mercoledì 15 gennaio 2020

Lo sapevo!


Lo sapevo che sarebbe finita così! Io che ormai lo conosco da anni dicevo: non fatelo incazzare, non esagerate nel celebrare un latitante! Lasciate il silenzio, miglior medicina in questi frangenti. E invece niente! Avete voluto incensare. E questo è il risultato...

mercoledì 15/01/2020
Romanzi d’evasione

di Marco Travaglio

La sapete l’ultima? Craxi era un “romanziere”. E pure un “poeta ermetico”. La scottante rivelazione si deve al Corriere e al Messaggero. Il primo ha avuto in anteprima un brano del “thriller inedito di Craxi, curato dalla fondazione presieduta dalla figlia Stefania” e pubblicato da Mondadori (e da chi se no?). Il secondo lo ha recensito col rilievo che merita il Simenon socialista (definito “esule”), in un’intera pagina impreziosita da due liriche (anch’esse inedite) composte dal Petrarca di Hammamet e “trovate tra le sue carte dal figlio Bobo”. Ora, se questi capolavori letterari sono rimasti inediti per vent’anni, un motivo ci sarà. E chi vuol bene alla Buonanima dovrebbe porsi una domanda semplice semplice: perché Craxi non le ha mai né diffuse né pubblicate? E darsi una risposta altrettanto elementare: perché aveva il senso del limite e del ridicolo e non voleva svilire la sua notevole carriera politico-criminale con quella sottoletteratura di quart’ordine. Va detto infatti, senza tema di smentita, che sia il “romanzo thriller” sia le “poesie ermetiche” sono delle cagate pazzesche.

La prosa di Parigi-Hammamet è di una banalità e di una sciatteria imbarazzanti, roba che neanche un impiegato del catasto. E la trama, che il Messaggero promuove a “spy story” di “Bettino il romanziere”, “plot gonfio di trame e misteri, storie d’amore e di tradimenti, vendette e paure”, “romanzo che sembra avere una sua forza”, è un improbabile frittomisto di complotti internazionali di una Spectre russo-american-tedesca contro l’immacolato “Ghino”. Cioè Ghino di Tacco, lo pseudonimo che si era scelto Craxi (ovviamente un bandito). Quanto alle poesie, basta citare quella intitolata (non stiamo scherzando) “Contabilità”: “Lasciando le mie rime e i miei racconti a mezza strada/ eccomi a chiedere i conti del genere umano /per mettere sul gran libro Il Capitale/ io mi dedico agli scritti del giornale/ io passo dalla cassa della merce/ venduta in contanti /dignità, lealtà, sincerità /vecchio, stanco, a un tanto”. Roba da controllo antidoping o da perizia psichiatrica, che spiega perché Craxi tenesse quella robaccia nascosta nei cassetti: non poteva sospettare che quei geni dei figli l’avrebbero data alle stampe, contribuendo al suo definitivo sputtanamento postumo. Ora, prima che cedano a qualche settimanale la lista della spesa vergata di suo pugno, i suoi calzini usati e i fondi dei suoi caffè come le reliquie di Padre Pio, si spera in un bell’incendio doloso che incenerisca gli effetti personali rimasti. Ma, nel manicomio in cui viviamo, è improbabile che qualcuno provveda a quel gesto pietoso.

Ieri, per dire, La Stampa lacrimava perché “il Pd sarà l’unico assente ad Hammamet” alle “celebrazioni” del pregiudicato latitante e così “consegna Craxi alla destra” (testuale). E l’altroieri il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che non sembra ma è del Pd, ha pubblicato sul Foglio una pompa funebre a Craxi. Il titolo “E adesso diamo a Craxi quel che è di Craxi” ne ricorda uno celeberrimo di Cuore su Previti: “Diamo a Cesare quel che è di Cesare: la galera”. A 16 anni, invece di pensare alle ragazze, Gori stravedeva per Craxi “innovatore coraggioso” e “fu grazie a lui che divenni – e tuttora sono – un socialista liberale”. Il terzo fratello Rosselli. Poi purtroppo nel ’92 “arrivò la bufera”, detta anche “rivoluzione dei giudici” (meglio non parlare di Tangentopoli e di tangenti) e Craxi finì “all’indice come il peggiore dei ladri” (infatti rubava). E il piccolo Gori che fece? “Vacillai”. Perbacco: “non seppi leggere la torsione della democrazia nascosta dietro lo scontro tra i poteri” (cioè i processi per le mazzette che Craxi si faceva portare sul letto o versare sui tre conti svizzeri personali Northern Holding, Constellation Financière e Arano). Ora però ha capito e vuole “restituirgli un po’ di quello che da lui ho ricevuto” (il verbo “restituire”, applicato a Craxi, è decisamente affascinante). “Se ho le idee che ho”, tipo sulla “redistribuzione della ricchezza, lo devo a Bettino”. Che purtroppo di ricchezza ne redistribuì pochina, a parte i 40 miliardi nascosti in Svizzera e redistribuiti fra il barista Raggio, la contessa Vacca, il figlio Bobo (villa a Saint Tropez), il fratello Antonio, un’amante e soprattutto sé medesimo.

