mercoledì 18 novembre 2015

Brrrr!





Pubblicità


Su scala da uno a dieci fanno 120mila!
Spero che sia solo recitazione ma questa bambina volante in pubblicità è simpatica come acchiappare una tagliola con le infradito, avere compagno di "passaparola" Bernardo il servo di Zorro, lasciare le chiavi di casa in custodia ad Arsenio Lupin, confidarsi con Fabrizio Corona, spaccare un quadro ottocentesco in casa Sgarbi, offrirsi per dare la cera sui pavimenti di casa Bertone, avere come compagna ad una finale di bridge la Picierno.

Oh! D'altronde è questione di chimica!


Ssssst!




martedì 17 novembre 2015

Ed ecco "L'Innescabile"!


Il meraviglioso mondo del bar mattutino sforna, nel quarto d'ora d'applicazione, figure di una comicità indiscussa. 
La bellezza è data proprio dalla velocità con cui occorre assorbire sfaccettature, cammei e chicche artistiche che comparano l'inizio giornata ad una teatralità molto vicina ai grandi del passato. 
Il rito, "entrata-saluto-roteazione bulbi per individuazione Gazza-focaccia-caffè-discorsi sportivi-alte dissertazioni sulla gnocca-commenti vari-sigaretta-saluti", è di un'ortodossia senza pari. 
Emergono nel vorticoso espletamento di quanto sopra, figuranti che riproducono vizi e tic di ognuno di noi.

Ed ecco oggi entrare in scena "L'Innescabile"

Di corporatura scafata, sulla quarantina, occupa da tempo immemore la sua postazione, a fianco del bancone, ove legge a sequenza tipica di avventore doc, i giornali mattutini, sfogliandoli in progressione, senza tentennamenti, senza distrazioni. 
E' silente, quasi assente, non si preoccupa di quanto gli ruoti attorno. Non risponde ai saluti, impegnato com'è nell'espletamento del suo rituale. 
Quando la lettura dei quotidiani, due in totale, volge al termine, "l'Innescabile" inizia a far emergere sentimenti occlusi dall'apprendimento, attraverso labili increspature di labbra, di sogghigni impercettibili, di millimetriche rotazioni di capo segno di approvazione di quanto gli entra in cervice o di smania a disotterrare l'ascia del commento, seppellita di notte come il suo "bugiardino" personale esige.
Fievolmente ed in progressione la sua risalita dall'oblio cartaceo lo porta al culmine, sfociante nell'intervento vocale, massimo riscontro della sua presa di ruolo. 
Dal momento in cui l'aria scuote le sue corde vocali, nel bar si ferma il tempo, il giornalista del TG5 cessa di parlare e tutto s'accentra sulla potenza declamatoria dell'oramai ex "Innescabile"!

Qualsiasi tema, qualsiasi concetto, qualsiasi appiglio è consono al suo logorroico e baritonale sproloquio. Innescato non conosce più ostacoli, non ricerca nessun tipo di assenso, non ammette repliche ed obiezioni e per portare convergenza su quanto sbraitato, alza all'inverosimile il tono, già dai primordi in stile "Pavarottiano", sino a raggiungere i decibel di un Airbus in un hangar durante le prove turbine. 
E' un tipico burbanzoso di scuola montecitoriana ed un indefesso benaltrista, nel senso che se chiunque provasse a motivare la tesi "squarciagolata" dal nostro, con esempi contrari o supportanti, cercando placet tra i presenti, "l'innescabile-innescato" sgonfierebbe immediatamente l'eccezione, apportando altri e ben più eclatanti teoremi. 
Se ad esempio uno stoico provasse, mediante scrittura su lavagnetta (per via dei decibel sparati dalla cassa toracica dello sbraitante) a comunicargli "Ma sai che muoiono migliaia di persone nel mondo ogni giorno per fame?" questi, prorompendo più degli angeli accanto al Trono dell'Agnello, fulmineamente ribatterebbe "Ma sai in quanti pianeti della Galassia extra terrestri continuano a morire per lo stesso problema!!" facendo ballare i vetri delle slot attorno! 

