domenica 18 gennaio 2026

Domenica In

 


Pomeriggio domenicale con mia madre vuol dire “Domenica In”. Ho avuto quindi la s-fortuna di veder Mara e Cerno - a proposito: visto che è diventato direttore di quell’opuscolo comico che sfacciatamente si chiama Il Giornale, che ci fa sulla rete nazionale?- parlare dei problemi adolescenziali, partendo dal delitto della Spezia, con ospiti di tutto rispetto. Chissà perché, improvvisamente, mi è rimbombato in cervice un brano del grande Edoardo Bennato: “Dotti medici e sapienti” - chissà perché…

Mainstream

 


Da quando arrivarono a “salvarci” distribuendo cioccolata, gli americani ci hanno progressivamente imposto il loro mainstream, indirizzandoci nella cultura, nell’abbigliamento, nei gusti alimentari, perfino nell’idea stessa di libertà.

Grazie all’immensa turbina di immaginario hollywoodiano, per lustri abbiamo idealizzato gli indiani come i cattivi — probabilmente negli anni Sessanta le madri dicevano ai bambini: “vai a letto, sennò arriva Toro Seduto con l’accetta”.

Poi li abbiamo seguiti pedissequamente nelle loro scorribande d’invasione: i “balordi” si sono via via trasformati in vietcong, cubani, iracheni, afghani, libici, gazawi. E il loro mainstream si è sempre inglobato nel nostro — “vai a letto che sennò chiamo Saddam!” — mantenendoci pienamente nel nostro rassicurante status di proni babbei.

Oggi, con alla Casa Bianca un eclatante psicopatico, succeduto a un guerrafondaio rincoglionito travestito da democratico, la situazione è degenerata in una sottomissione ridicola, saltimbanchesca, fantozziana.

Un mainstream che nei prossimi secoli verrà studiato da storici sbigottiti.

Stiamo infatti normalizzando l’idea che, se all’Energumeno Biondo servono petrolio o minerali rari, possa decidere di arrestare un capo di Stato — certamente un dittatore, ma pur sempre un capo di Stato — oppure comprarsi un’isola ghiacciata perché funzionale ai suoi progetti.

Accettiamo persino l’ipotesi di un nuovo “ordine pubblico” affidato a squadracce di stampo nazista, tipo Gestapo, autorizzate a uccidere e sequestrare esseri umani in nome della democrazia — di sto cazzo.

E ci sottomettiamo alle intimidazioni economiche, allo spettro dei dazi brandito come una clava.

Quel malato di mente, osannato dal “nero per sempre” guidato dalla Caciotta Bionda, si è inoltre circondato di psicopatici ultratradizionalisti e maniaci ideologici — Rubio, Vance — che lo sostengono in tutto, usando la fede nel modo peggiore possibile.

Come non ricordare allora il Grande Inquisitore di Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, quando si rivolge a Dio dicendo:

“Tu ci disturbi. Noi abbiamo corretto la tua opera.”

E infine Gaza.

Quel non voler vedere — anzi, polverizzare — l’ecatombe di settantamila civili, tra cui moltissimi bambini. L’inverno nelle tende, la fame, la carestia.

Tutto oscurato dal diktat dello scellerato grande amico dell’assassino sionista.

Ora persino il progetto di “ricostruzione”, con lui al comando, seguito e coccolato da orchi privi di qualsiasi moralità, tra cui giganteggia il padre di tutte le carogne: Tony Blair.

Questa Europa flaccida, sottomessa e intenta ad armarsi per sudditanza contro un nemico in larga parte immaginario, contribuisce a rafforzare il mainstream di questo tempo insalubre e terribilmente pericoloso.

(Vai a letto, che sennò chiamo un bimbo di Gaza.)

Domandina

 



L'Amaca

 

Un ufficio stampa del Campo Largo 

di Michele Serra 

La lettera di Giuseppe Conte al Corriere della sera, nella quale spiega la posizione dei cinquestelle sull'Iran, avrebbe potuto essere controfirmata da Schlein. Nonché dalla grande maggioranza degli elettori di centrosinistra. Diceva (mi scuso per l'estrema sintesi): siamo contro gli ayatollah e al fianco dei ragazzi iraniani, ma consideriamo rovinosa la sola ipotesi di un intervento militare americano.

Nei giorni precedenti una lettura distratta, ma anche meno distratta, dei media italiani, non aveva dato questa impressione. Prevaleva un'idea di divisione quasi insanabile "a sinistra" a proposito dell'Iran. Certo, questa impressione era influenzata anche dall'astensione dei cinquestelle, in Senato, sulla mozione "bipartisan" dei partiti, che non includeva anche la contrarietà preventiva a un intervento armato americano. E non c'è dubbio che sulla questione gravano anche vecchie sclerosi della sinistra sedicente antagonista che dove vede nemici dell'America si entusiasma anche se si tratta di dittature assassine e di preti invasati.

