mercoledì 17 giugno 2026

L'Amaca

 

Vannacci c'era anche prima

di Michele Serra


Vannacci non è tra i pericoli più gravi che corre l'umanità. Il sollevamento dei mari avrà conseguenze peggiori. Si capisce, in ogni modo, che la sua avanzata possa turbare gli animi democratici meno avvezzi agli urti dell'epoca. Si consiglia tuttavia di non strapparsi i capelli e strabuzzare gli occhi ogni volta che il fu generale, e la sua folta coorte, ripetono le solite vecchie cose di pessimo gusto che non pochi italiani di destra amano pensare da ben prima che Vannacci le codificasse: precedenti politici, precedenti giornali, precedenti elettori già le hanno dette. Tutto sono, tranne una novità.

Per esempio che gli immigrati minano l'integrità della razza italica e dunque bisogna rimpatriarli (speriamo su treni non piombati) o che gli omosessuali sono ammalati da sottoporre, se gli si vuole un poco di bene, a cure mediche. Purché lo dicano a bassa voce, al dottore, che sono omosessuali, perché non se ne può più di questa ostentazione. Mica organizzano cortei, i reumatici o i cardiopatici o i diabetici.

Sono pensieri che fanno parte del bagaglio culturale, e prima ancora psicologico, di parecchi nostri connazionali. Se ogni volta che li esprimono la sinistra sviene per il raccapriccio, loro sono molto contenti. Perché uno dei tasselli decisivi della loro identità è sentirsi corsari, irriverenti, coraggiosamente anticonformisti, «feccia» come ha detto compiaciuto lo stesso Vannacci in recenti adunate.

Uno dei difetti dei tempi è — a tutti i livelli — non mantenere l'aplomb. Ci si scompone per troppo poco. Vannacci è solo il remake di vecchi film, non ha inventato il razzismo, non l'omofobia, tanto meno il fascismo. C'erano già. Li sta solo riorganizzando un poco meglio (più militarmente) del Salvini o dei fascisti più attempati.

ps — Aiuta a normalizzare V. la sua crescente somiglianza con Alberto Sordi.

Puff!

 





Ah ah ah!

 

Nuovi mostri: il Renzacci 


di Marco Travaglio 

Un sondaggio di Lab21 per La Notizia conferma che Renzi fa perdere ai progressisti più voti di quelli che porta: il 51,6% considera Italia viva (parlandone da viva) “respingente” e solo il 24,3 “attrattiva”; e 2 su 3 prevedono che la sua nefasta presenza bloccherebbe alcune battaglie storiche di centrosinistra. “L’addizione politica – spiega il direttore di Lab21 Roberto Baldassari – non equivale all’addizione matematica: il limitato guadagno marginale al centro rischia di generare perdite molto più consistenti sui fianchi interni”, mettendo in fuga gli elettori di 5S e sinistra. Questo nel mondo reale. Poi c’è il fantasydei giornaloni che, non sapendo più come leccare Renzi, si inventano che il boom di Vannacci è tutto merito (si fa per dire) suo. Verderami spiega sul Corriere che nel Pd sono tutti in estasi perché “quel diavolo di Matteo” (è quello che li ha distrutti, ma non abbastanza) ha avuto un’“idea a suo modo geniale”: “puntare sul generale per sconfiggere Meloni”. Quel gran genio di Delrio racconta tutto divertito che la Volpe di Rignano “una ne fa e cento ne pensa” e “ci informa passo passo dei suoi rapporti con Vannacci”. Secondo Verderami, il “formidabile” Renzi ha “preparato il piano di battaglia del generale fin nei dettagli: dal timing all’organizzazione del nuovo soggetto”. E così, come “influencer del generale”, “s’è guadagnato un’altra mostrina” e “accreditato nel centrosinistra”.

In che senso un presunto esponente del centrosinistra potrebbe accreditarsi lavorando per l’estrema destra non è dato sapere, salvo che qualcuno sia così ebete da non sapere che alla fine Vannacci porterà i suoi voti a Meloni&C., drenando un po’ di astensionismo e allargando financo il bacino elettorale delle destre. Però fa tenerezza la nuova missione del pelo superfluo italomorente: dopo aver incenerito tutto ciò che aveva a tiro incluso se stesso, contribuendo a portare Salvini al 34% (col no al Conte-1) e la Meloni al 30 (rovesciando il Conte-2 e spalancando le porte a Draghi), ha compiuto un salto di specie. Ed è entrato nel magico mondo dei parassiti: “organismi che vivono a spese degli altri esseri viventi (ospiti), traendone nutrimento e protezione e arrecando loro un danno biologico”. Infatti cambia continuamente ospite: il Pd, Iv, la fantomatica Casa Riformista e le liste civiche dei sindaci e presidenti di regione in cui s’imbuca alle Amministrative (se quelli vincono, si appropria dei loro voti; se perdono, lui non c’entra). L’ultima mutazione genetica del parassita patogeno è quella di sedicente personal trainer di Vannacci. Ma il suo salto ribalta le leggi della biologia: quando vuole infettare l’organismo ospite lo fortifica e quando vuole rafforzarlo lo stecchisce. Cosa potrà mai andare storto?

martedì 16 giugno 2026

Poveri noi!

