Fa quasi tenerezza questo nonnino ormai prossimo a luglio a festeggiare gli ottantatré! I nipoti, i pronipoti gli stanno vicino come meglio possono, ma la canizie e la solitudine lo stanno accerchiando! E alla sera a letto presto a ricordare gli anni lontani….
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 24 giugno 2026
I fessi pro pace
I guerrieri di penna e di governo fanno la morale nei talk tv
La cosa più insopportabile – durante i dibattiti in tv, quando si parla di armi, armi, armi e tu provi a parlare di pace – sono le facce di questi guerrieri delle guerre in corso, questi strateghi del massacro permanente, accomodati sui seggioloni dei loro privilegi, attenti solo a non macchiarsi il vestito e la punta delle penne, con gli schizzi di sangue dei popoli lontani, lontanissimi, imprigionati dalla geopolitica e dal destino. Ti guardano, gonfiano le gote, soffiano un po’ di insofferenza, ti dicono: “Ehh, le guerre! Figuriamoci. Stai ad ascoltare il papa che dice: produciamo più armi che cibo. Ah, che banalità! Ah, che beata ingenuità!”.
Le facce dei saputi, a quel punto, si allargano in un piccolo sorriso, contente come sono delle loro adulte convinzioni, dunque maturi, intelligenti, riflessivi. Tu invece idealista, sciocco, sognatore. Maneggiano le complessità, loro. Mica come te che la fai facile. Laddove le complessità non sono i morti ammazzati, il dolore, le devastazioni, ma sono i piani e i contro-piani degli stati maggiori, i soldi da investire, quelli da guadagnare, le alleanze da tutelare, i fronti da distruggere, le macerie da moltiplicare per potere, un bel giorno, ricostruire. Magari un resort sopra i 75mila cadaveri di Gaza.
A parte i generali che scannano di mestiere – e se ne vantano – i guerrieri di penna e di governo non hanno mai visto un corpo squartato dalle schegge, un campo profughi devastato dalla dissenteria, i bambini accartocciati dalla sete.
Il copione è sempre identico: il pacifista non viene confutato, viene deriso, che è esattamente la strategia di tutte le propagande al servizio dei governi, di chi li ispira, di chi li finanzia. E naturalmente dei fomentatori che neanche sanno di essere burattini immersi nell’inchiostro dei burattinai.
Li vedi e li senti discutere di missili e di droni come si discuterebbe di derivati finanziari. Parlano di “teatri operativi”, “proiezioni strategiche”, “deterrenza”, “danni collaterali”. Un lessico igienizzato. Sterilizzato.
Quando li intralci con quella parola sconveniente, “pace”, allora ecco che compare la faccia e il sopracciglio, lo sbuffo, il sorriso. Si sentono avanguardisti in marcia. Considerano il papa un fesso e Trump un dritto con gli stivali, anche se fanno finta di detestarlo perché sputazza quando parla. E in suo onore pronunciano la frase più stupida del dibattito pubblico: “Ehh… le guerre sono più complesse di come le vedi tu”.
Ma certo. I morti sono semplici. Gli affari sono complessi. I profughi sono semplici. Le commesse militari sono complesse. La fame è semplice. Le alleanze strategiche sono complesse. La distruzione è semplice. La ricostruzione, con relativi appalti, è complessa.
Adepti del danno – alcuni di loro con l’allegro birignao delle bretelle colorate – ti spiegano perché è sempre inevitabile la guerra. Sempre necessaria. Sempre penultima, fino alla prossima. Oggi siamo a quota sessanta guerre nel mondo, domani vedremo.
