martedì 6 gennaio 2026

Post paglia 4genn26

 

Certo, parlare oggi di buoni e cattivi è davvero difficile, visto che non si capisce più nulla né s’intravede qualcuno in grado di stare, soprattutto, dalla parte dei buoni.

Guardando, ad esempio, la stupenda puntata di Report del 4 gennaio, a un certo punto il colonnello dei carabinieri in pensione Michele Riccio afferma che il generale Mori, all’epoca, bloccò il possibile arresto di Provenzano, allora capo della mafia, perché non era il momento giusto: Provenzano a quel tempo, afferma Riccio, doveva ricompattare l'organizzazione malavitosa che serviva ad un nuovo referente politico. Alla domanda su quale fosse questa forza politica, il pensionato, senza tergiversare, risponde: «Forza Italia».

Ma il meglio della dicotomia buoni/cattivi viene sicuramente dalla vicenda Maduro. Solo gli stronzi e il 35% di analfabeti funzionali presenti nel Paese possono pensare che i famigerati comunisti ululino alla luna per difendere il despota venezuelano. Nessuno mette in dubbio che Maduro sia un dittatore. Il problema è più grande, molto più grande e grave: il diritto internazionale, l’incertezza cioè che vi siano ancora baluardi, totem invalicabili di diritto, capaci di fermare l’improvvida smania di potere di tanti decerebrati al comando.

L’ONU, da lustri, è ormai un baraccone circense, quasi inascoltato da tutti. La mefitica contemporaneità di balordi al potere sta inficiando le pietre miliari della convivenza civile. Se uno, al mattino, si sveglia e decide di rapire un capo di Stato e di portarlo ammanettato davanti a un proprio tribunale per giudicarlo, ciò significa che a breve riapriranno i saloon e, tra bevute di whisky e pulizia dei tamburi delle pistole, rivivremo i famosi duelli a mezzodì tra pistoleri infoiati.

La fanciullesca smania di acquisizione di terre e Stati del platealmente psicopatico americano è la prova del nove di quanto sopra: tutto è permesso, tra i brindisi delle borse mondiali. Scordiamoci il livellamento delle disparità sociali, la ricerca di fonti energetiche alternative, il rispetto degli ultimi. La corsa è inarrestabile, smisurata e senza futuro. A breve, temo, lo schianto.

Firmate!

 Firmare e votare per noi 

di Marco Travaglio 

La raccolta di firme per il referendum sulla separazione dei magistrati e lo sdoppiamento del Csm (che anzi si fa in tre con l’Alta Corte disciplinare) è giunta a quota 230 mila in due settimane. Ma bisogna continuare a firmare, perché per il traguardo del mezzo milione c’è tempo sino a fine gennaio. Intanto la propaganda del Sì sta eguagliando i record ballistici della schiforma Renzi-Boschi-Verdini del 2016, quando tentarono di farci credere che il Sì avrebbe garantito cure migliori contro il cancro. Ora ilmantra è che, separando le carriere, non avremo più un “caso Tortora”. E il guaio è che lo raccontano anche i congiunti del presentatore. Enzo Tortora, accusato da alcuni pentiti, fu indagato e arrestato nel 1983 per associazione camorristica e traffico di cocaina in un’indagine affidata col vecchio Codice da due pm antimafia di Napoli (requirenti) a un giudice istruttore (giudicante). Dopo 7 mesi di custodia cautelare, ottenne i domiciliari. Nel 1984 fu eletto eurodeputato con i Radicali, uscì di prigione grazie all’immunità e nel 1985 affrontò da libero il maxiprocesso alla Nuova Camorra Organizzata. Condannato dal Tribunale a 10 anni nel 1985, si dimise dal Parlamento europeo e tornò ai domiciliari. Nel 1986 fu assolto in appello e nel 1987 la Cassazione confermò la sentenza in via definitiva.

