giovedì 17 dicembre 2020

Lettera aperta



Illustrissimo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
Sono il divano del Sig. Mauro: avendo captato durante una delle innumerevoli polate del mio padrone, che Lei intende chiudere in zona Rossa l’Italia intera per almeno otto giorni, con la presente sono a scongiurarLa di non procedere in tal senso, perché temo, anzi ne sono certo, di dover trascorrere le festività oppresso e mortificato dal suddetto. Lei non s’immagina nemmeno lontanamente ciò che mi aspetterà: una stantia, granitica, insopportabile sosta perpetua, catatonica, sopra i miei cuscini già da tempo provati nel fisico e nel morale. Preferirei che mi venisse adagiata sopra una statua marmorea di qualche tonnellata, che almeno non emette suoni e rumori fastidiosi e roboanti e non mi cosparge di irritanti rimasugli di patatine, popcorn, lattine che già in passato m’hanno provocato eczemi di varia natura. La supplico Signor Presidente! Non applichi tali norme, per me presagio di fine prematura con annesso enorme sfiancamento strutturale.
Si associa a quanto esposto anche il telecomando Sky che tra l’altro invoca un suo intervento risolutivo per la definitiva rottamazione.
Nel salutarla affettuosamente colgo l’occasione per porgerle i migliori auguri di Buone Feste!
Il Divano

Così tanto per dire




Vieni avanti Cr...!

 Tutti abbiamo personificato da giovani il "manda avanti il babbano", la goliardia adolescenziale aiutava a plasmare caratteri, sinceramente a quei tempi il confine tra la presa per i fondelli ed il bullismo raramente veniva oltrepassata, le risate la facevano da padrone. Perché dico questo? Perché politicamente oggi è la giornata del "manda avanti il babbano, il tronfio, l'inadeguato, l'egoriferito" che oramai, e per fortuna, ha stancato tutti, quasi tutti.

Sono uno strenuo difensore dell'attuale Premier, accendo periodicamente una candela votiva a ringraziamento del fatto che nell'attuale pandemia la Provvidenza abbia scelto uno come lui per guidarci nell'oscurità dell'incognito, con quella pacatezza, liofilizzazione dei problemi difficilmente riscontrabile in altri ambiti, e ancor'oggi fremo come un fiore appena sbocciato solo al pensiero che se non ci fosse stato Conte, avremmo avuto al comando chissà: l'aficionados del Papeete, o Sora Cicoria, con tutto il danno collaterale quasi certificato.
Ma oggi è il giorno del "manda avanti il babbano" lo spartiacque tra l'improvvido e la sfera delle problematiche psico sociali, il borioso che si presenterà davanti al Premier con una lista di proposte, avvertimenti, velate minacce tali da arrivare a prevedere un furioso e sacrosanto vaffanculo con tanto di lancio di pochette sul viso del saltimbanco imbolsito e successivo "fora da i ball!" con gigantesco applauso di tutti i sani di mente ancora presenti sul suolo italico e ricordante il celeberrimo sfogo post "per me la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!"
Temo purtroppo che il capolinea del governo è ad un passo, lo avverto dagli insoliti silenzi del Ruttatore a comando con tanto di barba ed idiozia annesse, dal becero patriottismo della Cicoria, dalla fremente attesa dei molti che per loro fortuna e per nostra tragedia, ritornano ad agognare la fetta della sontuosa torta europea a breve in arrivo, vedi il carlobonomi che è da sempre in prima fila.
A coloro che, infischiandosene delle centinaia di morti giornalieri, della sofferenza di molti nelle terapie intensive, della povertà che ahimè continua a sbocciare ovunque, stanno attendendo con ansia l'incontro tra un grande Premier ed un coacervo di inutilità, vada il mio personale ribrezzo, con rancore, senza sconti, né cashback!

mercoledì 16 dicembre 2020

Boicotta!

 


Pagliaccio!



M’inchino al Maestro, non al Pagliaccio!

La Vispa Teresa

di Marco Travaglio

Lo spettacolo d’arte varia chiamato prima “rimpasto”, poi “verifica” e domani forse “crisi di governo” si arricchisce di un nuovo numero d’alta scuola: l’incontro fra Conte e il nulla cosmico detto ossimoricamente Italia Viva è rinviato a data da destinarsi perché la cosiddetta ministra Bellanova ha scoperto con sua grande sorpresa di essere a Bruxelles, per la gioia delle restanti capitali europee. Un impegno talmente inderogabile, per le sue braccia rubate all’agricoltura, da far slittare sine die l’incontro a Palazzo Chigi dell’intera delegazione di Iv, dove com’è noto decide tutto la Bellanova. L’Ansa parla di un imprescindibile vertice Ue su “un tema strategico per i prodotti alimentari italiani: la questione dei semafori” e delle etichettature. La versione 2.0 dei “legittimi impedimenti” di B. per scappare dai tribunali. Infatti il 4 dicembre la stessa Bellanova annunciava che “l’Italia non proseguirà nel negoziato europeo per un testo sulle etichettature alimentari” perché “le trattative a Bruxelles non sono state ispirate a un approccio neutrale e hanno confermato l’impossibilità di un’intesa”.

