lunedì 27 febbraio 2023

Super Slurp!

 


E per non farci mancare nulla, questa sera sulla rete ammiraglia, il cui Tg è diventato, come consuetudine italica, e per volere della restia Maggioni a lasciare la poltrona, l'Eco del Nero camuffato da democrazia, questa sera l'eterno slinguatore folle, il simbolo della Modifica di Pensiero per i Lor Signori al Potere, lo scrittore annuale di libri nemmeno buoni, a mio parere, per concludere una seduta, lo Slurp fattosi persona per ossequiare i potentati del momento, l'antitesi del giornalismo, il fulcro delle oramai imbolsite fregnacce pro loro, il Neo immarcescibile, al secolo Bruno Vespa, appiopperà a noi comuni pagatori seriali di canone una striscia di cinque minuti post TG1 Nero, ove si esibirà nella sublime arte della riverenza e, per incensare alla grande, intervisterà il/la/lo Premier Caciotta, al fine di confermare nei secoli futuri la sua duttilità di pensiero che gli ha permesso di restare in tolda per oltre quarant'anni. 

Quale becera sceneggiata potrebbe arrecare più danno all'informazione libera se non questa? 

E quindi v'invito di cuore a scanalare alla grande, evitando il tribale contatto mediatico! 

W la Libertà, W il Giornalismo vero!   


Aria nuova!

 


Sfottò

 


Tomaso

 

La scuola può ancora salvarci dai fascismi (e dai Valditara)
DOPO IL PESTAGGIO DI FIRENZE - Argine. La distruzione del progetto politico della Costituzione, avviata alla fine degli anni 70 e culminata con un centrosinistra di destra, ha prodotto un deserto culturale
DI TOMASO MONTANARI
La prima cosa che mi sono domandato di fronte al pestaggio fascista al Liceo Michelangiolo, è se uno dei picchiatori fosse il ragazzino che, sei o sette anni fa, durante un incontro in una scuola media di Firenze mi chiese perché dicessi che il fascismo era “sbagliato”, visto che quelli di Casa Pound portavano alla sua famiglia pacchi di pasta. Due episodi che ci mettono di fronte a un fallimento politico, sociale ed educativo che non si risolve certo con le proclamazioni di antifascismo (comunque sempre benvenute, specie in queste ore): che Italia abbiamo consegnato a questa nuova generazione?
La distruzione del progetto politico della Costituzione, avviata alla fine degli anni Settanta e culminata nelle politiche di un centrosinistra sempre più di destra negli ultimi decenni (dalla precarizzazione del lavoro alla sperequazione dei diritti indotta dalla riforma del titolo V; dalla privatizzazione della sanità all’aziendalizzazione della scuola; dalla distruzione della progressività fiscale ad una sempre più marcata sudditanza anche bellica agli Stati Uniti; dalla politica securitaria contro i migranti alla “riabilitazione” del fascismo) ha prodotto un deserto di deprivazione sociale e culturale che oggi sfocia nell’astensionismo di massa e nel ritorno al potere (per abbandono di tutti gli altri) di una destra di matrice fascista. Fin dal 1970 Sandro Pertini aveva ammonito che solo tenendo insieme libertà e giustizia sociale non avremmo perso la prima: ora il corto circuito rischia di compiersi. Abbiamo scelto di essere così ingiusti e diseguali da creare consenso per i fascisti che portano pacchi di pasta a chi è scartato da una società bestiale.
Quando alla bellissima manifestazione fiorentina convocata dagli studenti per reagire al pestaggio, li ho sentiti scandire lo slogan “Ma quale pacifismo, ma quale nonviolenza / Ora e sempre resistenza”, un brivido mi è corso lungo la schiena. E mi sono sentito subito paternalista: come giudicare le parole di ragazzi di sedici anni che hanno subìto quel che hanno subìto (non solo le botte, ma la colpevolizzazione delle vittime orchestrata dal governo e dai suoi scherani mediatici)? Il punto non è giudicarli, ma star loro vicini, offrendo loro gli strumenti culturali per scoprire che la resistenza fu fatta perché noi potessimo abbracciare il pacifismo e la nonviolenza (verso tutti: anche verso i fascisti) come valori essenziali. Non farli sentire soli: dimostrare (se ne siamo capaci) che lo Stato è dalla loro parte, perché, nonostante tutti i tradimenti, la “rivoluzione promessa” (Calamandrei) chiusa nella Costituzione ha ancora la forza di cambiare la realtà, facendola assomigliare alle loro aspirazioni di giustizia e libertà.
Per farlo, il primo passo è che la scuola torni a essere scuola. Mi ha colpito che nell’alluvione di solidarietà arrivata al Michelangiolo (simboleggiata dalla lettera della preside perciò minacciata dall’indegno ministro Valditara) la voce degli altri licei classici fiorentini sia o non pervenuta, o singolarmente reticente: la parola d’ordine di professori, genitori e dirigenti è “non facciamo politica, non parliamo di fascismo e antifascismo”. Un errore capitale, quanto rivelatore. La scuola che si vede come fucina della classe dirigente si è messa al servizio dello stato delle cose, non del suo scardinamento. E si è dimenticata delle angoscianti domande sulle complicità della scuola nell’ascesa dei fascismi. In Costituente, il relatore dell’articolo 9 Concetto Marchesi disse amaramente che “il mondo della scuola ha dato ai giovani un senso di soffocazione: è apparso come chiuso a tutte le esigenze del mondo morale; e più la cultura si elevava e affinava nelle sue particolari ricerche e applicazioni, più appariva il suo distacco dai principî di dignità e utilità sociale e da quell’aspirazione all’universale che è nello spirito dell’uomo. Così veniva formandosi il tecnico, il giurista, il letterato, lo storico, dentro un’orgogliosa clausura che badava a dar pregio … all’utilità personale che ne veniva, anziché al fine superiore cui lo studio è diretto, cioè alla scienza intesa come perpetua ricerca di un bene comune. E quando l’enorme crisi del mondo scoppiò e avvenne l’urto immane delle forze in conflitto, quei maestri … non ebbero più una parola da dire ai discepoli che si avviavano da soli verso la salvazione o la morte. Perché è avvenuto tutto questo? Per mancanza di capacità e di cultura? No: per mancanza di coscienza civile”. Oggi i ragazzi ci chiedono non la professionalizzazione che li rende capitale umano o merce nel mercato del lavoro, non la selezione per ‘merito’ o l’avvio al massacro sociale della competizione. No: ci chiedono una scuola e un’università che abbiano una coscienza civile. Capaci non solo di educare all’antifascismo, ma perfino di recuperare quei ragazzi lasciati soli a credere al fascismo. Perché è solo la scuola l’unica cura efficace per un’Italia che è tornata a produrre picchiatori (e ministri) fascisti.

domenica 26 febbraio 2023

Scoop - dal futuro



“Negli ultimi tempi la nostra condizione psichica subì un subitaneo ammaloramento, dovuto all’aggressione dei supporti tecnologici che ridussero in poltiglia molte labili menti alla mercé servile della dea Visibilia, la cui fede era incentrata esclusivamente sull’apparire, in qualunque situazione anche estrema, come la foto dell’anno 2023 testimonia, scattata durante la veglia funebre di un noto showman dell’epoca. Questa dinamica esistenziale ci travolse in psiche, dilaniando i nostri principi, agevolando l‘estinzione della nostra specie.”

(Messaggio inserito in una capsula lanciata nello spazio nel 2068)

Come dargli torto?




Addio!



Ci ha lasciato un grande giornalista, Curzio Maltese, da sempre impegnato nella ricerca della verità. Riposa in pace!