Pedissequamente, seguendo le tracce di antichi avi declamanti le gesta del potente di turno, il "Logorro Altisonante" s'infarcisce di domande ed auto-risposte, creando tra gli astanti reazioni che si possono riassumere così:

- Il Club dei Pensionati attua l'abbandono di scena mediante scuse sempre più fini e sottili. Anticipandolo nell'arrivo, purtroppo entro certi limiti visto che, a furia di arrivare prima, pare si presentassero davanti alle saracinesche addirittura alle quattro del mattino, essi godono di sereni momenti pre-innesco, abbandonando la sala dopo solo tre-quattro minuti dall'esplosione vocale, mediante frasi che si dice preparino di notte consultandosi con dei notabili locali. 
Alcune che ricordo: "Dai andiamo che mi arriva il tappezziere", "Vado di corsa che mi chiama Bruno Vespa per un'intervista sui calli", "Cavolo! Scappo che mia cugina viene a casa con Charlize Theron per presentarmela", "Andiamo a casa che alle 8 Jennifer Aniston pare andrà da quello del piano di sopra per visionare l'appartamento che vorrebbe comprare!"

- Una signora sulla settantina approfitta del sermone per asciugarsi i capelli, posizionandosi a circa 70 cm dallo sproloquiante, risparmiando energia elettrica da uso phone.

- I più scaltri, adocchiando l'orologio e conoscendo la ferrea regola stabilente tempi rigorosamente precisi, entrano una ventina di secondi prima del termine dell'intervento e, beffardamente, salutano il partente fingendo dispiacere ed ordinando, una volta egli uscito, dello Champagne d'annata festeggiante la fine della "paurosa decibelata", il più delle volte supportati da una colletta di tutti i presenti quale segno di felicità condivisa.

- I fumatori qui sono considerati dei fortunati, avendo la scusa dell'uscita dettata da astinenza di nicotina, fatto questo che fa del locale l'unico posto al mondo ove fumare faccia bene alla salute, avviando di conseguenza almeno una dozzina di habitué alla pratica di questo malefico vizio.

Quando l'ormai ex "Innescabile" saluta ed esce, le porte del bar vengono spalancate perché, sbugiardando la tesi che le onde sonore non possano stazionare in un luogo (scoperta questa che si dice porterà tutti gli avventori ad una probabile candidatura al Nobel per la Fisica), si resta per un attimo come schiacciati da una pressione paurosa ai vetri del bar, simile a quella che provano i palombari nella Fossa delle Marianne ed i più sfortunati sono gettati dalla pressione in spazi angusti, con il doloroso contenitore del sidro in uno dei pochi pertugi disponibili ma...facilmente immaginabile!  

     








       

Fantastica Lucarelli!


La ritengo un fenomeno, Selvaggia Lucarelli, quando scrive questi articoli prorompenti e molto, ma molto, attuali!


SOCIAL-BOIATE
Quelli che scambiano le fiction della Arcuri con i libri della Fallaci
FENOMENOLOGIA DEL NULLA. EFFETTI, PROVVISORI QUANTO FASTIDIOSI, DELLE STRAGI DI PARIGI SULLA VITA ONLINE ATTRAVERSO 7 TIPI ANTROPOLOGICI
di  Selvaggia Lucarelli 