Guai a spiegare che le guerre nascono semplicissime dalle disuguaglianze del pianeta. Dalle rapine coloniali. Dall’imperialismo. Dall’umiliazione dei popoli. Dalla concentrazione delle ricchezze. Dalla fame trasformata in rabbia e dalla rabbia trasformata in eserciti. Dal fatto che sfruttando i poveri del mondo abbiamo avvelenato i mari e la terra e ora pretendiamo che siano i poveri del mondo a pagarne le conseguenze. Ma quando mai? Chi lo sostiene, ti dicono, è vittima del complesso di colpa dell’Occidente. Il quale fa benissimo a spendere 3mila miliardi di dollari l’anno in armamenti, altro che fame e malattie.
L’avete capito o no? Papa Leone è un bimbo. Il cardinale Zuppi un utopista. I pacifisti degli illusi. I furbi a lento rilascio sono loro: dovesse anche cascargli un palazzo in testa, ne uscirebbero allegri, soddisfatti, anche se non indenni.
America e americani
Colonizzati. Colesterolo America: c’è quella buona e quella cattiva
Cioè, quello che abbiamo capito in settimana è che l’America – ammazza i ammerigani! – è un po’ come il colesterolo, che c’è quello buono e quello cattivo. Lo scambio sui social tra il Boss e la sua fan pentita Giorgia Meloni ha messo definitivamente Trump dalla parte dei cattivi anche per la destra italiana, che chiedeva per lui il premio Nobel, o ambiva al ruolo di “pontiere” con gli Usa, o altre varie prove di attenzione. Ora è tutto un garrire di bandiere, e nazionalismo, e “lei non sa chi sono io!”, ma poi alla festa dello zio Sam, il 4 luglio, ci vanno lo stesso, perché, signora mia, l’Ammeriga è l’Ammeriga. Bene.
Mentre il cattivo continua a dar fuori di matto, Matteo Renzi è andato in pellegrinaggio dall’America dei buoni, cioè gli Obama, con Clinton, Bush, Biden e tutto il cucuzzaro. Lodevole intento, per carità, ma sembrava un po’ la reunion di un vecchio gruppo rock, con qualche fan impazzito che gioisce per il rilancio del “sogno americano”. Nel mentre, Enrico Letta, è diventato virale, come direbbe Farfallina73, per un suo tweet con la scritta “America we love” e il selfie del quartetto: Bush Jr, Clinton, Obama e Biden, sempre loro. Non so perché ma la faccenda mi ha un po’ confuso essendo la lista delle guerre attribuibili a questi quattro signori lunga come l’elenco del telefono: Iraq, Afghanistan, Bosnia, Serbia, Somalia, Libia, Siria, di nuovo Iraq, senza contare l’aiuto alle guerre degli altri (inclusi parecchi miliardi di dollari a Israele), o la fuga indecorosa dall’Afghanistan che ha mollato gli afghani regalando ai talebani un arsenale che se lo sognavano. Tutti e quattro hanno mantenuto il blocco a Cuba, contribuendo alla resa per fame dell’isola, che Trump concluderà. Diciamo che come sogno americano, ok, si intendeva un’altra cosa, forse.
Ma chiariamo: il gioco tra il meglio e il meglino, il peggio, il meno peggio non è interessante. Il problema è che rapporto vogliamo avere con gli Stati Uniti, e credo che la risposta sia in un sentimentdiffuso di conquistata antipatia collettiva. Diciamo che la famosa frase di Wim Wenders secondo cui “gli americani ci hanno colonizzato l’inconscio” era vera e verissima, ma anche che risale al 1976, è passato mezzo secolo, e molto inconscio sotto i ponti. Non viene più da lì tutto il cinema, tutta la musica, tutta la letteratura, anzi perdono un po’ terreno, e con la tecnologia ci sanno fare anche altri (coreani, cinesi). Fanno molte guerre, ma le perdono spesso, o le trascinano, o le appaltano ad altri. E qui, anche senza guardare la divisa, citerei la “povera gente” di Bertolt Brecht che se a bombardarli sia il colesterolo buono o quello cattivo non è che alla fine gliene frega tanto, sempre bombardati sono (solo le guerre post-11 settembre sono costate tra vittime dirette e indirette quasi quattro milioni di morti).
