giovedì 16 aprile 2020

I grandi ritrovano la via maestra


Qualcosa si muove, finalmente. I grandi artisti nel silenzio cogitano in grande e, soprattutto, con la ritrovata ragione.

Il declino del sistema moda, per come lo conosciamo, è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion con il ciclo di consegna continua, nella speranza di vendere di più… Io non voglio più lavorare così, è immorale. Non ha senso che una mia giacca, o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane, diventino immediatamente obsoleti, e vengano sostituiti da merce nuova, che non è poi troppo diversa da quella che l’ha preceduta. Io non lavoro così, trovo sia immorale farlo.
Ho sempre creduto in un’idea di eleganza senza tempo, nella realizzazione di capi d’abbigliamento che suggeriscano un unico modo di acquistarli: che durino nel tempo. Per lo stesso motivo trovo assurdo che durante il pieno inverno, in boutique, ci siano i vestiti di lino e durante l’estate i cappotti di alpaca, questo per il semplice motivo che il desiderio d’acquisto debba essere soddisfatto nell’immediato.
Questo sistema, spinto dai department store, è diventata la mentalità dominante. Sbagliato, bisogna cambiare, questa storia deve finire. Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero. Basta spettacolarizzazione, basta sprechi.
Da tre settimane lavoro con i miei team affinché, usciti dal lockdown, le collezioni estive rimangano in boutique almeno fino ai primi di settembre, com’è naturale che sia. E così faremo d’ora in poi.  Questa crisi è anche una meravigliosa opportunità per ridare valore all’autenticità: basta con la moda come gioco di comunicazione, con le sfilate in giro per il mondo, al solo scopo di presentare idee blande. Basta intrattenere con spettacoli grandiosi che oggi si rivelano per quel che sono: inappropriati, e voglio dire anche volgari.
Basta con le sfilate in tutto il mondo, fatte tramite viaggi che inquinano; con gli sprechi di denaro per gli show, sono solo pennellate di smalto apposte sopra il nulla.
Il momento che stiamo attraversando è turbolento; ma ci offre la possibilità, davvero unica, di aggiustare quello che non va, di togliere il superfluo, di ritrovare una dimensione più umana… Questa è forse la più importante lezione di questa crisi.

Giorgio Armani

L'Isola Mento - giorno 34


mercoledì 15 aprile 2020

Storia di ordinaria differenziazione


La Gentildonna Danarosa avrà pensato che, sul far delle 13, nessuno dei normali avrebbe avuto l'ardire di recarsi al supermercato ed invece, una volta parcheggiata la sua sonante vettura in modo tanto lardoso e tracotante che in tempi normali avrebbe insinuato l'idea di un incidente, di un malore improvviso, discesa sulla terra abitata dagli inferiori ha manifestato una stizza propria dei reali mocciosi a cui, pare, per divina scelta tutto è concesso ed ammesso. 
Maledicendo tra sé questa nauseante mancanza di riguardo nei suoi confronti, la Gentildonna ha mostrato, mediante l'arriccio delle auree e curatissime sopracciglia, la tracotante constatazione che di questi tempi virulenti anche il popolino stia degustando usi e costumi non consoni al proprio status, visto che giammai s'affaccendano, imbolsiti come sono, di mattina in lezioni salutari di yoga, di preparazione di tofu ed affini, di dialoghi principeschi su futuri shopping svuota granai, balsami ed erbe introvabili ai più, liposoluzioni e gossip d'alto bordo e di sfavillanti ed introvabili gadgets di cui i ricchi sono pregni.
La Gentildonna freneticamente controllava il suo orologio tanto abbacinante che, ad ogni giro di polso, incontrando messere Sole, donava, come una sua antenata le brioches, gratuitamente agli astanti una lieve abbronzatura in modalità Cervinia; avrebbe voluto la Danarosa estorcere a qualcuno l'ambito ticket numerato, in virtù dell'acclarata urgenza derivante dall'appuntamento di tardo meriggio con il personal trainer via skype, irrinunciabile visto che il tema del giorno sarebbe stato la tonificazione dei glutei, di per sé già sottoposti da tempo immemore al necessario ritocco. 
Vestita nella divisa tipica di chi con il casual trasmette a lor minori la differenziazione di casta, blue jeans stropicciati e aperti leggermente in area rotula, sneakers bianche con disegni dorati, camicetta bianca e pullover blu, continuava a sbuffare quasi fosse in prossimità del valico sul Tourmalet quando, improvvisamente, l'addetto ha pronunciato il suo numero. Ed in quel topico momento, come quando, seduti all'aperto in un bar, i diversamente umani gongolano evidenziando i propri agii chiedendo a gran voce bottiglie introvabili ai più, ella ed il suo fulgore hanno proferito la frase più irritante che trovare il Cazzaro intento a recitar rosari: "un momento che prendo la borsa in macchina!"  
Nelle menti, già psicolabili per l'eterna quarantena, dei presenti, all'unisono è scattata la domanda, la stessa che con le dovute cautele avranno testé avuto anche angeli e cherubini: "ma brutta testa di cazzo, tieni in macchina la borsa vuota della spesa e la prendi ora che han chiamato il tuo numero?? Che avevi paura che ti pesasse, che rovinasse la mise, la posa?" 
Nulla di tutto ciò era nelle sue brame. La Gentildonna voleva solo differenziarsi, evidenziarsi, stagliarsi sulla plebe, facendosi attendere, rallentando i movimenti, per il subliminale e purtroppo sempre in auge messaggio di lor signori che il grande Albertone ci ha reso fruibile: "Perché io so io e voi non siete un cazzo!"