Se esiste qualcosa di più becero e spaventoso di un attacco terroristico, è forse la reazione dei social network a un attacco terroristico. Per carità, qua e là si  trovano anche delle belle riflessioni e condivisioni di articoli lucidi e ragionati, ma in linea di massima, dopo i fatti di Parigi, ho letto ed esaminato la mia home page di Facebook e mi sono chiesta se non sia il caso di vietare il pensiero libero come il fumo nei locali e i retweet alle cazzate di Gasparri. Non dico sempre, ma almeno nei primi due giorni dopo eventi particolarmente tragici, giusto per non permettere alla stupidità di cavalcare l’onda emotiva e correre al galoppo nelle praterie del populismo. A grandi linee, dopo le stragi a Parigi, i commentatori-tipo sui social sono i seguenti.
SENZA DIFESE
C’è gente che crede a tutto e tutto posta: dal finto kamikaze alle finte bombe francesi
1)Quelli che fino a tre giorni fa pensavano che La rabbia e l’orgoglio fosse la nuova fiction con Garko e la Arcuri e ora citano la Fallaci come se avessero i post-it con le sue frasi sul frigorifero. Quelli che se gli dici che la Fallaci aveva sancito “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, postano la frase in bacheca e commentano “La Fallaci l’aveva detto che saremmo diventati tutti foglie d’autunno”. Quelli che, se gli mandi un testo tratto dalle migliori hit di Ambra Angiolini e gli dici che è della Fallaci, postano sulla bacheca “T’appartengo e io ci tengo e se prometto poi mantengo”, commentando “Era brava questa Fallacci” (con due C). Quelli che la Fallaci aveva previsto tutto: l’Eurabia, gli attentati, Parigi, l’Isis, Barbara D’Urso, il caschetto della Satta e la spaccata di Lisa Fusco. Quelli che, come frase a effetto sotto la loro biografia sui social in questi giorni, inseriscono una massima di Oriana e tolgono provvisoriamente la loro massima di vita che riassume con efficacia la loro riflessione sociopolitica costante e argomentata, e cioè “Escile”.
2) Quelli che si improvvisano moralizzatori delle bacheche altrui e vigilano sulla sensibilità comune col piglio della madre badessa in un collegio femminile irlandese. Tanto per capirci: tu posti la foto del tuo gatto che si fa le unghie sul tiragraffi e il tuo collega d’ufficio commenta indignato: “Ma ti sembra il caso di postare questa roba con quello che succede nel mondo?”. Tu replichi timidamente che il tuo gatto non si sente né Charlie né Paris, ma continua ostinatamente a sentirsi un gatto, allora lui insiste: “Si tratta di avere un po’ di sensibilità!”. Poi esce dall’ufficio e va a prostitute come sempre.
3) Quelli che cambiano la foto profilo a seconda del caso del momento e che, in caso di sovrapposizione di avvenimenti, vanno in crisi: per cui, tanto per andare sul sicuro, come avatar in questi giorni hanno piazzato un fotomontaggio in cui Moira Orfei sventola la bandiera della Francia con su dipinta la faccia dei Marò e la scritta “Je suis Valentino Rossi”.
4) Il salviniano che “Bombardiamoli, vanno rasi al suolo, è guerra, ammazziamoli tutti, ci vorrebbe la bomba atomica, partiamo e annientiamoli!”, poi se gli entra un pipistrello in casa si infilano nell’armadio quattro stagioni e non ne escono fino a che la moglie non gli consegna il cadavere del volatile abbattuto a colpi di Mocio Vileda.
5) Quelli che hanno la sindrome di Roberto Saviano e, per sentirsi protagonisti della cronaca, azzardano l’aneddotica più improbabile. Che so: “Conosco il teatro dove è accaduto il massacro, una cugina di mia zia fa le pulizie in uno stabile di proprietà della nonna della cassiera del Bataclan che vive a Dubai e una volta sono andata a trovarla negli Emirati per Pasqua, tra quei morti ci sarei potuto essere anch’io”. Tu gli dici: ma se sei andato a Dubai! E loro: eh, e se l’aereo faceva uno scalo d’emergenza a Parigi?
6) Quelli che credono a qualsiasi cosa vedano sulle bacheche altrui e postano la qualunque senza alcuna verifica: dal selfie del kamikaze con la barba che poi in realtà è la foto profilo Instagram di un hipster di Dresda, alle bombe francesi con la scritta “From Paris with love” che alla fine erano più finte degli allenamenti di Balotelli.
7) Quelli che c’è sempre un morto più morto degli altri. Ah, certo, i morti parigini. E i bambini siriani? E i palestinesi? E i curdi? E i ceceni? E i nigeriani? A quel punto tu cerchi di fargli gentilmente capire che non è mica una gara, allora replicano qualcosa di generico sulla necessità di una pace mondiale e poi ti mandano pacificamente a fanculo.

