sabato 30 agosto 2025

Analisi

 

La tela di Penelope
DI MARCO TRAVAGLIO
La Russia continua ad attaccare e ad avanzare in Ucraina. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. L’unica cosa che stupisce è lo stupore. Da tre anni e mezzo, per l’Occidente, la scelta è sempre la stessa. Non tra la pace e i condizionatori accesi, come disse quel genio. Ma tra il provare a vincere la guerra inviando qualche centinaio di migliaia di soldati a combattere e a morire sul campo (ipotesi esclusa fin dall’inizio), e l’accettare un compromesso con chi la sta vincendo. Il compromesso, nel marzo 2022 a Istanbul, costava poco: non prevedeva cessioni di territori, ma solo Kiev fuori dalla Nato e parzialmente demilitarizzata e l’autonomia speciale al Donbass. Ora costa di più: oltre alle altre condizioni, il controllo russo su Crimea, Lugansk, Donetsk e tre quarti occupati degli oblast di Zaporizhzhia e Kherson. E domani sarà ancor più costoso. È un ricatto? Sì, come in tutte le guerre. Ci sono alternative? No. A meno che sia un’opzione continuare a drogare Zelensky con promesse di armi e soldi (che non abbiamo) perché mandi al macello i suoi superstiti e perda altri territori. È la linea criminale e criminogena prima della Nato e, ora che Trump s’è sfilato, della sola Ue, che vaneggia di articoli 5 e “addestratori militari nell’Ovest dell’Ucraina” (l’ultima ideona della Kallas, che esporrà ad attacchi forsennati anche quelle regioni finora risparmiate).
Qualcuno avrà notato il folle ghigno con cui Macron e Merz, tornati in posizione eretta dopo le genuflessioni a Trump, annunciano l’uno che “Putin è un orco” e l’altro che “non ci sarà nessun vertice Zelensky-Putin”. Peskov, portavoce dell’orco, ha risposto che “il bilaterale è tutt’altro che escluso, ma va preparato bene”. In effetti, mentre la posizione russa è chiara (e condivisa a Washington), quella ucraina è buio fitto. Zelensky a dicembre ammise: “Non riprenderemo i territori occupati”. Poi parlò di “riconquista” completa. Ieri ha ricambiato idea. E Putin, disponibile a vederlo dopo aver parlato con Trump di compromessi territoriali, non ama gli incontri al buio. Né ha interesse a una tregua che, se l’Ue non smette di comprare armi dagli Usa per inviarle a Kiev, favorirebbe solo il suo nemico. È una tela di Penelope. Trump ogni notte agevola i negoziati e l’Ue ogni giorno li sabota: poi, siccome ovviamente la guerra continua con l’Ucraina che continua ad arretrare e la Russia ad avanzare, si mette a strillare: “Visto che Putin non vuole trattare?”. Intanto i russi, pezzo per pezzo, si prendono con bombardamenti e stragi ciò che chiedono per via negoziale. E, non paghi delle cinque regioni annesse, entrano pure in una sesta: il Dnipropetrovsk. Oggi Zelensky offre ciò che Putin gli chiedeva nel 2022. Domani magari dovrà implorarlo di accettare ciò che gli chiede oggi.

L'Amaca

 

Flotta vincente anche se perde
di MICHELE SERRA
Comunque vada a finire, questa storia della Global Sumud Flotilla apre il cuore. Emotivamente e politicamente: a volte i due avverbi coincidono. Per la nobiltà dell’intento (portare cibo a Gaza), per la composizione multinazionale e multireligiosa (e per fortuna: anche non religiosa) dei partecipanti, per il coinvolgimento di un sacco di gente semplice che porta beni commestibili nei porti di partenza (duecento tonnellate solo a Genova!), per la natura popolare di una mobilitazione che bypassa i governi e la loro ignobile inerzia.
Una marcia per mare autoconvocata che nonostante la quasi certezza di non raggiungere l’obiettivo — perché per il governo israeliano Gaza è sotto sequestro nonostante non sia roba loro — mette in campo, male che vada, almeno la rappresentazione concreta di una volontà di soccorso che anche la più sprovveduta, la meno politicizzata delle persone è in grado di capire nel profondo. E di condividere.
Si vedranno vele, e scafi, e navigli di vario pregio fare rotta per un litorale nel quale (non lo sapevate?) l’esercito occupante ha imposto il divieto anche di fare il bagno.
Spiagge senza bagnanti, come dire: piazze senza viandanti. Le barche saranno cariche di casse di pasta, riso, farina, zucchero, legumi, alimenti in scatola, medicinali.
Disarmate, come gli equipaggi. Dunque: uomini con le armi impediranno a uomini disarmati di soccorrere una popolazione stremata. Nel caso che questo civile veleggiare, questa vincibile armada in soccorso di chi soccombe, e muore, ed è perseguitato, fosse propaganda di Hamas, bisogna dire che è molto ben congegnata.
Forza Flotilla, siamo con te.