sabato 5 agosto 2023

L'Amaca

 

Il terrore viaggia in taxi
DI MICHELE SERRA
Nelle grandi città italiane (perfino Milano, che fino a pochi anni fa era una felice eccezione) trovare un taxi è spesso un’avventura. Nei giorni di pioggia, una sfida impossibile. Lo sanno tutti, lo dicono tutti: ci vorrebbero più taxi, specie nelle ore di punta e nei giorni più affollati.
Se nessuna autorità locale o nazionale è mai riuscita a risolvere il problema, è per ragioni che sfuggono a ogni logica, e appartengono forse al paranormale: il tassista terrorizza. È un’entità che incombe, come nei romanzi di Stephen King, e leva il sonno. Ne sia prova definitiva il comico progetto di legge del governo Meloni, che in sostanza dice: il problema c’è, ci vorrebbero almeno il venti per cento di taxi in più. Dunque affidiamo agli attuali possessori di licenza (i tassisti in carica) la facoltà di risolverlo, concedendo generosamente una specie di duplex della loro licenza ad altri (si suppone parenti e amici). Come dire: affidiamo alle volpi il problema di gestire i pollai.
Ogni corporazione, anche se non lo sa, è di destra per natura. È dunque comprensibile che un governo di destra, erede del corporativismo fascista, confidi nelle corporazioni: quella dei tassisti, specie a Roma, diede grandi prove di fedeltà alla linea — un tassista di sinistra, a Roma, è un’eccezione entusiasmante.
Ciò che sfugge alle corporazioni è che più il loro potere si ossifica, più prospera la deregulation: io rifuggo da Uber e consimili, e il car sharing non fa parte del mio Dna di quasi anziano. Ma, per autodifesa, imparerò a usarli.

Cattivoni

 

I segreti di Pulcinella
di Marco Travaglio
Quando un politico è in difficoltà, denuncia un complotto-bufala. Nel 1996 B. svelò di aver trovato un cimicione a palazzo Grazioli, accusò di spionaggio le “Procure eversive”, il Parlamento e i media gli andarono dietro, poi si scoprì che era un ferrovecchio inservibile messo lì dai bonificatori chiamati da lui. Nel 2009 ci riprovò con lo “scandalo enorme di un signore che ha spiato 350mila persone”: il vicequestore Gioacchino Genchi, consulente in processi di mafia, omicidi e corruzioni, allora impegnato nell’inchiesta Why Not di De Magistris. Genchi non ha mai intercettato una mosca: incrociava intercettazioni e tabulati disposti e acquisiti dai giudici. Il caso riempì Camere e giornaloni di alti lai, Genchi e De Magistris furono rimossi e poi assolti. Ora ci risiamo. Crosetto denuncia “dossieraggi” perché Domani pubblicò notizie vere sui suoi compensi da consulente di Leonardo e vuol conoscerne la fonte. I pm indagano e scoprono che un maresciallo della Finanza in servizio alla Dna ha compiuto accessi non autorizzati a dati fiscali segnalati per operazioni bancarie sospette di riciclaggio. Ora se costui, già trasferito, ha commesso reati, sarà condannato. Ma non si capisce di quali “attacchi alla democrazia” di “pezzi deviati dello Stato” per “fermare il governo Meloni” o “fabbrica dei ricatti” (Rep) si vada cianciando. Oltre a Crosetto, fra gli attenzionati figurano Conte, Casalino, Renzi e non politici come Totti: ce n’era per tutti, non solo per il governo Meloni. Eppoi è ancora da accertare l’uso fatto dal sottufficiale delle notizie (vere, peraltro): se uscivano sui giornali, i ricatti erano impossibili; se restavano segrete, potevano essere usate per estorcere qualcosa a qualcuno, ma va dimostrato che sia avvenuto. Quello di Crosetto, poi, era un segreto di Pulcinella: il suo conflitto d’interessi di capo dei costruttori d’armi che diventa ministro della Difesa era noto a tutti, anche a lui, che proprio per quel motivo l’estate scorsa negava di ambire a quel ministero.
Era sotto i governi B. che si facevano dossieraggi per screditare oppositori, pm e giornalisti non allineati: l’archivio fuorilegge del Sismi di Pollari&Pompa; gli spioni della Security Telecom; le commissioni Telekom Serbia e Mitrokhin con falsi testimoni. Quindi la destra che punta il dito dovrebbe guardarsi allo specchio. Su un punto però Crosetto ha ragione: “Come funziona il circuito dei dossier nel rapporto con chi poi li pubblica?”. Ma il quadro horror che dipinge si realizzerà con la legge bavaglio di Nordio: magistrati, cancellieri, agenti, avvocati, cronisti avranno intercettazioni che non si potranno più pubblicare, alimentando veleni e ricatti. Lo disse la Corte Suprema Usa nel 1913: in democrazia “il miglior disinfettante è la luce del sole”.

