sabato 4 aprile 2026

L'Amaca

 


A proposito di crisi del calcio 

DI MICHELE SERRA

Leggendo della condanna per traffico di droga di un capo ultras, ennesima traccia della convivenza strutturale di criminalità (anche politica) e tifo organizzato nelle curve di molti stadi, viene da chiedersi se anche questa assuefazione al peggio non faccia parte del dibattito in corso sul declino sportivo del calcio nel nostro Paese.

Detto — va sempre detto — che non tutte le curve e non tutti gli ultras eccetera, è impossibile non prendere atto dell'impotenza, in molti casi della viltà e in qualche caso della complicità che l'ambiente calcio ha dimostrato nei confronti di certe ghenghe e certi ceffi che sugli spalti la fanno da padrone: fino al controllo di pacchetti di biglietti e dei parcheggi circostanti. Ricatti subiti per quieto vivere, violenze e intimidazioni date per scontate, incredibili scene di auto-afflizione e sottomissione dei giocatori (segno di un disastro culturale) di fronte ai capibastone del tifo, intromissione degli stessi nelle campagne acquisti come se fossero, gli ultras, ormai una componente organica del calcio nazionale. E il massiccio impiego delle forze dell'ordine (soldi pubblici in grande quantità) per gestire e attutire gli scontri tra ultras non solo attorno agli stadi, anche negli autogrill e nelle stazioni.

Chiunque sia il nuovo presidente della Federazione, si spera che tra le urgenze indichi a quel pavido mondo che uno sport — qualunque sport — non può derogare a regole di comportamento e di gestione che non prevedono, si spera, che un bene pubblico (il calcio, gli stadi) sia nella disponibilità di bande organizzate.

Anche la Nazionale è stata seguita nelle sue recenti trasferte da gruppi di tifosi, diciamolo con un eufemismo, non all'altezza dell'immagine di un Paese civile. E cominciare a preoccuparsene?

Nel sabato

 

Underdog e underpig


di Marco Travaglio 

Ora che viene giù tutto, ricordiamo come tutto era cominciato: col discorso di Giorgia Meloni per la fiducia alla Camera il 25.10.2022. Un bel discorso, almeno finché i fatti non l’hanno smontato pezzo per pezzo: “Si è polemizzato sulla nostra scelta di rilanciare la correlazione tra Istruzione e Merito. Rimango francamente colpita… Oggi chi vive in una famiglia agiata ha una chance in più per recuperare le lacune di un sistema scolastico appiattito al ribasso, mentre gli studenti dotati di minori risorse vengono danneggiati da un insegnamento che non dovesse premiare il merito perché quelle lacune non le colmerà nessun altro”. E ancora: “Sono la prima donna che arriva alla Presidenza del Consiglio, vengo da una storia politica spesso relegata ai margini della storia repubblicana e non ci arrivo tra le braccia di un contesto familiare favorevole o grazie ad amicizie importanti; sono quello che gli inglesi definirebbero un underdog: lo sfavorito che per riuscire deve stravolgere tutti i pronostici. È quello che intendo fare con l’aiuto di una valida squadra di ministri e sottosegretari”. Poi purtroppo, anziché i pronostici, ha stravolto le premesse e le promesse.

Stendiamo un velo pietoso sulla “valida squadra di ministri e sottosegretari” che oggi, se potesse e soprattutto se ne avesse una di ricambio, raderebbe al suolo con le sue mani. E parliamo del famoso Merito, già costato la faccia a Renzi (quello che “noi premiamo la conoscenza, non le conoscenze” e poi riempì le istituzioni di amici e amiche). Scegliendosi la squadra, la Meloni lo confuse col conflitto d’interessi. Crosetto presiedeva i fabbricanti d’armi? Alla Difesa. La Santanchè possedeva un lido in Versilia, il Twiga? Al Turismo. Mazzi era un manager musicale? Alla Cultura (e ora, con uno strepitoso volo pindarico, al Turismo). Poi andò avanti fra parentismo (il di lei cognato Lollobrigida per citare solo un caso) e amichettismo (nelle nomine statali e parastatali). Fino agli scandali degli underpig. O dell’“amantismo” (copyright Mario Giordano). Dalla Boccia con Sangiuliano, che se ne andò, alla Conte con Piantedosi, che resta a piè fermo perché “non farò la fine di Genny”. Infatti ne rischia una peggiore: diversamente dall’altra, questa fidanzata ministeriale di incarichi pubblici ne ha collezionati parecchi. Dice che “per me parla il mio curriculum”. Ma proprio questo è il suo guaio: conoscete un’altra che, a parità di curriculum, abbia fatto la stessa carriera senza conoscere un ministro? Che poi questo ministro ha mille risorse. Mentre tutti parlano del coming out di Claudia, arriva tra il lusco e il brusco quello di Tommaso Cerno sulla prima pagina del Giornale: “Perché sto con Piantedosi”. Tu quoque?

