sabato 17 ottobre 2020

L'Amaca e il Cazzaro

 

Covid, governo ladro
di Michele Serra
A un certo punto, da un angolo del telegiornale, sbuca fuori il Salvini, con la consueta aria mezzo incazzata mezzo spiccia di chi ha lasciato il furgone in doppia fila e non ha tempo da perdere, e dice: vorrei proprio sapere che cosa ha fatto il governo, in tutti questi mesi, per combattere la pandemia.
Che cosa abbia fatto il governo non lo sa bene neanche lui (il governo). Diciamo che ha trafficato tra papiri, comitati e ceri votivi cercando, come tutti, soprattutto di darsi un contegno. Ma che cosa abbia fatto il Salvini, contro la pandemia, è invece notorio. Ha vivacemente parteggiato per l’assembramento, lo struscio, il selfie con bacetto, il video con balletto, le mobilitazioni di fresconi e frescone con la mascherina sotto la pappagorgia che strillavano «basta con le misure liberticide». È stato uno dei leader minori (i maggiori sono Trump, Bolsonaro e Johnson prima di cadere vittime del termometro) di quel fronte mondiale, puerile e menefreghista, che ritiene poco dignitoso controllare i propri vapori corporali, e affronta il Covid a viso aperto e con un largo sorriso di sfida, da veri maschi (comprese le maschie di complemento).
Che gliene importa, dunque, al Salvini, di “che cosa ha fatto il governo per contenere la pandemia”, visto che lui ha fatto di tutto per non contenerla?
Negazionisti e sminuitori hanno perduto il diritto di lamentarsi del contagio.
Liberissimi di alitarsi in faccia, meno liberi di dare poi la colpa al governo se il contagio risale.

Ribaldi

 



Daniela e il semivivo

 

I ricatti di Renzi: vuole solo “Italiavivacchiare”
di Daniela Ranieri
Stiamo pensando di istituire una rubrica fissa su queste pagine, dal titolo I ricatti di Renzi. Cosa si sarà inventato oggi questo giocatore di poker per destabilizzare il governo affermando al contempo la dubbia esistenza in vita della sua creatura politica?Era febbraio: “Sulla prescrizione o si cambia o ci vediamo in Senato”, minacciò, come certi ceffi nei saloon dei film western; poi arrivò l’epidemia di Covid e i suoi capricci caddero un po’ in secondo piano, diventando inspiegabilmente impopolari tra i ricoverati, gli intubati e la gente che perdeva il lavoro.Intanto a maggio l’epidemia diventava pandemia e lui ordinava di “riaprire tutto”: “fabbriche, negozi, scuole, librerie, messe”, perché a suo dire così avrebbero voluto i morti di Bergamo e Brescia, ansiosi di riabbracciare i loro cari. In Senato, dilaniato tra la scelta se appoggiare la mozione del centrodestra “Bonafede scarcera troppi boss” o la mozione della Bonino “Bonafede scarcera troppi pochi boss”, rivelò il bluff, la minaccia si sgonfiò, i 17 senatori pronti all’attacco vennero rilegati al cancello; però già che c’era denunciò il “regime degli arresti domiciliari”, lo “Stato etico”, il “paternalismo populista” di Conte, tutte violazioni della Costituzione che gli è tanto cara.L’altro ieri questo specialista del fiato sul collo ha reso pubblico alla Nazione che la priorità in questo momento è NON consentire ai 18enni di votare al Senato, come prevedeva la riforma inserita nel pacchetto disposto dal Pd in cambio del Sì al taglio dei parlamentari, dunque come da accordo del governo di cui Renzi fa parte, e soprattutto come da volontà di Renzi stesso, espressa appena 8 giorni prima. 

