martedì 15 febbraio 2022

Insegnamenti eterni

 


Anto' e la Banda Bassotti

 


Altro che “Il fatto”: se ora lo dice pure lui…
DI ANTONIO PADELLARO
Davanti al passaggio della lettera di Tiziano Renzi al figlio Matteo che definisce “Boschi, Bonifazi e Bianchi la Banda Bassotti che ha lucrato su di te senza ritegno” (per non parlare di Marco Carrai, “un uomo falso”) il primo, immediato pensiero è che se un giudizio del genere fosse stato pubblicato sul Fatto Quotidiano, lo statista di Rignano avrebbe preteso, a dir poco, il sequestro della testata, oltre al pignoramento del mobilio di casa. L’altra, inevitabile, riflessione è: se lo dice lui… Perché babbo Renzi, oltre ad aver conosciuto, e molto da vicino, le “cattive” compagnie del su figliolo non ignora certo le bassezze della politica, avendola a lungo frequentata sia pure in ambiti periferici. E, tuttavia, essere arrivato al punto di marchiare come “Banda Bassotti” il Giglio Tragico, significa che deve avere osservato, e molto da vicino, cose che noi umani neppure immaginiamo. Poiché la lettera (depositata dalla Procura di Firenze al processo per bancarotta) risale al 2017, proviamo a immaginare l’esistenza di altre missive riguardanti le successive tappe della, per così dire, mutazione renziana. Scritte con il medesimo linguaggio esplicito di un padre piuttosto preoccupato dalle frequentazioni del figlio. Dalla creazione di un partito finto come Italia Viva (dopo averne distrutto uno esistente). Fino agli stretti rapporti intrattenuti con l’autocrate saudita Mohammad bin Salman (accusato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Khashoggi). E alle ricche consulenze percepite da uno dei regimi più oscurantisti del pianeta, definito con entusiasmo dal percettore come la patria di un “nuovo Rinascimento”. Purtroppo stiamo galoppando troppo con la fantasia a giudicare dal passaggio della lettera dove Tiziano, nell’elogiare l’erede, considera “geniale” la “mossa di rimandare le dimissioni” da segretario del Pd. E qui ci soccorre il latinorum: qualis pater, talis filius. O no?

L'Amaca

 

Ma in quale secolo siamo?
di Michele Serra
La Guerra fredda, la crisi di Cuba, Kennedy e Krusciov, “i russi, gli americani”, come cantava Dalla. I giornali del febbraio 2022, sull’abbrivio della crisi ucraina, sono pieni di cose che pensavamo archiviate. In che anno siamo?
In quale secolo?
Avevamo capito che la fine del comunismo fosse la fine del problema. Che il bipolarismo politico che aveva caratterizzato la seconda metà del secolo scorso fosse sepolto per sempre. Che con il Muro sarebbero caduti gli steccati ideologici (ah, l’ideologia, drago finalmente trafitto!). Che il trionfo della società di mercato avrebbe condotto a una nuova stagione magari convulsa, ma più fluida, meno ossificata, più libera e soprattutto più pacifica.
Ora capita di constatare, se ciò che conta è la realtà, che la nuova Russia non più sovietica, e anzi iper-capitalista, capace di privatizzare in un batter di ciglia un colossale patrimonio ex statale, la Russia degli oligarchi che competono, quanto a patrimonio e fasti, con i tycoon americani, è ancora e sempre “il nemico”; così come “l’Occidente” rimane, come ai tempi del Pcus, una presenza ostile e minacciosa per la grande patria russa.
Forse, dunque, non ce la siamo raccontata giusta, una trentina di anni fa, quando il capitalismo vinse per manifesta incapacità del suo avversario. Il match Usa-Russia è, diciamo così, un derby interno al capitalismo mondiale. La globalizzazione dei mercati non contiene in sé il germe della pace. Manca una globalizzazione politica, e democratica, che come diceva retoricamente il vecchio socialista Pertini, «vuoti gli arsenali e riempia i granai». Ma ai mercati interessa qualcosa della pace, oppure il budget della guerra è ancora infinitamente più interessante?

lunedì 14 febbraio 2022

Mancano solo i pop-corn!

 

Fermo restando che la guerra porti molti soldi a pochi sciacalli onnivori presenti in ogni epoca sulla sfera terracquea, consapevoli che occorra periodicamente dar mangime alle innumerevoli multinazionali belliche il cui fatturato annuo potrebbe debellare malattie e fame in ogni angolo del pianeta, assistiamo ai preparativi dell'inevitabile prossimo show bumbum che ogni potente che si rispetti erige per incensare la propria immagine ed acquietare i miliardari bellicosi di cui sopra. Fervono i preparativi dello spettacolo di forza e strategia organizzato a 'sto giro dall'ex spia del kgb passato a ruolo di faraone rosso ed immarcescibile: scappano i diplomatici e la corte degli affaristi sempre gironzolanti attorno alle guerre business come le mosche attorno alla merda; si stoppano i voli sul mar Nero, si lanciano messaggi allarmanti per addetti ai lavori; la diplomazia (da sempre una specie di corte arzigogolante fine a se stessa) al solito non serve più a nulla, i tavoli di lavoro, come quello enorme del brigante eliminante avversari teatro dell'incontro con il nipotino di Brigitte, la cui utilità è stata simile ad un peto dentro un hangar prove motori della Boeing; insomma siamo pronti! Mancano solo i pop-corn e a breve rivivremo le scene tipiche degli eventi di lotta di potere vulgo guerra, con i corrispondenti trafelati a narrarci le gesta dell'aggressore e la difesa dell'aggredito di turno, Ucraina oggi, Iraq ed Afghanistan ieri, e poi quei minimi danni collaterali che tanto infastidiscono gli strateghi, con quei bimbi sempre in giro a giocare che per un nonnulla vengono dissolti nel vento, mannaggia queste sviste, ma anche loro però, non sanno che quando c'è la guerra bisogna restare in casa, al buio, senza giocare, aspettando i voli pindarici dei grandi? 

Rotea la palla azzurra nel buio silente dell'immensità universale; rotea imperterrita e pregna di rassegnazione al nuovo e probabilmente vicinissimo evento bellico. Ignari di tanta idiozia, probabilmente, intelligenze extraterrestri si staranno domandando cosa cazzo succeda ogni tanto su quel sassolino blu tanto bello, ma quasi insignificante e che c'entrino con l'ordine cosmico quel gruppuscolo di imbecilli, che sul pianeta chiamiamo potenti, da sempre impegnati in segretezze e dietrologie irragionevoli, alimentanti la corsa spasmodica verso il nulla autodistruttivo, cammeo di stoltezza probabilmente unico nello spazio infinito. Addolcisce in parte cotanta amarezza, l'apprendere che pure il ministro Guerini abbia a disposizione mille giovani italiani pronti a partecipare all'inevitabile grande gioco bellico, gioia per pochi e sofferenza per molti, tra cui, speriamo non sia vero ma visto i precedenti temiamo di sì, quei bimbi che avendo l'argento vivo addosso, non sottostaranno alle regole dei grandi strateghi, o meglio, strateghi di stokkazzo!             

Sempre per scherzare!