martedì 3 marzo 2026

Diciamocelo

 


Ricordo

 


Nell'inverosimile

 


Mentre le gesta del maritino stanno sconquassando la sfera blu, ieri a New York è accaduto un evento al limite dell'inverosimile: la First Lady Melania Trump, dedita a un pedissequo cambio di costosissimi abiti giornalieri, più professionale dello scafato Arturo Brachetti, ha presieduto la riunione del Consiglio ONU. Quale onore! La bella signora, da poco onorata dal celebre pacottaro amazoniano di un film a sue spese dalla modica cifra di 78 milioni di dollari — guarda a volte dove può portare la piaggeria! — che avranno visto si è no una trentina di persone nel mondo compreso la servitù della regina "iùesei", silente da sempre come un Buster Keaton in forma, ha preso con sé l’audacia di cui è pregna la Casa Bianca e ha dato il meglio parlando… ehm… parlando dei bambini, gli stessi che il caro compagno sta martoriando, assieme al Boia di Gaza, mediante campagne scellerate per ricavare profitti da ogni azione, per gonfiarsi di grana furfantescamente come se il domani non avesse fine e invece, per fortuna nostra, il futuro non è infinito caro, si fa per dire, Donald!

Alcuni passi dello storico discorso: 

Signor Presidente, membri del Consiglio, Eccellenze,

è per me un grande onore essere qui oggi e presiedere questa sessione dedicata a un tema di profonda importanza: i bambini, la tecnologia e l’istruzione nei contesti di conflitto.

Desidero iniziare esprimendo la mia vicinanza alle famiglie che hanno sofferto perdite a causa delle guerre e delle crisi in corso nel mondo. Ogni bambino privato della sicurezza, dell’istruzione o della speranza rappresenta una ferita non solo per la propria nazione, ma per l’intera comunità internazionale.

La pace non può essere costruita solo attraverso accordi o dichiarazioni. La pace duratura nasce dall’educazione.
Nasce dalla conoscenza.
Nasce dalla comprensione reciproca.

Non c'è molto dialogo nella vostra magione signora Melania, sbaglio? 

Ha presente cosa sta combinando suo marito, quel - mi permetta - gaglioffo? 

Ancora: 

Quando investiamo nell’istruzione dei bambini, specialmente di quelli che vivono in aree colpite da conflitti, stiamo investendo nella stabilità futura del mondo. L’accesso all’apprendimento fornisce strumenti per superare le divisioni, per respingere l’estremismo e per costruire società fondate sul rispetto e sulla cooperazione.

La nostra generazione ha una responsabilità morale: garantire che i bambini non diventino vittime permanenti dei conflitti degli adulti.
Dobbiamo elevare i nostri figli al di sopra delle ideologie distruttive attraverso l’accesso alla conoscenza e alla saggezza.

Invito tutti gli Stati membri a rafforzare la cooperazione internazionale per proteggere le scuole nelle zone di guerra, per sostenere programmi educativi resilienti e per promuovere iniziative che mettano al centro il benessere dei minori.

La pace fragile non basta.
Abbiamo bisogno di una pace sostenuta dall’istruzione, dalla dignità e dalle opportunità.

Proteggere il diritto all’apprendimento significa proteggere il futuro.
Un futuro in cui i bambini di oggi possano diventare leader che scelgono il dialogo invece del conflitto.

Vi ringrazio per il vostro impegno e per l’attenzione dedicata a questa causa fondamentale.


Miseriaccia canaglia signora Melania! 

Le chiedo: comprende la gravità della situazione, il fatto che il socio di suo marito abbia assassinato quindicimila bambini a Gaza? Ed ora stanno per volare in cielo altri bimbe e bimbi in Iran. E poi sarà la volta di Cuba e vaffanculo! 

I bimbi assassinati con la complicità di suo marito non necessitano più d'istruzione, Melania! I corpicini martoriati da guerre fondate sull'odio affossano tutta l'umanità, spengono la speranza, annichiliscono la convivenza su questo pianeta.  

Mi scusi, ma questo suo essere fuori dalla realtà è provocatorio ed ignobile! 

Mi aspettavo che davanti al mondo spernacchiasse quello psicopatico che ha a fianco. Invece no, solo aria fritta infiascata per madame Visibilità. 

Peccato, si continui a cambiar d'abito, silente come sempre. Forse è meglio per tutti!  

 


Natangelo

 



L'Amaca

 

Siamo nell'evo dello scimmione
di Michele Serra

"Vi bruceremo il cuore", "Vi stiamo massacrando": non sono un esperto di linguaggio bellico (esisterà una filologia della guerra?) ma questo sembrerebbe piuttosto un tipico linguaggio malavitoso. Da cosche sul piede di guerra. Da braccio carcerario nel quale i boss regolano i conti tra loro. E il fatto che siano i capi di Iran e Stati Uniti a pronunciarle, queste parole, non aiuta a sopportare l'angoscia della guerra. È uno sputo in più su una ferita aperta, ed è uno sputo infetto.