Così i suoi 30 deputati si sono astenuti facendo saltare la riforma, ribadendo che in questa bizzarra congiuntura un conto è il peso che si ha in Parlamento, un conto l’irrilevanza persino ontologica di una formazione che fatica ad arrivare al 3% presso coloro che quel Parlamento in via teorica rappresenta.Sarebbe spassosissimo, se non facesse sprecare tutto questo tempo ai lavori parlamentari (e corrente elettrica, stipendi per i commessi, liquido igienizzante, etc.) il convulso agitarsi di uno che, se la sua parola valesse qualcosa, si sarebbe dovuto ritirare dalla politica, e che si vende, col favore dei giornali ancora innamorati di lui, come un astuto stratega impregnato di Machiavelli, le cui citazioni compaiono in esergo ai suoi libri per la presumibile ilarità dei posteri.Inutile tentare di entrare nella testa di Italia viva, nome che le ultime elezioni hanno rivelato essere chiaramente antifrastico; il merito delle questioni su cui questo organismo monocefalo punta i piedi è del tutto irrilevante, mentre il metodo è sempre lo stesso: Renzi che all’ultimo minuto si accorge che il voto su qualche misura della maggioranza è assolutamente dirimente, o assolutamente irrilevante; Renzi che dice che la priorità è il bicameralismo paritario, o la riforma della giustizia, o l’Irap; Renzi che ne fa un punto d’onore, anzi una battaglia, a costo di far crollare tutto, cosa che poi al dunque si guarda bene dal fare (come dimostra il voto diligente sulla Nadef), perché sarà pure vero che se lo litigano l’Onu, gli Emirati Arabi e la Nato, ma intanto meglio Italiavivacchiare, e tutto sommato questo limbo gli dà adrenalina e una forma tutta particolare di potere.La sera stessa della marachella si presenta al Tg2 Post a parlare dei numeri della pandemia e a ribadire il concetto a lui caro che “comunque in terapia intensiva c’è il 10% dei posti occupati” (ci preoccuperemo quando saranno il 100%). Interrogato sul punto, dice: “Trovo surreale che mentre in alcune Regioni si nega ai 18enni il diritto di andare a scuola, il dibattito sia dare il diritto di voto per il Senato ai 18enni”. 

Capite che qui siamo nel campo dell’irrazionale, e sarebbe più onesto rivendicare qualcosa (un sottosegretariato, un rimpasto, una soglia di sbarramento all’1%), invece di prendere in ostaggio un’intera maggioranza in un momento simile. Intanto la spacconata ha assunto rilievo politico, e il Pd, nel momento in cui si credeva affrancato dalla sudditanza psicologica da questo ludopatico istituzionale, finisce per fare il suo gioco, chiedendo “una verifica” a Conte, con l’effetto di confermare quello cui Renzi costantemente allude, e cioè che l’alleanza vale poco, tanto che uno senza un progetto politico può sabotarla un giorno sì e uno no.Deliziosa la tautologia: “Si deve prendere atto che senza di noi non ci sono i numeri”, ripetono gli emissari renzisti, e questo non ha senso sul piano logico, prima ancora che politico: è come prendere un mutuo e andare in banca ogni giorno a ricattare il direttore: “Lei deve assumere mio figlio/ deve cambiare i vertici della banca/ deve farmi diventare socio, perché senza di me non ci sarebbe chi paga il mutuo”.

venerdì 16 ottobre 2020

Gulp!

 Dopo aver letto questo articolo del premio Nobel Bleuter mi sono sparato nel gargarozzo una sambuca doppia, pur essendo pomeriggio. Non so voi 

Clicca qui per leggerlo!

Di Pluto in peggio

 Avevo promesso la seconda parte di commenti sulla relazione di Pluto Bonomi di Confindustria-trallàllà, ma depongo le armi per non cadere in tentazione di abbracciare la via della querela. Ritengo infatti Pluto uno sformato ad hoc di tutto quanto si dovrebbe evitare di compiere per non equipararsi ai migliori ribaldi della storia. E mi fermo qui. 

Lascio quindi la parola al giornalista Carlo di Foggia che ci narra l'ultimo episodio delle malefatte di Pluto. Il rischio di rovinarsi la giornata è alto a leggere le tremebonde gesta dell'insalubre, ad iniziare dalla frase che a parer mio dovrebbe venir scolpita nel marmo quale monito per le generazioni future, con tanto di avvertimento del tipo "guardate di studiare bene ed in letizia, perché è un attimo rovinarsi interiormente e degenerare come Pluto. La frase? "Il blocco dei licenziamenti è il blocco delle assunzioni." 

Un'ultima cosa: Pluto vorrebbe fare il furbo, ma lo abbiamo sgamato: vuole portare il rinnovo dei contratti nazionali, tra cui quello dei metalmeccanici al periodo in cui, terminato il blocco, i suoi compari inizieranno con i licenziamenti. Un desiderio da gerarca, signor Pluto! 

Ed ora leggetevi, cercando di star lontano da vasi e bicchieri, l'articolo di Di Foggia. 