Ma alla fine dei conti, e con due giorni di tempo per metterlo in chiaro, sulla questione Iran non c'erano voragini e barriere, a dividere l'opposizione. Quello che colpisce è la fatica enorme, spesso la goffaggine, con la quale l'opposizione comunica se stessa. Sarà anche colpa dei media, che sorvolano sulle divisioni (enormi) in politica estera dei partiti di governo e gradiscono indugiare su ogni increspatura interna all'opposizione. Ma visto che la situazione è questa, diventare un poco più scafati, più precisi e più puntuali nella comunicazione, non aiuterebbe? Come prova di campo largo, un ufficio-stampa largo, volendo anche clandestino, che provi a dare qualche buon consiglio?

Uh Oh!

 


“Casa riformista”, terrore di trump e degli ayatollah 

di Daniela Ranieri 

Premessa numero uno: chissà cosa aspetta la Fnsi a inserire l’ascolto di un comizio di Renzi tra i lavori usuranti, insieme a quelli in galleria, cava, miniera o ad alte temperature, come chiedemmo ai tempi del renzismo dannunziano; ieri eravamo un migliaio a seguire la diretta su X (un’ora e sette minuti che mai nessuno ci restituirà) e, al netto dei feticisti, si tratta di connazionali che vanno tutelati. Premessa due: visto l’Isee medio della sala da qualche centinaio di posti (le adunate oceaniche di Renzi ormai entrano agevolmente nei seminterrati degli eventi aziendali), pur innalzato dalla presenza dell’ultramilionario frontman, noi più che “Casa” Riformista avremmo chiamato la nascente (?) formazione politica quantomeno “Villa con piscina e 11 vani”, oppure, in omaggio alla presenza del sindaco Sala, “Grattacielo”, come quelli innalzati nei cortili di Milano e attenzionati dalla Procura.

Eccoci all’Assemblea nazionale di Casa Riformista, la nuova idea di Renzi per battere Meloni di cui intanto, per portarsi avanti, ha votato o sostenuto tutte le misure più controverse, da ultimo la separazione delle carriere a cui scommettiamo voterà Sì, anche se non lo dice per non vedersi contestato il ruolo di principale oppositore del governo sceltosi presumibilmente dopo che Meloni ha impedito per legge ai parlamentari di percepire compensi oltre i 100mila euro l’anno da Paesi extra-Ue. Davanti agli adepti fibrillanti, si toglie la giacca: “Elemento qualificante dell’Europa non è la democrazia: è la bellezza”, tu pensa, “quella delle cattedrali” eccetera. A che serve questa premessa? A dire una cosa di destra, confezionata però, come da tradizione, in un packaging progressista: “Noi dobbiamo rendere l’Europa forte”. La para-citazione è un non sequitur; l’oratore ritira fuori lo slogan autografo “un euro in sicurezza, un euro in cultura” che tanto progresso ha portato alla nazione quando c’era lui.

Segue breve storia dell’Iran: “Canfora, non il mio uomo di cultura preferito (povero professore, chissà come apprenderà la notizia, ndr) faceva notare che in Persia e non in Grecia è nata la democrazia”; da ciò, de plano, segue che “la minaccia esistenziale al pianeta non è arrivata dal climate change, né dall’Intelligenza artificiale, ma dall’estremismo islamico”, che “ha attaccato la bellezza”. Se vi preoccupano i gas serra, il riarmo europeo da 800 miliardi, la mania satolla e capricciosa di Trump, la guerra della Nato a Russia e Cina, svegliatevi: “Gli Ayatollah sono il male assoluto”. Nessun riferimento agli estremisti messianici di Israele, anzi: “Nessuno come Hamas ha ucciso tanti palestinesi” (gliel’avrà detto Carrai, l’amico in affari con primarie aziende israeliane). Indi sobilla le folle a un gesto eclatante: “Martedì andate all’ambasciata iraniana, portatevi le sigarette e bruciate la foto dell’Ayatollah Khamenei”, come ha fatto una ragazza in Canada in solidarietà agli iraniani perseguitati dal regime. “Date fuoco bene a quell’immagine, e noi vi seguiremo in diretta con Radio Leopolda!”, altro che polizia iraniana. Poi se vi arrestano mentre siete in vacanza a Teheran chiamate Bonifazi, ché vi fa liberare. A noi viene in mente la dottoranda di Leeds condannata a 34 anni di carcere per dei tweet critici contro il regime dell’Arabia Saudita dell’amabile Bin Salman, ma a lui no. Avrebbe fatto prima a dire “condanno fermamente tutti i regimi che non mi pagano”, ma la prolusione sarebbe durata troppo poco.