Grande articolo


Ecco l'articolo odierno di Marco Travaglio.
Voglio sottolineare un passaggio:

"Serietà vuol dire trattare i Salvini Boys per quello che sono: dei cialtroni che riescono addirittura a guadagnare voti proponendo “soluzioni” talmente stupide e suicide che sembrano tratte dal libro dei sogni del Califfo. "

Buona Lettura!|

Siate seri, se potete
di Marco Travaglio

Forse (il forse è d’obbligo, in questi tempi di sangue, guerra e certezze infondate) il presidente francese François Hollande dovrebbe pensarci due volte, prima di cambiare la Costituzione e proclamare lo Stato di guerra, mettendo la pietra tombale sull’Europa. Forse non è colpa della Costituzione se, a presidiare la redazione di Charlie Hebdo, cioè il giornale più minacciato d’Europa, c’era un solo agente di polizia; e se, dieci mesi dopo la strage di Charlie, ce n’erano solo due a difendere il Bataclan, locale di proprietà di due ebrei, già bersaglio di varie minacce. Forse non è colpa della Costituzione se venerdì sera, per molte ore, un pugno di terroristi hanno potuto fare il bello e il cattivo tempo per le strade della capitale di Francia. Forse non è colpa della Costituzione se sabato mattina – come mi racconta un medico italiano che rientrava da un congresso a Montecarlo – alla frontiera di Ventimiglia non c’era un agente a controllare chi usciva dalla Francia. È stata forse la Costituzione a obbligare gli ispettori Clouseau dell’intelligence francese a ignorare prima l’allarme dei servizi algerini su uno degli attentatori di Charlie e ora a snobbare quelli dei servizi iracheni sul nuovo attacco a Parigi e dei servizi turchi su uno dei macellai del Bataclan? Forse, prima di fare altri disastri, questa parodia tragicomica di presidente potrebbe chiedere lumi all’Italia che, con tutti i suoi difetti, non ha dovuto cambiare la Costituzione per sconfiggere il terrorismo politico e combattere quello mafioso senza mai rinunciare alle garanzie e ai diritti (mentre la Francia ancora ospita gentilmente decine di assassini latitanti, da Battisti a Pietrostefani).

Forse, in Francia come in Italia, alla cascata di parole con cui si crede di combattere il terrorismo, ne manca una: “Serietà”. Non aiuta i politici a guadagnare voti, né i giornali a vendere copie, né i talk a raccattare share, ma è molto più urgente di quelle abusate da chi sfida impavido il Califfato a colpi di guerra mondiale o di civiltà o di religione, bastardi anzi birichini anzi figli di troia anzi figli di Hitler, Islam estremista o moderato, porte chiuse o aperte, tolleranza più o meno di zero, buonismo e cattivismo.

Serietà significa dire la verità. A chi pensa che il terrorismo sia tutt’uno con l’Islam e il bersaglio unico sia la civiltà giudaico-cristiana, segnaliamo che l’addetto alla sicurezza dello Stade de France che ha fermato e messo in fuga il kamikaze che tentava di farsi esplodere in mezzo a 80 mila tifosi, si chiama Zouheir ed è un francese di religione musulmana.

Non sappiamo se sia moderato: sappiamo ha salvato migliaia di vite. Anche Safer, cameriere in un ristorante colpito, è musulmano: le due donne ferite che ha salvato non gli han chiesto il permesso di soggiorno, né il suo grado di moderazione. Invece Valeria Solesin, l’italiana caduta al Bataclan, era contraria alle guerre d’Iraq e Afghanistan, dunque “buonista”, e volontaria di Emergency, dunque – secondo i centrodestri e i rondolini – fiancheggiatrice dei terroristi: che se la sia cercata?

