domenica 31 agosto 2025

Orgoglioso

 

Orgoglioso del mio capoluogo di regione! 




Salpa la speranza


 

La partenza di Global Samud Flotilla per Gaza stride fortemente con la becera figuraccia dei cosiddetti ministri degli Esteri europei, i quali, colpiti dall’ormai non più raro virus della Tajanite, il cui portatore sano per eccellenza è il nostro rappresentante della politica estera, si sono riuniti per non decidere, al solito, una beneamata ceppa di caxxo, come se una presa di posizione davanti ad un genocidio, rappresentasse una forzatura all’inesistente politica di Bruxelles, tutta protesa ad acquistare armi dal Biondone Psicopatico. 

Un’Europa che non rappresenta più i sani di mente, un parlamento europeo che andrebbe smantellato tanto evidente è la sua incapacità a perseguire moralmente la verità. 

Questo silenzio vergognoso di fascisti e neoliberisti che ancora credono alla favola che Israele sia una democrazia da difendere - estikazzi!- questo voltarsi dall’altra parte mentre migliaia di bambini muoiono di fame, dovrebbe scatenare proteste di piazza simili a quelle che normodotati israeliani hanno compiuto a Tel Aviv, contro quell’assassino nauseabondo che sta compiendo un genocidio coadiuvato da quell’altro imbecille fanfarone da cui ancora dipendiamo, come la nostrana biondina sta dimostrando da sempre. Per fortuna qualcosa si muove, la Flotilla sta salpando, Genova è tornata rotore del senso di appartenenza ad un mondo libero e giusto, vaccino contro la Tajanite, da debellare celermente.

Nomina pazzesca!

 



Neoliberismo distruttore

 

La Milano dei finti sinistri patria dei ricchi magnati
DI DANIELA RANIERI
L’avevamo intuito anche noi coi nostri miseri mezzi, ma adesso che una dettagliata inchiesta del Financial Times spiattella con numeri e dati la notizia che Milano attrae i super-ricchi del mondo mentre espelle il ceto medio e tanto più – scusate le volgarità eventuali – i residenti poveri, non possiamo che prenderne atto: la già “capitale morale” d’Italia, Mecca del business, della moda e della pubblicità è diventata la residenza di campagna dei magnati della finanza e dell’impresa, che a Milano scialano in divertimenti e beni di lusso, quindi la capitale, semmai, della sciabolata alla bottiglia di champagne nelle feste private, che si tengono preferibilmente in luoghi pubblici noleggiati, se non proprio acquistati, dai ricchi in ragione del più persuasivo degli strumenti, ossia il denaro. Ma va’? E chi se lo sarebbe mai aspettato.
Purtroppo il quotidiano economico britannico rivela anche il motivo di questa speciale attrattività meneghina: bello il Duomo, bella Piazza Affari, bella la rinomata cucina milanese, bello bello bello tutto; ma tira più la flat tax che un carro di buoi. La flat tax è quella cosa che piace tanto ai liberisti di destra e di asserita sinistra, quindi a Salvini, alla Meloni e naturalmente a Renzi, che fu il primo a introdurre il sistema fiscale, perfezionato dall’attuale governo di finta destra sociale, grazie al quale i ricconi pagano solo 200 mila euro fissi di tasse anche con patrimoni siderali, quando le tasse di un operaio o un dipendente pubblico superano un terzo del salario tra trattenute e imposte varie. Una misura che negli ultimi anni è andata di pari passo coi vari condoni, rientri di capitali sociali (un’idea di Renzi per cui dovevamo ringraziare gli agiati evasori che ci facevano la cortesia di riportare il malloppo dentro i nostri confini pagando una bazzecola di multa), rottamazioni delle cartelle (“Cucù, Equitalia non c’è più”: sempre Renzi), concordati fiscali (ossia fregature per chi paga le tasse), concordati preventivi (quello targato Meloni è fichissimo: siccome si dà per scontato che la metà degli italiani evade le tasse, si offre ai non-contribuenti, autonomi e imprese, la possibilità di pagare un forfait, a scommessa su quanto guadagneranno il prossimo anno; fa nulla se aderiscono solo quelli che già sanno di dover pagare di più del forfait; e comunque è stato un flop e non hanno aderito manco quelli).
Ora, Milano, con le sue Lamborghini, i suoi “giardini segreti”, i suoi “boschi verticali”, i suoi bei costruttori che pagano consulenze ai commissari chiamati dal sindaco a decidere sulla fattibilità delle opere, è il prototipo di ciò in cui si mira a trasformare gli altri capoluoghi d’Italia: club esclusivi per individui baciati dalla fortuna, circondati da periferie prive di servizi e abitate da straccioni che costituiscono la forza lavoro necessaria alle aziende che li sottopagano affinché i benestanti possano continuare a benestare. È il “modello Milano”, appunto, amato e scientemente perseguito da destra e finta sinistra. Se non ricordiamo male, infatti, negli ultimi 15 anni è stata proprio la cosiddetta sinistra, nelle persone di Giuliano Pisapia (2011-2016) e Beppe Sala (dal 2016 a oggi), ad amministrare e forgiare Milano sulla base dei valori di competitività ed esclusività, di charme da venderci all’estero a dispetto di un’idea di città europea accessibile a cittadini di tutte le fasce di reddito; una Montecarlo di ringhiera, piena di grattacieli e di banche, disponibile al sacco dei lanzichenecchi del quattrino. Per i giornali padronali, naturalmente, questi due sindaci sarebbero stati i “federatori” ideali del centrosinistra nazionale: accidenti, siamo ancora in tempo?
Ad accomunare gli ex (?) fascisti e i neoliberisti asseriti di sinistra è la sistematica e crassa violazione (con tentato scasso) della Costituzione, laddove stabilisce che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” e “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Col piffero: andatelo a dire ai neo-milanesi Richard Gnodde (vicepresidente di Goldman Sachs), Nassef Sawiris (magnate egiziano), Rolly van Rappard (cofondatore del fondo Cvc Capital), attirati a Milano dai prezzi stellari a cui è schizzato il capitale immobiliare, ormai per i ricchi più redditizio, secondo il FT, di quello di Londra, storicamente non proprio alla portata di tutte le tasche.
Ciò a dimostrazione di quello che scriviamo da tempo, cioè che le politiche di destra escludenti e classiste non sono un rigurgito fascista, ma lo stadio terminale del neoliberismo attuato per benino dalla cosiddetta sinistra. (Ieri sul Corriere, giornale della borghesia italiana, Graziano Delrio indicava la causa dell’incapacità del centrosinistra di percepire i bisogni del popolo: “Il Pd guarda fisso solo a sinistra”. Eh sì, dev’essere questo il problema).