In attesa dell'ostensione della testa mozza del capotribù nemico infilzata in una picca (il tutto, beninteso, postato sui social), ci si domanda se dai tempi di Attila fino al discorso di Churchill agli inglesi ("Non ho niente da offrire se non sangue, sudore e lacrime") la cultura bellica avesse o non avesse fatto qualche timido passo in direzione di una attenuazione dei suoi aspetti tribali; se non altro per salvare la forma; e nel caso lo avesse fatto, se adesso non si stia tornando rapidamente ad Attila e più indietro ancora, giù giù lungo i secoli, quando nessuna legge valeva, al di fuori dalla tua tribù.

Curioso contrasto: lo scenario è ipertecnologico, tutto droni e intelligence, tutto algoritmi e AI, ma al centro della scena irrompe lo scimmione che si batte il petto con i pugni in segno di sfida, e brandisce l'osso spolpato come arma primigenia (sì, quello di "Odissea nello spazio"). Di certo c'è questo: se è la tecnologia, a farvi paura, state sbagliando. È molto più pericoloso lo scimmione che la brandisce.

Saggio Orsini

 

Disinformazione: bugie e fatiche


di Alessandro Orsini 

La lotta per il potere richiede la forza dei leoni e l’astuzia delle volpi. È astuto affermare che gli italiani sono manipolati dal Cremlino, ma non è vero. Ogni classe governante manipola la propria classe governata. Il governo italiano manipola i cittadini italiani come il governo bielorusso manipola i bielorussi. Il problema della manipolazione dell’opinione pubblica in Italia è il problema di una minoranza organizzata, la classe governante, che manipola una maggioranza disorganizzata, la classe governata.

La manipolazione dell’opinione pubblica è il processo attraverso cui la classe governante estrae il consenso dalla classe governata con l’inganno. I principali protagonisti della disinformazione in Italia sulla politica internazionale sono i vertici della Repubblica: il presidente del Consiglio, il ministro della Difesa, il ministro degli Esteri e il principale partito di governo. Quando scoppia una guerra, le classi governanti hanno bisogno di ingannare la classe governata per aumentare la disponibilità dei cittadini a obbedire nelle avversità. Le classi governanti delle democrazie occidentali usano la menzogna e la disinformazione contro la classe governata con la stessa spregiudicatezza che incontriamo nelle dittature. Non esistono differenze sostanziali tra le tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica usate da Meloni, Tajani e Crosetto, e le tecniche utilizzate dai loro omologhi nei regimi autoritari. Gli stratagemmi usati dalle classi governanti nella lotta per il potere si assomigliano, indipendentemente dal tipo di regime. Si pensi alle parole di Tajani a Rai3, il 12 gennaio 2025. Dopo aver difeso Netanyahu con tutte le sue forze, Tajani ha detto: “Israele non ha compiuto crimini di guerra”. Era una fake newsper indurre gli italiani a credere il falso. Era il tentativo di estrarre il consenso degli italiani verso le politiche di Netanyahu con l’inganno e la menzogna.

Questo mio nuovo libro è radicato nella teoria della classe politica di Gaetano Mosca e nella teoria delle élite di Vilfredo Pareto, secondo cui le società si dividono in governanti e governati. Questa divisione produce effetti ricorrenti sulla lotta per il potere: uno di questi è l’uso sistematico della menzogna nelle crisi internazionali severe.

Tutto questo può finire? No, fino a quando esisterà la lotta per il potere politico, esisterà anche la manipolazione dell’opinione pubblica. Ma ho anche buone notizie. La manipolazione dell’opinione pubblica genera conflitto. Il punto di arrivo della mia riflessione è che la manipolazione dell’opinione pubblica è rischiosa e faticosa: è rischiosa perché i governati possono scoprire le menzogne dei governanti; è faticosa perché si fonda un “sistema”, un insieme di parti interconnesse, i cui ruoli è faticoso coordinare per un tempo troppo lungo. Essendo rischiosa e faticosa, la manipolazione dell’opinione pubblica si attiva, sotto forma di sistema organizzato, soltanto quando la classe governante deve gestire una crisi internazionale severa. Il vertice della Repubblica italiana attiva la sua organizzazione politica per ingannare i cittadini quando deve costruire il consenso popolare intorno a una scelta impopolare, ad esempio, l’invio di armi in Ucraina per sconfiggere la Russia, correndo il rischio di una guerra nucleare; quando deve costruire il consenso popolare intorno al bombardamento americano dell’Iran; quando deve costruire il consenso popolare intorno al bombardamento di Trump contro Caracas; quando deve costruire il consenso popolare intorno ai crimini di Netanyahu a Gaza.