Serietà significa investire (ora, subito, anzi è già tardi) risorse eccezionali per dotare l’intelligence e le forze dell’ordine di tutti gli strumenti per lavorare al meglio: invece, in questi anni, non s’è fatto che tagliare fondi, organici, mezzi e tecnologie e rendere sempre più difficili arresti e intercettazioni per salvare il culetto a lorsignori. Sabato, mentre il nostro governo annunciava mirabolanti stati di allerta e misure straordinarie, un’auto di scorta davanti a Palazzo Chigi – “obiettivo sensibile” quant’altri mai – è rimasta in panne ed è stata rianimata con i cavetti e un’altra batteria. I sindacati di polizia denunciano che “ogni giorno si fermano centinaia di nostre auto con centinaia di migliaia di km sulle spalle. La Questura di Palermo ha il 60% delle auto fuori uso, per le scorte siamo sul 50%. È così in tutta Italia”. In che senso Renzi, Alfano, Pinotti e Gentiloni assicurano che “siamo pronti”? Pronti a farci sbranare?

Serietà vuol dire trattare i Salvini Boys per quello che sono: dei cialtroni che riescono addirittura a guadagnare voti proponendo “soluzioni” talmente stupide e suicide che sembrano tratte dal libro dei sogni del Califfo. “Chiudere le frontiere e sospendere Schengen”, oggi, significa trasformare l’Italia in una polveriera e tenerci tutti gli immigrati – regolari o clandestini, rifugiati o “economici” – la gran parte dei quali vuole passare di qui per proseguire altrove. “Chiudere le moschee” significa far incazzare tutti i musulmani d’Europa e anche del mondo gettandoli in braccio all’Isis e, al contempo, rinunciare a un luogo di ritrovo e di incontro per possibili terroristi, utilissimo all’intelligence per intercettarli, controllarli e infiltrarli.

Serietà comporta un controllo severo sulle armi vendute da imprese italiane a un’infinità di Stati-canaglia sotto embargo, e qualche disinvoltura in meno nell’amicizia con i sauditi e gli emirati del Golfo, noti foraggiatori dell’islamismo, da al Qaeda all’Isis. L’altra sera un trafficante d’armi ha svelato a Report che “l’Isis è una creatura dell’Occidente, armato in funzione anti-Iran e poi sfuggito di mano. Anche l’Italia a sua insaputa ha armato l’Isis aiutando la Siria: a febbraio i nostri servizi hanno addestrato nello Yemen un centinaio di combattenti arabi da usare contro l’Isis. Poi questi, finito l’addestramento, in 36 ore si sono arruolati nell’Isis”.


Se avesse letto qualche libro oltre alla sua personalissima versione del Corano, al Baghdadi direbbe degli occidentali quel che diceva Lenin dei capitalisti: “Saranno loro a venderci la corda per impiccarli”.

Vana attesa

Mi aspetto a breve che il mondo, per così dire occidentale, faccia fronte comune levando, quale piccolo segno di decenza, l'organizzazione dei Mondiali di calcio del 2022 al Qatar, a detta di molti uno dei maggiori sostenitori dell'Isis; Mondiali tra l'altro voluti dal quel signorotto di Blatter dietro, pare, lauti compensi e la cui preparazione sta mietendo centinaia di vite umane per assenza di norme di sicurezza elementari, per cui indiani, pakistani ed affini, assoldati per pochi dollari e costretti a lavorare con temperature medie attorno ai 45°C, cadono come pere nella totale indifferenza.

Ops! Come non detto! Lasciate stare. Questa sembra più una letterina a Babbo Natale che una richiesta seria! Troppi interessi, troppa corruttela, troppa riverenza, troppi proni.

No, lasciamo stare. Pensiamo a qualificarci.