giovedì 25 agosto 2022

Escusy mi!



Buongiorno Vivaticket, vorrei gentilmente chiedervi, riguardo al concerto dei Coldplay, notizie riguardo al pacchetto “BIUTYFUL hot ticket”, per avere conferma se intendevate con BIUTYFUL descrivere come bellissimo (beautiful) il pacchetto in oggetto. 
Grazie e saluti, anzi Gud morning!

Do you remember?

 


Slurp!

 

Comunione e Adulazione
di Marco Travaglio
Per la prima volta in 43 Meeting di Rimini, le capienti e previdenti lingue cielline sono state messe a dura prova da un atroce dilemma: leccare il premier in carica o quello in pectore? Nel dubbio, li han leccati entrambi. Ma Draghi e Meloni non devono montarsi la testa: sono 42 anni che quel pubblico di bocca buona e stomaco forte riserva la stessa accoglienza a chiunque salga sul palco: non per ciò che dice, ma per il potere che detiene e i favori che fa o farà a Comunione e Fatturazione. Alla prima, nel 1980, c’era Andreotti col giovine Formigoni ancora a piede libero: applausi. Nell’81 toccò al premier laico Spadolini: ovazioni. Nell’83 Forlani: benebravobis. Nell’84 Fanfani: clapclap. Nell’86 Gava: bravone. Nell’88 i socialisti De Michelis e Martelli: trionfo. Nel ’91 D’Alema e Cossiga: delirio. Nel ’92 Mani Pulite iniziava a falcidiare i politici ciellini ed ecco gli ex nemici De Mita, Veltroni e Rutelli: oremus. Nel ’93 Formigoni portò il plurinquisito Sbardella, “lo Squalo”: il vice di don Giussani lo definì “il politico più stupido del mondo”. Nel ’94 B. andò al governo e mandò a Rimini le due grazie Pivetti&Maiolo e i ministri Biondi, Mastella, D’Onofrio e Guidi, molto applauditi. Nel ’95 Dini spedì i ministri Susanna Agnelli e Treu: ola. Nel ’96 vinse Prodi, poco popolare nel Movimento Popolare: zero politici. Ma c’era Romiti, in quanto imputato, molto gradito. Nel ’97, in piena Bicamerale anti-pm, tappeto rosso a Boato. Nel ’98 Bersani e la Turco: tripudio. Nel ’99 Prodi e Galan: evviva.
Nel 2000 debutto di B., che finanzia il Meeting con i preclari Ciarrapico e Tanzi: forza Silvio! Nel 2001-’05 mezzo governo B. in gita premio a ogni edizione, con l’aggiunta ora di D’Alema, ora di Veltroni, ora di Fassino, più Bersani fisso: un successone via l’altro. Nel ’06, col ritorno della sinistra, Rutelli, Mastella e Bersani (ormai parte del mobilio), ma anche B. e, in rappresentanza di Cosa Nostra, Andreotti e Cuffaro: promossi cum laude. Nel 2008-’11 riecco B. e le sfilate di berluscones in trionfo. Nel ’12 governa Monti e chi ti spunta al Meeting? Monti. Nel ’13 Letta va al governo, dunque a Rimini. Nel ’14 ecco Renzi a Palazzo Chigi, ergo al Meeting, acclamatissimo pure nel ’15. Nel ’16 c’è la Boschi: ovazioni. Poi purtroppo nel ’18 arrivano i barbari: Conte non è invitato, pussa via. Nel ’20, da veri rabdomanti, i ciellini fiutano Draghi con sei mesi d’anticipo. Ora si buttano sulla Meloni. E pazienza se gli stessi che si spellavano le mani l’altroieri per lei se le sono spellate ieri per SuperMario: viva il capo del governo e viva pure la capa dell’opposizione! Per i claqueur riminesi, vale il detto di Flaiano sui giornalisti italiani: “Se i culi dei potenti fossero di carta vetrata, sarebbero quasi tutti senza lingua”.