Invece dura tantissimo: “Noi abbiamo il dovere di costruire l’alternativa a Trump”, dice assurdamente, ma si ricorda che sta al 2% e si corregge: “Noi: la sinistra mondiale”, e che se ne senta parte è ancora più assurdo. Infine enuclea i 3 punti di programma. Il primo: “La cultura al centro”. Fosse mai stato al governo, avrebbe potuto mettercela lui, mannaggia. Poi chiarisce la sua idea di cultura: “A Milano sono arrivati un sacco di milionari, per una legge che abbiamo fatto noi (la flat tax di 100 mila euro, portata a 200 mila da Meloni, ndr). Milano è la città di chi vuol portare un sogno qui!”. I poveri, notoriamente senza sogni, restino a Gratosoglio. Secondo punto: la sicurezza. “Menomale che c’è uno come Piantedosi, uno dei migliori”, e abbiamo detto tutto. Il terzo riguarda lo spazio che pensa di avere (le famose praterie per il Centro vagheggiate dai giornali padronali) e per cui spera di potersi imbucare in qualche alleanza; infatti propone “un applauso a tutti i consiglieri che non sono stati eletti”, tra cui uno “che è tornato a fare il chirurgo, perché questa è Italia Viva!”: un partito col 2% i cui candidati devono trovarsi un altro lavoro, sempre che non siano remunerati dai petrostati del Golfo.

PS Solidarietà all’interprete in linguaggio dei segni che ha dovuto tradurre in gesti i calembour, le battute e le onomatopee (“zaac!”) di Renzi; infatti a tre quarti del discorso ha dovuto farsi dare il cambio da una collega.

Come dargli torto?

 

Indietro, marsch!


Alla manifestazione per gli iraniani repressi dal regime hanno partecipato Conte, Bonelli, Fratoianni e Schlein, cioè i leader accusati di non partecipare a manifestazioni per gli iraniani repressi dal regime, mentre quelli che li accusavano di non partecipare a manifestazioni per gli iraniani repressi dal regime non hanno partecipato. Comunque mi hanno convinto. Ora ne organizzo una anch’io. Sto già studiando lo slogan. Sarà: “Non si spara per strada sui cittadini disarmati”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con l’Ice di Trump che spara per strada sui cittadini disarmati. Meglio: “Non si arresta chi protesta o fa post sui social”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che ce l’abbia con Usa e Paesi Ue che arrestano chi protesta o fa post sui social e, se dice qualcosa di sgradito, gli chiudono il conto in banca. Meglio: “Sanzioniamo chi uccide migliaia di civili”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con Israele per i 70 mila civili sterminati senza sanzioni, mentre Teheran è sanzionato da 46 anni. Meglio: “Non si invadono e non si attaccano gli altri Paesi”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con Usa, Nato e Israele, che hanno il record mondiale di Paesi invasi e attaccati, mentre l’Iran è fermo a zero. Meglio: “Rovesciamo la dittatura per sostituirla con la democrazia”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con Trump che ha appena rovesciato la dittatura di Maduro per sostituirla con la dittatura della sua vice. Meglio: “Contro i governi illegittimi”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare ce io ce l’abbia con Trump che s’è proclamato presidente ad interim del Venezuela e vuole la Groenlandia “perché mi serve”.

Meglio: “Abbattiamo il regime che impicca la gente sulla forca”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che ce l’abbia con l’Arabia di Bin Salman, che oltre alla forca è usa segare a pezzi i giornalisti, e Renzi potrebbe aversene a male. Meglio: “Contro gli ayatollah che non pagano Renzi”. Anzi no: anche volendo, non potrebbero pagarlo per via della legge Meloni. Meglio: “Dopo Gaza, la Flotilla faccia rotta sull’Iran”. Anzi no: pare che l’Iran non affacci sul Mediterraneo, quindi bisognerebbe passare dal Canale di Suez, circumnavigare la Penisola Arabica e sbucare di lì, o paracadutare e carrucolare direttamente le barche sul Mar Caspio. Meglio: “Abbattiamo il regime che foraggia il terrorismo islamista”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con l’amico Qatar che finanzia Hamas o con la Siria di Al Jolani che, prima di diventare amico, cioè buono, stava in al Qaeda e nell’Isis. Meglio: “Il diritto internazionale vale fino a un certo punto”. Ecco, questo dovrebbe mettere d’accordo tutti. Però lì basta Tajani. Quasi quasi sto a casa.

sabato 17 gennaio 2026

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"Siamo una città con 20 mila stranieri su quasi 100 mila abitanti. Tutti lavorano, anche se vengono da mondi diversi. Ma è chiaro che l’uso dei coltelli arriva solo in certe etnie. Dobbiamo fare molto di più."

(Pierluigi Peracchini - Sindaco della Spezia)