mercoledì 10 settembre 2014

Alla Mela



La fiera di settembre come sempre porta novità, sogni e zucchero filato. 
Anche questa volta da Cupertino sono riusciti a farmi sgranare i bulbi per le novità presentate.


Cook sul palco era guidato dalla mano di Steve, impegnato lassù anche nella diatriba con Adamo per il logo della mela morsicata che a detta di tutti finirà con la vittoria di un... Terzo pare costruttore del frutto e quando in diretta ha svelato il modello 6, il cuore al solito si è riempito di gioia, pur ammettendo i miei limiti. 

Da quando Steve mi ha liberato dal PC di sorgente Gates, diversamente filantropo ed assatanato di potere e soldo, con le attese infinite, gli aggiornamenti continui, la psicosi del virus, lo spegnimento eterno, i crash, le attese snervanti con il ronzio del disco che girava più delle palle, gli sarò per sempre grato. 

Ricordo le emozioni dell'arrivo in casa dell'I-Mac il relativo spacchettamento con l'odore dell'imballo e la certezza di non poter mai più ricomporre la confezione in quel modo, la spasmodica incertezza sul da farsi per avviare il sogno e l'inenarrabile gioia nell'apprendere che il tutto constava semplicemente nel pigiare un bottone; ricordo lo stordimento allorché aprii il primo Ipad, la sua inutile utilità che per questo me ne ha fatto perdutamente innamorare, posizionandolo al secondo posto come invenzione dietro la ruota, necessaria per il suo trasporto a casa.

Ricordo dopo anni di case svedesi il primo Iphone con tutta la semplicità donatami che mi portò a capire di essere stato sino a quel momento sopra uno scassato trattore di campagna. 

Ed ora ecco il modello 6, il 6 plus non lo prendo neppure in considerazione per il fatto che volendo un cellulare non posso neanche vedere le dimensioni da vassoio del 5,7" che credo Steve non approverebbe per il fatto che è segno di rincorsa dei concorrenti la Mela, mai concepita in Cupertino ai suoi tempi. 

Ma il luccichio da bimbo in attesa di Babbo Natale è esploso alla vista di Apple Watch, un aggeggio che non serve a vivere ma che sicuramente a mio parere cambierà il vivere di un tecno-lussurioso quale sono e che confesso come limite umano! 
Interagire con l'Iphone, la ghiera che farà tutto, dall'ingrandire le foto a gestire le telefonate a ricevere i messaggi, sono lo zucchero filato che il Luna Park di Cook ieri mi ha donato e che sento già al ... polso! 

Ed infine, anche se mi stanno profondamente sulle palle in quanto profittatori di iniziative che hanno un ritorno per i loro già spaventosi conti bancari: gli U2 che cantano il nuovo album e che per noi mela-dipendenti è già omaggio su iTunes sino al 13 di ottobre e che ho, commosso, già scaricato! 
Grazie per la iBefana amici di Cupertino. 
Attendo al solito, per un canonico 17 settembre, IOS 8 la nuova colonna vertebrale dei miei i-Spettacolari-congegni! 
Lunga vita alla Mela!

Te l'aveva detto


Il sodale Puttaniere lo aveva avvisato: fai veloce la riforma del Senato! 
Se fosse stata già in vigore, magari Richetti e Bonaccini avrebbero potuto essere spediti nel nuovo Senato con tanto di immunità e senza quella rottura di palle che sono le elezioni!
Peccato perché al PD non rimane che l'ennesima figura di merda, questa volta di stampo emiliano-romagnolo!
Ma non scoraggiatevi! 
Avanti con tre etti di start up e mezzo litro di linee guida, con in omaggio un sorriso firmato della Burrosa!

Gulp!

martedì 9 settembre 2014

Quesito


Trovare 20 miliardi attraverso tagli ai ministeri. È l'obbiettivo del governo.
Sorge un quesito. 
Un po' come se in un condominio si rinunciasse a veder la tv per contingentare le spese, quando quello dell'attico non paga da tre anni la propria quota. 
Perché non fare una giusta, sana, costituzionale, integerrima, sociale ed equa lotta all'evasione fiscale per colpire quei parassiti che ci derubano annualmente di 60-80 miliardi?

Già, perché?

Uhmm.. non sarà per evitare la dermatosi che verrebbe al compare di governo, mascherato in opposizione, al solo nominarla?
Non sarà perché il partito del Condannato perderebbe almeno un 60% nel caso in cui acconsentisse a questa giustissima azione di ripristino della legalità?