Poveri noi!

 

Scioglietevi e sparite
DI MARCO TRAVAGLIO
Si spera vivamente che il vertice dei ministri degli Esteri fallito ieri a Copenaghen secondo le migliori aspettative sia l’ultimo, prima dello scioglimento di quel carrello di molluschi bolliti che si fa chiamare Unione europea. Proseguire con l’accanimento terapeutico sarebbe non solo inutile, ma anche dannoso. Con quel che succede a Gaza e in Ucraina, qualunque persona normale avrebbe proposto soluzioni concrete e drastiche. E costretto gli altri a restare riuniti sine die, anche per un mese intero, fino a un’intesa degna della drammaticità della situazione. Sull’Ucraina si trattava di prendere atto della sconfitta sul campo e del fallimento della linea per la guerra a oltranza fino all’ultimo ucraino a suon di armi a Kiev e sanzioni a Mosca e di invertire la rotta di 180 gradi, condizionando ulteriori aiuti all’accettazione di un compromesso territoriale con la Russia che metta fine al suicidio assistito del Paese. Su Gaza si trattava di varare le prime sanzioni commerciali e il primo embargo sulle armi a Israele: roba che, se fa il solletico alla nazione più grande del mondo, può seriamente impensierirne una piccolissima ed economicamente fragile.
Invece i 27 invertebrati hanno scelto la via opposta: perseverare nelle politiche fallimentari sulla guerra russo-ucraina e voltarsi dall’altra parte sullo sterminio israeliano a Gaza, riuscendo a dividersi e a fallire persino sulla farsa delle sanzioni ai coloni violenti (non certo allo Stato di Israele). La scusa escogitata dall’imbarazzante Kallas per l’ennesimo nulla di fatto su Gaza è che purtroppo l’Ungheria si oppone alle sanzioni e blocca tutti gli altri: peccato che il cattivone Orbán si opponga anche a quelle anti-Russia, il che non ha impedito all’Ue di varare 18 pacchetti e di annunciare il 19°. Orbán è uno specchietto per le allodole per distrarre l’attenzione dall’ignavia generale e rendere l’Ue ancor più antidemocratica abolendo il voto all’unanimità. Anche la Germania è contraria alle sanzioni (Merz è quello che “Netanyahu fa il lavoro sporco per tutti noi”). E comunque nessuno impedisce agli Stati di adottarle in casa propria, autonomamente, anche se altri non sono d’accordo. Se si muovessero i Paesi maggiori – Germania, Italia, Francia, Spagna, Polonia – farebbero a Netanyahu molto più male di tutti gli altri insieme. Contro la Russia l’hanno fatto inventandosi i Volenterosi. E sullo sterminio di Gaza dove sono i Volenterosi? Perciò conviene che l’Ue si sciolga, o lasci perdere la politica estera e torni alle faccende finanziarie e agli altri passatempi dei tempi d’oro, tipo misurare piselli e cetrioli: per togliere i due classici alibi agli Stati che non fanno nulla se non danni (“Ce lo chiede l’Europa”, “L’Europa è divisa”) e costringerli a fare finalmente qualcosa di utile.