venerdì 3 aprile 2026

Oggi

 

«Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: "Su questo ti sentiremo un'altra volta."» (At 17,32)

Entrando nel cono d'ombra di questo giorno speciale per i credenti, le parole pronunciate dai filosofi greci nell'Areopago dopo che Paolo, da loro definito cianciatore, turbato per aver visto ad Atene moltissimi idoli, ed espostosi a parlare del Figlio di Dio che morendo e risorgendo salva l'uomo, viene appunto deriso tra ilarità e sfottò, suonano oggi più che mai come un'eclatante manifestazione del superamento di quanto narrato negli Atti degli Apostoli: dalla derisione infatti siam passati all'uso bellico della Parola, al travalicamento di ogni decenza comportamentale, alla presenza indecente di psicopatici come quella signora infoiata che proprio ieri ha divinizzato Trump, sconquassando cielo e ragione.

Se molte guerre sono state scatenate per combattere fanatismi, integralismi islamici, signori sappiate che il fanatismo e l'integralismo ora li abbiamo, per così dire, in casa. Guardate quei pazzi posizionati dal loro mentore Psicopatico in ogni angolo del potere a stelle e strisce: stordisce cuori e menti sane!

San Paolo deriso è canovaccio di questi tempi lugubri. Il cattolico è costantemente deriso, a meno che non edulcori la propria fede, trasformandola in sistema di potere, di affermazione.

Vivere il triduo pasquale oggi presuppone una fermezza importante. La critica di chi deride stride con i gesti di farsi prossimo proposti dalla liturgia; i commenti che rincorrono differenze annacquate col predecessore possono in parte essere avvalorati, ognuno in fondo rimane sé stesso, a cominciare dalla messa di ieri in Cena Domini, tra i fasti del Laterano e l'andare di Francesco nei luoghi di sofferenza come le carceri.

Condivido la scelta di Leone di celebrare nella sua Cattedrale, nel sedersi sulla Cattedra dove solo lui può sedersi, essendo Vescovo di Roma, e Papa perché Vescovo di Roma. E dalla Cattedra Leone è stato chiaro e determinato: Dio non può essere usato per uccidere popoli, per aumentare potere e ricchezze, leggasi idoli contro cui Paolo combatté all'epoca, finendo deriso dai sapienti.

Ma oggi è basilare piantarla qui, cercando quel silenzio assordante, squarciato dalle grida del Matteo di Bulgakov, capace di posizionarci nella condizione naturale che ci spetta. Senza fronzoli né ipocrisie.

Pura commedia

 

