mercoledì 25 febbraio 2026

Robecchi

 

Le poesie e le rose. Eliminare tutto di Gaza: eppure resterà per secoli


di Alessandro Robecchi 

Pochissimi mezzi di informazione (tra quei pochissimi, questo giornale) hanno riportato la notizia secondo cui l’Unione europea avrebbe fortemente “consigliato” (praticamente un ordine) all’Autorità Nazionale Palestinese di riscrivere alcune pagine dei libri di scuola destinati agli studenti palestinesi in Cisgiordania. Non si potrà più né leggere, né studiare, né insegnare che a Gaza si coltivavano rose (sì, le rose di Gaza erano famose e vendute ovunque nel bacino del Mediterraneo) per esempio. Poi sono state cancellate alcune poesie palestinesi, è stato vietato di usare parole come “prigionieri”, “martiri”, “rifugiati”. Vietato scrivere che Gerusalemme è capitale palestinese. Il genocidio non basta, bisogna cancellare la memoria, i libri, le poesie. Assassinare decine di migliaia di civili, donne, bambini, incendiare campi profughi, fomentare la carestia, teorizzare lo sterminio, distruggere ospedali, scuole, moschee, non basta: bisogna rubare le parole, le poesie. L’Autorità Nazionale Palestinese avrebbe ubbidito, il che spiega perché piace tanto alle élite europee.

Nel primo venerdì di Ramadan, è stato vietato ai musulmani con meno di 55 anni di recarsi alla moschea di al Aqsa, a Gerusalemme. Il ministro del genocidio Ben-Gvir ha fatto la sua passeggiata nei dintorni, protetto dai suoi legionari. Il giorno dopo alcuni coloni hanno fatto irruzione nella moschea, protetti dalla polizia di Israele. Nel frattempo Israele ha bombardato di nuovo Gaza e il Libano, continua a detenere senza processo, senza accuse, senza difese, migliaia di prigionieri, che nessuno ha il coraggio di chiamare con il loro nome: ostaggi.

Il principale protettore del genocidio, finanziatore di Israele e sostenitore di quell’economia assistita e parassitaria, Donald Trump, ha avviato i lavori della grande operazione colonial-immobiliare che segnerà la soluzione finale del popolo palestinese e della sua terra, proprio mentre Israele approvava leggi e risoluzioni che di fatto certificano l’annessione della Cisgiordania, i peggiori del mondo partecipano alla festa, l’Europa “osserva”, Tajani “osserva”, i media tacciono, o mormorano in sordina, o sono distratti. Chi parla, chi resiste, chi denuncia, viene osteggiato in ogni modo, minacciato, intimidito, diffidato, intimorito. Esiste uno Stato al di sopra di ogni legge e diritto internazionale, accusato di genocidio, colpevole di orrendi crimini di guerra, che pratica l’apartheid, difeso, assistito e armato dalle élite mondiali, dai loro media asserviti, dai loro potenti ricattati, protetto in ogni modo da una poderosa scorta mediatica.

E nonostante questo, nonostante le pressioni, il clima omertoso, nonostante il linciaggio sistematico di chi difende le vittime e la complice comprensione per i carnefici, di solidarietà sottotraccia, di “hanno esagerato però…”, di sofismi complici… nonostante tutto questo, rimane nella gente, nella gente perbene, un senso di ribrezzo, di distacco, di non voler aver niente a che fare con una così mastodontica ingiustizia, con un così vergognoso crimine contro l’umanità. Non è resistenza politica, quasi mai, è davvero “resistenza umana”, è repulsione, è un “meditate che questo è stato”, per citare Primo Levi. Una cosa che resterà, che non può essere intimidita, né denunciata, né sbertucciata dai commentatori e dai negazionisti, dai minimizzatori, né processata. Si chiama “memoria”, serve a distinguersi da quelli che non ce l’hanno, a non essere complici, a vivere – da innocenti – meglio di loro.

Al gelo!



 

Verrà un giorno

 



Verrà un tempo in cui epistemologi, storici e politologi basiti si confronteranno così riguardo a questa era del Neroperdisempre:

“Ma come caxxo fu possibile che, nel 2026, il Presidente del Senato di allora si sperticò in un sermone a favore di un simil-comico nostalgico che faceva ridere analfabeti funzionali e che rinunciò alla sua performance ad un festival musicale perché attaccato per le sue idee misogine e sessiste? Come caxxo fu possibile?”

E rimarranno sbigottiti, affogando la loro ansia nell’alcol.

Nel marasma

 

Scudi di fine stagione


di Marco Travaglio 

A furia di inseguire la cronaca nera per vellicare la pancia della gente più disinformata e raccattare qualche voto, i nostri sgovernanti si sono infilati in un cul de sac da cui non riescono più a uscire. Ieri, per dire, hanno prorogato fino al 31 dicembre lo “scudo penale” per il personale sanitario, che non risponderà degli errori se non per dolo o colpa grave in situazioni di carenza di organico. In pratica, invece di fornire più personale agli ospedali, forniscono il salvacondotto ai pochi che ci lavorano se lo fanno male danneggiando la salute e la vita dei pazienti. Poi però capita che il caso del piccolo Domenico morto per il fallito trapianto del “cuore bruciato” invada per settimane i media del dolore, suscitando la giusta indignazione dell’opinione pubblica. E allora il governo dello scudo penale ai medici che sbagliano si trasforma da scudiere in giustiziere, ovviamente a parole, e intima ai magistrati di “fare giustizia”, ovviamente “senza sconti” (“senza scudi” sarebbe troppo). Quindi ora dobbiamo sperare che i magistrati trovino prove sufficienti per dimostrare che i sette sanitari indagati per omicidio colposo hanno agito per dolo o colpa grave, altrimenti costoro la faranno franca per legge. E poi tutti a insultare le toghe complici dei medici che sbagliano per colpa non grave (mentre lo scudo nasce proprio dalla presunzione opposta: che le toghe ce l’abbiano coi medici e tentino di incastrarli a prescindere).

Intanto il governo, dopo aver varato lo ”scudo penale” per gli agenti che sparano e aver difeso quello di Rogoredo che ha ucciso il pusher disarmato, ordina ai magistrati di condannarlo “senza sconti” (“senza scudi” sarebbe troppo). E viene condannato a 12 anni Massimo Adriatici, ex assessore alla Sicurezza di Voghera, che nel 2021 uccise un marocchino ubriaco che faceva casino in un bar. Processo con rito abbreviato e sconto di un terzo della pena, che altrimenti sarebbe stata di 18 anni, dopo che il giudice aveva imposto alla Procura di riformulare l’accusa dall’eccesso colposo di legittima difesa a quella molto più grave di omicidio volontario. Pochi minuti dopo il fatto, mentre i pm ricostruivano l’accaduto, Salvini aveva già emesso la sentenza senza neppure domandarsi perché l’assessore girasse armato di una Beretta calibro 22 carica: “Adriatici è una persona per bene aggredita. È stata legittima difesa. È partito un colpo che purtroppo ha ucciso un cittadino straniero che, secondo quanto trapela, è già noto per violenze, aggressioni, addirittura atti osceni in luogo pubblico”. Poi saltò fuori il filmato di una telecamera che immortalava Adriatici mentre pedinava la vittima disarmata prima di sparargli. Ora è allo studio uno scudo penale per gli imputati difesi da Salvini.