giovedì 26 giugno 2025

Natangelo

 


Oltre la stazione spaziale orbitale

 


A volte i grandi numeri non danno l'idea! Questo ossequioso e felpato aumento del budget militare, comprando soprattutto armi americane, che ci porterà a spendere fino al 2035, pare, 400 miliardi di euro, e che la Signora in Nero asserisce che tale esborso non influenzerà il budget per la sanità e per l'istruzione - ciao core! - quanto è grande e dannoso? 

Cosa sono quattrocento miliardi?

L'ho chiesto naturalmente ad AI 

Ebbene leggo che se tramutassimo 400 miliardi di euro in banconote da 50 euro, se le ponessimo una sopra l'altra, supereremmo in altezza la stazione spaziale orbitale, in quanto la pila raggiungerebbe gli 800 km di altezza. Che spenderemo in armi per allietare l'animo di tutti i Crosetti sparsi per lo stivale. 

La pila sarebbe 1800 volte più alta dell'Empire State Building, 90 volte l'Everest, 35 stanze 10x10 alte 2,5 mt, tre piscine olimpioniche e mezzo, colme di bigliettoni dilapidati per seguire le idiozie di un idiota col ciuffo, e per proteggerci dal nemico immaginario. 

Prometto ogni giorno da qui al 2035 un vaffanculo mattutino rivolto a tutti questi ribaldi dell'umanità, capitanati dal nomen - omen Rutte. 

Ogni mattina sino al 2035!   

Lo fermeranno?

 