 


Hic!

 

Effetti collaterali degli Spritz!



Scanzi sul generale

 

L’Italia di Vannacci, tra l’accappatoio leopardato e Pucci 


di Andrea Scanzi 

Vannacci brilla sempre più per pochezza. A molti fa paura. Nella realtà è un “politico” così vuoto, retrogrado e politicamente analfabeta (con rispetto parlando) che più che altro fa ridere.

Citazionismo. Vannacci è il classico tipo che nella vita ha letto sì e no un libro (quindi un libro in più di chi lo vota) e se ne vanta. Al tempo stesso, avverte però il bisogno di darsi un tono quando parla in pubblico. Da qui i riferimenti a Giulio Cesare, von Clausewitz e Almirante. Dei primi due conosce (forse) i luoghi comuni, del terzo conosce il fascismo e la spiccata propensione all’antidemocrazia. Ritenendole entrambe delle caratteristiche di pregio.

Povero Dalla. Come inno, Vannacci ha scelto Futura di Lucio Dalla. Così, a caso. E a spregio.

Terza persona. Vannacci parla di sé in terza persona: non accadeva dai tempi di Alberto Tomba. “Mi chiamo Vannacci, mandateci al governo e ci riusciremo”; “Applicherei la politica di Vannacci rispetto alla remigrazione prevedendo e stipulando accordi bilaterali”. Chiamare la neuro, no?

Retorica bellicista. La retorica di Vannacci è intrisa di patria, guerra (“Siamo in trincea”), “preghiere del paracadutista francese” e altre banalità tipiche di un Sergente Maggiore Hartman figlio di un regista minore (per Vannacci e vannacciani: il Sergente Maggiore Hartman era uno dei protagonisti di Full Metal Jacket). Vannacci è il classico destrorso non più giovanissimo che ostenta coraggio e machismo, sapendo di difettare oltremodo in entrambi.

Feccia. “Siamo figli di nessuno, la feccia, lo scarto, e siamo orgogliosi di esserlo”. In apparenza, quello di Vannacci sembra un autoritratto troppo brutale. Poi però uno pensa a quelli che sta raccattando – Ravetto, Bergamini, Pozzolo, Rinaldi, Borghezio, Furgiuele – e pensa che tutto sommato anche in Vannacci esistono stille di realismo politico.

“Voglio la tormenta e la rissa”. La tormenta (ai nostri zebedei) l’ha già ottenuta. Quanto alla rissa, se ci fosse sarebbe il primo a scappare. In accappatoio leopardato.

“L’Italia agli italiani”. E poi “lotta all’islamizzazione”, “alla dittatura Lgbtq+” e altre menate. Vannacci parla come parlavano Meloni e Salvini prima di inginocchiarsi all’establishment. Pari pari. E una volta al potere, Vannacci seguirà la stessa strada. Pari pari. Uomo politicamente pavidissimo, noiosissimo e prevedibilissimo.

Sestante. “Eventualmente saremo il sestante della coalizione, che dà la rotta”. Lo ha detto davvero. E la cosa notevole è che nessuno gli ha riso in faccia.

Remigrazione. Che cos’è? “L’allontanamento di elementi esogeni alla nostra cultura”. Ed è subito Goebbels Time!

Giornalisti boia. Vannacci adora attaccare i giornalisti, rei di spiarlo (?) neanche fosse il Colonnello Kurtz (??). Troppa grazia: nel film di Coppola, quel personaggio era interpretato da Marlon Brando. Per uno come Vannacci, basterebbe Jerry Calà. O al massimo Pucci.

Dizionari. “I gay non sono normali, lo dice anche il dizionario Zingaretti”. Invece il Devoto-Schlein ne dà una definizione diversa.

“Il femminicidio non esiste”. E ormai neanche più la decenza.

Parole di troppo. “Hanno detto che siamo gli utili idioti della sinistra”, si è lamentato Vannacci. Se non ci fossero state quattro parole di troppo (le due prima e le due dopo della settima), sarebbe parsa una frase quasi perfetta.

Io so’ io. “Perché dovrei riuscire dove Meloni ha fallito? Perché io sono Vannacci”. Ma vai a letto, bischero!

Concludendo. Voi direte: uno così caricaturale e disastroso non prenderà mai voti. Al contrario: proprio perché così caricaturale e disastroso, prenderà vagonate di voti. Viva l’Italia!

Natangelo