Lady Zelig e il segugio 


di Marco Travaglio 

Ogni volta che ci vien voglia di chiedere le dimissioni di qualcuno, ci viene in mente qualcun altro che dovrebbe dimettersi prima e quindi lasciamo perdere. Anche perché di solito, quando poi qualcuno si dimette, al suo posto arriva uno uguale o peggiore. Via Sangiuliano, ecco Giuli. Via Gasparri, ecco la Craxi. Via Gravina, già si parla di una giovane promessa dello sport come Malagò (l’ha lanciato ieri Veltroni, noto talent scout). Dietro Piantedosi già si staglia l’ombra di Salvini, per la gioia di chi viaggia in treno, ma solo finché non arriva il successore. E non osiamo immaginare chi potrebbe rimpiazzare Urso, altro talento comico ineguagliabile. In questi tempi cupi, abbiamo diritto a un po’ di avanspettacolo: non è che possono portarci via tutti i cabarettisti in una botta sola. Quindi no, nessuno tocchi Piantedosi, ultimo pollo caduto nelle spire della femme fatale di turno, come se la lezione di Genny fosse passata invano. Fra l’altro la fidanzata aquinate Claudia Conte, al confronto dell’erinni pompeiana Maria Rosaria Boccia, ha usato un metodo un po’ meno cruento per vendicarsi con l’ex amato (per quale torto, ancora non è chiaro): anziché sfregiargli il cranio con la limetta del tagliaunghie, ha optato per un’intervista con coming out. Così, almeno per ora, il capino di Piantedosi rimane intonso. Almeno per quanto riguarda lei: nulla si può prevedere sulle reazioni della consorte e soprattutto della Meloni, che dopo il referendum appare ancor più fumantina e meno tollerante del solito. Quindi, se qualcuno vedesse il ministro dell’Interno aggirarsi per il Viminale sanguinante o incerottato, un’idea potrebbe farsela.

Resta da capire cos’abbia indotto la giornalista-scrittrice-presentatrice-prezzemolina conterranea di San Tommaso d’Aquino a svelare la sua liaison con Piantedosi e proprio ora, e se lui lo sapesse e fosse d’accordo o meno. E cosa abbia detto lui nel colloquio con la premier e con Salvini subito dopo lo scoppio della bombetta. Sangiuliano, quando esplose il caso Boccia, disse cose sostanzialmente vere: cioè di averle stracciato il contratto di consulente gratuita al ministero della Cultura poco prima di firmarlo e di non avere speso per lei un euro pubblico. Piantedosi può dire lo stesso? Se lo dirà, dovrà dimostrare che la miriade di incarichi pubblici collezionati da Lady Zelig – le cui photo opportunityspaziano da papi a cardinali, da ministri a sottosegretari, da politici destri e pidini a mezza vipperia nazionale giù giù fino a un condannato per truffa che scarrozzava il mafioso latitante Matacena – erano tutti frutto della di lei bravura e non della di lui influenza. E che, con il suo proverbiale fiuto di superpoliziotto, non aveva mai sentito puzza di bruciato. Insomma, che siamo in buone mani.

giovedì 2 aprile 2026

Più che un’ipotesi!

 

Probabilmente stanno facendo un album delle figure di merda e lo vorrebbero completare entro l’estate. È l’unica spiegazione plausibile.




L'Amaca

 


Sulla relatività del tempo

di Michele Serra


Trump potrebbe smettere di bombardare l'Iran fra tre settimane — ha detto. Quattro settimane fa aveva detto che la guerra sarebbe durata quattro settimane, ma probabilmente si riferiva alla settimana di Giove, che dura cinquantasei giorni, o al famoso "mese soggettivo" del pianeta Ork (quello di Mork), che dura il tempo necessario a ciascuna persona per poter dire, a seconda delle sue esigenze e delle sue preferenze: ecco, per quanto mi riguarda è finito anche questo mese.

E comunque le settimane e gli anni — in fin dei conti anche la vita — dipendono da come uno li vede. Certe volte non sembra anche a voi che la giornata non finisca mai, o al contrario che il tempo voli e non avete ancora cenato che è già ora di andare a dormire? E cosa è mai il tempo, se non una convenzione alla quale non è bene sottostare senza qualche salutare moto di ribellione, almeno ogni tanto? E che sarà mai, questa mania dei giorni, delle settimane e dei mesi?

La guerra, dice sempre Trump, comunque è già vinta, e gli iraniani distrutti e imploranti. Il fatto che la guerra prosegua ugualmente, nonostante gli iraniani siano sconfitti fin dal primo minuto e abbiano esaurito, dopo le bombe, anche i fucili, le scimitarre e le cerbottane, dipende da circostanze inspiegabili, e comunque non ascrivibili alla volontà di Trump, che la guerra — già vinta — la rivincerà comunque tra un paio d'ore, o un paio di mesi, o un paio di anni, a seconda di come gira la ruota. Perché non sta scritto da nessuna parte che una guerra si vinca una volta sola. Su Ork, per esempio, le guerre si vincono fino a ventotto volte, e ventinove negli anni bisestili.

