giovedì 5 marzo 2026

Licio

 

Dal Vangelo secondo Licio 


di Marco Travaglio 


Mentre il governo ci porta in guerra bestemmiando la dottrina degli ultimi dieci Papi (se bastano) e fregandosene dell’anatema lanciato ancora ieri dal card. Parolin, il piissimo sottosegretario Mantovano spiega – riuscendo a restare serio – che “i cattolici voteranno Sì al referendum”. Ci ha parlato lui o gliel’ha detto Nordio al quinto spritz. Resta incerto il voto di protestanti, ortodossi, musulmani, ebrei, buddisti, induisti, taoisti, confuciani, mormoni, testimoni di Geova e avventisti del settimo giorno. Ma al prossimo spritz il governo ci farà sapere. Interessante la motivazione addotta da Mantovano: “I cattolici voteranno Sì perché puntano alla realizzazione della giustizia, coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa. E questa riforma va certamente in questa direzione”. Com’è noto, l’aspirazione alla giustizia è un’esclusiva dei cattolici, mentre tutto il resto del genere umano – fedeli di altre religioni e atei – puntano all’ingiustizia. Possiamo soltanto immaginare la tacita sofferenza di miliardi di cattolici, orbati per oltre duemila anni della separazione delle carriere, della triplicazione dei Csm e del sorteggio per soli togati, fino all’Avvento della Riforma. Se ne trova già traccia, secondo i migliori biblisti, nella celebre profezia di Isaia sull’arrivo del Messia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce. Su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”. Era Nordio, scortato dal suo chierichetto Mantovano travestito da pastorello. Resta da capire come mai il sottosegretario, seguace del gruppo tradizionalista Alleanza Cattolica (quello con l’aquila nera nel logo), promotore del Centro Studi Rosario Livatino per la beatificazione del “giudice ragazzino” assassinato dalla mafia, abbia impiegato tanti anni per convertirsi alle carriere separate al seguito di due noti massoni, Licio Gelli e Silvio B. e scambiando il Piano di Rinascita Democratica della loggia P2 con il Vangelo. E mettendo fra l’altro a repentaglio la santificazione di Livatino, che fece sia il giudice sia il pm proprio come Mantovano senz’avvertire in quel losco passaggio di funzioni alcuno stridore con la dottrina cattolica.

Anche il cattolicissimo Borsellino, già leader della corrente Magistratura Indipendente cui è affiliato anche Mantovano, peccò gravemente passando da una funzione all’altra senza correre a confessarsi. E nel 2004 Mantovano elogiò la sua scelta blasfema: “Borsellino divenne procuratore a Marsala dopo essere stato giudice istruttore, ma ancora prima giudice civile e probabilmente in alcune indagini sulla mafia queste sue competenze civilistiche, sui fallimenti per esempio, gli sono servite”. Ma all’epoca era ancora luterano.

mercoledì 4 marzo 2026

Decisione

 



Dal futuro


 

Remake


 




Natangelo

 



L'Amaca

 

Quelli che hanno capito tutto
di Michele Serra

Vedo Daniele Capezzone in un talk show, scopro che adesso fa il direttore del Tempo (le notizie da Roma mi arrivano con anni di ritardo, avevo perduto nozione e di Capezzone e del Tempo) e penso: meno male che, in questo caos fiammeggiante, ci sono quelli che hanno tutto sotto controllo e te lo spiegano con un sorriso vagamente irridente per gli scemi, come me, che non hanno capito niente.

Sembra che abbiano una pomata ignifuga sulla faccia, quelli che hanno capito tutto: mica si scottano. La guerra, per loro, è uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare. Inutile frignare, basta aspettare che il geniale piano Furia Epica, tempo qualche giorno, riporti la libertà nel mondo. Stanno con Trump nel nome di un Occidente che sta al presente quanto il volo di Lindberg sta ai droni. Per loro non è cambiato nulla, è come se la seconda guerra mondiale fosse appena finita e aspettano che gli americani, a noi paisà, lancino sigarette e cioccolata dai carrarmati. Il mondo capezzonico è diviso così: ci sono i cattivi, gli incivili, i terroristi, e poi ci sono i buoni, i civili, i liberatori. E per i buoni, i civili, i liberatori, ogni violenza, ogni sopruso, ogni invasione è lecita perché commessi in rappresentanza del Bene e contro il Male. Pensiero chiesastico, il Bene e il Male, che in bocca ai laici suona doppiamente desolante.

È uno schemino binario che sarebbe di straordinaria pochezza perfino se fosse davvero interesse degli europei fare il codazzo muto e impotente di un'America ostile a chiunque non sia l'America. Che l'orribile regime di Teheran cada non è purtroppo imminente. Nel frattempo, dà sollievo scoprire che almeno Capezzone è contento.