Amaca familiare

 

La famiglia come feticcio
DI MICHELE SERRA
Ogni campagna elettorale è (anche) un tuffo nel ridicolo. Quando Rita Dalla Chiesa, candidata per Forza Italia, dice che “per Berlusconi la famiglia è tutto, abbiamo gli stessi valori”, si ride di gusto. Berlusconi ha avuto due mogli ufficiali, ne ha una terza ufficiosa, ha noleggiato interi torpedoni di nipoti di Mubarak, e non ha mai fatto mistero di questa sua forma di collezionismo, assai favorita dalla disponibilità di denaro e da una allegra compagnia di amiconi molto partecipi.
Può darsi che per lui la famiglia sia tutto da un unico punto di vista, quello patrimoniale, alla luce del fatto che la drastica riduzione delle tasse di successione è stata la sua più evidente riforma strutturale del nostro disgraziato Paese. Ma dal punto di vista ideologico, politico, culturale, etico, perfino logico, come diavolo si fa a indicare, come suo eminente pregio, la devozione alla Famiglia, questo feticcio che la destra italiana sventola nelle piazze per intortare le nonnine, ma a casa sua considera come un impiccio da aggirare?

Gentile signora Dalla Chiesa, le parlo da divorziato a divorziata (lei due volte, io una sola, noi di sinistra siamo sempre più timidi). Lasci perdere la famiglia, che è una componente assai vaga e mutevole del presente. Un work in progress il cui esito non è determinabile né dai bigotti, né dai puttanieri. Parli d’altro. Faccia come se, di fronte a lei, non avesse la sua audience di nonnine, ma dei cittadini adulti. Sappiamo tutti due che non è vero, ma almeno faccia finta che una campagna elettorale sia una cosa seria, e che anche le nonnine, soprattutto le nonnine, meritino di essere trattate da cittadine adulte.

mercoledì 24 agosto 2022

Totalmente d’accordo


di Alessandro Di Battista

“La lotta per la Crimea fa parte della lotta per la liberazione dell'Ucraina”. Questa frase pronunciata da Draghi, Presidente, lo ricordo, teoricamente in carica solo per gli affari correnti è una delle frasi più gravi che si siano ascoltate negli ultimi mesi. 

Che fosse un pessimo Presidente l’ho sempre pensato. Come ho sempre pensato fosse indissolubilmente legato agli americani e alle lobbies finanziarie (banche d’affari e fondi di investimento, ovvero i principali azionisti delle fabbriche di armi). Ma mai mi sarei immaginato che, in un momento drammatico per il mondo intero (e per l’Europa in particolare) dove la sola cosa che andrebbe fatta è ricercare la pace senza se e senza ma, il primo ministro di un Paese così importate soffiasse sul fuoco della guerra. 

Sono mesi che sostengo che le sanzioni non servono a nulla (sono andato in Russia e l’ho visto con i miei occhi proprio perché non mi fido dei nostri politici e della propaganda occidentale spesso meschina come quella russa). Sono mesi che dico che l’invio di armi a Kiev oltre ad essere una palese violazione della Costituzione non serve a raggiungere la pace. Ora leggo queste parole sconsiderate dette da chi preferisce ossequiare Washington piuttosto che fare gli interessi italiani ed europei. 

Dire “la lotta per la Crimea fa parte della lotta per la liberazione dell'Ucraina” si traduce in un solo modo: “continuate voi ucraini a provare con le armi a colpire la Crimea. Noi forniremo le armi. Voi ci mettete carne e sangue”. 

Il punto è che nessuna persona minimamente raziocinante (a meno che non sia in mala fede o evidentemente mosso da altri interessi) può pensare che l’esercito ucraino possa conquistare la Crimea senza lo scoppio di una guerra infinita con un probabile utilizzo di armi ampiamente più distruttive di quelle già tragicamente usate fino ad oggi. 

Oltretutto va ricordato, piaccia o meno, che la stragrande maggioranza degli abitanti della Crimea sono russi e vogliono che la loro terra faccia parte della Federazione Russa. Ciò che dico lo so che farà di me (per l’ennesima volta) un “putiniano d’Italia”. Ma non me ne frega nulla. Qua ci sono Presidenti del Consiglio come Draghi che soffiano sul fuoco della guerra e che ricevono standing ovation per le consuete banalità pronunciate al meeting di Comunione e Liberazione. Aprite gli occhi.