L'Amaca

 

Il Maradona dei faziosi
di MICHELE SERRA
L’ex senatore Simone Pillon è già da tempo un pezzo pregiato della galleria leghista. Non un ordinario fanatico, come ce ne sono tanti; un vero e proprio virtuoso del fanatismo, un Maradona della faziosità, un Einstein del pregiudizio.
Ma forse l’avevamo sottovalutato. Non avevamo capito fino a che punto poteva arrivare il suo talento: Pillon ha superato se stesso. Indignato per la chiusura della non seguitissima trasmissione radiofonica di Marcello Foa, sul suo ribollente account Pillon ha attributo la «brutale chiusura della garbata trasmissione ai comunisti, che ancora comandano in Rai». Il fatto che «i comunisti», nickname che Pillon attribuisce a capocchia a chiunque non gli garbi, non solo non comandino in Rai, ma neppure abbiano mai comandato, per Pillon è irrilevante. Sono cose che possono interessare, al massimo, le persone pedanti che ritengono importanti i fatti, perfino più importanti degli evviva e degli abbasso.
Ma ecco — smacco supremo — che la stessa vittima della obbrobriosa censura, Marcello Foa, sente il dovere di rispondere così: «Grazie Simone, però questa volta la sinistra non c’entra. Ha fatto tutto il centrodestra».
Devo confessare che raramente mi sono divertito tanto (forse quando ho visto Un pesce di nome Wanda). Siamo di fronte a un caso inedito, forse irripetibile. È l’infortunato in persona a rassicurare il suo esagitato soccorritore: grazie, sei molto gentile a preoccuparti per me, ma non sono stato picchiato dalle bande nemiche. Mi sono fatto male da solo, sgambettato dai miei e dai tuoi amici.
Non si sa cosa aggiungere. Se non che, di qui in poi, seguiremo le esternazioni di Pillon con crescente ammirazione. Nella speranza che sia in grado di tollerare anche fan comunisti.

sabato 30 agosto 2025

Mi perdoni!

 


Santità, perdoni l'ardire, ma l'udienza concessa ieri all'Idiota del Ponte, scusi il francesismo, a mio parere non è stata un'azione tra le migliori, per una serie di ragioni che le vorrei trasmettere: 

quel politico leghista che non nomino neppure era da una decina d'anni che tentava di essere ricevuto dal Papa, e il suo predecessore non glielo concesse mai, probabilmente perché aveva ben capito con chi aveva a che fare. 

Delle foto assieme a Sua Santità ne farà motivo di becera propaganda, illudendosi di essere un politico serio, giusto ed illuminato, praticamente l'opposto di quello che in realtà è. 

Se legge i suoi pensieri - ciao core! - vedrà tanta arroganza, razzismo, incompetenza, pusillanimità infinita. Agisce e sproloquia solo per rimanere in tolda, visto che non ha mai combinato un emerito ca... ehm ... una beata seg... ehm... insomma: non ha mai lavorato in vita sua. 

E' poco scaltro, agisce d'impulso e il più delle volte combina disastri. Infine è supportato da rozzi ed insalubri personaggi che non hanno altro da ricercare se non l'appagamento personale. 

Per questo Santità, non sono d'accordo riguardo all'udienza concessagli, sempre premettendo che sicuramente lei, mosso da carità cristiana, ha visto in lui un fratello d'accogliere. Come abbia fatto rimane per me mistero. 

La saluto cordialmente.