giovedì 7 luglio 2022

Il Rumorista spodestante




LA SCALETTA DEL CONCERTO – Intro 1. 90 minuti 2. Mic Taser 3. Stai zitto 4. Antipatico 5. Papparapà 6. Daytona 7. Criminale 8. Ricchi e morti 9. Giuda 10. Perdonami 11. L’alba *(Monologo con Josaft Vagni che recita la Traccia “Vivo” in Flop) 12. Flop 13. PXM 14. A Dio 15. Yoko Ono 16. La prima volta 17. Russell Crowe 18. Disobey 19. S.A.L.M.O. *DjSet (Woaw Treeplo, Mic Check feat. Noyz, YhwH feat. Guè, Marylean feat. Nitro, Ex feat. Ensi, Ho paura di Uscire 1, Ho paura di uscire 2 feat. Lazza, Aldo Ritmo, Kumitè, la canzone nostra feat. Blanco) BIS 20. 1984 21. Il cielo in una stanza

Anche per un rumorista di questo calibro non fu dato l'assenso a tale Bruce Springsteen, intenzionato a fare ben tre concerti di seguito a San Siro! 

È un peccato che sconteremo, attendendo la punizione degli dei dell'Arte! 

Cinquantamila persone hanno applaudito la performance di tale Salmo, e per questa colpa dovremo cercare l’espiazione, iniziando novene di riparazione con ascolto dei grandi immortali, Rolling - Pink - Led - Beatles etc. 

Dei dell'Olimpo perdonateci!

Travaglio

 

Spalle al muro
di Marco Travaglio
I mejo opinionisti del bigoncio speravano che Conte portasse a Draghi un foglietto con scritto “Suca” o “Ciaone”, come fecero i due Matteo rovesciando il Conte-1 e il Conte-2 senza mai spiegarne il motivo (anche perché non c’era). E son rimasti delusi quando ha consegnato un corposo documento politico che impedisce loro (ma non poniamo limiti alla demenza) di evocare il “nuovo Papeete” e dipingerlo come un esagitato sfasciacarrozze alla Salvini o, peggio, alla Renzi. Con Draghi, Conte ha sfiorato l’autolesionismo. Ha finto di non sapere che: questo governo è nato contro il M5S e i giallo-rosa, ma soprattutto contro di lui; il premier ha stracciato scientificamente tutte le bandiere dei suoi due governi, salvando il reddito di cittadinanza per non ritrovarsi i forconi sotto casa; e ha benedetto la scissione di Giggino ‘a Poltrona per rendere ininfluente il M5S e a obbedire a Biden&banche. La trappola per i 5Stelle era ben congegnata: se restano al governo perdono voti per la sindrome di Stoccolma e l’accusa di poltronismo; se mollano il governo perdono voti perché tutti li accusano di irresponsabilità e inaffidabilità per una crisi “in un momento come questo”.
Naturalmente era una trappola fondata su balle: senza M5S il governo manterrebbe la maggioranza e l’eventuale crisi sarebbe opera di Draghi; nulla di quanto accade “in un momento come questo” in Italia e nel mondo cambierebbe di una virgola senza questo governo o con il voto (vedi Francia); il governo ormai è pura finzione, dal voto sul Colle si limita a ratificare in due minuti decisioni prese altrove, non tiene più pre-consigli dei ministri per programmare alcunché, i titolari di ogni dicastero fanno da sé all’insaputa degli altri e Draghi – dopo la debacle quirinalizia – ha la testa altrove, senza più il (presunto) tocco magico. Ma bastava ripetere a reti ed edicole unificate che senza di lui siamo finiti e la trappola funzionava. Ora non più. Conte ha sorvolato sugli scandali della scissione dimaiana e delle telefonate Draghi-Grillo, già derubricate dalla stampa a ripicche personali o fantasie complottiste. E ha messo nero su bianco un programma che ribalta di 180 gradi l’agenda Draghi e sostanzia il M5S come una forza civica matura e dunque radicale, in grado di riaggregare molti ex elettori astenuti e delusi. Prim’ancora che al premier e al M5S, la lettera parla agl’italiani. E mette con le spalle al muro sia il destinatario sia il mittente. Draghi dovrà rispondere presto sì o no. Conte, se prevarranno i no, dovrà scrollarsi la nomea di Sor Tentenna e Re dei Penultimatum chiamando subito gli iscritti a votare l’addio al governo e/o alla maggioranza. Però a quel punto non sarà più lui a uscirne, ma Draghi a cacciarlo.

mercoledì 6 luglio 2022

Perché è così!



Fosse per lui la questione sarebbe chiusa; ma i “suoi”, quelle dell”’uno vale staceppa” sono restii, i “suoi” tonni in scatola frenano, per un semplice motivo: a fine settembre matureranno i vitalizi, quelli per cui vennero eletti per abolirli. Quindi di facciata fingono di combattere; in realtà attendono l’ennesimo privilegio. Come tutti gli altri, ad eccezione della Persona per bene, non eletta.