Ma tradurre il bello!

 



Uno dei più bei dischi di sempre, un mix di passione e blues da riverire almeno una volta al mese, sulle ali di un entusiasmo che non si esaurisce.
La mia canzone preferita è la prima "She Caught the Katy" cantante dall'intramontabile John. E' un brano standard scritto nel 1968 da Henry Fredericks (Taj Mahal) e dal mandolinista Yank Rachell.
Una meraviglia musicale, un ritmo trascinante e di sollievo anche se avessi appena pestato una cacca di elefante in sandali.
E le parole, le parole come sono? Me lo sono chiesto anch'io, non conoscendo l'inglese e sono andato alla ricerca.
Il titolo: Lei ha preso il treno (La Missouri-Kansas-Texas Railroad conosciuta col nome The Katy era una compagnia ferroviaria la cui ferrovia attraversava Missouri, Kansas e Texas. 
Ed ora una parte del testo...
Ha preso il treno
E mi ha lasciato un mulo da cavalcare
Ha preso il treno
E mi ha lasciato un mulo da cavalcare
Ora, la mia piccola ha preso la Katy
Mi ha lasciato un mulo da cavalcare
Il treno uscì
Mi sono avvicinato alle spalle
Sono pazzo di lei
Quella mia donna testarda
Amico, la mia piccola è lunga
Grande Dio onnipotente, la mia piccola è alta
Sai che la mia piccola è lunga
Grande Dio onnipotente, la mia piccola è alta
Sì, la mia piccola è lunga
La mia piccola è alta
Sta dormendo con la testa in cucina
E i suoi piedi sono fuori nella sala
Sono pazzo di lei
Quella mia donna testarda
Mi chiedo: ma perché l'ho tradotta invece di rimanere nell'afflato cacofonico misterioso?
Manco Pupo caxxo arriverebbe a tanto!

Fregnacce con ovazioni

 


Non poteva che mancare lui al simposio dei mercanti nel tempio chiamato anche meeting! Ed è arrivato avvolto dal canonico applausone pro potenti, quasi un'ovazione a testimoniare il potere del portatore seriale di agende. 

Ed il grande comandante illuminato nell'alto dei forzieri si è anche concesso il tempo per sparare l'ennesima e pacchiana frase ad effetto; rivolto ai giovani ha infatti blaterato: "Voi siete la speranza della politica!" 

E questa mastodontica presa per il culo indirizzata ai detentori del futuro della nazione ricorda le litanie sparate dall'alto del Colle in occasione delle tragiche ricorrenze - una su tutti ad agosto per la strage di Bologna del tipo "è arrivato il momento di far chiarezza" - perché in effetti per uno che apparentemente sembrerebbe sapere quel che dice, rivolgersi ai giovani alitando loro la speranza di divenir fulcro politico prima che invecchino, sa di solenne e circostanziata presa per il culo, visto che nella politica odierna vivono allegramente pachidermi, alla casini per intenderci, che di mestiere sanno fare soltanto quello, cioè un cazzo per la comunità che siamo noi!

Siete la speranza della politica! Ma come fa uno della sua statura a sbeffeggiarsi di chi avrebbe dovuto già sostituire i tanti inutili ingurgitori di agi come i nostri attuali rappresentanti? Per non parlare poi del mondo del lavoro, con tutte quelle paghette da fame elargite a mo' di elemosina, anche in nero, da i tantissimi orchi scorrazzanti e mai controllati da chicchessia, squali divoratori di risorse sulle spalle delle giovani leve, agevolate a cercar altra patria o a finire nel giro malavitoso. 

Nel tempio dei mercanti, il principe dei forzieri per l'ennesima volta si è concesso il lusso di irridere la realtà, raccontandoci frottole simili a quella che per cercare la pace siamo necessariamente chiamati a fornire armi. Chiedere all'Argentino per conferma.