Lo scandalo degli scandalosi

 

Il pranzo di Conte fa scandalo, gli Usa con Crosetto invece no 


di Marco Lillo 

Un pranzo al ristorante con Conte vale più di un incontro di un ambasciatore e un senatore Usa al ministero con Crosetto. L’amministrazione Trump ieri ha avuto un saggio di come funziona in Italia la stampa e la politica. Due giornali hanno fatto due scoop in edicola. Il Fatto ha rivelato un documento non classificato ma sensibile (SBU) dell’ambasciata americana a Roma con foto del memo e della cartellina blu del governo americano con tanto di ‘bald eagle’, il gran sigillo Usa.

Su Libero invece è apparsa la foto di Conte che entrava al Sanlorenzo, un ristorante del centro di Roma con Paolo Zampolli, l’imprenditore amico di Trump, “inviato speciale” di Trump in Italia. Da un lato, un pranzo in luogo pubblico fotografato da un giornalista e dall’altro il memo scritto made in Usa su un incontro a porte chiuse nell’ufficio di un ministro italiano mai divulgato e al quale ha partecipato una delegazione del Congresso accompagnata dall’ambasciatore Usa a Roma e guidata dal presidente del potente comitato SASC, il senatore del Mississippi, Roger Wicker. I due scoop hanno avuto diversa fortuna: l’incontro del 17 febbraio al ministero con al centro un’agenda seria fatta di miliardi da spendere per le armi è stato ignorato. Nessun lancio di agenzia di stampa, nessun commento di maggioranza e nemmeno dell’opposizione che si conferma addormentata e bipartisan sulle spese della difesa. Sarà il diverso contenuto dei due incontri, svelato dai due giornali, a determinare la fortuna dello scoop del quotidiano di Mario Sechi? Effettivamente l’inviato al Sanlorenzo, Fausto Carioti, ha svelato una frase chiave per capire le strategie della Casa Bianca. La ripubblichiamo qui: “Però sei mio ospite”, così ha detto Zampolli a Conte mentre scendevano la scala a chiocciola. A chiocciola attenzione. Il punto sia chiaro non è negare la notizia altrui che c’era eccome. Il punto è sollecitare una riflessione sul livello del dibattito pubblico in Italia.

Il Fatto (con tutto il rispetto per Libero, Zampolli e il pesce squisito del ristorante Sanlorenzo) ieri ha trovato e pubblicato un documento che svela nell’ordine: un incontro segreto tra una delegazione Usa e il ministro della Difesa; le strategie Usa per spezzare l’unità europea facendo leva sulla coppia Merz-Meloni per frenare le politiche europeiste; le pressioni sull’Italia per appoggiare l’acquisto di armi americane con il piano Purl per l’Ucraina; le pressioni Usa per un piano che porti al 5% sul Pil il budget militare; il pressing Usa su Crosetto per stoppare le direttive europee che favoriscono il Made in Eu sul Made in Usa; le pressioni Usa per farci spendere 3 miliardi e mezzo in aerei Boeing, missili e radar Lokheed; le pressioni per ammorbidire chi (Crosetto?) nel governo e nell’industria resiste alle imprese statunitensi. Libero ha costruito tre pagine con editoriale del direttore sulla foto del pranzo, e ha fatto il suo. Una ventina di lanci di agenzia e decine di articoli sul web hanno giustificato le reazioni politiche. Stefano Benigni, vicesegretario di FI, ha denunciato ‘l’incoerenza totale’ del leader M5S. Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati, a Coffee Break ha tuonato contro il pranzo. Isabella De Monte (FI) ha paragonato Conte a tavola e Meloni al governo: “Su Sigonella il governo Meloni ha rispettato i trattati, salvaguardando gli interessi dell’Italia (…) Conte da un lato infiamma la piazza e dall’altro incontra l’emissario di Trump, Zampolli. Sono tornati i tempi di Giuseppi?”. Galeazzo Bignami, capogruppo FdI, ha portato il pranzo Conte-Zampolli in aula. E l’incontro della delegazione Usa che vuole influenzare la politica europea? Se ne occuperanno quando Wicker e Fertitta offriranno a Crosetto un pranzo al Sanlorenzo.