Già! 
Al di là di tutti i discorsi, i tagli, le riforme, i sogni grulli resta mistero quest'immobilismo, questo stand by circa il combattimento contro lo spirito evasivo di molti, che si credono eletti ad usare a gratis dei beni pubblici pagati da molti babbani sottoposti a prelievo forzato e preventivo di un "gabellismo" sempre più rigido ed oppressivo, in virtù del fatto che le regole sociali non sono mai state uguali per tutti.

Pericoloso voto scozzese


Il 18 settembre la Scozia è chiamata al voto per il referendum sull'indipendenza. 

A 10 giorni dalla storica data, i reali inglesi hanno giocato il Jolly: il principe William e la moglie Kate hanno annunciato di aspettare il secondo figlio.
Questa notizia dovrebbe, secondo il parere di molti, spostare la maggioranza dei votanti verso la rinuncia all'indipendenza della Scozia.

Altre mosse reali sono attese in questi ultimi giorni di attesa, tra cui:

A- Il padre di William, il Principe Carlo, pronuncerà sabato prossimo, il primo discorso di senso compiuto della sua carriera di Principe Ereditario. Pare che il tema ruoterà attorno alla necessità dei reali di costruirsi un castello ove immagazzinare le scarpe ed i vestiti.


B- La Regina indosserà un capellino con dei colori accostabili e dignitosi. 

C- La Famiglia Reale cesserà sino al voto, le classiche azioni atte a trascorrere la giornata senza sbadigli, tra cui la caccia alla volpe, il tiro con l'arco infuocato ai maggiordomi di Buckingam Palace e la classifica dei migliori dignitari di corte.


D- Il Principe Carlo, dopo il discorso comprensibile, pare che voglia addirittura farsi fotografare in centro a Londra alle 14:30, ora in cui comunemente nei giorni normali è ancora impegnato nelle abluzioni mattutine.
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Se i sondaggi saranno a favore della scissione scozzese, verrà giocata l'ultima carta: i figli della Regina, Carlo ed Andrea annunceranno di voler rinunciare alla reale pennica di quattro ore pomeridiana, e di impiegare quel tempo per il bene del Regno. Alcuni però sottolineano che per la salute della Gran Bretagna, la cosa migliore sia che continuino nel riposino post-meriggio!

lunedì 8 settembre 2014

Ahahahhahah!



Quello che poteva essere un giorno normale, viene scosso dalla notizia-bomba del ritorno della politica nella musica italiana! 
Per noi che siamo cresciuti tra la Locomotiva gucciniana e relativa Avvelenata, tra Bertoli e De Gregori, questa non può che essere una bella notizia da "sursum corda!"

Finalmente qualcuno nel panorama italiano, lasciando le lacrimucce amorose, tornerà a solcare i campi torridi della lotta per accendere coscienze oramai perse, per far tornare Bertinotti a raccontare fiabe, togliendolo da party e contesse!
Bene!

E chi è il cantautore indomito?

Come?

Chi?

Ma è quello che sbronzo ha fatto un casino ultimamente sul palco, picchiandosi?

Quello di Destinazione Paradiso, coso... Grignani?

Come si chiama il disco?

A volte esagero? E dice di ispirarsi a Lennon?

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Oramai manca solo il segno del Nobel alla Picierno e tutto sarà compiuto!
Destinazione Paradiso, appunto!

Grignani impegnato.... ma mi faccia il piacere!!

domenica 7 settembre 2014

Articolo dal Fatto Quotidiano


Allego un articolo su cui riflettere di Enrico Fierro, pubblicato oggi dal Fatto Quotidiano.

Nelle periferie delle lacrime. D'odio
di Enrico Fierro

È diventata la città delle lacrime, del pianto, ‘o chianto, Napoli. Il mandolino, la finestra a Marechiaro, l’allegria spensierata delle sere d’estate, non ci sono più, da tempo sono finiti in uno dei tanti cassonetti traboccanti monnezza. E anche il pianto non è più quello antico, bello e poetico di Regina Bianchi. “Sto chiagnenno Dummì, e comme è bello chiagnere”. Sto piangendo Domenico, e come è bello piangere, recitava in “Filumena Mar-turano”. Era un pianto, chianto, liberatorio, quello. Erano lacrime che finalmente liberavano insieme a Filomena, donna dalla mala-vita, anche Napoli da tutti i patimenti. Ora no, in questi tempi tristi le lacrime napoletane sono gonfie di rabbia e rancore, covano malessere e odio, sono pianti di solitudine e fallimento, perché si piange per morti giovani. Ragazzi dalle vite sbagliate che non hanno avuto il tempo di assaporare la gioventù, nati e cresciuti in posti orrendi, in famiglie continuamente sull’orlo del baratro, abituati a visitare più il fetido parlatorio di Poggioreale (il carcere) per parlare con un padre, un fratello, un parente, che il cortile di una scuola o di un oratorio. Ragazzi morti per una rapina andata male, una partita di pallone, una notte brava in tre sul motorino. Già, in tre sul motorino, e senza assicurazione, e neppure un patentino. L’Italia del rispetto della “legalità” si è indignata nel sentire che Davide Bifolco, 17 anni il prossimo 29 settembre, napoletano del quartiere Traiano, figlio di un venditore ambulante di mutande e calzini, fratello di un pregiudicato agli arresti domiciliari, viaggiasse con i suoi amici in tre su un motorino.