venerdì 4 agosto 2023

Tremebonda notizia

 

Nell'iper lussoso locale le ore passavano placidamente, come si confà ad un luogo ai più inaccessibile; la contessa era appena arrivata dalla spiaggia e stava salendo in camera per prepararsi alla canonica apericena; Malvi, Poppy e Gran Gilberto stavano beatamente attendendo l'arrivo degli altri amici la cui barchetta aveva dato delle noie durante l'uscita giornaliera e, quando li videro entrare, si rasserenarono, anche se la maestria nautica di Foty e la destrezza di Pier Amerigo era nota a tutti. 

"Che problemi ha la barca?" disse Poppy; "Guavda - gli rispose Foty - da quando abbiamo cambiato equipaggio ogni volta ce ne capita una! Ovamai di mavinai capaci non se ne tvovano più! E' una tvagedia! Anche Fabio Augusto sul suo settanta metvi ha gli stessi pvoblemi; si deve esseve votto un giunto del motove, abbiamo già chiamato e l'elicottevo si è già alzato per povtave il pezzo! E' una cosa inaudita cvibbio! Ho già detto al comandante che se domani non pavtiamo per Povto Cevvo m'inalbevo davvevo e lovo si possono considevave licenziati!" 

"Ti sono vicina Foty! Questi problemi non dovrebbero esistere! Facciamo solo due mesi di vacanza estiva e tutto dovrebbe filare liscio!" 

"Raga domani facciamo un salto in via Monte a fare incetta di maglioni e piumini che escono le nuove collezioni?" propose Gran Gilberto!

"Figo dai! Toccata e fuga e taaak ci portiamo avanti! - esclamò Malvi - così almeno se mi levo questo fastidio mi posso dedicare al vestito per la prima della Scala!"

"Ah già la prima! Quest'anno ho deciso! Vado da Giorgio che mi soddisfa sempre" esclamò convinta Maristella Agenome appena scesa nel locale dalla inderogabile pennica. 

"Raga scusate - disse Malvi - ma avete visto quelle persone sdraiate sugli asciugamani in quella spiaggetta? Perché si posizionano in quel modo? Appartengono a qualche setta?" 

"Non cvedo siano una setta! - disse Foty - Uno che conosco e che fa il camevieve da Cvacco, un giovno mi ha detto che è un modo pev stave al mave senza la bavchetta! Non capisco come facciano ma si vede che savanno povevi!" 

"Sdraiati sulla spiaggia a prendere il sole? Poverini! Non vorrei essere nei loro panni! "

"Davvero anch'io non mi capacito cribbio - disse Gran Gilberto - Ma sapete che mi hanno detto che ci sono famiglie che per andare al mare spendono in un mese solo 1500 euro in totale?" 

"Quantoooo???!" - trasecolò Malvi! Ma come fanno piccolini? Noi quella cifra la spendiamo solo per l'acqua minerale in cambusa! Non mi capacito! Fanno una vita di rinunce inconcepibili. D'altronde siamo troppi su questo pianeta e qualcuno si deve arrangiare! Sono veramente vicina a questi poveracci, anche se a volte alzano un po' troppo la testa, come quelli che rifiutano il lavoro per stare sul divano a prendere l'assegno dallo stato! Per fortuna Giorgia ha sparigliato tutto!" 

Non fece tempo a finire la frase che la porta dorata del locale s'apri violentemente, facendo entrare trafelato Gian Ribaudo Fiorenzo, un nobile proprietario di sterminati appartamenti nel centro di Milano: "Raga avete sentito la notizia?" 

"No Gian Ribaudo! Che è successo?"

"La maggioranza ha accolto l'ordine del giorno di quel satanasso di Fratoianni che chiede di mettere una patrimoniale ai redditi superiori ai 500mila euro!" 

Scese un silenzio glaciale nel locale, come al palio senese al momento dell'apertura della busta per le posizioni ai canapi, le bocche si spalancarono, ci fu una sgranata di bulbi al limite della caduta oculare sui tavolini. Per qualche istante nessuno fiatò. 

"Giovgia ci ha tvadito!" disse sommessamente Foty. 

"Glielo dissi al commercialista, cazzo! - furoreggiò Malvi - stai sotto i cinquecentomila, cribbio! E invece niente! E' andato avanti per la sua strada! Si è vero che è riuscito ad occultare almeno quattro milioni, ma già che ci sei vai sotto ai cinquecentomila no? Cazzo!" 

