“Noi curdi abbiamo sempre lottato contro gli ayatollah, ma non stiamo con Trump”
Dopo sei romanzi in lingua turca, lo scrittore e attivista curdo Burhan Sönmez, presidente del Pen International, pochi mesi fa ha pubblicato Gli amanti di Franz K nell’idioma della sua gente. Nato in Turchia ma residente da anni a Londra, l’intellettuale curdo l’ha definita “una scelta politica”. Ospite della XXV edizione del Festival Il Libro Possibile diretto da Rosella Santoro, che si svolge a Londra dal 10 al 12 marzo – per proseguire e concludersi a luglio nelle storiche sedi di Polignano a Mare e Vieste –, abbiamo raggiunto Sönmez dopo l’intervento alla London Book Fair. “Ho deciso di scrivere in curdo per sfidare le autorità. E per usare il potere della lingua come leva per promuovere sempre di più la mia cultura”.
Durante questi giorni di guerra all’Iran, i partiti armati curdi iraniani, anche il Pjak, cioè il partito affiliato al Pkk di Ocalan, hanno risposto picche alla richiesta degli Stati Uniti di aiutarli sul terreno. Perché?
Tutti parlano ma pochi conoscono davvero la situazione dei curdi nella regione. Le persone dovrebbero sapere che i curdi combattono i regimi iraniani dal 1946. È l’anno in cui la Repubblica curda – l’ultimo Stato curdo – venne fondata nella città iraniana di Mahabad, ma l’esercito iraniano la schiacciò subito, catturò tutti i leader e giustiziò il presidente. In questi 80 anni, i curdi hanno lottato per la libertà contro qualsiasi governo in Iran, non solo contro il regime islamista. Nella loro posizione non hanno alcun desiderio di farsi strumentalizzare da Stati Uniti e Israele e sono uniti in questo rifiuto. Perché tutti noi sappiamo che gli interessi di potenze internazionali come l’America e Israele non sono la democrazia o la libertà per i popoli. Loro inseguono solo i loro interessi o profitti: i curdi iraniani quindi non faranno i loro mercenari. Lo stesso vale per i partiti curdi iracheni, siriani e turchi. Ma, allo stesso tempo, continuiamo a lottare per la nostra libertà.
Del resto a gennaio Israele ha addirittura fatto parte dell’asse con la nemica Turchia per spingere l’offensiva dell’esercito siriano contro il Rojava…
Il governo siriano, due mesi fa, a Parigi ha fatto un accordo con Israele in seguito al quale Damasco ha ceduto le alture del Golan a Tel Aviv. Nessuno però lo ha criticato, anzi non se ne è nemmeno parlato. Una settimana dopo, l’esercito siriano ha lanciato un’offensiva contro i curdi che si sono ritirati nel Rojava. Ora hanno raggiunto una posizione pacifica. Vediamo buoni segnali di miglioramento e forse anche di accettazione della lingua e dei diritti curdi. Ma il problema è che non sono stati inseriti nella nuova Costituzione dove non si fa alcun riferimento ai curdi.
Cosa ne pensa del negoziato in corso in Turchia tra il governo e il Pkk fondato da Ocalan?
Sotto la guida di Ocalan, i curdi volevano questo processo da almeno 15 anni. Ma il governo turco ha sempre negato. Ora però le condizioni stanno cambiando e non può più sottrarsi. Il problema però è questo. Ci sarà una pace tra curdi e turchi in Turchia, ma ci saranno miglioramenti per quanto riguarda i diritti del popolo curdo? Io non credo. Vedremo la pace, ma non ancora la democratizzazione. Questo significa che per la democrazia, per la libertà dei curdi, dovremmo continuare a combattere, ma non più sotto l’ombra delle armi, bensì con mezzi democratici e pacifici, combatteremo per la libertà della lingua, della cultura e dei diritti nazionali curdi.
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