La disinformazione è faticosa perché deve passare attraverso i mille canali di una società fondata sull’informazione. Per manipolare l’opinione pubblica, la classe governante deve acquisire il controllo politico, diretto e indiretto, di moltissime trasmissioni televisive, radiofoniche, quotidiani e social network. I governati resistono alla manipolazione dei governanti perché sono impegnati nella lotta per la vita. Che cosa c’entra la lotta per la vita con la lotta contro la disinformazione? Usando informazioni vere, i governati aumentano la loro capacità di sopravvivere nelle avversità. La vita organica si basa sul principio dell’autoconservazione. Chiunque voglia autoconservarsi ha bisogno di basare le proprie decisioni su informazioni vere. La società è un groviglio di conflitti basati sulle informazioni. Nella società dell’informazione, le persone che ricavano i mezzi per vivere dalla diffusione di informazioni vere e corrette sono sempre più numerose. Nessuno vuole essere manipolato o disinformato. Trattandosi di un conflitto tra governanti e governati, l’esito è incerto. Alcune campagne di disinformazione hanno successo e altre no, come dimostra la ricerca del Censis del 6 dicembre 2024, secondo cui il 66,3% degli italiani pensa che la colpa della guerra in Ucraina sia dell’Occidente e degli Stati Uniti in particolare. Eppure, Meloni, Crosetto e Tajani, il vertice della Repubblica, hanno condotto una gigantesca campagna di disinformazione per indurre gli italiani a credere che la colpa della guerra fosse esclusivamente della Russia e che la Nato fosse totalmente incolpevole.

I comitati per individuare le fake news potrebbero migliorare la situazione dell’informazione sulla politica internazionale in Italia? La mia posizione è che l’individuazione delle notizie false non risolverebbe il problema della manipolazione dell’opinione pubblica nelle crisi internazionali severe. La ragione è presto detta: la manipolazione dell’opinione pubblica può avvenire anche senza usare notizie false. La manipolazione dell’opinione pubblica può avvenire anche combinando notizie non verificabili in modo da creare una narrazione falsa. Si pensi alla dichiarazione di Crosetto al Corriere della Sera del 15 giugno 2025, secondo cui l’Iran lancerebbe la bomba atomica contro Israele un secondo dopo averla costruita: pura manipolazione dell’opinione pubblica per creare consensi intorno al bombardamento che Israele stava conducendo contro Teheran. Una società può essere priva di fake news e vivere nella manipolazione dell’opinione pubblica. Una società libera di parlare è anche libera di mentire. Questo è il caso dell’Italia, uno Stato satellite della Casa Bianca, costretto a dare conto a una potenza straniera di tutto ciò che dice.

I furbi

 I nemici degli Altri 

di Marco Travaglio 

Nessuno può ovviamente sapere né quanto durerà né come finirà la guerra avviata da Trump a rimorchio di Netanyahu contro l’Iran che ha fatto esplodere l’intero Medio Oriente. L’unica certezza è chi sarà la vittima principale, oltre alla popolazione civile “liberata” a suon di bombe e stragi: l’Europa. Ancora una volta pagheremo carissima una guerra che non ci appartiene contro un nemico che non è il nostro. Noi europei centro-occidentali non abbiamo nemici, ma ce li facciamo regolarmente imporre dai presunti “amici”: gli Usa e ora persino Israele. Con l’Iran, così come con Russia e Cina, avremmo tutto l’interesse ad avere rapporti decenti, ma non possiamo perché gli “amici” ci costringono a combattere o a subire le loro guerre. Dovremmo deciderci – lo scrive Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa – a “liberarci dei liberatori”, ma per farlo ci servirebbe una classe dirigente degna di questo nome al posto degli invertebrati che ci sgovernano, incapaci di fare i nostri interessi, opposti ormai da decenni da quelli di Washington. Nel 1999 Clinton ci trascinò in guerra con la Serbia di Milosevic, destabilizzando i Balcani a spese nostre e della Russia e a vantaggio degli Usa. Nel 2001-’03 Bush jr. ci trascinò in guerra con l’Afghanistan e l’Iraq, con ondate di profughi e di terrorismo e rincari petroliferi che danneggiarono l’Europa. Nel 2010-’11 Obama fomentò le primavere arabe incendiando il Nord Africa e il Medio Oriente dalla Libia, all’Iraq alla Siria, compromettendo la nostra sicurezza energetica e quella politica con altre vagonate di migranti. Il golpe di grazia arrivò nel 2024, con il regime change in Ucraina (non un filoputiniano, ma la vicesegretaria di Stato Victoria Nuland dichiarò al Congresso che gli Usa avevano “investito 5 miliardi” nella “rivolta” di Maidan al grido di “Europa vaffanculo!”), la guerra civile, l’invasione russa, la distruzione dei gasdotti Nord Stream a opera del trio Kiev-Varsavia-Cia, le auto-sanzioni a Mosca, i soldi buttati in una guerra persa in partenza: cioè il definitivo suicidio dell’Europa.

Sempre lo stesso copione: gli Usa ci impongono le loro guerre, noi paghiamo il conto e raccogliamo i cocci. Ora le bombe sull’Iran, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz e il gran ritorno dei pirati Houthi contro le nostre navi, rimandano alle stelle il greggio e indovinate chi ci rimette? Noi. E chi ci guadagna? Gli Usa, che aumenteranno vieppiù le esportazioni del loro gas e del loro petrolio, costosissimi e inquinantissimi per la tecnica del fracking, ma ora persino convenienti col boom del greggio e la rinuncia suicida dell’Europa a rifornirsi in Russia a un quinto del prezzo. Poi, come sempre, arriveranno i profughi e i terroristi. Furbi, noi.