"Papi ci ha visto bene come sempre! Abbiamo portato tutto in Olanda e a noi non ce li fregheranno i soldi! tiè!" aggiunse trionfante Gran Gilberto. 

"Ma poi è per gli asili nido! Ma chi ci va all'asilo nido? Non sanno che esistono le tate a domicilio? Giorgia ci ha ingannati!" rabbiosamente sbraitò Foty

"Già pago ventimila per i rifiuti - gracchiò Maristella Agemone - si che ho un tremila metri di attico, ma mi sembrano già abbastanza no?" 

"Lo sapevo! E' il primo anno che pago qualcosa di tasse ed ecco la sorpresa!" continuò Gian Ribaudo - è uno scandalo figa! La patrimoniale è indegna di una nazione libera! Che aumentassero l'Irpef a tutti quei sottoposti che dormono sulle scrivanie!" 

"Giusto! Bravo Gian!"

"Raga tranquilli! E' stato un errore! Giorgia ha già bloccato tutto! - annunciò appena entrato Filomeno Garrulo - Cocktail Martini per tutti! Alla salute!" 

Tutti si rasserenarono ed iniziarono a bere allegramente, tra le impercettibili lacrime silenziose dei camerieri che per pochi minuti, maldestramente, avevano scorto un barlume di giustizia sociale, bestemmia in lugubri tempi divisivi come questi.

Buona Santanché a tutti!          

Prima Fatto

 


Ci siete cascati!

 


Crosettone!

 


Attorno al suolo

 