L'Isola Mento - giorno 33



Ieri pomeriggio, non alla Casba né al mercato nero tipico di aree portuali, ma in una farmacia del centro, che non nomino per decenza, mia, ed indecenza, loro, ho acquistato dieci normalissime mascherine chirurgiche, che un tempo costavano 40 centesimi cadauna, al prezzo pandemico di euro 23,00. Mi sono state vendute avvolte in una carta usata generalmente per fasciare medicine con pinzatura da entrambi i lati. Inoltre ho acquistato pure una mascherina lavabile, filtrante e idrorepellente a soli 6,95 euro. Aperta la busta mi è sembrata un pezzo di mutanda con due legacci da mettersi attorno alle orecchie. Nella confezione è riportato il fabbricante, il Calzificio Ilary Srl di Visano (BS), la composizione 90% polyamide e 10% elastane, la dicitura che è stata trattata con antibatterico a base di zinco piritone e l'avvertenza, scritta con carattere notarile, necessitante cioè di lente d'ingrandimento, che non è adatta per uso sanitario o su luoghi di lavoro ove vige obbligo e che non è DPI o dispositivo singolo.
Chiaramente non è tutta colpa della farmacia che l'avrà acquistata, voglio sperare, a prezzi gravosi, applicando il proprio sovrapprezzo.
La grave lacuna è che chi avrebbe dovuto controllarne il prezzo alla fonte, come sempre, latita o non esiste fisicamente.
In uno stato democratico serio questa simonia di materiale essenziale in tempo pandemico sarebbe stata bloccata alle origini o, più urticante, alla fonte nel caso la farmacia invece di essere servizio si fosse tramutata in aguzzino.
E questo mi fa poco sperare nella cosiddetta ripartenza: per noi abituati da decenni a pagare in autogrill bottigliette d'acqua a prezzi da ergastolo, il cosiddetto ritorno alla normalità probabilmente avverrà secondo i soliti canoni e metodi specifici, studiati per babbani della malora quali siamo sempre stati, avvolti in quel silenzio, mansuetudine tipica di chi è scardinato nella ragione grazie ad ipnosi mediatiche subliminali.
Se accettiamo fin d'ora di essere riportati all'anormalità di prima, faranno bene a perseverare nel gioco sbeffeggiante il rispetto umano, inculcandoci identiche fregnacce, bignè per pochi, tsunami nelle cervici di molti.
E andando più in alto: non sarebbe giusto fin d'ora avvisare che nella fase 2 chi avrà ancora il coraggio di evadere i giusti balzelli finirà in galera?