   LASCIAMO STARE il padano Salvini e il suo razzismo da bar di quei paesi avvolti da troppa nebbia e rincitrulliti da pessimo alcol, parliamo all’Italia che invoca il rispetto delle regole. Ma li avete visti mai quei quartieri di Napoli? Avete mai buttato l’occhio sui palazzi orrendi di Scampia, Ponticelli, Piscinola, Bagnoli? Avete mai fissato il vostro sguardo sui volti dei ragazzi che la sera ciondolano tra un bar fetente con i videogiochi e le slot machine, maschi e femmine, tutti cresciuti male e in fretta? Hanno solo quello, la sala giochi (“la sera – ha raccontato un amico di Davide – andavamo al circoletto a giocare a biliardo, poi ci facevamo un giro sul motorino... fino a tardi”), hanno volti duri, si “atteggiano”, sanno a memoria le frasi di Ciro l’immortale (il protagonista di Gomorra, la serie Sky che hanno visto comprando i dvd taroccati). “Sta’ senza pensieri, stai cuntento”, ripetono come nel film, a cantilena. Un trucco pesante sfregia il volto di ragazzine ancora bambine che vogliono presto diventare donne e si inebriano della musica di Rico Femiano, il neo-melodico di maggiore successo in questo momento con L’ammore ‘o vero. Hanno solo questo i ragazzi e le ragazze del rione Traiano, di Scampia, Barra, Pianura. Nient’altro. Questa è la loro vita: in tre su un motorino. La scuola ha fallito, non c’è, non ce la fa a difenderli, a istruirli, a mostrargli un’altra vita.


   NELLE PERIFERIE di Napoli la metà dei ragazzi che frequentano le elementari accumula tra le 60 e le 80 assenze ogni anno, alle superiori la percentuale dell’evasione scolastica arriva al 70%, a Scampia solo il 35% raggiunge il terzo anno delle superiori. E gli altri? Si perdono, chi si ostina anche con disperazione e per l’educazione imposta dalla famiglia a voler stare dentro i confini della legge, è destinato ad arrangiarsi con lavori saltuari, precari, che vanno e vengono in una città senza più fabbriche. Se Napoli è il sud più profondo di un sud abbandonato e destinato a diventare un “deserto umano”, le sterminate periferia della città sono già la fotografia dell’abbandono e della desertificazione civile. La politica non c’è e non sa che fare. Nelle tante “Scampie” napoletane sono stati sconfitti tutti, i dinosauri della vecchia Dc gavianea, il rivoluzionario Bassolino, l’arancione De Magistris. E il futuro non promette certo miracoli. Il Pd si perde in inutili “fonderie” dividendosi tra le varie Picierno, i Cozzolino i Migliore, quel che resta del Berlusconismo alla “scapece” non sa a quale santo votarsi, i grillini sognano di conquistare il “palazzo” da soli, per non contaminarsi. Mentre l’eterno sistema d’affari che da sempre domina sulla città indifferente ai cambi di bandiere e casacche, osserva e cerca l’uomo su cui puntare. Gli intellettuali, poi, chi li ha visti, chiusi come sono nelle loro università, impegnati nelle fondazioni, attenti a dosare le parole dei loro editoriali di analisi e critica sui giornali cittadini. Una volta, sempre lui, il grande Eduardo, decise di sbattere in faccia al mondo intero la realtà dei “bassi” e degli ultimi che lì vivevano. “...avvocà, e sapite chille vasce. Nire, affumicate, addò nun ce sta luce manco a miezeiuorn... (dove non c’è luce neppure a mezzogiorno)”. Ora tocca a pochi rapper e al volto disperato e dolente di un Peppe Lanzetta, raccontare le nuove periferie. Napoli piange. Piange per Ciro Esposito, ragazzo onesto morto per una partita di pallone, piange per Tonino Mannalà, che la vita onesta l’aveva abbandonata, ucciso da un carabiniere in una notte di luglio dopo una rapina, ora piange per Davide. Le stesse lacrime, lo stesso dolore, la stessa rabbia. Le stesse facce di uomini e donne sconfitti e soli.