Insomma, un’inutile passerella. Infatti la Vispa Teresa ha parlato 5 minuti e ora dovrà tornare a piedi per giustificare il rinvio di due giorni della verifica. Utilissimo per non dover spiegare che diavolo vogliono quelli di Iv, ora che persino il Pd ha capito di non potersi fidare di loro, Salvini (che incredibilmente si fidava) è stato stoppato dalla Meloni e tutte le scuse inventate per le minacce di crisi si sono rivelate false. Falso che il governo non sia mai stato consultato sul Recovery Plan: 16 incontri al ministero su governance e ripartizione dei fondi. Falso che la task force sia nata nottetempo in uno stanzino dalle menti malate di Conte e Casalino per aggirare governo e Parlamento: l’ha chiesta l’Ue e ne avrà una ogni Paese (l’ha confermato Sassoli), non progetterà né attuerà le opere ma ne monitorerà l’esecuzione (affidata a ministeri, regioni e comuni, su progetti del governo approvati dal Parlamento). Ora l’Innominabile vuole un “salto di qualità del governo” e, siccome nessuno sa cosa sia, annuncia “un documento scritto” per la sua “battaglia per le idee, non per le poltrone”, tant’è che le ministre Bellanova e Bonetti “sono pronte a dimettersi”. Ogni sua minaccia è una speranza. Come quando provò a spaventarci col ritiro suo e della Boschi in caso di No al referendum. Anziché sprofondare nello sconforto, gli italiani corsero in massa a votare No sperando che fosse di parola. Ora gli inconsolabili per la dipartita di Bellanova&Bonetti si contano sulle dita di quattro mani: quelle della Bellanova e della Bonetti. Tutti gli altri sanno bene che la minaccia è troppo bella per essere vera.

Tanti auguri Ludovico!

 


Oggi caro e "buon vecchio Ludovico Van" (cit.) fanno 250 anni dalla tua nascita, ed io povero ed adiposo tuo fan oltre ad esprimere la gioia e la festa per l'evento, vorrei anche ringraziarti per come mi hai avviluppato alla sapienza e meraviglia risiedenti, mai ondivaghe, nei meandri dei tuoi spartiti. Ignorante come una capra ed uno Sgarbi, in materia di educazione civica, ammetto senza ritrosia di averti conosciuto tramite Alex, si Alex DeLarge, il ragazzaccio frequentatore del Korova Milk Bar, quello che teneva il serpente in casa, hai presente? M'aggrottai interiormente quel giorno di Arancia ed iniziai a cercar cassette, era un'altra epoca, per far gozzovigliare il mangianastri con i tuoi effluvi, senza serpente naturalmente! Ed oggi eccomi qui nel genetliaco del grande Ludwig a corroborare immeritatamente l'evento, sperando che molti ti possano scoprire, ascoltare, comprendere e, soprattutto, amare per la tua musica, a te in parte sconosciuta sonoramente a causa del difetto che ben sappiamo, ma proprio per questo scoperchiante quella flebile brezza divina che rende l'Arte capace di travalicare gli impicci umani per un'elevazione verso il Bello non dipendente dalla caducità.

Non sono Paolo Isotta che oggi ti celebra sul Fatto con un sontuoso articolo scatenante in me rabbia cosmica riguardo all’incolmabile ignoranza; non sono un critico, né un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete (cit.), mi identifico come un inconsapevole recettore di bellezza, sia musicale che visiva, ed ho ascoltato negli anni quasi tutta la tua produzione immensa ed immortale. Ed ho, come conviene da sempre, il preferito, il brano del cuore, specialmente agevolato all'alba, un rinforzino per il cuore e l'umore pronti per la battaglia pro die.
No Ludwig, non fa parte del canonico, non è il ta-ta-ta-tàà di none, quinte e via andare. E' un tuo pezzo scritto in onore del conte di Egmont, l'olandese che sacrificò la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria olandese in occasione della repressione spagnola - non ti sorprendere Ludovico! Sto leggendo da Wikipedia, non sono così colto! -

E quell'Overture dell'Opera 84, Egmont appunto, m'agevola tantissimo ad inizio giornata, come una salutare spremuta d'emozioni risveglianti senno, quel poco che ne è rimasto, ed immaginazione, a cui tengo molto. La melodia mi porta infatti a vedere nel cuore la luce che abbatte le tenebre, lo stormo felice dei volatili ebbri per l'arrivo della Palla infuocata, il cambio d'abito delle nubi, quel rosso fuoco preannunciante quotidianamente quel "il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" stimolo alla speranza di questi tempi di attesa, di dinamismo e di lotta che, come ben saprai, sono essenziali per abbattere il bastardo insinuatosi nelle nostre vite.
Grazie di tutto e auguri "buon vecchio Ludovico Van" (cit.)

martedì 15 dicembre 2020

Airimember


Dopo tanto tempo sono ritornato nell’opificio di denaro dell’United of Dollars of Riccastron, leggasi autogrill: quanti ricordi, ad iniziare da quel caffè che tu sai che è caffè solo perché hai chiesto un caffè; e quel fragrante connubio tra bruciacchiato e strutto che le solerti signorine fanno passare come brioche, e che vedi entrare nelle fauci convinto che lo stranissimo bolo generatosi sosterà decenni nell’estenuato tenue. E poi loro, i bagni! Quanti ricordi durante i molteplici viaggi di una volta! Le mosse simil tango per attivare la fotocellula per lo sciacquone essenziale per certe sedute “sostenute” dagli scampoli di addominali per non toccare la tazza, le giaculatorie per trovare l’inizio del rotolo, l’arte silenziatoria per non spaventare il vicino di bisogni, separato da un flebile lamierino, le roteate delle mani davanti al dispenser del sapone, la felicità nel trovare un rubinetto funzionante, il getto d’aria asciugante con annessa la necrosi di falange per congelamento. Che ricordi!