascita del nostro universo alla mezzanotte del primo giorno, che cosa succede e quando? 

Quest’artificio concettuale è stato concepito considerando un Big Bang vecchio di quindici miliardi di anni, mentre le stime più recenti lo hanno ridotto a tredici miliardi e ottocento milioni. In questo quadro, un anno corrisponde a quindici miliardi di anni, un giorno a quarantuno milioni, ventiquattro giorni a un miliardo; un milione di anni sono trentasei minuti, un secondo cinquecento anni. Quindi: il 1o gennaio alle ore 0.00, Big Bang, prima del quale… qualche cosa c’era. Le recenti teorie quantistiche sulla gravità pongono l’ipotesi che prima di quest’Universo esistesse lo stesso universo ma invertito. Vuoto e campi aleatori di energia all’interno di una vasta distesa ghiacciata, ecco cosa c’era prima dell’inizio del nostro universo. Dopo aver guadagnato in intensità, queste forze si aggregano, formando dei grumi e poi dei buchi neri all’interno dei quali la densità di materia aumenta. Lo spazio collassa su sé stesso. La densità, la temperatura e la curvatura toccano punte di massima per poi decrescere. Il Big Bang indica il momento di questo rovesciamento: in un certo senso, è già una decadenza. Proseguiamo con la metafora: a fine gennaio si forma la nostra galassia, quella che noi chiamiamo Via Lattea. La Via Lattea indica la traccia bianca che cinge il cielo stellato. I greci la immaginavano composta di gocce di latte cadute dal seno di Giunone mentre allattava Ercole, un bambino un po’ agitato… Noi viviamo in una galassia piatta come una frittella e formata dall’aggregazione di stelle. La Terra fa parte di questa galassia che noi osserviamo. Ecco perché possiamo osservarne soltanto i bordi. Diametro: 100.000 anni luce. Spessore: 2000 anni luce. Il centro è composto da un ammasso compatto di stelle che circondano un massiccio buco nero. Da febbraio ad agosto: parecchi cicli si costituiscono nella nostra galassia – nebulose, formazioni di stelle, nane bianche, giganti rosse, supernove, alcune delle quali esplodono non lontano dalla nostra nebulosa. In questa congiunzione di forze e di eventi, il 31 agosto si formano la Terra e il sistema solare in cui quest’ultima si muove. Rispettando l’ordine della nostra metafora, questo processo occupa una giornata – ricordiamoci la vera durata: quarantuno milioni di anni… Con la vita astrofisica comincia anche la vita geologica: il 6 settembre compaiono i primi minerali conosciuti (lo zirconio australiano); il 12 settembre, le più antiche rocce conosciute (il Lago degli Schiavi in Canada). Dopo la vita astrofisica e quella geologica, tocca alla vita biologica, che compare il 13 settembre assieme alle più antiche tracce di vita conosciute (una materia organica ritrovata in Groenlandia). Il 24 settembre, i primi fossili conosciuti (batteri e stromatoliti scoperti in Australia). Il 15 ottobre, inaugurazione della più antica glaciazione conosciuta (inutile precisare che queste variazioni climatiche sono effetti cosmici e non antropici; ce ne saranno una quindicina fino a oggi). Il 25 ottobre, le più antiche tracce chimiche conosciute (alcune cellule eucariote). Il 31 ottobre, nascita della crosta continentale, tettonica delle placche, formazione della Pangea, debutto della vita stabile sui continenti terrestri. Passaggio dall’era geologica dell’Archeano a quella del Proterozoico. Verso il 10 novembre, nell’atmosfera compare l’ossigeno libero. Un mese più tardi, è il momento delle alghe, dei vermi e delle meduse. Il 15 e il 16 dicembre, glaciazioni generalizzate e in seguito formazione e spostamento dell’ultima Pangea. Inizio dell’Era Primaria. Conchiglie e crostacei il 18 dicembre; i primi pesci, il giorno dopo; vegetali e animali terrestri, il giorno dopo ancora. Era Secondaria: la notte dal 25 al 26 dicembre, mammiferi e dinosauri (questi ultimi si estinguono il 30 dicembre alle dieci del mattino). Terziario. Nell’ambito della vita biologica sorge la vita umana, anche se, in effetti, ci troviamo in un tempo genealogico appartenente all’umano: il 31 dicembre, verso le nove di sera, appare Toumaï, gradino genealogico del primate che renderà possibile l’uomo – siamo a sette milioni di anni prima di oggi. Il suo cranio viene scoperto in Ciad. Stesso giorno, un’ora e mezza più tardi, appare Lucy, scoperta in Etiopia (noi siamo a tre milioni e duecentomila anni di distanza). Lucy cammina come un bipede. Quaternario: il 31 dicembre, alle 23.59 e 26 secondi gli uomini dipingono la grotta di Lascaux. Qualche secondo più tardi, rintocca la mezzanotte. Al sesto colpo, i faraoni fanno costruire le piramidi di Cheope. Da loro, ci separano otto secondi. Ciò che ha luogo quando collassa la stella la cui polvere costituisce tutto ciò che esiste, è potenza. Io chiamo potenza la forza cieca che obbedisce a questo solo piano sconosciuto, una forza che non è divina ma cosmica e che ci conduce dall’essere al non essere. Perché ciò che è vivente muore: le stelle come le galassie, gli universi come le specie. Tutto obbedisce ciecamente e ineluttabilmente a questo schema: nascere, essere, crescere, culminare, decrescere, scomparire. Anche le civiltà sono soggette a questo processo che tocca tutto ciò che è vivente e si trova all’interno di un tempo e di uno spazio. Io chiamo decadenza ciò che avviene dopo la piena potenza e porta alla fine di questa stessa potenza.