Memorie del suolo: nessuna legge a tutela, il cemento vince facile
TERRA MADRE - Un patrimonio, zero norme nazionali
DI PAOLO PILERI
“Le cose si scoprono, si battezzano, soltanto attraverso i ricordi che se ne hanno”. Parole di Cesare Pavese (Feria d’Agosto, 1946) che ben si adattano a fare delle prossime ferie un momento prezioso per scoprire cosa è il suolo e avviare l’esercizio della memoria sulla sua fragilità. Conoscere e ricordare sono atti irrinunciabili per rinnovare il patto di cittadinanza critica e consapevole che fa di tutti noi persone politicamente impegnate a disegnare uno spazio culturale dove la questione ecologica indica le traiettorie di prosperità, equità e democrazia.
Dove il paradigma economico si svincola dall’ossessione della sola coppia produzione/consumo per approdare a una nuova idea di abitabilità e di rispetto profondo della natura. L’impegno politico non spetta solo ai politici (anzi!), ma a tutti noi, ognuno agendo entro e oltre i perimetri del proprio mestiere, come ci ricordava Bobbio.
Per capire il ruolo del suolo, andiamo alla memoria delle recenti alluvioni. Il 15 settembre 2022 una tempesta colpisce il cuore delle Marche. Straripano il Misa e il Nevola inondando valli, campi, strade. Migliaia di metri cubi di terra finiscono a mare: 12 morti e 1 disperso. 26 novembre 2022, un’altra tempesta su Ischia. Interi versanti franano: 12 morti danni e altri metri cubi di terra persi a mare. 2 e 15 maggio 2023, due tempeste in rapida successione cambiano la pelle alla Romagna di pianura e di appennino. Altre migliaia di metri cubi colano dai fianchi dei monti e finiscono in pianura, nel mentre intasata dalla pioggia. Case, imprese e fattorie distrutte: 17 morti.
In tutti e tre i casi l’incuria del territorio e soprattutto la cementificazione dei suoli hanno reso di molto più gravi le conseguenze di quelle alluvioni a loro volta più acute a causa del clima ormai cambiato. In soli otto mesi, 41 morti per procurata fragilità del territorio, così potremmo chiamare quei reati legittimi delle trasformazioni urbanistiche che hanno reso quei territori già precari, ancor più precari. La Romagna nelle aree faentine è tutta alluvionabile, eppure hanno costruito. Nelle Marche il 38% dell’urbanizzato giace da tempo in aree a elevata pericolosità idraulica, eppure si è continuato a costruire. In Campania oltre 51 ettari sono stati edificati in aree a pericolosità di frana.
Tutti dati pubblicati annualmente da Ispra nel rapporto sul consumo di suolo, ma di fatto ignorati da chi governa il territorio che si permette, per tutta risposta, di screditare ambientalisti ed ecologisti solo perché cercano di fermarli prima che sia troppo tardi. Ma non vi riescono perché loro, i signori del ‘Sì sempre ovunque e a qualunque prezzo’, di suolo e consumo di suolo non vogliono sentir ragioni. Proprio loro che, unici, possono decidere del destino del suolo e, di conseguenza, tagliare il ramo sul quale siamo e sono seduti.
Possiamo permetterci di dimenticare tutto questo e il prossimo settembre riprendere come se nulla fosse? Una società smemorata perde in fretta la propria rotta. E allora, serve correre ai ripari apprendendo per non dimenticare le cause di quegli eventi e ciò che li ha resi più devastanti. Un lavoro culturale che attende tutti e deve aiutarci a reagire perché la nostra debolezza è che difendiamo solo quel che vediamo e conosciamo.
E il suolo non è né visibile né noto. Ricordiamo allora qui alcune fondamentali caratteristiche. In primis è un ecosistema intelligente ma fragile, un laboratorio biogeochimico che lavora da volontario, notte e giorno, festivi compresi. Non è una superficie come la vediamo, ma uno spessore vivo e sottilissimo: 30 cm circa. Sequestra carbonio (in simbiosi con le piante) agendo da potentissimo regolatore climatico che ne mitiga gli effetti negativi. Assorbe le acque piovane (cosa che quasi si azzera con l’urbanizzazione) trattenendo fino a 4 milioni di litri per ettaro nei suoli più sani e coperti da vegetazioni permanenti come prati o boschi. È un motore ineguagliabile per i cicli biochimici di molti nutrienti vitali come azoto, fosforo, potassio. Produce oltre il 95% del cibo e il 99% delle calorie che assumiamo. È depositario nei primi centimetri del 30% della biodiversità del pianeta (oceani esclusi). Genera rimedi medicali ancora da scoprire e che verranno buoni per le prossime pandemie. Custodisce immensi patrimoni archeologici che ci aiutano a capire chi siamo e da dove arriviamo.
Ma tutto questo è a rischio, stupidamente a rischio, sia perché si continua a consumare e sia perché ignoriamo cosa sia il suolo e quale danno si fa impermeabilizzandolo o inquinandolo. La combinazione tra ignoranza ecologica, abitudine, convinzione collettiva che il suolo sia solo una piastra da valorizzare con edifici o per agricolture industriali, produzione di rendite private e oneri di urbanizzazioni pubblici hanno prodotto e producono un insostenibile stallo legislativo da decenni al punto che non abbiamo una legge nazionale di tutela del suolo. E così ci troviamo in piena deregulation continuando a cementificare in modo veloce e avido in pianura, che diventa una vasca impermeabile che la pioggia riempie devastando il suo contenuto, e si trascura la manutenzione dei suoli montani che, abbandonati a loro stessi, scivolano disastrosamente a valle.
Gli indicatori nazionali sul consumo di suolo parlano chiaro: oltre 2,2 m2 al secondo nel biennio pandemico 20-21 (Ispra), un’immagine plastica di un vivere insostenibile, vorace e irresponsabile. Il consumo di suolo non è affatto il ‘No’ degli ambientalisti, ma il conto servito da una classe politica e dirigente ignara dei danni che fa e prona a un modello di sviluppo avido che decide sul suolo pur non sapendo cos’è.
Possiamo disimpegnarci davanti a tutto ciò? Possiamo permetterci anche noi di non sapere di suolo e finire per essere complici? Conviene aprire gli occhi e impegnarsi nel senso suggerito da Norberto Bobbio: “Conoscere il mondo che ci circonda con una cultura non dilettantistica. Riformarsi reciprocamente. Studiare i problemi. Vedremo magari un solo problema in un anno ma approfondendolo. Se non vi ponete temi precisi vi disperderete”.
Vale anche per il suolo, dove il dilettantismo si spreca. Vale per chi voglia essere parte di una nuova cittadinanza ecologica che tiene in allarme lo spirito di una democrazia che ha chiaro che devono essere le regole della natura a dare forma alle decisioni sociali, politiche e urbanistiche e non il viceversa, come fatto finora. Vale per chi voglia immunizzarsi da ogni dilettantismo che facilmente si accompagna a soluzioni luccicanti, ma che, presto, si rivelano solo dei sonanti greenwashing. Il suolo, così vicino alle nostre quotidianità e legato alle decisioni politiche nei luoghi in cui abitiamo, è la lente attraverso la quale possiamo misurare la bontà del governo del territorio e dei suoi responsabili. Sta a noi ricordare a loro che il suolo d’Italia è fragile ovunque. Sta a noi usare la feria d’agosto per conoscere l’intelligenza del suolo e imparare dalla memoria dei disastri a tracciare nuove piste per una cittadinanza ecologica.