Conte è contro il riarmo, quindi non governi mai più
DI DANIELA RANIERI
Guardiamo ammirati e raccapricciati, come al circo quando vengono liberate le bestie ma al posto dei domatori ci sono i pagliacci, i carpiati e la frolla elasticità del senso morale di cui danno prova la classe politica e (quindi) mediatica nazionale in tempo di guerra quasi mondiale. Il 24 febbraio 2022 Putin si è svegliato e in preda a un raptus ha invaso l’Ucraina (nessuna previa responsabilità della Nato nei rapporti tra Federazione Russa e Ucraina); Netanyahu è cattivello, ma difende il diritto di Israele alla sopravvivenza, facendo sparare in testa ai bambini; Trump è pazzo quando persegue il negoziato tra Russia e Ucraina, invece di bombardare il Cremlino; torna a essere un ragionevole statista quando chiede ai Paesi Nato di sborsare il 5% del loro Pil per le spese militari, il sogno che fa brillare gli occhi al nostro establishment di destra e pseudo-sinistra.
Quand’è così, è ovvio che chi si oppone al riarmo deciso dalla Von der Leyen (800 miliardi di euro, un piano Marshall al contrario che affama i cittadini d’Europa per comprare missili e bombe dagli Usa) e al taglieggiamento dei Paesi Nato per mano di Trump, è “demagogico” e “non può governare”. Fa niente se il premier spagnolo Sánchez ha appena detto al vertice Nato che le armi non sono una priorità della Spagna e che non intende cedere al ricatto del 5%: i nostri giornali padronali minimizzano la sua risolutezza come una bizza da torero e sperano che si ravveda (poi ci parlano loro).
Colui che proprio non sa cosa dice e in quali casini ci sta mettendo è Giuseppe Conte, con la sua manifestazione contro il riarmo all’Aja e la sua testardaggine di fare opposizione al governo Meloni financo opponendosi a esso. Lo mette spalle al muro Massimo Franco sul Corriere: “Attaccare Ue e Nato; bollare l’aumento delle spese militari come la negazione dello spirito europeo; e usare la parola ‘genocidio’ per definire gli eccidi compiuti dalle truppe israeliane a Gaza (sono solo alcuni dei peccati mortali del disgraziato, ndr), significa scegliere un lessico demagogico che permette magari di racimolare qualche voto, ma non di accreditarsi per governare”. È un cruccio del Sistema: se non si toglie di testa le fisime anti-militariste, Conte non potrà mai andare al governo; e, con un alleato così, non ci andrà nemmeno la Schlein.
Titola Dagospia, che in queste cose è Cassazione: “Quando arriverà mai a governare il ‘Campo Largo’ con il barricadero Giuseppe Conte, che si è messo a capo del fronte anti-riarmo dell’Ue?”. È un messaggio a Schlein, che farà bene a liberarsi del losco figuro e a riavvicinarsi ai cosiddetti “riformisti del Pd” se vuole essere una vera alternativa alla Meloni e andare al governo (per fare esattamente le cose che fa la Meloni, vabbè). Eppure, non risulta che nei due anni in cui Conte ha governato, facendo gli interessi dell’Italia in Ue e scontrandosi con Trump sul dialogo con la Cina, l’Italia sia stata buttata fuori dalla Nato o dall’Europa. Ma tant’è. Del resto, il M5S è “duro verso il governo e indulgente nei confronti di Mosca” (Franco, il giorno prima), per aver presentato una mozione con cui chiede al governo di non escludere a priori una possibile collaborazione con la Russia sul transito del gas. Un passaggio che “fa rizzare i capelli ai riformisti del Pd” (Corriere), gente non sospettabile di bellicismo russofobo, come Guerini, Quartapelle, Madia, Picierno, l’europarlamentare Pd che ha ricevuto a Bruxelles i lobbisti dell’estrema destra israeliana che sostiene i coloni in Cisgiordania e della cui opinione il Corriere ha grande considerazione: “Conte è incommentabile”; così come del Calenda alternativamente (ma più spesso contemporaneamente) leader serio e cabarettista: “La vergognosa mozione del M5S sembra scritta da Putin”.
Il Foglio elogia “un saggio Gentiloni anti-Conte”: Gentiloni, “padre nobile”, “risorsa della Repubblica” etc., ha denunciato che insieme a Conte all’Aja c’erano movimenti filo-Putin, cosa di cui Conte evidentemente ha responsabilità. Il giornale non manca di denunciare “il filo che lega M5S alla Russia di Putin”, ritirando fuori la fake news degli aiuti russi-spionaggio a Bergamo durante il Covid (ministro della Difesa era Guerini e il Copasir ha detto e ridetto che non c’era niente di sospetto, ma fa sempre brodo). Deliziosa l’accusa del giornale fondato da Giuliano Ferrara, già spia della Cia: “Conte è convinto di poter trovare, con un’agitazione antimilitarista dai caratteri confusi e demagogici, udienza in una parte non irrilevante dell’elettorato”: che si è messo in testa, questo matto, di farsi eleggere dai cittadini per rappresentare i loro interessi? E magari, dio non voglia, di andare al governo coi voti degli elettori? (Allora lo sanno, che l’opinione pubblica è perlopiù contraria al riarmo). Ma, chiediamo noi, non erano preoccupati che Conte non riuscirà mai a governare? Mah.

Ilarità

 