L’allegoria prosegue nel futuro. Noi ci troviamo quindi qualche secondo dopo l’inizio di questo nuovo anno. In questa nuova serie, all’inizio di maggio, la Terra si dissolverà e il Sole diventerà una gigante rossa. Tutto ciò che avrà avuto luogo su questo pianeta verrà cancellato. L’uomo sarà scomparso da molto tempo. La Terra sarà una palla di rocce fuse che se ne andrà in giro per l’universo con il suo terribile incendio. Intorno al 10 maggio, il Sole morirà. Diventerà una nana nera. Ciò che sarà stato non sarà nemmeno più un ricordo. Non possiamo quindi proporre una filosofia della storia senza collegare l’uomo al cosmo. Le filosofie della storia hanno soltanto collegato l’uomo all’uomo credendo che fosse quest’ultimo a decidere e a volere, mentre in realtà l’uomo era deciso e voluto. Proprio come una stella non ha deciso un giorno di collassare su sé stessa né la Pangea ha voluto modificarsi sotto l’influenza della tettonica delle placche, proprio come i dinosauri non hanno deciso di scomparire un giorno dal pianeta né gli uomini sperato di comparire, tutto quello che è stato, tutto quello che è, e tutto quello che sarà obbedisce a questa potenza. Il reale è sempre e solo il dispiegarsi di una fatalità, il puro effetto del determinismo. Gli uomini s’illudono quando pensano di volere ciò che li vuole. Non si può sconnettere l’uomo da ciò che l’ha reso possibile, non più di quanto lo si possa fare nei confronti di ciò che lo conduce verso il proprio annientamento. Una filosofia della storia che guarda soltanto la microfrattura rappresentata da una civiltà e crede che a opporre uomini, culture e civiltà dai contorni ben definiti siano giochi di forza intenzionali, si sbaglia. In storia, lo sguardo di Sirio rimane uno sguardo miope. La potenza che ha prodotto le forze di cui è composta la storia si fa beffe degli uomini, esattamente come l’oceano, indifferente alle gocce che lo compongono.


(Michel Onfray - "Decadenza") 

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Serbatevelo!


«La tolleranza arriverà ad un tale livello che alle persone intelligenti sarà vietato fare qualsiasi riflessione per non offendere gli imbecilli».

(Fëdor Dostoevskij)