martedì 23 maggio 2017

In memoria


Ci si vedeva quasi sempre di mattino, anzi, all'alba. Tutte e due infatti amavamo quei momenti in cui il silenzio cominciava a rompersi per il risveglio, sempre più generalizzato, della città. Oltre al consueto saluto, chiacchieravamo del più e del meno, secondo la liturgia mattutina. 
Franco era un amante ed un intenditore della natura. Amava andare a scorrazzare nei suoi campi, a Valdipino, adorava il contatto con la terra, mi trasmetteva le architetture progettate nella notte che al pomeriggio avrebbe trasformato, attraverso la sana fatica, in realtà. Lavorava in Comune, e ne andava fiero. Amico di tutti, faceva parte di quella schiera di poche persone che, se interpellate per qualsiasi necessità, si rendono sempre disponibili, aumentando semplicemente le ore del giorno.
Franco Figoli non c'è più, se ne è andato all'improvviso, come era nel suo stile, alla Batman. Lo voglio ricordare così in questa alba triste, nella quale prendo impegno solenne di portare avanti la nostra comune condivisione, apprezzando le prossime che verranno, godendo anche per lui della fragranza pregustante l'arrivo di Messer Infuocato.
Ti sia soave la terra, amico del mattino!


Anniversario



lunedì 22 maggio 2017

Pensieri


La comunità europea ci suggerisce di reintrodurre l'Imu per le prime case dei più abbienti.
Il Bomba sicuramente starà pensando:"Impossibile! I più danarosi sono i nostri elettori! Abbiamo preso più voti ai Parioli che in ogni altra parte d'Italia! Non se ne parla nemmeno! Al massimo pagheranno i soliti noti. Tanto ci sono abituati."

Rebus




Soluzione:

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IDENTICI

Rubrica


Un santo (quasi) al giorno.

Oggi finalmente ricordiamo un italiano, un grande e sfortunato, dipende dai punti di vista, italiano: Marco Pacione, nato a Chieti il 27 luglio 1963. Ha giocato tra l’altro nell’Atalanta, nel Torino, nel Genoa e in altre squadre. 

Fin da piccolo Marco si distinse per essere molto disattento: sbagliava classe alle elementari facendo infuriare le maestre che alla fine del primo trimestre gli consegnarono 15 pagelle, prendeva erroneamente autobus per andare alle superiori (tanto che i genitori una volta lo andarono a recuperare a Gorizia), pare abbia passato due mesi di sofferenza mettendosi le scarpe invertite, camminando come uno che si fosse sontuosamente cagato addosso, tanto che i suoi compagni lo avevano a forza costretto a passare le giornate di studio dentro lo sgabuzzino delle pulizie; molti a Chieti lo ricordano ancora quando sbagliò per parecchi giorni l’entrata in biblioteca, finendo invece nell’adiacente club massaggi cinese, cosa che gli procurò seri problemi alla vista, poi per fortuna superati.
Pacione, nonostante tutto, fu pronto per i grandi palcoscenici europei.
La sua perla più preziosa, indimenticabile, è la partita del 19 marzo 1986 a Torino contro il Barcellona per il ritorno dei quarti di finale di Coppa Campioni. Una prestazione indimenticabile, tanto che il portiere dei catalani, Urriticoechea, a fine partita esclamò: ”Pacione è stato un amico!”
In quel match le cronache ricordano le bestemmie di Platini nei suoi confronti e il record di pressione sistolica raggiunta da Giovanni Trapattoni, 340/140.
Marco sbagliò (o fece gioire molti) così tanto da trasformare lo sciagurato Egidio Calloni in Garrincha.
Il giorno dopo, in ogni dove, comparvero scritte a lui inneggianti da molti intenditori di pallone, contrari alla famosa equazione “Potere + auto = trionfi calcistici europei” , per fortuna mai fino ad ora confermatasi veritiera.
Marco Pacione viene ancora oggi venerato in molte zone d’Italia, ha molti club a lui dedicati, tra l’altro oggi più che mai in fibrillazione in vista di un match in terra gallese, il cui motto inconfondibile risuona sul globo “Pacione ti portiamo gratis a Papeete, se ci allontani il Triplete!”

(6. Continua)




Oh si scherza!


Si sa che il mondo del pallone è fucina di sfottò e prese per il culo. Al di là dello scherzo però occorre rendere onore ad una compagine tra le più forti in circolazione che ieri ha vinto il suo 33mo titolo. Una squadra compatta, fantasiosa, capace di vincere ovunque, mai sazia che si appresta a giocarsi la finale di Champions. Standing ovation quindi, senza pregiudizi per i bianco... anzi per i blancos e per CR7! Vamos!

domenica 21 maggio 2017

Gozer Muser



Si, Gozer è tornato e si sta impossessando di noi. La divinità sumera del 6000 a.c di Ghostbusters è entrata, di soppiatto, dentro la tecnologia e, divorando giovani d'ogni specie, porterà al sacco della decenza intellettuale. 
Sto esagerando? Non credo se avete al sfortuna di sapere cosa cazzo siano i Muser. 
Non lo sapete? 
Esistono sul globo un 200 milioni di idioti a cui neppure la tenera età può costituire valida discolpa.
Una piattaforma cinese, sempre loro, Musical.ly, senza ritegno e contando molto sulla debolezza delle cervici, su flaccide sinapsi, su mutismo da palmari, sulla digitazione subdola e spegnente fantasia, offuscante pensieri tendenti all'umano, ha sparso un virus temibile nel mondo, un virus intaccante valori quali bravura, talento, dedizione. Muser appunto. Diventi muser se fai un video di 15 secondi, senza parlare, scimmiottando una canzone famosa. 
La rivincita di Bernardo, il servo di Zorro. 
L'atrocità è che diventi famoso. Si, famoso! 
Come tale Luciano Spinelli, il must italico, anni 16 che ieri in un centro commerciale di Roma, oramai paragonabili alla fumeria d'oppio di C'era una volta in America, salendo sul palco ha fatto sperticare mani giovanissime di adoranti fans, ovvero iscritte al sempre più vitale organismo internazionale sul Nulla, per glorificare questo apostolo dell'insignificante, dell'oblio filosofico, dello spartiacque tra la nostra specie e quella delle anatre, con tutto rispetto per quest'ultime. 
Fans e divismo attorno ad un buco nero possessivo, goloso delle nostre personalità, accecante pensieri compiuti, deviante da sane abitudini, scorticante l'individuo, nettare per coglioni d'ogni specie. 
Si, Gozer è tornato. Questa volta per la vittoria finale. A meno che non si riesca a sfanculare muser e tutti gli adepti sconsolatamente diversamente umani.