Per la cronaca: ho pagato senza fiatare. Anzi no: appena la signora mi ha comunicato l'importo (29,95 euro) ho solo proferito "me cojoni" tra lo strabuzzare dei suoi bulbi al di sopra della mascherina. Coniglicamente altro non ho detto, visto che mi servivano. Sono ahimè ancora positivo all'altro virus, quello che tra non molto ci farà riudire la madre di tutte le frasi "è l'ora dei sacrifici per tutti" con in sottofondo risa sbellicanti dei soliti noti, che non elenco ma che conosciamo molto bene.

martedì 14 aprile 2020

L'Isola Mento - giorno 32



Mentre si spera o si sogna cambiamenti in grado di normalizzare l'anormalità che vivevamo prima del Coronavirus, arrivano notizie come quella riportata in foto, presa da Repubblica, a svilire ogni speranza futura. Sempre ed in ogni luogo e momento il lucro ancora comanda! L'avidità, la bramosia la fecero e, probabilmente, la faranno da padrone. 
S'avverte nitidamente l'arsura di chi smania per ripartire, sempre in modalità antecedente la grande pandemia. 
E sorgono alcune riflessioni: 

Quattro milioni di possessori di partite Iva hanno richiesto i 600 euro di marzo. Tra loro è probabile ci siano pure idraulici, elettricisti, commercialisti, avvocati ed affini che, diciamocelo, hanno sempre cercato di evadere le tasse?

Avete mai sentito qualcuno dei tanto benamati capitani d'industria farsi avanti per pagare ai propri lavoratori i test capaci di evidenziare l'eventuale contagiosità? 

Quanti evasori avranno recentemente usufruito del servizio sanitario nazionale a sbafo, magari ridendo e sbeffeggiando chi glielo paga con la propria busta paga, dimagrita per il loro costante furto? 

Quanto capitale saranno disposti a rimettere in gioco i grandi industriali? 

(32. continua ... Tourmalet permettendo...) 

   

lunedì 13 aprile 2020

Svarione!




L'Isola Mento - giorno 31


Oggi avrei potuto dire tante cose, spunti di riflessioni, ma l'omelia di questa mattina di Papa Francesco ha spazzato, giustamente, via tutto! 

Vi trasmetto anche integralmente il suo pensiero, riferito al vangelo di questa mattina, di cui uno stralcio potete leggerlo nella foto.
Sono parole quelle di Papa Francesco che cercavo per suggellare ciò che avvertivo dai tempi dell'inizio della pandemia. 
Ciò che cerchiamo non è la cosiddetta normalità di prima. No, quella era anormalità allo stato puro, una vergogna sociale. Ci dovremo impegnare per ripartire evitando conflitti, disparità, picchi nauseanti di accaparramento di risorse da parte di pochi. 
Insomma: il bivio di Papa Francesco il Rivoluzionario! 

E per uscire da questa evidenza, da questa realtà, i sacerdoti, i dottori della legge hanno scelto l’altra strada: quella che gli offriva il dio denaro. 
E hanno pagato, hanno pagato il silenzio, il silenzio dei testimoni. 

Questi poveretti non capiscono, hanno paura perché va la vita lì, e sono andati dai sacerdoti, dai dottori della legge e loro hanno pagato il silenzio e questo cari fratelli e sorelle non è una tangente, questa è corruzione pura, corruzione in stato puro. Se tu non confessi Gesù Cristo il Signore, pensa perché, dove è il sigillo del tuo sepolcro, dove c’è la corruzione. E’ vero che tanta gente non confessa Gesù perché non lo conosce perché noi non lo abbiamo annunziato con coerenza, e questo è colpa nostra. Ma quando davanti alle evidenze si prende questa strada è la strada del diavolo, la strada della corruzione, si paga, stai zitto. 
Anche oggi davanti alla prossima, speriamo che sia presto, prossima fine di questa pandemia c’è la stessa opzione: o la nostra scommessa sarà per la vita, per la risurrezione dei popoli, o sarà per il dio denaro, tornare al sepolcro della fame, della schiavitù delle guerre, delle fabbriche delle armi, dei bambini senza educazione, lì c’è il sepolcro. 

Il Signore sia nella nostra vita personale, sia nella nostra vita sociale sempre ci aiuti a scegliere l’Annuncio, l’Annuncio che è orizzonte aperto, sempre ci porti a scegliere il bene della gente, e mai cadere nel sepolcro del dio denaro.