venerdì 1 ottobre 2021

Io sto con Loro


Ci sono persone, ne conosco una per fortuna, che agiscono per fede e convinzione cercando di raggiungere obiettivi ardui, accidentati, al limite del possibile, pronti pervicacemente a ridicolizzare norme, codicilli, leggi, scontrandosi probabilmente con la mentalità di questo mondo che persegue reati senza contestualizzarli, al fine di aiutare il prossimo, gli ultimi. Ci sono persone, ne conosco una per fortuna, il cui nettare, essenza dell’essere, viene focalizzato nella smania irrefrenabile di combattere il sopruso, la prevaricazione dell’altro, la ridicolizzazione del debole. Mimmo Lucano, al momento, lo considero uno di questi fortunati prescelti: arruffoni, incoscienti, sregolati, costantemente in movimento per forgiare un mondo diverso, migliore, come il don che conosco io, che m’infonde tanta gioia e speranza, e certezza, pur nel turbinio, a volte insalubre, architettato per sbeffeggiare gli apparenti sovrani delle nostre esistenze.

Ritocchino



Ho dovuto vedere alcune scene de “La stanza del figlio” di Moretti per riprendermi dall’abnorme scompiscio provocatomi da questa foto! I fiori, la badante con l’abito da educanda e poi Lui, col viso riportato, dagli inarrivabili suoi maestri del tarocco photoshoppato, ai tempi della famigerata discesa in campo, infarcita dalle vomitevoli parole “l’Italia è il paese che amo” diventata la spoletta saltata per la successiva deflagrazione culturale nostrana, l’innesco della perdizione nazionale con l’arrivo sul proscenio di diversamente gnomi di sinistra, vedasi l’Ebetino su tutti. E dietro quella povera Fascina collegialmente agghindata per l’ennesimo trucco parrucco per sdoganare verso il Quirinale un pagatore di tangenti alla mafia, ci siamo tutti noi, storditi, batuffolati, scialbi, rintronati, orfani di una sana opposizione riformista, con ronf ronf Letta dedito più ai sudoku che alla lotta contro questo mondo che Al Tappone rappresenta al meglio, pregno di occulti nostalgici fascisti raggomitolati sotto le ali della rombante “io sono Giorgia.”

Tomaso

 

L’ignavia del Pd a Orbetello: destra e sinistra sono uguali
di Tomaso Montanari
La sinistra si è fermata a Orbetello. Nella bella cittadina etrusca e poi spagnola dell’ultimo lembo meridionale di Toscana, il Partito democratico è riuscito nel capolavoro di sbagliare formalmente la presentazione della lista alle Comunali di dopodomani: e così prima il Tar e poi il Consiglio di Stato non hanno potuto che certificarne l’esclusione.
Ma non è qua che si è fermata la sinistra, bensì subito dopo, nella linea politica scelta dal Pd locale: che “lascia liberi gli elettori”, decidendo di non dare nessuna indicazione di voto. Con l’ormai ex candidato Mario Chiavetta che dichiara alla stampa di sentirsi “equidistante dalle due liste” che rimangono in lizza: in assenza dei 5 Stelle, una civica collegata a Sinistra Italiana e una apertamente di destra (con candidati espressi dalla Lega e da Fratelli d’Italia).
In pratica, un’esortazione al non voto, alla scheda bianca o nulla: un chiamarsi fuori dalla politica che tradisce un’idea barbarica della democrazia.
Si sbaglierebbe a liquidarlo come un pittoresco incidente provinciale. Alla lettera in cui un piccolo gruppo di due professori (compreso chi scrive), uno scrittore e una ex sindaca chiedeva a Enrico Letta una spiegazione, il segretario non ha risposto se non con una sibillina frase in un’intervista: “Certo non possiamo appoggiare la destra dopo quello che è successo alla nostra lista”. Invece della risposta alla domanda naturale (“perché diavolo non appoggiate la sinistra?”), una specie di excusatio non petita rivolta a chi si aspettava che il Pd appoggiasse la destra.
Unica voce dissenziente nel partito, quella libera e responsabile di Gianni Cuperlo, che ha dichiarato che “se succede che in un comune la lista del Pd non venga ammessa per dei vizi procedurali, la conseguenza non può essere astenersi da una scelta di campo. E ciò anche dinanzi a divisioni e differenze che possono avere attraversato una alleanza larga di centrosinistra… E se a misurarsi nelle urne sono una candidatura di sinistra e un’altra sostenuta dalla destra la scelta dev’essere netta: si vota la candidatura espressione della sinistra e ci si batte per sconfiggere la destra e i suoi valori regressivi sul fronte della libertà e dei diritti. Questo io farei oggi a Orbetello chiedendo a Sinistra Italiana di favorire nel merito del programma il percorso dell’unità. Possiamo farlo anche raccogliendo gli appelli giunti da più parti. Penso che molti dal più grande partito del centrosinistra questo si attendono”.
Cuperlo ha ragione: in molti se lo attendono. Ma il silenzio di Letta fa intendere che questa attesa sarà vana: la sua dichiarata aspirazione a un partito che tenga insieme gli interessi dei padroni e quelli dei lavoratori (che in qualsiasi sana democrazia devono invece potersi affrontare in incruento conflitto) fa capire che la formula del governo Draghi – cioè quella di un governo di destra, con la destra – non sia affatto emergenziale o transeunte, ma rappresenti per molti dirigenti del Pd un traguardo da difendere.
Sterilizzare la democrazia, seppellire la politica, rinunciare a ogni visione alternativa del Paese e della società, garantire a oltranza lo stato delle cose, cioè i rapporti di forza esistenti: sembra proprio questa la vocazione del Pd come è fotografata dalla svolta di Orbetello.
C’è però ancora una via d’uscita: nella tradizione italiana la salvezza viene spesso dai margini, non dal centro. Gli elettori del Pd di Orbetello possono ancora fare la differenza: votando secondo coscienza democratica, contro una destra il cui vero volto fa davvero spavento. Sarebbe una splendida lezione.

