Sulla relatività del tempo
di Michele Serra
Trump potrebbe smettere di bombardare l'Iran fra tre settimane — ha detto. Quattro settimane fa aveva detto che la guerra sarebbe durata quattro settimane, ma probabilmente si riferiva alla settimana di Giove, che dura cinquantasei giorni, o al famoso "mese soggettivo" del pianeta Ork (quello di Mork), che dura il tempo necessario a ciascuna persona per poter dire, a seconda delle sue esigenze e delle sue preferenze: ecco, per quanto mi riguarda è finito anche questo mese.
E comunque le settimane e gli anni — in fin dei conti anche la vita — dipendono da come uno li vede. Certe volte non sembra anche a voi che la giornata non finisca mai, o al contrario che il tempo voli e non avete ancora cenato che è già ora di andare a dormire? E cosa è mai il tempo, se non una convenzione alla quale non è bene sottostare senza qualche salutare moto di ribellione, almeno ogni tanto? E che sarà mai, questa mania dei giorni, delle settimane e dei mesi?
La guerra, dice sempre Trump, comunque è già vinta, e gli iraniani distrutti e imploranti. Il fatto che la guerra prosegua ugualmente, nonostante gli iraniani siano sconfitti fin dal primo minuto e abbiano esaurito, dopo le bombe, anche i fucili, le scimitarre e le cerbottane, dipende da circostanze inspiegabili, e comunque non ascrivibili alla volontà di Trump, che la guerra — già vinta — la rivincerà comunque tra un paio d'ore, o un paio di mesi, o un paio di anni, a seconda di come gira la ruota. Perché non sta scritto da nessuna parte che una guerra si vinca una volta sola. Su Ork, per esempio, le guerre si vincono fino a ventotto volte, e ventinove negli anni bisestili.
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