venerdì 31 ottobre 2025

Jens-Christian Wagner apre la botola

 

Jean - Christian Wagner è colui che oggi apre la botola dell'inverosimile, della disfatta completa di chiunque abbia tentato in passato, di non perdere memoria e dignità del genere umano. 

Wagner è il direttore del memoriale del lager di Buchenwald ed assiste a quello che nessun normodotato vorrebbe mai credere: l'imbarbarimento dei cosiddetti visitatori del memoriale, per di più giovani. 

Già la ministra - ciao core - Roccella aveva definito queste visite ai luoghi terribili della vergogna umana dei campi di concentramento, come delle gite, confermando appieno la sua immensa idiozia. 

Ora il direttore ci dice che alcuni ragazzi appiccicano adesivi con la svastica, all'ingresso urlano "Heil Hitler" e "Sieg Heil" e la cosa più incredibile e che qualcuno di loro si infilano nei forni crematori fotografandosi a vicenda! 

E l'Afd, il partito pseudo nazista tedesco che sta mietendo consensi, appoggia queste bravate e anch'esso definisce gite le visite dei giovani al mausoleo della vergogna, come la cretina nostrana. 

Siamo quindi al capolinea. Se i giovani denigrano e irridono luoghi che dovrebbero invece far riflettere, vuol dire che nessuno, né famiglie né scuola, li sta formando decentemente. 

Questa umanità, questi giovani che scherzano sul baratro di tutti noi, è segno che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto, che il tempo odierno è un mix micidiale di ignoranza e demenza sociale. 

Han voglia di sbraitare alla luna! Chi doveva vigilare si è lascito intorpidire come un fesso. Chi doveva combattere la stupidità comune si è lasciato avvinghiare da questo rigurgito mondiale bramante la violenza, il razzismo, la superiorità della razza. 

I morti dei forni attoniti e basiti guarderanno increduli a questa recrudescenza del Male!  

Apache salvo!

 


Di che meravigliarsi se Apache è salvo e il suo processo sarà archiviato? 

Di nulla: fermo restando la fiducia nella magistratura, il cognome di Apache è La Russa e quindi... e quindi nulla. 

Emerge il silenzio attorno alla vicenda, rotto solo dalle parole della giovine accalappiata da Apache ed amico. La poveretta ha dichiarato che "archiviare La Russa è contro la mia dignità di donna." Ma che ci vuoi fare cara amica? 

Il giudice per le indagini preliminari Rossana Mongiardo nella motivazione dice che “nel caso di specie, non vi è la prova che gli indagati avessero effettivamente percepito la presunta invalidità del consenso agli atti sessuali prestato dalla persona offesa”

Ah ecco! 

Ed aggiunge: E questo nonostante “la condotta degli indagati” sia risultata “censurabile, superficiale e volgare sotto diversi profili”. 

Ed infine riguardo ai 4 video: “Pur non potendo concludere con la medesima certezza mostrata dal pm che la persona offesa abbia preso parte agli atti sessuali con piena cognizione di causa, deve tuttavia osservare, anche nell’ottica del principio del favor rei, come tali video non rappresentino in maniera inequivoca una coercizione da parte degli indagati nello svolgimento dei rapporti sessuali con i medesimi”

E così nessun processo per Apache e l'amico, per Leonardo Apache La Russa. 

La Russa 

La Russa 

Prosit! 

Quindi

 


Pino e Superciuk!

 