I fascisti sono ancora qui

 

Mollate tutto e guardate questa inchiesta di Fanpage sui fascistoni ancora vivi e vegeti e orbitanti attorno alla Giorgia nazionale: "io sono Giorgia e loro son fascisti!"
Attendiamo stamani lo sfanculamento di questi rutti della politica, cara Giorgia.
A meno che...

giovedì 30 settembre 2021

Merdosi



Probabilmente l’amichetto dopo essersi riscolato un boccione di quello buono, rifatto una pippata alla Scarface, gli ha inviato questo tweet che trasuda merda come le ascelle del suo mentore, il capitano di ‘sta minkia!

Gedankenexperiment

 

Questo termine tedesco significa "esperimento mentale" ossia immaginare una situazione fisica, impossibile da realizzare in pratica, e nell'esplorale le conseguenze concettuali (da Inseguendo un raggio di luce di Amedeo Balbi).

Orbene, Gedankenexperiment dovrebbe consolarci, insufflarci sino alla salvezza, la smania di uscire da questa tremebonda "normalità" capace di tramutarci in batufoli di borotalco, incapaci di guidare noi stessi nella melma del quotidiano, di differenziarci dai "ghigioni" rimbambiti che sguazzano nel torbido propinatoci per non emergere. 

 Gedankenexperiment è la scintilla per rimetterci in moto in sinapsi, per comprendere che la gabbia mediatica è reale, subdola, diabolica, che ci costringe a consumare, a poltrire, ad assuefarci alla suddetta, anomala, "normalità"

Sediamoci con noi stessi e partiamo dal Gedankenexperiment per antonomasia, come lo stupendo libro di Balbi ci propone: se una ragazza vedesse due raggi laser sparati al centro di una carrozza di un treno in movimento, il ragionamento porterebbe a pensare che la velocità della luce si sommasse a quella del treno, il raggio emesso verso la direzione frontale sarebbe più veloce di quello sparato in coda. 

Non è così. 

Il grande Albert ci dice che la velocità della luce è la stessa ovunque, e non si somma a nulla. Rimane quella, sempre, in ogni condizione e, di conseguenza, l'ipotetica ragazza osservante i due raggi laser, ipoteticamente, vedrebbe arrivare più tardi quello sparato in avanti, perché la carrozza si muove e la distanza è maggiore di quello inviato verso la coda. 

I due eventi per lei non sono simultanei. 

Gedankenexperiment dunque, per allontanare i pesi ingombranti e mefitici della "normalità", per immergerci dentro al mistero, per crescere nel pensiero. Per riacquistare la libertà. E un'ultima cosa: chi guarda il Grande Fratello Vip è un Morisi! Tiè!  

Rieccolo!



Chi ha blaterato in questa modalità da psicolabile? Lui, sempre Lui, la nostra condanna eterna, dove minchia sei ciclo biologico? Sta tornando, sogna il Quirinale e la macchina spregevole propagandistica messa su a suon di euroni gli sta spianando la strada, come sempre senza che nessuno muova foglia, compreso i cosiddetti radical chic. Vederlo alla presidenza dello stato sarebbe un colpo mortale alla credibilità delle istituzioni. Intanto Lui ha iniziato a blaterare. Tra non molto arriveranno le barze sulla mela a sapore di culo. Tralascio i commenti sul “difetto” di essere gay…