Di Carlo Di Foggia dal Fatto Quotidiano 

Una prima indicazione dovrebbe arrivare in serata, quando il Consiglio dei ministri licenzierà il Documento programmatico di bilancio, una sorta di bozza della manovra, che l’esecutivo invierà a Bruxelles. Ma la guerra per superare il blocco dei licenziamenti è già partita. La campagna martellante della Confindustria, guidata dal neo presidente Carlo Bonomi – arrivata a punte di vero folclore tipo “il blocco dei licenziamenti è il blocco anche delle assunzioni” (lo ha detto davvero all’assemblea di Assolombarda) – ha ovviamente trovato ascolto sui media e in parti rilevanti del governo e riacceso le tensioni mentre salgono i contagi da Coronavirus.

Ieri è toccato alle parti sociali avvertire il governo. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di prorogare il blocco in vigore da marzo scorso, ma alleggerito nel decreto agosto, oltre la scadenza di fine anno e fino alla durata dello stato di emergenza. È la risposta all’uscita del ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli: “Ritengo che il percorso fatto fino adesso, Cassa integrazione e blocco dei licenziamenti, non possa essere prorogato ancora”. Un atteggiamento “irresponsabile” per i sindacati, che annunciano battaglia. “Patuanelli immagina un futuro senza occupazione”, l’ha fulminato la leader della Fiom Francesca Re David. L’uscita del ministro divide la maggioranza (LeU e pezzi del Pd sono contrari) ma la strada sembra tracciata. Al ministero del Lavoro, guidato dalla grillina Nunzia Catalfo, puntano a prorogare il blocco dei licenziamenti solo per quelle aziende che useranno la cassa integrazione (come già accade oggi, d’altronde) o la decontribuzione targata “Covid”.

La norma e i numeri

Fino ad agosto scorso il divieto di licenziare era totale, a prescindere dall’uso della cassa integrazione con causale “Covid”, disposta dal governo per fronteggiare l’emergenza. Col decreto Agosto la Cig è stata prorogata per altre 18 settimane e il blocco è stato esteso fino a metà novembre per le aziende che hanno usufruito di tutta la Cig e fino a fine anno per le altre. Si può licenziare però in caso di fallimento, cessazione attività o accordo con i sindacati. Che può succedere da gennaio se salta il blocco? Stime attribuite alla Cgil, che però non le conferma, parlano di un milione di posti di lavoro a rischio. L’ufficio studi della Uil, a luglio, ha stimato che senza rinnovo del blocco sarebbero stati a rischio 850 mila posti nel solo 2020, mentre col blocco la stima scende tra 530 mila e 655 mila posti. Vale la pena ricordare che con la crisi del 2008 si è perso un milione di posti di lavoro in 5 anni. E la crisi attuale sembra, nel medio termine, peggiore (il crollo del Pil stimato nel 2010, -9%, non ha eguali in tempo di pace).

Le vere ragioni

Le stime della Uil sono al netto delle aziende che hanno aperto o apriranno procedimenti di crisi, che devono ricorrere alla Cig straordinaria. La voglia di licenziare sbandierata dalla nuova razza padrona della Confindustria, come se le imprese non potessero reggere senza, nasconde altre esigenze. Nel 97% dei casi, la Cig usata nel 2020 è quella con causale “Covid”, che non aveva costi per l’azienda (per le altre tipologie si paga una sorta di ticket) fino all’estate: insomma è stata usta la Cassa integrazione a costo zero, anche senza aver avuto cali di fatturato (è successo per un terzo delle ore autorizzate, dice Inps). Ad agosto, quando il governo l’ha resa (un po’) onerosa per quelle aziende che non sono in difficoltà è partita la campagna per poter licenziare.

La crisi morde, ma l’impressione è che Confindustria sia più interessata a scaricare sulle casse pubbliche la riduzione del costo del lavoro via esuberi. Bonomi lo ha detto chiaramente all’assemblea di Assolombarda lunedì: “Riorganizzare vuol dire ristrutturare: vuol dire mandare qualcuno fuori dall’impresa perché non è più compatibile coi nuovi processi e assumere chi è necessitato”. Cioè lavoratori con meno tutele (senza l’articolo 18 eliminato dal Jobs act) e, per così dire, “necessitati” ad accettare salari più bassi. Per chi esce ci sono i sussidi di disoccupazione. È questa la “ristrutturazione” di cui parla Confindustria ed è lo scontro speculare a quello che Bonomi ha ingaggiato coi sindacati sui rinnovi contrattuali, a cui non vuol concedere aumenti salariali. L’unica certezza è l’epilogo. Bonomi ha ammesso che dopo il 31 dicembre quel che verosimilmente avverrà sarà “un numero molto importante di licenziamenti”.

