venerdì 28 gennaio 2022

Neil sull'Amaca

 

La scelta del vecchio Neil
di Michele Serra
Il vecchio, grande Neil Young ha chiesto (e ottenuto) di ritirare tutta la sua produzione musicale da Spotify pur di non condividere la stessa piattaforma con il podcast No Vax di tale Joe Rogan. “Le false informazioni sui vaccini fanno morire le persone — dice il cantautore canadese — e dunque o Young, o Rogan”.
La scelta è drastica, perfino discutibile, ma ha un pregio raro: è una scelta, e come tutte le vere scelte ci mette di fronte a un problema.
Ci costringe a vederlo. Il problema è che i grandi vettori di notizie, musica, spettacoli, chat, contenuti vari, si sono costruiti uno status di “neutralità” in base al quale tutto può stare con tutto, tutti con tutti, in una promiscuità babelica, smisurata, frastornante. Sono spariti gli ambiti, è morto il vecchio concetto di responsabilità editoriale: non siamo editori — dicono i monopolisti del web — siamo semplici fornitori di servizi. Una infrastruttura. Come le ferrovie e le autostrade.
Qualche goffa policy aziendale tenta di simulare un’etica dei contenuti, spesso con esiti imbarazzanti: censurano la tetta, non la svastica. Ma stravince l’idea, spaventosa, di un luogo nel quale la sola differenza in corso d’opera è tra ciò che non vende, e scompare, e ciò che vende, e sopravvive. Destra e sinistra, scienza e superstizione, cultura e ignoranza, competenza e ciarlataneria, tutto nello stesso sacco: se sei bravo ti orienti, e peschi giusto, se non sei bravo galleggi nel caos.
La pretesa di poter contenere TUTTO, di poter essere TUTTO: esiste una definizione più efficace di totalitarismo? Neil Young suggerisce l’antidoto, che è ricominciare a scegliere. Per smettere di essere scelti, scegliamo noi dove stare e con chi stare.

giovedì 27 gennaio 2022

Abbiamo il Coglione Maximo!



Paolo Garbarino, consigliere della Lega al comune di Genova: un incommensurabile COGLIONE, tanto coglione che occorrerebbe istituire il Premio Garbarino per designare il Coglione dell’anno!

Piatti caldi




Quando…




Giornata della Memoria

 


Nel silenzio di questo giorno della Memoria, voglio ricordare lui, Istvan Reiner, fotografato da una SS pochi istanti prima di morire e "andare nel vento" 

Sarebbe auspicabile che tutti, ma proprio tutti, pure chi ha il coraggio di controbattere o di minimizzare quell'Evento vergogna dell'Umanità, guardassimo Istvan, soffermandoci su quegli occhi sorridenti, andati nel vento.

L'Amaca

 

Le altre forme di vita
di Michele Serra
Che cosa aspettate a eleggere Draghi al Quirinale, stupidelli?
I mercati hanno deciso così e non tollerano ritardi.
È la sintesi, un po’ brutale ma non infedele, di quanto dichiarato a Huff Post dal giovane finanziere Davide Serra, uno di quelli che spiegano al mondo come funzionano le cose anche quando non è alla Leopolda.
Fossi complottista, sospetterei il Serra di evidenti manovre anti-Draghi. Se c’è una maniera per rendere impopolare la sua figura, fin qui popolare nonostante abbia le stimmate dell’élite, è farne una star “dei mercati”, entità non chiarissima, tipo “poteri forti”, e però sempre nominata come il Dio dell’antico testamento, l’artefice dell’universo e al tempo stesso colui che, se gli gira, potrebbe distruggerlo. (Per i detrattori i mercati sono invece una specie di assemblea satanica).
Non frequentando la City, a differenza del Serra finanziere, non ho mai avuto il piacere di incontrarli di persona, i mercati, e di bere un drink con loro. Ma dubito che fossero compattamente entusiasti, ai tempi, della scelta di Draghi di forzare le regole dell’austerità per dare nuova vita all’unione monetaria; così come dell’impressionante lievitazione del Welfare (dunque del debito) per affrontare la pandemia.
Perché dunque mortificare l’elezione del capo di uno Stato importante, e la figura di un candidato autorevole, declassandole al rango di uno sfizio “dei mercati”? Davide Serra non ci crederà, ma a parte gli investitori di Borsa nel mondo esistono altre forme di vita.
Dal pangolino al camionista, dalla badante all’alligatore, dal campesino al filosofo, dalla siccità al maremoto, la biosfera è per definizione complessa. E per semplificarla non bastano né la camicia bianca con le maniche rimboccate né tutti i miliardi della Terra.

Ohhh Marco!

 

Madama la Marchesa
di Marco Travaglio
Contrariamente a quanto potrebbe desumersi da nostri precedenti articoli, noi siamo assolutamente favorevoli alla candidatura di Maria Elisabetta Casellati Alberti, e non solo per gli altissimi meriti menzionati ieri dal Corriere con un eccesso di minimalismo: “Il papà partigiano, il figlio direttore d’orchestra, la sintonia con Ghedini”. Fosse soltanto questo. Principessa del foro di scuola Ruby (marocchina) nipote di Mubarak (egiziano). Statista super partes presente alla gazzarra dei parlamentari forzisti al Tribunale di Milano che osava processare il capo, poi apparsa in aula di nero vestita quando quello fu condannato ed espulso dal Senato in segno di “lutto per la democrazia” contro il “plotone di esecuzione”. Donna delle istituzioni fin dai tempi del Csm e delle nomine targate Palamara & C. Presidente del Senato imparziale, molto critica su Conte che faceva Dpcm fuori dal Parlamento e molto distratta su Draghi che lo calpesta coi decreti. Pluridecorata con vitalizio extralarge che ingloba anche il periodo del Csm in barba ai regolamenti parlamentari e, per par condicio, fautrice della restituzione degli assegni a senatori ed ex senatori, pregiudicati e non. Cultrice di ogni mezzo di trasporto purché blu, dall’auto (memorabile lo speronamento del corteo di Mattarella) all’aereo (124 voli di Stato in 11 mesi, anche in Sardegna ad agosto, “per evitare il Covid”).
Madre esemplare che, nelle cause ai giornalisti rei di narrare le sue gesta, si autoritrae “notissimo avvocato matrimonialista che ha sempre condotto grandi battaglie a tutela delle donne e dei minori e in generale a sostegno della famiglia”, soprattutto la sua. Nel 2005, sottosegretaria alla Salute, assunse la figlia Ludovica come capo-segreteria, essendo la ragazza dedita “per ragioni familiari al cicloturismo” e “punto di riferimento per il mondo a due ruote nota nel web come Ladybici”. Quanto al figlio Alvise, “violinista, manager e direttore d’orchestra”, è “considerato uno dei talenti emergenti degli ultimi anni”, almeno da mammà, che ne segue i concerti in giro per il mondo, anche in Colombia e Azerbaijan, dove ha la fortuna di avere sempre missioni istituzionali simultanee. Purtroppo il tour s’interruppe a causa del Fatto, che svelandolo la “colpì nei suoi affetti più cari”, la “turbò”, la “avvilì” e la indusse “a rinunziare spiacevolmente e ingiustamente alla propria presenza ai concerti”. Povera stella. Poi la sua amica Ada Urbani, consigliera del Festival dei Due Mondi, ingaggiò Alvise (per dirigere il coro di S. Cecilia) e Ludovica (testimonial della Spoleto Norcia Mtb) riunendo la sacra famiglia in quel di Spoleto. Quindi poche balle: eleggetela subito presidente dell’Associazione Marchese Onofrio del Grillo.