Quindi i problemi con l’America sono almeno due: uno è l’Imperatore (e sì, c’è una certa differenza tra chi propone la sanità pubblica e chi scatena le bande dell’Ice); ma l’altro è l’Impero, cioè una sfera globale di influenza in cui il confine tra alleato e suddito, tra paese amico e colonia è molto labile e scivoloso.
Comunque vada, saremo americani, conviene farsene una ragione, visto che destra e “sinistra” sedicente riformista si accapigliano per quale America tifare. Certo, quello che si chiama soft power (il nostro inconscio colonizzato) è un po’ cambiato: più che “conquistare le menti e i cuori” ci tengono per le palle, e finalmente la cosa è chiara a tutti.
Sarebbe bello!
La sindrome di Riad
Pensate che bella campagna elettorale per il fronte progressista se dicesse agli elettori, acquisiti e da conquistare: “Questa volta si cambia tutto. Prima di votare conoscerete il programma, il candidato premier e una rosa di nomi per la squadra di governo. Ma soprattutto saprete che terremo fuori i voltagabbana, i traditori, i ricattatori, gli scissionisti che usano i partiti come taxi per agguantare un seggio con immunità e poi si vendono al miglior offerente gabbando chi li ha votati. Nessuno di noi candiderà o accoglierà parlamentari che hanno cambiato o cambieranno partito. Per rispetto a voi e per la stabilità e coesione del nostro governo, che dovrà cambiare molte cose scontrandosi con potenti nemici esterni senza doversi guardare anche da quelli interni”. Un discorso di puro buonsenso e sicuro successo, che taglierebbe corto anche col ridicolo dibattito sul re degli scissionisti ricattatori traditori. Ce l’ha fatto venire in mente il buon Massimo Giannini iscrivendosi, dalla Gruber e su Repubblicadell’editore greco amico di Bin Salman, al club “Trova anche tu un posto a Renzi” con questa frase: “Il senatore di Rignano ha molto da farsi perdonare, ma oggi la pregiudiziale anti-renziana è insensata”. Invece è sensatissima perché non l’ha imposta Conte o Bonelli o Fratoianni: l’hanno imposta gli elettori nel referendum del 2016 e in dieci anni di elezioni rionali, comunali, provinciali, regionali, nazionali ed europee. Non sanno più come dire che non vogliono vederlo neppure in cartolina. E nessuno dovrebbe capirli meglio di chi ne ha sperimentato l’affidabilità almeno due volte.
Nel 2014-’16, sotto il governo Renzi, Giannini conduce Ballarò su Rai3, attaccato un giorno sì e l’altro pure dai pit bull renziani che ne chiedono la testa perché osa invitare pure i 5Stelle e la ottengono quando si permette di parlare del “rapporto incestuoso” fra la Boschi e Banca Etruria. Giannini accusa Renzi di “creare un clima da editto bulgaro” come “il cacciatore che scioglie la muta dei cani”. Chiuso da TeleRenzi nell’anno del referendum, Ballarò sparisce per sempre, sostituito dal programma clandestino di tal Semprini, un turbo-renziano strappato a peso d’oro a Sky. Stessa fine, sempre per lesa renzità, fanno la Berlinguer al Tg3, la Gabanelli, Giletti e Porro. Nel 2021 Giannini dirige la Stampa e Renzi gli fa causa da Dubai per un articolo intitolato “Mistero sulla missione a Dubai”. Poi in tv gli rinfaccia una causa persa contro Carrai con tanto di risarcimento danni: peccato che sia tutto falso, causa persa e risarcimento. Giannini deplora le “menzogne vergognose di Renzi” che “portano la politica al grado zero della dignità e della decenza”. Era solo cinque anni fa: calo di memoria, sindrome di Stoccolma o sindrome di Riad?