Insomma “Berlinguer aveva torto e Craxi aveva ragione” (Berlinguer, colpevolmente, non rubava). Che ideone “l’elezione diretta del presidente della Repubblica” (da un’idea di Licio Gelli), “la battaglia per salvare Moro” (trattando sottobanco con le Br), “quella della scala mobile” (abolita per scendere l’inflazione a spese dei lavoratori), “il no agli Usa sulla consegna dei terroristi dell’Achille Lauro a Sigonella” (con l’impunità al capo del commando Abu Abbas, mandante dell’omicidio di un ebreo paralitico, sottratto alla giustizia e spedito in omaggio a Saddam). E soprattutto “l’apertura alle tv private”: così Gori chiama pudico i due “decreti Berlusconi” per legalizzare l’illegalità delle tv Fininvest contro i sequestri dei pretori e la legge Mammì, tagliata su misura del monopolio berlusconiano e imposta da Craxi mentre B. gli sganciava 23 miliardi sui conti svizzeri di cui sopra. Ma Gori non ne parla, forse perché di quelle tv illegali fu per 17 anni dirigente e poi amministratore, con lauti stipendi pagati dal noto corruttore. Delle condanne di Craxi, invece, non s’è accorto: parla di “inchieste”, peraltro “strabiche” perché – tenetevi forte – “tutti sapevano, ma solo alcuni sono stati colpiti”, ergo Mani Pulite “fu un’operazione di giustizia politica”. Non male, come alibi: è come se un rapinatore di banche colto in flagrante pretendesse di non essere processato perché in giro è pieno di rapinatori a piede libero. Una minchiata che nessun rapinatore serio userebbe mai a sua discolpa: infatti la usa il compagno Giorgio Gori.

Dizionario




martedì 14 gennaio 2020

In effetti...



E dire che fin dalle nozze ha sempre avuto per lei un occhio di riguardo...

lunedì 13 gennaio 2020

Buon lunedì


Ad augurarci Buon Lunedì è molto facile, guardandoci intorno invece risulta più ansioso e difficile: fermo restando che il manovrante le scelte improvvide della politica mondiali sia un instabile mentale, che per un erroruccio quasi insignificante siano decedute 185 persone a bordo di un aereo civile, che la Libia rischia di diventare una gigantesca polveriera che, scendendo nei nostri minuscoli anfratti, si sta per celebrare l'anniversario della scomparsa di un uomo politico scappato latitante ad Hammamet, sdoganandone i misfatti economici e rapaci, che i cambiamenti climatici sono un evento acclarato ma le misure da intraprendere, ledendo i mostruosi interessi multinazionali, sono attualmente fuffa per inani. Torniamo da noi: tra due domeniche si voterà in Emilia-Romagna e in Calabria, per le regionali. Ciò sta paralizzando il quadro politico, alzando la disfida, solo a parole, che per molti diverrà un problema politico nazionale, con il M5S ridotto oramai a lumicino fumigante, con il PD in preda alla bramosia di ricambiar nome, e non uomini divenuti obsoleti e stantii. Nel versante opposto continua l'irrefrenabile sciocchezzaio del Cazzaro, impegnato a stordire tutti coloro che, come la storia insegna, inseguono il mito dell'uomo forte, fregnaccia tipica nostrana. L'anno nuovo ha riportato i problemi del vecchio appena lasciato, e molti continuano a festeggiarne il passaggio come se vi fossero cambiamenti; ma la fiaba dei mutamenti sociali è oramai sterco in porcilaia: chi s'arricchisce si arricchirà sempre più, chi ne è tagliato fuori, la grande maggioranza, continuerà a boccheggiare tra le varie melme edulcorate ad hoc da media peripatetici, al servizio dei pochi potenti. 
Siamo una nazione solo sulla carta, come l'Europa unita insegna. Vorremmo darci delle regole per migliorare il tenore di vita di tanti, ma i pusillanimi sono forti, troppo forti. Ognuno pensa al suo orticello, alle sfide personali già perse in partenza. Sul panorama nazionale non s'evidenzia chicchessia in grado di migliorare la qualità dell'esistenza, abbattendo grandi e gravissime storture in grado di alternare l'ordine democratico: corruzione e evasione fiscale. Questo governo sta tentando di apportare modifiche per riacquistare la normalità ma, come ogni sano di mente constata, la difesa dei privilegi è arte inaffondabile. Ad esempio la prescrizione, l'arma di tutti gli inamovibili per evitare di finire in galera: mancanza di nuove assunzioni per controllare chi delinque evitando di pagare i sacrosanti balzelli, che sono alti proprio perché essendo evitati da molti manigoldi, impongono all'apparato statale di spremere i soliti coglioni al fine di avere risorse a sufficienza per onorare le spese comuni; a tal proposito continua nella sanità pubblica la miserevole azione in stile meneghino creata al tempo dal pregiudicato Celeste Formiga, che consiste di distruggere ospedali e studi medici di base per lasciar libero il campo alla sanità privata, che ingurgita ed ingurgiterà enormi risorse finenti nelle tasche dei soliti noti. L'Emilia rischierà questo se sceglierà il Cazzaro. 
Ma questi sono solo vacui pensieri di un ordinario lunedì, che augurare buono oramai rischia di passare per presa per i fondelli.  

