Così Pina Picierno si situa fra Rosa Parks e il “Dolce Forno”
Pina Picierno è sempre stata un mito indiscusso. La sua sola esistenza dimostra in maniera lampante l’evanescenza incurabile del mitologico “centro” e, al contempo, le lievissime incongruenze del Partito democratico, da cui se non altro la nostra Pina se n’è andata (per quanto troppo tardi) qualche settimana fa. Invece di ringraziare il Pd, che l’ha sopportata – e peggio ancora supportata – tutto questo tempo, la nostra eroina non fa che lagnarsi per il trattamento subìto dal partito. E già qui vien da ridere, perché Picierno nel mondo reale non ha praticamente voti, e quindi non rappresenta politicamente nessuno, se non se stessa e quelle forze di centrodestra (Renzi, Calenda e Forza Italia) a cui ha sempre appartenuto per “idee”, visioni (?) e livello politico. Che doveva fare il Pd? Trattenerla con la forza o farsi dettare la linea dall’alto della sua inesistenza elettorale? Di cosa stiamo parlando?
Qualche giorno fa, la nostra Pina ha voluto però andare oltre. Lo ha fatto parlando al Teatro Parenti di Milano, all’interno di un convegno (o qualcosa del genere) croccantissimo organizzato dal Circolo Matteotti e da Linkiesta, dal titolo “C’è ancora domani. Quattro strade possibili contro populismo e estremismo”. Wow! Che tema frizzante e ancor più irrinunciabile! C’era il parterre delle grandi occasioni. Su e giù dal palco, hanno dato mostra di sé alcuni dei più infaticabili sfollatori di consenso del cosiddetto “centrosinistra riformista”. Qualche nome: le “amiche e sorelle” (Picierno dixit) Marianna Madia, passata dal Pd a Italia Viva; Elisabetta Gualmini, ex Pd convertitasi ad Azione; Simona Malpezzi e Lia Quartapelle, purtroppo per Schlein ancora nel Pd. In platea c’erano pure Emanuele Fiano, bravo come pochi a fare la vittima (su tutto) e a prendere tortoiate dialettiche da Paola Caridi nel ruolo mellifluo di “sionista buono” (sic) a Piazzapulita, e Giorgio Gori, un altro che sta alla sinistra come Cruciani allo shampoo. Mancavano solo Gundam, Skeletor e Scalfarotto. Comprensibilmente esaltata da un consesso così spumeggiante, l’ineffabile Pina ha voluto spavaldamente superare gli exploit del passato, tipo lo scontrino della spesa da Floris a Ballarò nel 2014; oppure quando scambiò la “politica dei due forni” di Andreotti per la “politica del dolce forno” (eh?); o magari quando suole invocare censure a iosa per i “putiniani” e/o dimostra di tenere alla causa palestinese appena un po’ meno di Parenzo e Molinari. Le sue parole al Parenti di Milano sono già nei libri di storia. Leggiamole quindi con rispetto e ardore: “Il mondo è sempre stato cambiato da avanguardie coraggiose. Copernico, Galileo, Giordano Bruno, che è stato pure bruciato: hanno cambiato il mondo. Rosa Parks non si è alzata dalla sedia“. Capito? Oggi la nuova Rosa Parks è lei e il nuovo Giordano Bruno (“che è stato pure bruciato”, cit) è Gori. O magari Calenda, perché le “avanguardie coraggiose” oggi sono i riformisti: quelli rimasti nel Pd, quelli che lo hanno lasciato, quelli che sono approdati in Azione (o ci approderanno a breve, magari proprio la Picierno). Pina “Dolce Forno” si sente controcorrente (come no!) e per questo ha pure annunciato la nascita di Spazio Pubblico, imprecisato nuovo cantiere politico che proverà a riunire i riformisti rimasti senza casa, nel disperato (ma possibile) tentativo di prendere ancora meno voti di Ferrara, Adinolfi e Marattin. Pina Picierno come Copernico, Galileo e Giordano Bruno: non fa una piega. Come paragone ci sta tutto. A questo punto, andiamo oltre e aggiungiamo di getto: Salvini come Einstein. Santanchè come Giovanna d’Arco. Bocchino come Pertini. Vannacci nuovo Gandhi. Pozzolo nuovo Gramsci. E Pina nuova Rosa Parks (ah no, questo l’ha detto lei sul serio). È tutto meraviglioso: si vola come se non ci fosse un domani. Continua a farci sognare, magica Pina!
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