Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 23 gennaio 2026
L'Amaca
Il vero punto del dibattito
di Michele Serra
Oxfam è un'associazione internazionale di organizzazioni no profit che si occupa di studiare le diseguaglianze economiche a livello globale. Secondo l'ultimo rapporto Oxfam, l'uno per cento della popolazione mondiale (diciamo: i molto ricchi) possiede beni pari al triplo dell'intera ricchezza pubblica del pianeta. Scuole, ospedali, ferrovie, strade, infrastrutture, parchi, terreni, edifici pubblici, insomma i beni comuni: non valgono che un terzo del patrimonio privato dell'uno per cento degli esseri umani.
È un dato così eloquente, così soverchiante, così enormemente rappresentativo dell'attuale stato del mondo, che ci si domanda come si possa parlare d'altro. Oxfam spiega che, dal 1975 a oggi, la forbice tra beni privati e beni pubblici è costantemente aumentata, e continua ad allargarsi in modo esponenziale. Il capitalismo è in una fase ferocemente selettiva, e il mito liberista della ricaduta "a pioggia" della ricchezza (per contagio? per miracolo?) da poche mani a tante si è rivelato una fola consolatoria che i suoi fautori si guardano bene dall'ammettere.
Tutte le elucubrazioni, qualcuna anche divertente, sulla confusione post-ideologica e il conseguente appannarsi delle differenze tra destra e sinistra (se preferite: tra una visione rassegnatamente classista e una ostinatamente solidale della società), si sciolgono come neve al sole di fronte all'evidenza: tassare i miliardari è di sinistra, non tassarli è di destra. È anche possibile ipotizzare che se il dibattito politico tornasse a focalizzarsi su questo aspetto strutturale del nostro presente e del nostro futuro, sarebbe sicuramente meno noioso; e forse, addirittura, più partecipato.
Ben detto Marco!
Un padrone tira l’altro
La cosiddetta Ue aveva appena realizzato, con una ventina d’anni di ritardo, che non è più il caso di prendere ordini dagli Usa, quando a Davos è piovuto tal Zelensky, presidente scaduto di un Paese fallito che non fa parte dell’Ue né della Nato. Che all’Ucraina non devono nulla, però la riempiono di miliardi e di armi l’una dal 2022 e l’altra dal 2014. Il signorino, dopo quattro anni di questue e diktat in giro per il mondo senza mai un grazie, ha impartito nuovi ordini ai leader del continente di mezzo miliardo di abitanti che lo tiene in vita artificialmente rovinando la propria economia e lasciandosi distruggere i gasdotti e rubare centinaia di milioni dal regime di Kiev senza fare un plissé. Poi, appena incassato dall’Ue l’ennesimo assegno di 90 miliardi di “prestito” che mai restituirà, s’è lagnato perché voleva pure i 200 miliardi di asset russi, ma purtroppo “ha vinto Putin perché ha fermato l’Europa: ora dovete agire!”. In realtà Putin non ha fermato nulla: sono stati i governi europei più allarmati dall’illegalità della rapina, cioè dal rischio di dover pure rimborsare Mosca e mandare a catafascio i propri Paesi e il sistema Euro. Poi il mitomane ha spiegato all’Ue come deve comportarsi con Trump (“si illudono che cambi: non lo farà”), ma anche con Putin: “Trump in Venezuela ha arrestato Maduro che ora è in cella a New York. Ma Putin no”.
Quindi, siccome il pirata giallo-oro ha sequestrato il presidente di uno Stato sovrano, l’Ue dovrebbe organizzare un raid sul Cremlino, rapire Putin e rinchiuderlo nel carcere di Bruxelles o di Kiev per far contento lui. Che naturalmente sta “negoziando nella massima onestà per far finire la guerra”: vuole solo far rapire il nemico. Se no? Gli toccherà ripeterci che “l’Ue con Putin non ha volontà politica” (si è solo suicidata per sostituire il gas russo con quello Usa a prezzi quadrupli): “L’anno scorso qui a Davos ho concluso il mio discorso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno, nulla è cambiato e devo ripetere le stesse parole, come nel Giorno della marmotta”. Povera stella. Infine ha annunciato che oggi ad Abu Dhabi inizierà il trilaterale Usa-Russia-Ucraina, ovviamente senza l’Ue. In un mondo normale qualcuno si sarebbe alzato per dirgliene quattro: “Ma come ti permetti? Noi, per quanto scalcagnate, siamo 27 democrazie. Non mettiamo fuorilegge i partiti di opposizione e non andiamo in giro a fare attentati e omicidi come si usa dalle tue parti. Alla nostra difesa badiamo noi senza bisogno dei tuoi consigli. Tu piuttosto ringrazia che esistiamo, sennò non avresti neppure la benzina per venire a Davos”. Ma non s’è alzato nessuno. È l’evoluzione della specie. Anziché da Trump, prendiamo ordini da Zelensky: sì buana.
giovedì 22 gennaio 2026
Grande Tomaso!
Condivido interamente queste parole di Tomaso Montanari.
“Così nasce il mostruoso Board of Occupation (come lo ha ribattezzato Tristano Mariniello), con dentro il Boss dei Boss, il Boia di Gaza e tutti i suoi complici. Un plotone di esecuzione, un'orda di rapinatori, un collettivo di colonialisti assatanati.
E Giorgia Meloni si lamenta di non poterci entrare per "problemi costituzionali": sì, la Costituzione è sempre un problema per i fasci**i. E anche per i colonialisti, per i complici del genoci**o, per chi lavora contro l'umano nell'uomo.
Sia benedetta la Costituzione, che salva l'Italia da questa estrema vergogna. Per Gaza, per la nostra stessa dignità”.
Frizzantino
È stata un’esperienza nuova lavarsi stamani con l’acqua Ferrarelle, e ringrazio tra l’altro quell’idiota che ha forato il tubo durante uno scavo. Quel frizzantino alle gonadi renderà effervescente la giornata! Vamos!