L’occhio di Nordio per i “cold case”
DI PINO CORRIAS
A Carlo Nordio, ministro di Giustizia, non fa difetto la grazia del tempismo. Aveva appena finito di spararla grossa sui Cold Case da lasciare andare al loro indistinto destino, che gliene hanno risolto uno sotto al naso, nel suo Veneto dove crebbero lui e la sua carriera di magistrato d’alto profilo.
Un delitto doppio e da prima pagina, madre e figlia uccise a martellate sulla spiaggia libera di Rosolina Mare, provincia di Rovigo, il 29 giugno 1998, dentro al loro chiosco, probabilmente per rapina.
“Ogni tanto bisogna avere il coraggio di arrendersi e lasciare la verità agli storici”, aveva appena finito di dire il signor ministro, riferendosi all’omicidio di Garlasco che dopo 18 anni è finito nel labirinto delle impronte vere, finte, presunte e delle chiacchiere a vanvera. Intendendo per estensione i tanti “Casi Freddi” che galleggiano talmente a lungo senza verità che dopo un po’ vengono a noia.
Peccato che a Rovigo ne abbiano appena risolto uno più antico ancora, grazie alla corrispondenza tra il Dna repertato allora su un mozzicone di sigaretta trovato nell’auto abbandonata dai rapinatori e una tale Karel Dusek che soggiornava fino a ieri in un carcere della Repubblica Ceca. “Risolto dopo 27 anni il delitto dei Casoni”, titolavano i giornali locali, raccontando che il presunto colpevole, in quei giorni d’altro secolo, lavorava come lavapiatti nel chiosco delle vittime. Non c’erano abbastanza prove allora. Ce ne sono oggi, confermate dalla banca dati nazionale del Dna nata in Italia nel 2016.
I delitti di sangue non vanno mai in prescrizione, prescrivono i manuali del primo anno di Giurisprudenza e l’ex magistrato dovrebbe non averlo dimenticato a dispetto del cinismo ministeriale che considera i principi e le norme del Diritto sottomesse alla Ragion di Stato, come nel fangoso caso Almasri. Ma sì, chiudiamo, pazienza per le vittime, i familiari, le carte, il dovere, la giustizia, la memoria: versamene un altro, Sam, e poi andiamocene a dormire.

La Cattiveria

 



Lo fate felice!

 



Già, a che serve?

 

Che cosa separano
DI MARCO TRAVAGLIO
Oggi il Fatto riprende la battaglia in difesa della Costituzione contro l’ennesima schiforma che la stravolge in peggio: la separazione delle carriere e dei Csm fra giudici e pm e l’esproprio del potere disciplinare affidato a una ridicola Alta Corte (unica per giudici e pm). È una battaglia, quella per il No al referendum, cruciale e sacrosanta, che va combattuta a prescindere dalle chance di vittoria. Peraltro anche il No alla schiforma B.-Calderoli del 2006 e alla Renzi-Boschi-Verdini del 2016 era dato perdente in partenza, e poi stravinse. Speriamo di portare fortuna anche contro la Gelli-Craxi-B.-Nordio-Meloni.
Oggi, grazie ai Padri Costituenti (quelli veri del 1946), l’assetto costituzionale della magistratura è un modello per il mondo intero. Pm e giudice fanno parte della stessa carriera, con la stessa formazione e lo stesso concorso, perché devono perseguire entrambi la verità processuale: il pm la cerca, il giudice la accerta. Perciò devono essere entrambi imparziali e quindi indipendenti da ogni altro potere. Il pm non è l’accusatore, cioè l’avvocato delle forze di polizia: ricevuta una denuncia o una notizia di reato, è obbligato a esaminarla per accertare se ha ragione l’indiziato o il denunciante. Deve cercare tutti gli indizi senza nasconderne nessuno, altrimenti commette reato (rifiuto di atti d’ufficio) e illecito disciplinare. Nulla a che vedere con l’avvocato, che tira l’acqua al mulino del cliente che lo sceglie e lo paga: il difensore deve far assolvere il cliente e mai gli verrà in mente di rivelare fatti a suo carico, altrimenti commette reato (infedele patrocinio) e illecito disciplinare. Il pm persegue la verità per conto della collettività, il difensore l’interesse del suo assistito. Due figure fondamentali in uno Stato di diritto, ma impossibili da paragonare. Perciò il Consiglio d’Europa dal 2000 raccomanda agli Stati di “consentire a una stessa persona di svolgere successivamente le funzioni di pubblico ministero e quelle di giudice”: è il modello italiano che l’Italia getta a mare. È ovvio a tutti che un pm e un giudice con la stesa cultura della verità e dell’imparzialità sono la miglior garanzia per tutti: sia per le vittime dei reati sia per gli indagati. Purtroppo quel passaggio è già oggi ostacolato dalle leggi Castelli-Mastella del 2006 e Cartabia del 2021: infatti ogni anno solo lo 0,2% dei magistrati cambia funzione. Quindi non è per questo scopo inutile che le destre investono tante energie. Né per lasciare indipendente una casta di 2.250 pm sganciati dalla cultura del giudice, cioè di accusatori assatanati e “giustizialisti”. È per poterli mettere al guinzaglio del governo. Che deciderà contro chi scatenarli e chi salvare. Le vittime della schiforma non saranno i magistrati, ma noi cittadini.