L’obiettivo finale

L’aumento dell’intensità dello scontro svela anche la seconda partita in campo. È probabile che l’andamento dell’epidemia costringerà il governo a tornare sui suoi passi prorogando in parte il blocco. Ad ogni modo nella prossima manovra il capitolo imprese si annuncia come la parte più corposa. La proroga per un anno del taglio del 30% dei contributi dei lavoratori dipendenti dovuti dalle imprese del Sud vale 5-6 miliardi nel 2021, altrettanto vale la torta degli incentivi alle imprese (cosiddetta “transizione 4.0”), a cui vanno aggiunti a 2-3 miliardi di sgravi sulle assunzioni. Sul fronte ammortizzatori sociali, il governo ha intenzione di prorogare di altre 18 settimane la Cig Covid (estendendo pure il blocco dei licenziamenti per chi la usa) con uno stanziamento di circa 5 miliardi: la cifra più o meno equivale ai risparmi che – salvo sorprese o nuovi lockdown – si registreranno sugli stanziamenti messi in campo finora (13 miliardi in totale).

In audizione sul dl Agosto Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (una sorta di Autorità dei conti pubblici), aveva avvertito il governo di conservare sul capitolo ammortizzatori sociali gli eventuali risparmi proprio per fronteggiare gli aumenti di spesa in sussidi che saranno necessari dando alle imprese libertà di licenziare.

Anniversario



16 ottobre 1968 - ma è come se fosse oggi!

Così, tanto per gradire!

 


Si, lo so, è solo il primo grado, ma intanto il cosiddetto genio, incensato dai giornaloni quale simbolo dell'audacia dei conducator finanziari che tanto bene - come no! - han fatto a noi popolino che entravamo - ora chi ci entra con questa predisposizione si può definire senza alcuna paura un coglione - nelle sacre stanze della nostra  - la consideravamo così - banca convinti di trovarci davanti degli uomini e non degli ominidi, è stato condannato in primo grado a sei anni per manovre, pare, criminali nella famigerata Monte dei Paschi. Il dottor Profumo, probabilmente Olezzo, per l'accusa è responsabile di una serie di misfatti atti a depredare il povero risparmiatore per la nobile causa di portar graniglie negli già stipatissimi forzieri di LorSignori. 

Perché non dirci assieme, sedetevi e idealizzate un buon bicchiere di quello buono, che questo inverecondo Sistema, non più satollo nella normale amministrazione dei beni altrui, di per sé già molto remunerativa, ha da molti anni a questa parte cercato, inventato, materializzato delle enormi stanze sodomitiche per estorcere denari alla gente normale, in virtù di quel cazzo - ops! chiedo venia! - di dogma satanico che pretende l'incremento del bottino ingigantirsi di anno in anno? 

Perché non ammettere assieme - prendetevi anche due castagne dai! - che ci hanno intorbidito la mente trasformandoci in poveri babbani girovaghi, infarcendoci di postille, codicilli, nozionismo alla cazzo&campana, con l'unico scopo di estorcerci risorse? 

Siamo stati depredati da quelli come Profumo, pare sia colpevole, anzi meglio continuarlo a chiamare Olezzo, siamo stati trasformati in devoti fans lacrimevoli dell'agio perpetuo, dell'incremento percentuale che i Raptors incamiciati elemosinano ogniqualvolta raggiungono i loro traguardi briganteschi. 

Sono riusciti ad arzigogolare tanto bene il contesto, e quello finanziario non è l'unico campo, da zombizzarci il senno e la ragione al punto da affidare noi stessi alle loro fraudolenti mani. 

Olezzo e company cascheranno sempre in piedi! Noi continueremo ad inorridirci, anche grazie al Cazzaro già impelagato nella sparizione di ben 49milioni, per la mela rubata dal "negro" o dal disoccupato; Lorsignori, ridendo della nostra inerme bassezza culturale, continueranno allegramente a houdinizzarci risorse e beltà normalmente a disposizione della collettività, per ottemperare al sacro dogma che i ricchi devono necessariamente divenire sempre più ricchi!