Se le carriere fossero state separate e fosse vero che i magistrati si danno ragione a vicenda perché appartengono alla stessa “famiglia”, i giudici di appello e di Cassazione mai avrebbero osato contraddire il collega giudice istruttore che aveva arrestato e rinviato a giudizio Tortora; e men che meno i tre colleghi giudici di primo grado che l’avevano condannato. Seguendo la “logica” dei separatisti, il presentatore sarebbe stato condannato anche in secondo e terzo grado. Spacciato da Meloni, Tajani&C. per uno spot al Sì, il caso Tortora è un formidabile spot al No. Anche perché la “riforma” sfigura la mentalità dei pm. Oggi i futuri pm e giudici vengono educati dopo la laurea alla “cultura della giurisdizione” (dire giustizia), cioè alla ricerca della verità processuale senza pregiudizi favorevoli o sfavorevoli, né timori di ripercussioni, né ansie di “risultato” o di “vittoria”: cioè con equilibrio e imparzialità. Possono sbagliare, come tutti gli umani. Ma il sistema, con i suoi tanti (troppi) gradi e fasi di giudizio, fa il possibile per correggere gli errori. Se i pm fossero sganciati dai giudici e dunque dalla cultura della verità e dell’imparzialità e si autogestissero in un Csm tutto per loro, diventerebbero molto meno equilibrati, più “accaniti” e attenti al “risultato”, senza andare tanto per il sottile. E gli errori, anziché ridursi, aumenterebbero. La riforma Nordio non è contro i magistrati: è contro tutti noi cittadini.

L'Amaca

 Bullo grande e bullo piccolo 

di Michele Serra 

Chi non sa cosa diavolo dire (von der Leyen, per esempio) fa dichiarazioni edificanti quanto vaghe, tipo “siamo al fianco dei venezuelani”. Che non vuole dire niente, ma purtroppo in politica nessuno pensa mai che un decoroso silenzio, quando non si sa che pesci pigliare, vale molto di più di un balbettio pilatesco. Certo, non è facile prendere posizione su quello che sembra più un titolo di cronaca nera che una pagina di politica internazionale: “Caudillo in declino rapito nella notte, nella sua camera da letto, da un commando di stranieri armati fino ai denti”. Ma impressiona assai constatare come anche un sacco di begli spiriti democratici non abbiano trovato nulla da ridire su un atto così platealmente illegale, arbitrario e violento. Almeno per salvare la forma. Ma, come già detto ormai infinite volte negli ultimi tempi, la forma è data ormai per spacciata: perché mai, dunque, tentare di salvarla? E poi Maduro era un tirannello, al potere grazie a brogli e prepotenze, amico degli ayatollah, di Putin, dei poveri cubani (allo stremo perfino più dei venezuelani), ne consegue che bisogna essere felici della sua caduta e non farsi troppe domande su ragioni e metodo della detronizzazione.Esiste un fondamentalismo occidentale che pensa in modo occidentale solo quando si tratta di fare le pulci a chi non ha molta pratica di democrazia e di diritti. Quando poi si tratta di menare le mani, però, democrazia e diritti diventano un impiccio. La trave negli occhi altrui diventa una pagliuzza negli occhi dei “nostri”. Ma le travi sono travi, e una politica di sopraffazione coloniale rimane odiosa, e antidemocratica, anche quando un bullo grande annienta un bullo piccolo.

lunedì 5 gennaio 2026

Probabilmente

 



Ah ma allora?

 



Dai!


 

E mettetegli la feluca in testa una buona volta! Internatelo!

Concordo pienamente

 

Su Facebook il pensiero di Lorenzo Tosa dice tutto. Perfettamente.