domenica 12 gennaio 2020

Studi scientifici



Secondo uno studio della Massaciussen Mesciua University, su un campione mezzo milione di persone, 934.456 bulbi oculari hanno focalizzato il centro del maglione bianco, 42.125 il dettaglio che la mancanza della cintura sia agevolato dai promontori posteriori, 23.417 sul soprabito, sognando di trasformarsi in esso, ed infine un paio di occhi hanno roteato all’indietro in modalità Regan McNeil per l’entrata in camera del genitore al grido di “smettila che poi diventi miope!”

Rieccolo!


È ricomparso, inopinatamente è riapparso, si proprio lui: lo Studioso di Gazza al bar! Giacca di velluto, occhiali da pensatore si è accomodato impercettibilmente con in mano il sacro testo rosa, ed invece di sfogliarla si è concentrato oltremodo quasi si dovesse prepare ad un test d’ammissione ad un concorso pubblico. Ogni trafiletto, ogni colonna sono stati da lui scannerizzati con qualità superiore ai 2500 dpi; nel tempo in cui ho preso il caffè e fumato la paglia era ancora a pagina due, il che mi fa prevedere la sua alzata attorno a mezzogiorno. Lo Studioso è il pericolo numero uno dei normali avventori, un fastidioso foruncolo in zona prostatica  che vorresti estirpare ma che lasci al suo posto solo per riverire madame etiquette. La voglia incontrollata di recarmi all’edicola ad acquistare cinque copie della Gazza per lanciargliele sul tavolino è stata sopita solo dalla certezza che, mediante sguardi e commenti degli astanti, lo Studioso si sia reso conto di aver fatto l’ennesima figura barboneira, pecca e stemma della sua infima categoria.

sabato 11 gennaio 2020

Meraviglia



La regola del “pochi ma buoni” conferma, ancora una volta, la sua indiscussa veridicità: dopo anni ruttologi che avevano trasformato una squadra di calcio in un ricettacolo di inani, dei Suso monofinta e monouso, dei Paco paccottiglia, di turchi indegni del “dieci” storico, degli abominevoli terzini con codino, finalmente con un insperato residuo di barlume si son decisi a riacquistare un trentottenne, apparente scempio in un calcio che decreta già imbolsiti venticinquenni, con innestato però il nettare degli dei, il pass per l’Olimpo ove la dea Eupalla visiona costantemente i filmati del Cigno, le percussioni indomite kakaiane, le chiusure ermetiche del Capitano e le folate di Paolino tanto care a Eolo. Questo monarca del Calcio è finalmente ridisceso dalle lande svedesi per insegnare ai tanti stolti, sventatamente indossanti la gloriosa casacca, cosa significhi giocare con la palla, quali doveri impongano i sacri colori e, soprattutto, quale sia la strada lastricata per arrivare allo Scudo, di cui già avvertiamo profumo e inebriamento.