Linoleum
DI MARCO TRAVAGLIO
Non riuscendo a spiegare agli italiani la follia di dissanguarli del 5% del Pil per comprare armi e tagliare welfare entro il 2035, cioè spendere in dieci anni 400 miliardi in più in cannoni & affini per poi buttarne oltre 100 all’anno, e rosicando per le lezioni di sovranismo che le dà il socialista Sánchez, la Meloni straparla di “deterrenza” e si rifugia nel latinorum col classico argumentum ad mentulam canis, o ad penem caninum: “Lo dicevano i romani: si vis pacem, para bellum”. Una scemenza inventata dai greci che non funzionò nell’antichità né tantomeno nell’età moderna e contemporanea (mai viste tante guerre), poi divenne tragicomica nell’èra atomica e oggi è solo comica, visto che tutti dicono di temere tutti, ma nessuno fa più paura a nessuno. Siccome però, dopo tante chiacchiere, il governo in bolletta dovrà dire dove prenderà quella montagna di soldi e far votare le Camere, suggeriamo a Giorgia Sturmtruppen un repertorio di frasi di sicuro successo. L’autore è uno stratega ben più lucido di lei: Totò.
Se le chiedono perché tagliare scuola e sanità per comprare bombe, la risposta dev’essere: “Abbondandis in adbondandum” (Totò, Peppino e la malafemmina). Ai dubbi sulla formidabile deterrenza dei nostri soldatini di piombo dinanzi alle potenze atomiche, la replica è d’obbligo: “Prosit, cave canem, in hoc signo vinces, est, est, est” (Signori si nasce). Se le domandano perché mai Putin dovrebbe invadere l’Europa, niente esitazioni: “Linoleum in colosseum, mortis tua e tu patri e tu nonni in carriolam meam, ora pro nobis in profundis, autobus, ess o ess” (I due marescialli). Se Zelensky vuol sapere a chi raccomandarsi ora che l’amico Trump l’ha scaricato, lei gli opporrà un bel “Morsa tua vita mea” (Totò cerca casa) e gli suggerirà le orazioni più appropriate: “Assia Noris, ora pro nobis. Doris Duranti, ora pro nobis. Maria Denis, ora pro nobis. Sophia Loren, ora pro nobis. Anna Maria Pierangeli, ora pro nobis. Tony Curtis, ora pro nobis. Curd Jürgens, ora pro nobis. Brigitte Bardot, Bardot…” (Il monaco di Monza). Poi ci sono le risposte multiuso, che si portano su tutto: “Gattibus frettolosis fecit gattini guerces” (Totò a colori), “Audax fortuna Juventus” (Chi si ferma è perduto), “A estremum malis estremis rimedium” (Il ratto delle sabine), “Excusatio non petita, accusatio manifesta: chi ha attaccato i manifesti di Petito?” (Le sei mogli di Barbablù), “De gustibus non ad libitum sputazzellam” (Totò, Vittorio e la dottoressa), “Lupus in fabula: c’è un lupo nella fabbrica” (Il medico dei pazzi), “Vox servi Dei in dubio audire oportet: gli utenti dell’Autovox non entrano dalla porta” (I tartassati). Ma potrebbe bastare anche Riccardo Mannelli: “Si vis pacem, para culum”.

L'Amaca

 

E il famoso cambio di regime?
di MICHELE SERRA
Più sicurezza, meno libertà. Mettiamocelo bene in testa, questo è il futuro del mondo secondo i croupier che danno le carte e conducono il gioco. Del ventilato “cambio di regime in Iran”, che sarebbe stato l’unico evidente salto di qualità democratico e umanitario in grado di giustificare l’ingiustificato attacco israeliano e americano, non importa nulla a nessuno. Non a Trump, non a Netanyahu, men che meno a Putin che appoggia quella tirannia di vecchi maschi misogini perché tutto ciò che declassa i diritti umani a inutile illusione gli è familiare.
Ayatollah e pasdaran festeggiano in piazza l’ennesima finta vittoria e ne approfittano per stringere i ceppi ai polsi e alle caviglie dell’opposizione, ovviamente (come in tutti i regimi autoritari) accusata di intelligenza con il nemico. Le iraniane fuggite, non si sa in quale ordine, alle bombe esterne e all’oppressione interna, sorridono allo scampato pericolo e piangono per chi è rimasto in quella galera. Nelle loro parole e nei loro volti, la felicità di essere al sicuro non riesce a prevalere sulla pena per chi è rimasto.
Dell’atomica iraniana si parlerà tra poco tempo, non appena il regime si sarà riorganizzato: fu Trump, del resto, durante il suo primo mandato, a espellere l’Iran da ogni possibile concertazione sul nucleare, con quale faccia può lamentare la situazione attuale, della quale egli stesso fu artefice? Dei dissidenti in galera, delle donne perseguitate e picchiate perché osano pensarsi libere, si parlerà con comodo ma senza esagerare, perché la libertà e l’incolumità dei popoli non è certo ai primi posti dell’agenda politica mondiale. Vedi Gaza. Al primo posto c’è il dominio, e i dominatori solo di quello si preoccupano.

Dubbi e tentativi

 



400 miliardi in armi da qui al 2035