Non so voi, ma io mi sarei rotto abbastanza le gonadi - per usare un francesismo - di tutto quel destrume che da due giorni inneggia a Trump e attacca chiunque a sinistra non si allinei al clima di giubilo generale.
Così ho deciso di rispondere una volta per tutte a tutte le sciocchezze sesquipedali che ho letto e sentito nelle ultime 36 ore.
Perché davvero non se ne può più di tanta ignoranza e tale ipocrisia tutta insieme.
Pronti? Via.
“Dopo aver marciato per Gaza, adesso la sinistra scenderà in piazza per difendere Maduro…”
No, gentili analfabeti funzionali. Nessuno sano di mente scenderà in piazza per difendere Maduro, che considero (e così il 99% della sinistra) un criminale e dittatore da prima che la stragrande maggioranza di voi ne conoscesse anche solo il nome o sapesse collocare il Venezuela su una cartina geografica. Ma conosco abbastanza le basi del diritto internazionale da sapere che non spetta né a Trump né a nessuno Stato estero bombardare città, rovesciare regimi e sequestrare Presidenti. E in tutto questo - già che ci siamo - non c’è nulla né di “legittimo” né men che meno di “difensivo”.
Per le responsabilità politiche e penali esiste una cosina chiamata comunità internazionale e tribunali penali sovranazionali.
Esatto, quegli stessi tribunali che la destra calpesta e umilia un giorno sì e l’altro pure.
“E allora come mai la gente in Venezuela festeggia? Eh, eh?”
Festeggia perché in larga parte non sopportava più l’orribile regime di Maduro, come in qualunque Paese l’opposizione interna festeggerebbe la fine di un sistema politico sgradito. Ma questo non rende né Trump un eroe - semmai quello è un effetto collaterale - né il golpe americano politicamente e giuridicamente accettabile.
Apre solo la strada a un mondo in cui vige la legge del più forte e chiunque un domani potrà fare lo stesso ovunque riterrà di averne un tornaconto politico ed economico, a cominciare dagli stessi Usa in Groenlandia, la Cina a Taiwan e Israele in Palestina (ah no, quello succede già da 50 anni…)
“Eh ma Maduro è stato arrestato per narcotraffico…”
Tanto per cominciare, Maduro non è stato ‘arrestato”, è stato sequestrato.
E l’ultima cosa che interessa a Trump è combattere il narcotraffico (con cui, sia chiaro, Maduro ha dei legami), non a caso appena un mese fa il nuovo boss mondiale ha gentilmente graziato Juan Orlando Hernández, ex presidente dell'Honduras condannato negli Stati Uniti a 45 anni per aver controllato quello che era a tutti gli effetti un narcostato. Ma Trump allora, casualmente, non ebbe nulla da eccepire.
E ancora scrivono convinti di dire qualcosa di intelligente:
“Ma qualcuno crede davvero al diritto internazionale? Mentre voi state lì a parlare di diritto, Trump ha agito e liberato il Venezuela”.
Gulp!
Trump non ha liberato proprio nulla. Ha semplicemente rovesciato un regime a lui scomodo per sostituirlo con uno a lui comodissimo, ovvero quel genere di regime che gli permetterà di mettere le mani indisturbato sul 18% del petrolio mondiale. Alla faccia dell’eroe…
E no, su questo avete ragione, non è nulla di particolarmente nuovo: è quello che gli Stati Uniti fanno da 80 anni in America Latina, in Medio oriente e nel Sud Est asiatico (qui è andata un po’ meno bene) senza che nessuno battesse ciglio. Trump lo fa solo in modo molto più aggressivo, delirante e alla luce del sole. Autoproclamandosi pure “pacifista” per gli stolti che ancora ci credono.
“Se gli Stati Uniti non avessero fatto lo stesso con Hitler oggi parleremmo tedesco”.
Come se il nazifascismo, in particolare dal 1943 in poi, possa essere anche solo lontanamente paragonato per impatto, minaccia, brutalità, orrore, enormità storica al Venezuela di Maduro. Roba da matti.
Senza contare che a dirlo sono spesso gli eredi in linea diretta di chi stava orgogliosamente dall’altra parte degli americani. E se fosse stato per loro, di Hitler avremmo pure i monumenti…
Mi sembra sia tutto, per ora.
Adesso, gentili meloniani, leghisti, trumpiani, trumpini, cheerleader, se volete fare la grazia di aprire anche solo per sbaglio un Bignami di scienze politiche, diplomatiche, diritto internazionale, almeno ci risparmiate la vostra crassa, conclamata, intollerabile ignoranza. Perché costa a noi tempo e fatica smontarla.
E ha un prezzo incalcolabile, insostenibile, per la democrazia.
Grazie.