Stessa foto



Per chi si meravigliasse della stretta di mano tra uno che, fino a poco tempo fa, definiva l’altro un dittatore, e un dittatore, ricordo che uno dei due è un ex banchiere. L’altro un dittatore.

Che aspettarsi?

 


Beh, non per nulla era banchiere...
Erdodrag
di Marco Travaglio
Dopo la scena vomitevole di Draghi, Di Maio, Cingolani, Giorgetti, Guerini, Lamorgese e altre suffragette di Erdogan che ad Ankara stringono mani insanguinate, firmano affari sulla pelle dei curdi e se la ridono alle loro spalle, si spera che lorsignori non oseranno mai più tenere lezioni su aggressori e aggrediti, liberaldemocrazie e dittature, invii di armi per difendere i valori occidentali, il diritto internazionale, l’autodeterminazione dei popoli e altri capolavori di ipocrisia. Come se non bastassero i casi di Assange e Khashoggi, due giornalisti liberi immolati sull’altare dell’Occidente (uno detenuto a Londra in attesa di ergastolo negli Usa, l’altro segato a pezzi nell’ambasciata saudita di Istanbul), ora l’indecorosa sfilata di mezzo governo italiano alla corte di Erdogan ha almeno il pregio di liberarci del ciarpame moralistico e tartufesco che avvolge la guerra dal 24 febbraio: non c’è alcun valore o principio né dietro l’aggressione di Putin all’Ucraina né dietro la cobelligeranza della Nato con Kiev. Solo biechi interessi geopolitici, strategici, militari e affaristici. Punto. Non c’è nulla di etico neppure nel rinunciare al gas e al petrolio russi per rimpiazzarli con quelli turchi, egiziani, sauditi, emiratini e algerini: si passa solo da un tagliagole nemico a un tagliagole amico (almeno per ora). E non c’è nulla di etico nel sostituire il gas russo con quello (più costoso, scadente e inquinante) americano: solo i porci comodi degli Usa, che rifilano all’Europa le loro merci avariate, la allontanano dai mercati russo e cinese, la dissanguano con una lunga guerra per procura e la riasservono a sé in una Nato di nuovo americanocentrica.
Torna in mente la frase di Draghi su Erdogan “dittatore di cui si ha bisogno”. Ora il premier lo promuove a “partner, amico e alleato” e lo ringrazia della “calorosa e splendida ospitalità”. Ma anche degli “sforzi per la pace tra Russia e Ucraina” (infatti le ha armate entrambe). Tornano pure in mente i falsi ringraziamenti ai peshmerga curdi per aver combattuto e sconfitto lo Stato Islamico al posto dell’Occidente che ora li tradisce col vergognoso patto Nato di Madrid: sblocco della vendita di armi alla Turchia (in barba alle sanzioni del 2019 dopo l’intervento militare anti-curdi nel Nord della Siria) e impegno di Svezia e Finlandia a scaricare i curdi trattandoli come terroristi. In realtà il peggior terrorismo è quello del regime turco che, violando il diritto internazionale, bombarda i curdi e usa miliziani jihadisti. Ma, se il terrorista è nostro “partner, amico e alleato”, va ringraziato per la “calorosa ospitalità”. E guai a nominare i curdi nella conferenza stampa: la calorosa ospitalità del partner, amico e alleato potrebbe tradursi in un caloroso bombardamento.

martedì 5 luglio 2022

L'Amaca


L’elicottero veneto
DI MICHELE SERRA
Il cataclisma della Marmolada parla al mondo, e difatti il mondo intero ne parla. Al lutto per le tante vittime si aggiunge quello per l’agonia dei ghiacciai e per il clima sfigurato dalla tracimante azione umana. In questo quadro riescono a strappare un breve sorriso le parole del presidente del Veneto Zaia. Assicura che una cosa simile «non era mai accaduta in Veneto», che delle sei vittime accertate in quel momento «tre sono venete», che sono in azione «squadre venete» e per la precisione «35 unità venete» e addirittura «un nostro elicottero» (veneto).
La visione localista — ci permetta Zaia — è quasi sempre la meno significativa e la meno interessante: ma in questo momento storico, nel quale è l’umanità stessa che sembra a repentaglio, compresi i veneti, la dimensione localista suona inevitabilmente ridicola. Se un meteorite distruggesse la terra cadendo su Rovigo, Zaia si soffermerebbe sulle ripercussioni della scomparsa del genere umano in Veneto, nonostante il prodigarsi dell’elicottero veneto?
A fronte dei mutamenti climatici, il localismo è irrilevante, controproducente e perfino irritante.

A meno che, regione per regione, non si voglia riflettere sulla spensieratezza con la quale si sono accumulati quattrini trattando qualsiasi allarme ambientale come lo sfizio di quattro intellettuali rompiballe. Ecco, in quel caso il Veneto, in sintonia con la Pianura Padana per intero, potrebbe dare un contributo interessante sul tema: come abbiamo potuto ridurci a questo punto, che cosa possiamo fare per uscirne vivi, perfino i non veneti.