Micron

 

La deterrenza di Macron è Doc, come il camembert 


di Daniela Ranieri 

Mentre gli Usa e Israele bombardano l’Iran per acquisire egemonia globale (gli Usa) e regionale (Israele), cosa fanno i leader europei? Quelli saggi, come lo spagnolo Sánchez, si rifiutano di fornire aiuto militare; quelli rintronati e servitori di due padroni, come Meloni, inebetiscono, barcamenandosi tra i pasticci dei loro ministri in gita a Dubai sotto le bombe; i più lacchè, Merz e Starmer, offrono a Trump (l’aggressore) immediata “assistenza difensiva”; e Macron tira fuori, verbalmente e visivamente, l’arma più spaventosa: la bomba nucleare.

“Macron lancia l’ombrello atomico”, titola Repubblica. Al di là dell’Iran, che il nucleare non ce l’ha, c’è pur sempre, dice l’articolo, “la costante minaccia russa”, come da risibile risoluzione del Parlamento europeo a sostegno del piano di riarmo della Von der Leyen, in cui la Russia è indicata come “la più profonda minaccia militare” all’integrità territoriale della Ue “dalla fine della Guerra fredda”. Senza gli occhiali da sole con cui si era presentato al Forum di Davos e che lo facevano somigliare terribilmente al Peter Sellers del Dottor Stranamore (sottotitolo: Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba), Macron sceglie di parlare dalla base militare dell’Île Longue, dove sono custoditi i 4 sottomarini lanciamissili nucleari di Francia.

“L’evoluzione delle difese dei nostri concorrenti…”, inizia così il suo discorso, e già è chiara una cosa: non avendo, noi europei, nemici, Macron mette in guardia dai nostri “concorrenti”; è un talent showdella potenza ostentata, non a caso condotto dal re delle sfide televisive, Trump. Continua: “Tutto ciò, dopo un attento esame, mi ha portato a questa conclusione. Ho ordinato di aumentare il numero di testate nucleari del nostro arsenale”. Già nel 2024, Macron, che voleva mandare truppe Nato in Ucraina, aveva evocato la “deterrenza nucleare” modello-base, ancorché “completa, sovrana e francese” dop, come il camembert; oggi parla di “deterrenza nucleare avanzata”, formula croccante prontamente adottata dai nostri media mainstream. La prima, consistente di 290 testate nucleari, serviva a “preservare la pace”; quella nuova, coi numeri secretati, “offrirà ai partner europei la possibilità di ospitare gli aerei militari francesi in grado di portare testate nucleari” (Corriere); pensate che fortuna, non bastavano le basi americane a farci stare tranquilli.

Allora fu Marine Le Pen a ricordargli che per la Costituzione il nucleare poteva essere usato solo per difendere la Francia, non l’Europa; ora sarà difficile trovare ostacoli a questa nuova e spericolata avventura, anche perché (e la nipote di Le Pen, Marion, applaude) il bottone resterà nelle mani del presidente francese. Eccitatissimi il tedesco Merz e il polacco Tusk. Macron deve condire di retorica un bisogno che le élite belliciste europee cercano di indurre da 4 anni nella popolazione riottosa: “Per essere liberi, bisogna essere temuti, e per essere temuti, bisogna essere potenti. Questo aumento del nostro arsenale ne è la prova”. Il ragionamento di Macron è tecnicamente un falso sillogismo: perché si basa su una premessa falsa, cioè che per essere liberi bisogna essere temuti (vedi Svizzera); e perché Macron esibisce la sua decisione come prova del fatto che per essere temuti occorra essere potenti, il che è un nonsense, visto che non può esservi prova del fatto che la Francia sia temuta per una dichiarazione che Macron non aveva ancora fatto. La logica recede di fronte all’ostensione del nostro vero difensore: mentre Macron minaccia “chiunque avesse intenzione di attaccare la Francia”, alle sue spalle troneggia Le Téméraire, uno dei 4 sottomarini lanciamissili nucleari della Marina francese. L’orribile totem è un puro feticcio freudiano, metonimia di un ideale fallo europeo, che, dice Macron, “tra qualche giorno scomparirà al largo in assoluta discrezione e svolgerà nell’ombra il suo ruolo di custode supremo della nostra indipendenza”. Ecco dov’erano finiti “i nostri valori”: dentro quella ferraglia mortifera. Quindi annuncia la costruzione di un sottomarino nucleare di terza generazione, L’Invincible, che “porterà mille volte la forza nucleare delle prime bombe atomiche”, altro che la festicciola pirotecnica di Hiroshima e Nagasaki.

Così il Napoleone dell’Ena, ormai detestato in patria, con questa sbruffoneria si reinventa ministro della guerra d’Europa. Non si capisce chi ci dovrebbe attaccare, se a possedere l’atomica in Medio Oriente è solo Israele; gli unici ad aver usato l’atomica sono gli Stati Uniti; e l’Iran, bombardato dai due, non ha ancora costruito la sua prima testata. Forse la Russia? Gli accordi di Helsinki sulla Sicurezza, firmati in piena Guerra fredda da Usa, Urss e Stati europei, prevedono il “Non ricorso alla minaccia o all’uso della forza”. Se non è una minaccia di forza parlare con un sottomarino lanciamissili nucleari dietro, diteci voi cos’è.