sabato 24 maggio 2025

Natangelo

 



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Grande persona!

 



Intervento di Riccardo Ricciardi del Movimento 5 Stelle!


Daje!

 

6 settimane e 1/2
DI MARCO TRAVAGLIO
Di questi tempi si ride così poco che, appena qualcuno chiede le dimissioni di un ministro, tutti temono che venga esaudito. Pensate se dovessimo perdere un Lollobrigida o un Nordio o – peggio – entrambi in una botta sola. Lollo è quello convinto che l’acqua faccia più morti del vino e ha aggiunto alla lista dei miracoli di Gesù la moltiplicazione delle bottiglie di prosecco e tavernello. Poi, a proposito di vino, c’è Nordio che, geloso marcio dello score lollesco, s’ingegna come può per tenere il passo. E ci riesce benissimo, per una predisposizione naturale che fa sorgere spontanea una domanda: ma come ha potuto fare per 40 anni il magistrato? Le sue imprese, in 30 mesi da presunto ministro della Giustizia, non si contano già più: citiamo solo, alla rinfusa, il divieto di rave party sopra i 50 partecipanti (c’è il numero chiuso); l’obbligo per il giudice di avvisare l’arrestando 5 giorni prima per l’interrogatorio di garanzia, che è come l’interrogazione programmata a scuola, se non fosse che intanto il candidato alle manette se la svigna; l’abuso d’ufficio depenalizzato mentre si creano 62 nuovi reati (inclusi l’omicidio nautico e le lesioni nautiche, come se prima fosse lecito ammazzare o massacrare in luoghi bagnati o umidi); il pugno di ferro sui migranti e i ponti d’oro a chi li tortura come Almasri; e il limite di 45 giorni per le intercettazioni, così ora i criminali sanno per quanto tempo devono tacere e quando possono finalmente ricominciare a parlare (un mese e mezzo, non di più, poi via alle telefonate!).
Carletto Mezzolitro ripete sempre che i 45 giorni non valgono per i reati di mafia (come se omicidi, stupri, sequestri di persona, mazzette, bancarotte, frodi ecc. fossero acqua fresca.) Invece il Fatto ha scoperto che la norma, tanto per cambiare, è stata scritta coi piedi e vale persino per la ricerca dei latitanti (su cui i limiti alle intercettazioni sono da sempre più laschi, perché non vengono depositate in quanto non servono a raccogliere prove, ma solo a localizzare i fuggiaschi). È un peccato per Cosa Nostra&C. che Nordio sia ministro solo dal 2022, sennò nessun boss sarebbe mai stato preso: Riina lo fu dopo 24 anni, Provenzano dopo 43, Messina Denaro dopo 30. Figurarsi la pacchia se gl’inquirenti avessero staccato tutto dopo un mese e mezzo: 6 settimane e 1/2, remake comico del film erotico. Il fatto che la porcata salti fuori nel 33° anniversario di Capaci aiuta a spiegare perché ieri il minuto di silenzio a Palermo è scattato con 10 minuti d’anticipo, prima che arrivasse il corteo dei manifestanti. Che hanno comunque contestato il governo. Un cartello diceva: “Nordio non sei degno di Falcone”. Parole ingiuste: proprio a lui che dell’amico Giovanni è l’unico erede. Dopo B., si capisce.

L'Amaca

 

La guerra ai professori
di MICHELE SERRA
La vera benzina del populismo mondiale è l’odio per le élite. Non per i padroni, non per i miliardari, non per i monopolisti, non per i boss — non c’entra la lotta di classe, che la destra ignora per natura — ma per le élite culturali, scientifiche, artistiche, politiche, quelle che possono mettere in campo il valore della conoscenza e il talento intellettuale.
Su di loro, da un bel po’ di anni, è dirottato il rancore degli esclusi, ma anche, e non lo si dice mai, di un sacco di gente per nulla esclusa che ha trovato un ottimo medicamento per le proprie ambizioni personali frustrate: è sicura che avrebbe avuto molto di più, dalla vita, non fosse stato per la macchinazione delle élite ai suoi danni. Accettare di essere mediocri è molto più difficile e doloroso che accettare di essere poveri.
La guerra contro Harvard è lo sbocco simbolicamente perfetto di questa annosa guerra ai professori. Le intemperanze di alcuni attivisti woke nei campus sono solo un pretesto, per altro offerto su un piatto d’argento da quel pezzetto di sinistra così settario e tribale da sembrare estrema destra (vedi l’intervista, illuminante, di Francesco Bei a Susan Neiman, su Repubblica del 21 maggio). Quando le intemperanze censorie e i moralismi vittoriani del woke saranno solo un ricordo, lo spregio populista per la cultura troverà nuovi pretesti, perché quell’odio è incolmabile.
Né Trump né i suoi ministri, che parlano un americano basico e possiedono cultura in modo inversamente proporzionale ai loro soldi, oseranno mai ammetterlo, soprattutto di fronte a sé stessi, ma la cultura rappresenta, per loro, un muro umanamente invalicabile, ed è per questo che la odiano.